Netanyahu ha fatto in modo che Trump aumentasse le tensioni a livello globale e poi l’ha abbandonato.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato di essere  stato lui a convincere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ad abbandonare l’accordo sul nucleare, JCPOA, e inoltre di sperare che l’Iran “sparisca con l’aiuto di Dio”. Israele ha decisamente molta più esperienza, nell’approccio con il Medio Oriente, dell’attuale presidente americano e di tutta la sua squadra all’interno dell’amministrazione. Anche se non ne era convinto, Israele è riuscito comunque a persuadere gli americani che una bella dimostrazione della loro  “enorme forza pronta per essere usata” avrebbe costretto l’Iran a fare un passo indietro accettando le 12 condizioni poste dal segretario di stato Pompeo, così infatti sarebbe successo secondo l’ex ambasciatore israeliano a Washington Danny Ayalon . Israele, l’istigatore di questa strategia, rifiutata ben due volte con dei chiari messaggi dall’Iran e dai suoi alleati,  sta uscendo comunque indenne da questa retorica intensificazione dello scontro. Pare proprio che Trump alla fine sia l’unico perdente, attaccato ad un telefono che probabilmente non suonerà mai. 

E’ la propensione alla guerra del primo ministro israeliano Netanyahu che obbliga l’Iran ad assumere una posizione inflessibile; Netanyahu si è pavoneggiato per essere riuscito a indurre Trump a dargli le alture del Golan, a spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme e quindi donargli la città, e ad annullare l’accordo JCPOA con l’Iran. Quasi sicuramente c’è anche il suo zampino dietro le 12 condizioni che Trump cerca di imporre all’Iran dato che, a differenza dell’incompetente amministrazione americana, in Israele sanno perfettamente che l’Iran non può accettarle. Il presidente americano è riuscito a sabotare il processo di pace facendo perdere al suo paese il ruolo di mediatore tra i palestinesi e Israele.

Quando Netanyahu chiedeva a Trump tutti questi regali, il presidente degli Stati Uniti non esitava a cercare di salvarlo dall’incriminazione per frode e abuso di fiducia dando così una spinta alla sua rielezione regalandogli anche quello che proprio non gli appartiene! 

E adesso tocca all’Iran. Però sembra che le cose non stiano andando come Trump sperava. La sua immagine ne esce danneggiata ma non quella di Netanyahu che ha dato istruzioni al suo gabinetto di tacere e tenersi a distanza dal contenzioso tra Iran e Stati Uniti. Il primo ministro israeliano può fare il Ponzio Pilato in questa situazione di mancato intervento contro l’Iran e osservare in silenzio, tenendo fuori Israele dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran come se non ne fosse coinvolto. Sta cercando di fingere che il braccio di ferro in corso tra i due paesi e la marcia indietro di Trump dopo gli attacchi a al-Fujairah e all’Aramco non  abbiano niente a che vedere con lui. 

I comandanti militari di Netanyahu sbagliano a credere che “ l’Iran abbia  un conto in sospeso con l’esercito israeliano perché dopo averlo colpito molte volte (in Siria) Teheran non ha avuto l’opportunità di rispondere”. Ancora una volta Israele non riesce a capire il modo di agire iraniano: nel febbraio 2018 l’Iran ha abbattuto un F-16 che bombardava la Siria. E’ l’Iran che ha fornito a Hamas e alla Jihad Islamica gli efficientissimi  missili anticarro a guida laser Kornet e la tecnologia per poter lanciare i distruttivi missili a lungo raggio da Gaza. Sta armando Hezbollah con i missili terra-terra, antinave, antiaerei che potrebbero essere usati contro le piattaforme petrolifere israeliane e contro i porti e sta spendendo miliardi per mantenere forti i suoi alleati : Hezbollah, i gruppi non statali iracheni, il governo siriano e gli Houthi in Yemen tanto per nominarne alcuni. 

Ma qual’è l’origine della presenza legittima e della sopravvivenza di Hezbollah? La risposta è molto semplice : il motivo sono le guerre di Israele e le sue violazioni del territorio, del mare e del cielo libanese. Israele occupa ancora le fattorie di Shebaa e Kfarshouba, contesta le acque territoriali del Libano e continua ad assassinare i capi di Hezbollah. Hezbollah non avrebbe niente da fare se Israele scegliesse la pace. 

