Potranno gli Stati Uniti privare Hezbollah dei suoi finanziamenti?

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Nel corso degli anni molti analisti hanno copiato e riproposto come pappagalli i contenuti di relazioni non accurate, rese pubbliche dall’intelligence degli Stati Uniti, sulle fonti di finanziamento  di Hezbollah  in tutto il mondo. Questi documenti affermano che Hezbollah sopravvive grazie al contrabbando di sigarette, alla riproduzione illegale di CD o grazie agli introiti della vendita illecita di droga in America Latina e in tutto il mondo. Gli Stati Uniti inoltre accusano Hezbollah di guadagnare denaro attraverso affari e progetti commerciali all’estero e di avere conti bancari  in vari paesi . Queste affermazioni sono servite agli Stati Uniti come pretesto per imporre sanzioni al gruppo e per confiscare conti all’estero che in realtà non appartengono a Hezbollah. Falliti tutti i tentativi di ridurre i finanziamenti a Hezbollah, al governo americano rimanevano poche opzioni. Una e’ quella di impedire che il Khums(un obbligo religioso, una tassa che consiste nella quinta parte o il 20% dei guadagni alla fine dell’anno fiscale) pagato dagli espatriati sciiti arrivi  nelle tasche di Hezbollah. Un’altra e’ quella di imporre pesanti sanzioni all’Iran, il principale alleato e finanziatore dell’organizzazione. L’ultima invece è quella di mettere le sanzioni alle persone, sciiti ovviamente, e alle banche del Libano che hanno rapporti con i ministri e i membri del parlamento di Hezbollah o con ricchi sciiti che godono di buone relazioni con l’organizzazione. L’obbiettivo è quello di obbligare la comunità sciita, cioè un terzo della popolazione libanese ad allontanarsi da Hezbollah. Gli Stati Uniti cercano di demolire la politica di unità approvata dal parlamento, dal consiglio dei ministri e dal presidente che fa appello “all’esercito, alla popolazione, alla resistenza” per contrastare le aggressioni di Israele al Libano. Saranno in grado gli Stati Uniti di nuocere alla posizione di Hezbollah nella società libanese e di bloccare i suoi finanziamenti? 

L’ Hezbollah libanese e’ un attore quasi-statale, ha 73 membri nel parlamento e 18 membri che fanno parte del suo schieramento politico nel consiglio dei ministri. La sua legittimità e’ assicurata dalle autorità legislative e esecutive, da una parte consistente delle forze di sicurezza e dalla maggioranza degli sciiti che è poco meno di un terzo della popolazione. Il presidente Michel Aoun e il primo ministro pro Stati Uniti Saad Hariri ( che ha la doppia nazionalità, libanese e saudita) hanno entrambi recentemente sostenuto il sacrosanto diritto del Libano di rispondere alla provocazione di Israele, cioè i due droni mandati sulla periferia di Beirut con cui Tel Aviv violava la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite che prevede la cessazione delle ostilità dopo la guerra israeliana al Libano nel 2006. Le autorità libanesi parlando di “ diritto del Libano di rispondere” si riferivano chiaramente a Hezbollah e sostenevano la loro posizione davanti ai rappresentanti della comunità internazionale che cercavano di convincere i libanesi a rispondere in maniera morbida. 

Malgrado la legittimazione all’interno del Libano che protegge l’esistenza e le operazioni di Hezbollah, potrebbero gli Stati Uniti impoverire Hezbollah? Come? 

Secondo colei che per ultima è andata in Libano, la sottosegretaria  americana (figlia di sopravvissuti all’olocausto) al tesoro per il terrorismo e l’intelligence finanziaria Sigal Mandelker, l’Iran consegna a Hezbollah 700 milioni di dollari all’anno, il che significa circa 60 milioni di dollari al mese. Se è vero, vuol dire che i militanti (e le loro famiglie) del gruppo quasi-statale spendono decine di milioni di dollari al mese in Libano, incrementando così l’economia del paese. Hezbollah paga “Huquq”( un termine che sta ad indicare il pagamento degli stipendi) alle sue decine di migliaia di membri e garantisce loro e alle loro famiglie la copertura sanitaria completa. Investe denaro nella costruzione di pozzi d’acqua artificiali per sopperire alla scarsità di acqua potabile e in altre infrastrutture necessarie che i governi negli ultimi decenni non sono mai riusciti a garantire. La mancanza di attenzione da parte del governo ai servizi e alla protezione della popolazione ha fatto sì che Hezbollah lo sostituisse in parecchie situazioni. 

Le spese di Hezbollah sono state pagate dai proventi del greggio iraniano per mesi. L’Iran considera Hezbollah non solo parte della sua sicurezza nazionale ma come una parte del corpo, inseparabile. Pertanto gli Stati Uniti dovranno chiudere tutti i pozzi di petrolio in Iran per evitare che i proventi che generano raggiungano Hezbollah in Libano. 

L’Iran e’ riuscito a vendere centinaia di migliaia di barili di petrolio ogni giorno a dispetto delle dure sanzioni americane. Hezbollah prende la sua parte di petrolio e lo vende a basso prezzo sul mercato. Se riceve 700 milioni di dollari all’anno, significa che ha bisogno di un numero tra 1 e 2 milioni di barili al mese per coprire le sue spese. E’ un lavoro facile da fare dato che è presente in Siria e Iraq e può contare sull’appoggio di molti dirigenti dei due paesi e su quello di una parte della popolazione.  

