Hezbollah risponderà a Israele : quando? come? E a che prezzo?

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

L’Intera “Asse della Resistenza” è stata informata dell’intenzione di Hezbollah di rispondere a Israele a breve e fonti all’interno della sua dirigenza l’hanno confermato. Gli uffici più importanti della sua leadership sono stati svuotati e i raduni di forze vengono evitati, è stato infatti dichiarato uno stato di massima allerta in caso Israele decidesse di far scoppiare una guerra. In Iran così come in Siria e in Palestina tutti hanno il dito sul grilletto. Il Medio Oriente va alla guerra? In realtà tutto dipende da quello che farà il primo ministro Netanyahu, da quanto e in che direzione intenda spingersi ma anche fino a che livello consideri tollerabile o meno la reazione di Hezbollah. 

E’ stato tutto un crescendo dopo che il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah ha minacciato Israele da al-Ayed, nella valle della Bekaa. Ha infatti giurato di abbattere i droni che violano la sovranità libanese minacciando di uccidere i soldati israeliani. Questo avverrebbe come ritorsione per l’uccisione da parte di Israele di due membri di Hezbollah in Siria e per aver mandato dei droni suicidi a colpire degli obbiettivi importanti nonchè le capacità militari di Hezbollah alla periferia di Beirut. Netanyahu rispondeva qualche ora dopo bombardando una postazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (PFLP-GC) proprio nella  valle della Bekaa per mandare un chiaro messaggio a Sayyed Nasrallah : la sfida di Hezbollah è stata accettata e la risposta è un’altra sfida da parte nostra. Adesso si tratta solo più di capire quando, come e a quale prezzo la “sanguinosa vendetta” di Hezbollah avverrà e ci sarà di sicuro spargimento di sangue perché è inevitabile che dei soldati israeliani vengano uccisi. 

Sayyed Nasrallah non ha alternative, deve rispondere alla violazione israeliana delle Regole d’Ingaggio (ROE) stabilite dopo il 2006, anno in cui ci fu la terza guerra israeliana in Libano. Se rinuncia a colpire Israele e accetta la mediazione internazionale in corso e i tentativi in atto a livello politico-finanziario per sedurre il governo libanese affinché  convinca Nasrallah ad abbandonare il suo progetto, perderà la sua credibilità, oggi assai consistente. Se così facesse, Israele sarebbe anche incoraggiato a colpire sempre di più il Libano come sta facendo in Iraq e in Siria da qualche anno contro centinaia di obbiettivi. Se inoltre Hezbollah rinunciasse a rispondere come ha promesso, Netanyahu avrebbe trovato il modo “per farla franca”: le sue possibilità di vincere le prossime elezioni aumenterebbero. 

Sayyed Nasrallah, di fronte a tutto il mondo, ha promesso di reagire contro Israele. Nel mondo arabo tutti gli occhi, soprattutto in Palestina, Siria, Iraq, Yemen e nello stesso Libano che ha abbracciato Hezbollah, sono puntati su quello che sarà il bersaglio e su quando avverrà l’attacco. In Israele, e molti giornali israeliani oggi lo scrivono, Sayyed Nasrallah gode di grande credibilità, la gente crede alle sue parole. Ci si aspetta che Hezbollah blocchi l’inosservanza delle Regole d’Ingaggio da parte di Israele dando così un esempio da seguire a tutti quelli dell’ “Asse della Resistenza” per mettere fine agli attacchi israeliani alla loro sovranità. 

Non sarà possibile eliminare tutti i droni israeliani che sorvolano il cielo libanese né impedire che raccolgano informazioni riservate. Queste operazioni sono considerate vitali da Israele che in questo modo aggiorna la sua lista di obbiettivi e analizza qualunque potenziale minaccia. Sayyed Nasrallah lo sa e proprio per questo motivo ha detto che cercherà di abbattere i droni israeliani. 

Dopo l’attacco a Beirut i droni israeliani continuano a volare sulla capitale libanese: “Israele sta facendo di tutto per provocare una reazione da parte di Hezbollah per poter scoprire le nostre effettive capacità antiaeree missilistiche” ha detto una fonte interna all’ “Asse della Resistenza”. 

Israele sta anche aspettando di sapere se è possibile continuare a colpire i depositi di Hezbollah o utilizzare i droni per uccidere dei membri dell’organizzazione, vuole capire qual’è il prezzo che dovrebbe pagare per questi omicidi. Netanyahu si è messo nel collo di una bottiglia, non può entrarvi né uscirne. La sua arroganza ha superato il limite in Libano, sapeva che avrebbe messo Nasrallah con le spalle al muro se Hezbollah non avesse reagito (a causa della grave situazione finanziaria in Libano) volendo evitare una guerra devastante. E adesso il primo ministro israeliano chiede a Hezbollah di “darsi una calmata”. Ma forse è troppo tardi per riportare indietro le lancette dell’orologio. 