Per quanto riguarda la Siria Moshe Yaalon, (ex ministro israeliano della difesa) sostiene che Israele preferirebbe avere l’ISIS sui confini invece di Assad e l’Iran. Trump ha regalato a Israele le alture siriane del Golan che non appartengono ad alcun paese. Ha bombardato l’esercito siriano e i suoi alleati mentre combattevano l’ISIS e al-Qaeda. Assad stava negoziando la pace con Israele in cambio di territorio nel 2010 come aveva fatto suo padre prima di lui. Ma Netanyahu rifiuta la pace ed è abbastanza logico dato che l’alternativa è quella di manipolare Trump e riceverne regali, inclusa tutta Gerusalemme. 

Se Israele volesse metter fine alla “ragion d’essere”, alla motivazione cioè dell’esistenza di Hezbollah, di Hamas, della Jihad Islamica e di tutti i gruppi non statali, potrebbe iniziare a mettere in pratica gli accordi di Oslo come prima cosa, riconoscendo uno stato della Palestina così come i palestinesi hanno riconosciuto uno stato di Israele. Un secondo passo dovrebbe essere la restituzione dei territori libanesi e siriani a chi appartengono ( il presidente Hafez Assad e suo figlio Bashar erano pronti a firmare un accordo di pace con Israele in cambio di queste terre) smettendo di bombardare (Israele riconosce di aver bombardato più di 200 obbiettivi in Siria) e violare i mari e i cieli dei suoi vicini (viola quotidianamente la sovranità libanese). A questo punto l’Iran non avrebbe nessuna necessità di mettere in piedi un corollario di alleati statali e non in Medio Oriente. 

E infine, ma non da ultimo, sembra che Israele sia il suggeritore delle false informazioni fornite agli Stati Uniti secondo cui l’Iran “trasporta missili con le barche” , informazioni che hanno accelerato l’invio di altre truppe in Medio Oriente. Così gli Stati Uniti hanno dovuto trovare il modo per venir fuori da questa falsa pista (“false flag”) dicendo che “ l’Iran ha eliminato i missili dalle sue barche” per poter allentare le tensioni. 

L’Iran non è disposto a fornire a Trump una comoda via d’uscita da quel clima di tensione che lui stesso con la sua squadra ha creato. Netanyahu sta nell’ombra per evitare le critiche da parte degli Stati Uniti essendo proprio lui quello che ha spinto Trump verso una guerra all’Iran. 

Teheran è conscia delle azioni di disturbo e di manipolazione fatte da Israele nei confronti dell’attuale amministrazione americana per averne dei vantaggi. L’inesperienza di Trump negli affari esteri sommata alla sua impazienza di essere rieletto nel 2020 permettono a Netanyahu di prenderlo per il naso. Il leader iraniano della rivoluzione islamica non ha mai creduto che gli Stati Uniti e l’Europa tenessero fede agli impegni presi con il JCPOA. 

“Gli Stati Uniti non manterranno mai le promesse e gli europei sono i loro accoliti.Tu non avrai niente da loro” diceva Sayyed Khamenei al presidente Rouhani al momento della firma dell’accordo sul nucleare con l’amministrazione Obama ( secondo quanto dice un’autorità iraniana) e Rouhani, dopo pochi anni, si trova d’accordo con il suo “Rahbar” ( la Guida Suprema della rivoluzione). 

Il Mossad israeliano ha passato agli Stati Uniti le false informazioni sui missili iraniani trasportati da barche di legno, come se l’Iran non avesse, al suo interno,  dei deserti e dei posti per nascondere i suoi missili. Ma la cosa incredibile è che il Mossad sia stato creduto. 

Questo è solo un esempio del potere che ha Israele di manipolare il governo degli Stati Uniti in uno scenario perdente dato che Israele può solo vincere su tutti i fronti. Gli Stati Uniti perderanno prestigio rinunciando, ma perderebbero molto di più se si infilassero in una guerra catastrofica e senza senso. Le 12 richieste fatte dagli Stati Uniti all’Iran su suggerimento di Netanyahu non possono essere accolte dall’Iran e Israele lo sa bene. Se l’Iran dovesse acconsentire, sarebbe una vittoria di Israele. Se no, gli Stati Uniti cercheranno di andare in guerra o imporranno altre sanzioni, e tutto andrebbe comunque a vantaggio di Israele. Israele spinge gli Stati Uniti verso una guerra e l’Iran oltre i propri limiti perché Netanyahu non ha niente da perdere in una situazione dove gli Stati Uniti si assumono il rischio di una strategia spericolata; Israele non corre rischi. E’ Trump che si scontra con l’Iran, non Netanyahu. Israele può mettersi comodo, mangiare il popcorn e osservare lo sviluppo degli eventi. Si considererà il vincitore comunque. L’influenza esercitata da Israele sull’incompetente amministrazione Trump è oggi la più temibile minaccia alla pace. 

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