Gli Stati Uniti sanno che uno scontro con l’Iran andrà oltre i suoi confini : il prossimo rendez vous tra meno di 60 giorni.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da” Alice Censi

Il presidente Donald Trump non ha più carte da giocare contro l’Iran, né spazio per una trattativa. Non può far altro che ricorrere a nuove sanzioni economiche e aspettare la telefonata dall’Iran, telefonata improbabile data la decisione di Teheran di rifiutare, per ora, qualsiasi negoziato. Discussioni a livello umanitario e anche uno scambio di prigionieri potrebbero verificarsi, ma non hanno niente a che fare con l’accordo nucleare. Infatti questi scambi possono avvenire tra forze nemiche e anche tra paesi che sono in guerra tra loro. 

Donald Trump è riuscito ad unificare il fronte interno iraniano al punto che il presidente Rouhani non chiama più gli Stati Uniti con il loro nome, ma, nelle sue recenti dichiarazioni, li definisce  “il nemico”. Rouhani sottolinea che “ non c’è spazio per colloqui con il nemico ma solo per la resistenza”. Le tensioni tuttavia non impediscono che paesi come l’Oman, il Qatar, l’Iraq e la Svizzera cerchino di allentarle e trasmettano messaggi molto chiari che gli Stati Uniti non stanno progettando di dichiarare guerra all’Iran. 

Ma l’Iran continua ad insistere sul suo diritto di esportare 2 milioni di barili di petrolio al giorno e annuncia un ritiro parziale dall’accordo sul nucleare a meno che l’Europa non colmi il vuoto creato dalle dure sanzioni americane. Sono due punti cruciali su cui Donald Trump non può tirarsi indietro se vuole evitare di perdere, a livello politico, nel suo paese, tutto quello che ha avuto negli ultimi anni del suo mandato dai sostenitori di Israele. Trump ha regalato delle proprietà che non sono sue (Gerusalemme e il Golan) al primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu per conquistarsi i favori della potente lobby israeliana negli Stati Uniti. Questa lobby è in grado di controllare posizioni di potere all’interno dei principali mezzi di informazione e dei social media e di influenzare le decisioni importanti e coloro che le prendono a Washington. Trump ha bisogno dell’appoggio di questa lobby per poter essere rieletto nel 2020. 

L’Iran ha un ruolo importante nella rielezione di Trump nel 2020. In passato Teheran ha contribuito alla non rielezione del presidente Jimmy Carter, il 39° presidente degli Stati Uniti, per via della crisi dovuta agli ostaggi nell’ambasciata in Iran e al loro fallimentare salvataggio (il tutto aggravato dalle difficoltà economiche e dagli alti  tassi di interesse esistenti a quel tempo negli USA). La politica di Trump di “ridurre a zero le esportazioni di petrolio dell’Iran” sta fallendo ( la Cina e la Turchia si sono rifiutate di bloccare le loro importazioni dall’Iran) così come non riuscirà ad impedire all’Iran di sviluppare le sue capacità nucleari allo scadere dei 60 giorni. Questi insuccessi saranno sicuramente usati dai nemici politici di Trump nella prossima campagna elettorale. 

Dal 1979, anno della Rivoluzione, l’Iran è cresciuto a pane e sanzioni.  Ha quindi imparato ad adattarsi alla recessione, a trovare alternative e ad aumentare la propria autonomia economica anche se queste sanzioni sono riuscite a ritardare la sua crescita. 

Dopo l’invasione israeliana del Libano del 1982, l’Iran ha investito nei suoi alleati libanesi, siriani, iracheni, afgani e yemeniti. Oggi raccoglie i frutti di questo sostegno militare e finanziario di lunga data. Grazie ai suoi alleati è riuscito ad impedire che Israele occupasse il Libano imponendo la pace alle sue condizioni, ha evitato la caduta del governo siriano, ha creato delle solide relazioni con l’Iraq, sostenuto gli Houthi in Yemen e rimesso in piedi l’alleanza con i Talebani. 

In seguito agli attacchi a al-Fujairah e all’Aramco, il messaggio dell’Iran a Trump è stato chiaro: in qualunque guerra contro l’Iran, il fronte non sarà limitato alla geografia iraniana ma, sotto la direzione dell’Iran e dei suoi alleati, si estenderà su un territorio molto più ampio coinvolgendo il Libano, la Siria, l’Iraq, lo Yemen e l’Afghanistan. 

Gli attacchi a al-Fujairah a all’Aramco hanno avvantaggiato l’Iran e diminuito le possibilità che scoppi una guerra. Ma il razzo lanciato nella Zona Verde di Baghdad ( la zona in cui si trovano le ambasciate e le istituzioni governative) a un miglio di distanza dall’ambasciata americana, non è stato d’aiuto all’Iran e neppure all’Iraq. I gruppi vicini all’Iran, Asaeb al-Haq, Hezbollah Iraq, BADR, hanno condannato l’azione definendola “inopportuna, fatta al momento sbagliato, senza scopo”. Il lancio è avvenuto nel giorno in cui Stati Uniti e Iran allentavano le tensioni e esprimevano l’intenzione di evitare un confronto militare. Tuttavia questo attacco ha dimostrato che le forze statunitensi, che hanno investito 7000 miliardi di dollari in Iraq, si trovano in un luogo che potrebbe rivelarsi decisamente ostile al momento opportuno (una guerra oppure un messaggio mandato dall’Iran). 

L’Iran, bravo a fare i conti con le avversità economiche, oggi può scegliere di ritirarsi in modo parziale dall’accordo sul nucleare se l’Europa non si attiene ai suoi impegni riempiendo il vuoto creato dalle sanzioni americane. Una cosa è certa : Trump, volente o nolente sta facendo di tutto per aiutare l’Iran a ritirarsi completamente dall’accordo sul nucleare e diventare un paese che dispone di armi nucleari. 

Il presidente russo Vladimir Putin, durante un incontro con il segretario di stato americano Mike Pompeo a Sochi, avvertiva che “ la Russia non è il corpo dei vigili del fuoco e non può mettere in salvo tutto” “l’Iran sta onorando tutti gli impegni. Gli americani si sono ritirati e l’accordo sta andando a rotoli. L’Europa non può fare molto per salvarlo e compensare l’Iran. Appena l’Iran ne uscirà, il mondo si dimenticherà che Trump ha spinto gli Stati Uniti a ritirarsi dall’accordo e darà tutte le colpe all’Iran” ha detto Putin. 

Pompeo detta le sue 12 condizioni come se l’Iran avesse perso una guerra. Gli Stati Uniti devono sapere che l’Iran non può fare compromessi né trattare su queste condizioni che mettono direttamente a rischio la sua sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti sanno che l’Iran crede nel suo diritto ad avere una tecnologia nucleare per  scopi civili e per la ricerca; sviluppare i suoi missili significa proteggersi dagli attacchi esterni e appoggiare i suoi alleati in Medio Oriente è d’importanza vitale per la sua esistenza e la sua difesa. 

Così come gli Stati Uniti, anche l’Iran e gli altri paesi del Medio Oriente hanno il diritto di difendersi e avere alleati nella regione. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran stanno calando. Il prossimo rendez vous avrà luogo tra meno di 60 giorni quando l’Europa annuncerà se sarà in grado di offrire o meno all’Iran quello di cui ha bisogno per evitare un ritiro parziale o totale dall’accordo (JCPOA) così come la prospettiva di una capacità militare nucleare. 

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