Siccome l’Iraq non ha reagito agli attacchi israeliani contro i suoi depositi ( finora ne sono stati distrutti cinque) e all’uccisione di un comandante (ucciso da un drone al confine tra Iraq e Siria), ovviamente Israele è convinto che l’Iraq sia il palcoscenico adatto alle sue operazioni militari. Hezbollah che conosce perfettamente il “modus operandi” di Israele non può accettare le sue repliche in Libano anche a costo di sobbarcarsi il peso di una guerra. 

In Israele molti leaders accusano Netanyahu di chiacchierare troppo e di vantarsi degli attacchi che Israele conduce al di là dei suoi confini. E’ una pratica che Israele ha usato per decenni che adesso viene sfruttata da Netanyahu per fini elettorali. 

Ma qual’è il “costo” che Hezbollah cerca di far pagare? Secondo fonti appartenenti all’ “Asse della Resistenza” Hezbollah sta cercando di uccidere due o tre soldati israeliani o di mandare un drone suicida contro un raduno di militari israeliani. “ Israele è a pochi metri dal confine con il Libano. Uccidere i soldati israeliani è così semplice  quando non viene rispettata una Regola d’Ingaggio. Netanyahu dovrà spiegare alla sua gente qual’è il vantaggio che deriva da un’azione che ha riaperto le ostilità cessate nel 2006, soprattutto dopo che ci sono stati continui avvertimenti sulle possibili conseguenze. O sta cercando la guerra, nel qual caso entrambe le parti devono essere pronte, oppure causerà delle inutili vittime nei due schieramenti. Dovrà pagare il prezzo di tutto questo” ha detto la fonte. 

Chiaramente Hezbollah non sta cercando di spingere Israele oltre i limiti e cerca di causare un numero “accettabile” di vittime: un colpo in cambio di un altro. Dipenderà da Netanyahu se far sì che diventi una guerra, se lo desidera, o mordersi la lingua. Benché il primo ministro israeliano abbia in mano l’iniziativa e si sia attenuto alle “regole del gioco” finché ha rispettato l’accordo non dichiarato, è giunto il momento che capisca che il Libano, nonostante sia di piccole dimensioni, non è lo Yemen né la Siria o l’Iraq. 

La decisione di Nasrallah di attaccare Israele è stata appoggiata dal presidente libanese Michel Aoun che ha descritto l’aggressione israeliana come “un atto di guerra”. E il primo ministro Saad Hariri ha definito l’aggressione israeliana “una minaccia alla stabilità della regione”. Hezbollah ha il sostegno del suo paese nello scontro con Israele e nella sua vendetta anche se la situazione diventasse incontrollabile. Sayyed Nasrallah oggi non è più obbligato a non condividere la patata bollente con i dirigenti libanesi che mesi fa gli chiedevano di tener conto della stagione turistica e di avere una visione positiva della tesissima situazione in Medio Oriente. Infatti il fronte iraniano così come quello iracheno, siriano e libanese sono sul punto di esplodere e tutto dipende da come Israele e Gli Stati Uniti vogliono essere “guidati”. 

Durante le ultime elezioni in Israele Hezbollah decideva di tenersi a distanza. Questa volta la situazione è diversa. Hezbollah ha la possibilità di danneggiare Netanyahu che dovrà affrontare le elezioni nella terza settimana di settembre. La risposta di Hezbollah dovrà avvenire prima del 19 settembre. Se Netanyahu decidesse di scatenare la guerra senza badare ai risultati elettorali, sicuramente non avrebbe più la possibilità di essere rieletto. Molto probabilmente se non risponderà all’attacco di Hezbollah apparirà debole, ma il danno sarà minore. 

E arriviamo alla data dell’attacco. Prima di tutto verrà scelta in base   alle opportunità e all’individuazione di un bersaglio mirato. Tutto  dipende dalle decisioni militari e dai risultati al confine tra Israele e il Libano e molto probabilmente avverrà nelle prossime 72 ore. Seconda cosa, c’è la possibilità di far passare la data del 31 agosto giorno in cui il movimento “Amal” organizza un grande raduno a Beirut per iniziare le celebrazioni del primo giorno del Muharram. E’ la prima notte che segna l’inizio dell’Ashura, un giorno solenne di lutto per il martirio dell’Imam Hussein Bin Ali Bin Abi Taleb, nipote di Maometto, a Karbala in Iraq. 

Nei primi dieci giorni dell’Ashura arrivano in Libano moltissimi sciiti soprattutto sostenitori di Hezbollah, il loro spirito di sacrificio è altissimo, ai massimi livelli. Netanyahu non avrebbe potuto scegliere un momento peggiore per infrangere le Regole d’Ingaggio. 

Sayyed Nasrallah non è obbligato ad informare Israele sulla data dell’attacco. E’ normale che un’organizzazione come prima cosa logori un paese facendogli mobilitare le sue forze su tutti i fronti. Pertanto la data esatta la deciderà Hezbollah. E’ possibile che il rilassamento dei soldati israeliani schierati sul confine, dopo settimane in cui non è successo niente, crei un’ottima opportunità. Per precauzione Hezbollah ha abbandonato i suoi uffici e i posti dove solitamente si riunisce : è una pratica normale quando si prevede una guerra ( un attacco israeliano). Netanyahu ha un’unica possibilità : aspettare e poi decidere se andare in guerra. 

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