Nessuna guerra in tempi brevi tra Iran e Stati Uniti : Trump ignora come si conducono le trattative con l’Iran

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

 Una guerra tra Stati Uniti e Iran nei prossimi due mesi appare poco probabile malgrado la campagna portata avanti dai mezzi di informazione, le sanzioni unilaterali americane e il potenziamento delle forze militari statunitensi in Medio Oriente. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti all’Iran risalgono al lontano 1979 e in realtà furono  intensificate durante la presidenza di Obama in misura maggiore rispetto a quelle imposte un anno fa dall’attuale amministrazione. L’Iran accettava di negoziare con Obama solo quando quest’ultimo gli riconosceva il diritto di effettuare ricerche ( sul nucleare) e sviluppare capacità nucleari. In realtà il presidente Donald Trump sta solo attuando nuovamente le sanzioni che erano state imposte prima. 

Nonostante risuonino i tamburi di guerra, una guerra che si prospetta onerosa non è nei piani di nessuno e le minacce, sebbene facciano palesemente aumentare la tensione, non sono nient’altro che delle semplici minacce. Parrebbe che il presidente e la squadra da cui è circondato, i neo-conservatori all’interno dell’attuale amministrazione americana, ignorino completamente come si conducono le trattative con un paese come l’Iran. Stanno deliberatamente cercando di creare una situazione pericolosa in Medio Oriente ma non faranno altro, alla fine, che sparare i loro colpi in aria. Sta di fatto che nei prossimi 60 giorni, il periodo di tempo dato dal presidente Hassan Rouhani ai firmatari europei dell’accordo sul nucleare per rispettare gli impegni presi prima di ritirarsi parzialmente, la tensione aumenterà. Passati questi 60 giorni, Trump potrebbe allentare le tensioni (cosa improbabile) oppure imporre ulteriori sanzioni o anche prendere in considerazione la possibilità di una guerra.

Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti all’Iran non sono internazionali ma unilaterali. Le Nazioni Unite, l’Europa, la Russia, la Cina e l’Iraq sono dalla parte dell’Iran anche se non tutti si trovano nella posizione di poter persuadere Trump a cambiare idea e togliere le sanzioni. 

L’Europa è sbilanciata, da un lato deve fare i conti con le importanti relazioni politiche, commerciali e militari che intrattiene con gli Stati Uniti e dall’altro con il suo desiderio di onorare gli impegni presi firmando l’accordo sul nucleare (JCPOA). L’Europa, proprio come l’Iran, è stata colta di sorpresa dalle sanzioni americane ed è ben cosciente del contenuto degli articoli 26, 36 e 37 che permettono alle autorità iraniane di ritirarsi parzialmente o totalmente dai loro impegni. 

Il presidente Rouhani, in patria, era riuscito a stabilire un equilibrio tra i radicali e i pragmatisti. Molti iraniani, tra quelli che prendono le decisioni, guidati dietro le quinte dalla Guida Suprema, Sayyed Ali Khamenei, sono convinti che il paese dovrebbe ritirarsi dall’accordo nucleare ( come previsto dalla dichiarazione d’intesa) firmato dalla comunità internazionale e dall’Iran. 

I radicali non hanno mai creduto alla serietà degli Stati Uniti e furono colti di sorpresa quando l’amministrazione Obama firmò il JCPOA. Infatti Sayyed Ali Khamenei disse: ” Se gli Stati Uniti non onoreranno gli impegni li stracceremo noi”. Ma permise al presidente Rouhani di provare e per qualche anno sembrò che funzionasse. 

Obama cercava di fare altri accordi ma non ci riuscì in quanto Sayyed Khamenei era stato chiaro: “ Sul tavolo dei negoziati c’è solo l’accordo sul nucleare”. L’amministrazione americana voleva mettere in discussione l’appoggio dato dall’Iran ai suoi alleati in Libano (Hezbollah), in Palestina (Hamas e la Jihad Islamica) e alle varie fazioni irachene che hanno finalità e ideologia compatibili, rifiutano cioè l’egemonia americana nel mondo e la negazione di uno stato palestinese da parte di Israele. Se l’Iran non desse più l’appoggio a questi attori non-statali, andrebbe contro la sua costituzione e si indebolirebbe  separandosi da importanti alleati che sarebbero assai necessari nel momento in cui i potenziali conflitti che minacciano il Medio Oriente si concretizzassero. 

La ragione per cui l’Iran continua ad armare e finanziare questi alleati, infatti, è dovuta alla sua totale diffidenza nei confronti degli Stati Uniti e delle loro intenzioni, già a partire dal1979. Questa sfiducia è aumentata ancora dopo che gli Stati Uniti hanno occupato l’Afghanistan nel 2001, l’Iraq nel 2003, dopo la guerra contro Hezbollah (partner dell’Iran) del 2006 in Libano e il tentativo (fallito) di cambiare il regime in Siria. L’Iran è fortemente convinto che gli Stati Uniti lo considerino il prossimo obbiettivo, inserito nella loro “lista dei bersagli”, come ha dichiarato il generale americano Wesley Clark, allo scopo di creare un “nuovo Medio Oriente”, una narrazione presentata dal primo ministro israeliano Shimon Perez nel 1996, ripresa da Condoleezza Rice nel 2006 e da allora anche da altri negli Stati Uniti e in Israele . 

Trump ambisce ad essere rieletto nel 2020. Se dichiarasse guerra all’Iran, la sua speranza sarebbe quella di distruggere il paese con la prima ondata di attacchi creando una situazione simile a quella del 1988 quando l’Imam Khomeini accettò una risoluzione di pace con l’Iraq e la descrisse “ più dura da mandar giù di un veleno”. 

L’Iran nel 1988 non aveva le capacità che ha oggi, nel 2019. Trump potrebbe non essere in grado di obbligarlo a sedersi al tavolo dei negoziati. Una guerra, inoltre, non gli consentirebbe  di raggiungere i suoi obbiettivi e di distruggere tutte le capacità iraniane né riuscirebbe ad eliminare l’appoggio che Teheran fornisce ai suoi alleati mediorientali. Senza poi parlare del prezzo del petrolio che potrebbe andare alle stelle e del fatto che le basi americane che stanno attorno all’Iran sarebbero dei potenziali bersagli per i missili balistici di precisione iraniani se Trump non riuscisse a distruggerli tutti nella prima ondata di attacchi. Una cosa è certa : in caso di guerra Trump creerebbe una catastrofe umana in Iran.  La risposta della Repubblica Islamica sarà comunque dura. 

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