Gli Stati Uniti vogliono far diventare l’Iran uno “ squalo senza denti”: i suoi alleati e i suoi missili non si discutono.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Non ci sarà nessun accordo tra l’Iran e gli Stati Uniti fino a quando il presidente Donald Trump insisterà a non voler revocare le aggressive sanzioni imposte alla “Repubblica Islamica”. I leaders di Riad e Washington hanno chiesto al Pakistan e all’Iraq di mediare con le autorità iraniane per alleggerire la tensione e fermare gli attacchi che stanno mettendo a repentaglio la pace in Medio Oriente. La risposta dell’Iran è stata chiara: ha ribadito la sua estraneità agli attacchi e non ha cambiato la sua fondamentale richiesta. L’Iran chiede che tutte le sanzioni vengano tolte: una “conditio sine qua non” per sedersi al tavolo della contrattazione e offrire concessioni ai leaders mondiali, rassicurarli che non sta preparando la bomba atomica in nessun sito all’interno del paese. 

Ma non è questo in realtà quello che Trump e il suo alleato, Israele, vogliono. Il vero problema non è l’accordo sul nucleare dato che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) ha accesso in Iran e ha riconosciuto in più occasioni che il suo programma nucleare non è improntato alla fabbricazione di armi nucleari. Sono due i punti essenziali per Trump e Israele : il programma missilistico e gli alleati dell’Iran in Libano, Siria, Iraq, Palestina e Afghanistan. Implicitamente gli Stati Uniti ammettono che l’Iran è una potenza regionale, l’ha dimostrato e così viene considerato, per questo cercano di tagliargli le gambe. 

Il presidente Barack Obama approvava l’accordo sul nucleare, ovvero il JCPOA ( Piano d’Azione Congiunto Globale) perché le sue sanzioni all’Iran e quelle impostegli dai suoi predecessori non avevano mai funzionato. L’accordo avrebbe rimandato di 15-20 anni il programma nucleare militare iraniano, sempre che esistesse un programma di questo tipo. Obama cercava anche di mettere nella contrattazione il programma missilistico dell’Iran e il ruolo dei suoi alleati in Medio Oriente, ma l’Iran rifiutava decisamente. La leadership della “Repubblica Islamica” era stata chiara: si sarebbe discusso solo della questione nucleare, nient’altro. L’accordo fu accettato da entrambe le parti senza che ci fosse una vera e propria fiducia reciproca tuttavia tutti erano pronti a “sistemare” in qualche modo differenze e conflitti. 

Oggi Trump è convinto di poter costringere l’Iran a sedersi al tavolo per  negoziare i due argomenti tabù grazie alla “massima pressione” e alle dure sanzioni che gli ha imposto. L’Iran ha messo al corrente i mediatori che cercano di ammorbidire la situazione di essere pronto a fermare il suo programma sui missili solo nel caso in cui il mondo fosse seriamente intenzionato a impedire a Israele di avere tutte le bombe atomiche che ha e solo quando tutti i paesi della regione non avranno  più i missili nei loro arsenali. In caso contrario l’Iran non abbandonerà mai il suo programma avanzato sullo sviluppo dei missili che permette al paese di difendersi dagli attacchi e dalle violazioni del suo spazio aereo ( come è successo, per esempio, con il drone degli Stati Uniti abbattuto in agosto). Per di più non è concepibile che l’Iran smetta di appoggiare i suoi alleati in Palestina, Libano, Siria, Iraq e Afghanistan. Fa parte della sua ideologia, della sua costituzione, della sua stessa esistenza. 

Chi prende le decisioni in Iran ha detto: “ Se smettiamo di sostenere la Palestina, Israele si annetterà la Cisgiordania e cancellerà Gaza dalle carte geografiche e il mondo starà a guardare, inneggiando al diritto di auto-difesa di Israele. Se smettiamo di sostenere Hezbollah in Libano, Israele si prenderà le acque contestate e i confini entrando in Libano tutte le volte che vorrà. All’esercito libanese non è permesso di dotarsi di armi che possano fermare le centinaia di violazioni israeliane della sovranità del paese che avvengono ogni mese. Se non sosteniamo la Siria, le alture del Golan saranno perse per sempre e Israele come gli Stati Uniti saranno presenti nel nord-est del paese in pianta stabile. Se l’Iraq viene lasciato solo, sarà diviso in tre parti come stava per succedere nel 2014, quando l’ISIS occupava un terzo del paese. Tutti questi paesi verranno schiacciati dall’egemonia degli Stati Uniti e sottoposti al volere e all’arroganza di Israele”. 

Quello che Trump non vuole capire è che il programma missilistico dell’Iran rappresenta la sua mano destra e gli alleati la sinistra. Il corpo non potrebbe sopravvivere se gli venissero amputate, è naturale perciò che respinga questo progetto. L’Iran si rifiuta di diventare uno squalo privo di denti, come gli Stati Uniti e Israele vorrebbero che fosse. 

La mancanza di fiducia tra l’Iran e gli Stati Uniti è onnipresente. Trump ha cambiato idea su molti accordi e si è rivelato molto aggressivo da quando è presidente. Molti tra i suoi alleati e tra i suoi nemici stanno pensando ( e alcuni lo stanno anche già facendo) di allontanarsi dagli Stati Uniti, dalla loro moneta, dal fare affari con loro. Gli Stati Uniti non possono più essere considerati dei validi partners per arrivare alla pace per i seguenti motivi: offrono ad altri quello che in realtà non è di loro proprietà (le alture del Golan e Gerusalemme) e la loro politica estera è instabile, hanno un presidente senza esperienza e dei consiglieri inadeguati al ruolo alla guida del paese. Sono stati loro a revocare l’accordo sul nucleare e a imporre le aspre sanzioni all’Iran, una condotta che ha scatenato nel Medio Oriente l’attuale fortissima tensione e ha portato la regione sull’orlo del precipizio. 

L’Iran ci fa capire quanto Trump e la sua squadra siano degli incompetenti e come, in realtà, lui non abbia intenzione di difendere i paesi arabi suoi alleati. L’unica cosa che a lui interessa è spillare il loro denaro e le loro risorse. 

I dirigenti americani non saranno in grado di calmare la situazione in Medio Oriente e di incontrarsi con le autorità iraniane fino a quando non verranno tolte le sanzioni a meno che la Francia e altri membri dell’Unione Europea non possano offrire linee di credito all’Iran (che porterebbero alla rimozione delle sanzioni americane). 

E’ difficile per Trump ritirare le sanzioni perché ciò significherebbe la vittoria dell’Iran e la conseguente sconfitta degli Stati Uniti e dei loro alleati mediorientali. Significherebbe anche che tutto quello che ha fatto nell’ultimo anno contro l’Iran è stato inutile. Darebbe così il la ai suoi nemici politici per attaccarlo e metterlo in imbarazzo proprio mentre cerca di farsi rieleggere. L’Iran non gli darà la soddisfazione di poter scattare delle foto in cui stringe la mano al presidente Rouhani a tempo perso. Teheran non abbandonerà il suo programma sui missili né tantomeno i suoi alleati su cui investe moltissimo dal 1982. 

La situazione rimarrà quella di prima: la tensione in Medio Oriente continuerà ad aumentare a meno che Trump non allontani il dito dal grilletto e permetta all’Iran di esportare il suo petrolio. L’iniziativa che potrebbe aiutare Trump a scendere dall’albero su cui si è arrampicato non esiste! Nessuno potrà costringere l’Iran a rinunciare al suo programma missilistico e ai suoi alleati. Trump e i suoi alleati sono stati messi in ombra, surclassati. 

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