Anche se non basta a risolvere la crisi, il denaro che Hezbollah porta in Libano ( poco meno di un miliardo di dollari all’anno), contribuisce parecchio all’economia del paese. Il Libano si trova in una situazione di acuta crisi finanziaria a causa di decenni caratterizzati dalla corruzione e da un turbolento sistema economico che non protegge l’imprenditoria e l’agricoltura. Il Libano fa eccessivo affidamento sul turismo, un settore ristretto e per di più condizionato dal pericolo che possa scoppiare una guerra nella zona. 

Gli Stati Uniti stanno prendendo di mira il sistema bancario libanese, uno dei pochi settori che funzionano ancora. Finora hanno chiuso due importanti banche e imposto delle misure restrittive sulle procedure interne e sul trasferimento di denaro e hanno inoltre chiesto la chiusura di conti che appartengono a persone legate a Hezbollah in qualche modo. Nei fatti chi governa il sistema bancario libanese e’ l’amministrazione degli Stati Uniti da Washington. La Banca Centrale del Libano obbedisce a tutte le richieste degli Stati Uniti temendo la svalutazione della moneta locale o il collasso delle banche libanesi se prese di mira dagli Stati Uniti. 

Indipendentemente da questa triste realtà, da quando Hezbollah ha reso  noto il suo primo manifesto nel 1985 e dalla sua prima unificazione nel 1992, l’ Huquq e’ arrivato a lui regolarmente, mai e’ stato saltato un pagamento anche se a volte e’ stato ritardato da quattro a sei mesi. Le reclute tra le sue file continuano ad aumentare. Continua a pagare l’Huquq, gli stipendi, anche se in certi mesi vengono pagati a rate oppure ritardati di un mese o due. 

I membri dell’organizzazione non vengono considerati come impiegati di banca o di altre compagnie che hanno un regolare pagamento dei salari. Ma bisogna anche dire che molte compagnie libanesi, incluse quelle di proprietà del primo ministro, hanno chiuso i battenti, non hanno pagato gli impiegati e li hanno licenziati per mancanza di commesse nel paese. 

Hezbollah e’ un’organizzazione che lotta per la sua sopravvivenza e per proteggere una società che senza di lui non sarebbe in grado di difendersi, per salvaguardare le famiglie e i beni dalle guerre intraprese da Israele e dalle sue infinite violazioni. Hezbollah ha avuto buon gioco perché al tempo dell’occupazione israeliana le autorità  libanesi non hanno fatto nulla per contrastarla. 

Dopo la liberazione del Libano dall’occupazione israeliana, i dirigenti del paese si sono affidati alle capacità militari di Hezbollah per negoziare con gli Stati Uniti e per difendere il territorio e le acque libanesi. Il sofisticato apparato militare di Hezbollah fa da deterrente per Israele, gli impedisce di attaccare ancora il Libano e di fargli subire una quarta guerra d’occupazione. 

E’ inevitabile che l’Iran e quindi anche Hezbollah soffrano a causa delle pesanti sanzioni. Hezbollah riceveva circa il 70% del suo fabbisogno economico dall’Iran e il restante 30% dai libanesi emigrati all’estero che gli mandavano il Khums in Libano. 

Oggi Hezbollah ha preso le distanze da questi espatriati, rifiuta le loro donazioni perché non debbano subire ritorsioni da parte degli Stati Uniti. L’amministrazione americana considera chiunque doni o chiunque, ovviamente sciita, trasferisca denaro ai suoi famigliari in Libano, come un potenziale membro di Hezbollah passibile di arresto e detenzione. Data la composizione delle famiglie libanesi, moltissime famiglie sciite hanno dei  membri, per esempio un fratello o un cugino o un altro parente dentro l’organizzazione. Questo non significa che tutti i membri della famiglia siano dei militanti dell’organizzazione, ma l’Occidente non vuole riconoscere la complessità della questione, apparentemente per convenienza. 

L’amministrazione degli Stati Uniti sta cercando di creare una frattura tra  Hezbollah e la società libanese. Il primo passo è stato cercare di strangolare la comunità sciita in Libano e metterla contro Hezbollah : un insuccesso. Il legame e’ troppo forte per essere messo in discussione da una tale interferenza. Gli Stati Uniti sembrano non capire che i membri di Hezbollah e le loro famiglie non sono degli alieni, sono circa un terzo della popolazione locale. Molti di loro dipendono finanziariamente da Hezbollah. 

Gli Stati Uniti vorrebbero impartire una lezione ai libanesi perché sostengono Hezbollah, soprattutto nella disputa tra Libano e Israele sui territori e sulle acque.  Sarebbero pronti a togliergli le sanzioni se il Libano rinunciasse a una parte dei suoi ricchi  blocchi petroliferi, che si trovano sui confini, a favore di Israele.

L’amministrazione americana ha anche cercato di accusare la Siria per la crisi finanziaria in Libano, imputandole di assorbire i dollari della regione a scapito del Libano. Washington forse non sa che la Siria ha moneta straniera in eccesso grazie ai miliardi di dollari che i suoi alleati del Golfo (Arabia Saudita e Qatar) e Israele hanno speso per destabilizzare il paese. Jihadisti e ribelli hanno scambiato i loro dollari con lire siriane, aumentando le riserve di dollari della Banca Centrale Siriana. Sebbene gli americani stiano esercitando ogni tipo di pressione sulla Giordania e sull’Iraq perché tengano i confini chiusi e impediscano la circolazione di merci siriane, la Siria appoggia Hezbollah finanziariamente anticipando i dollari al suo alleato strategico in contanti quando ce n’e’ bisogno. Questo è un altro ostacolo agli sforzi fatti dagli Stati Uniti per impoverire Hezbollah. 

Il Libano ha ricevuto la visita di Marshall Billingslea, segretario aggiunto per il finanziamento del terrorismo nel dipartimento del tesoro degli Stati Uniti, di David Scenker, assistente segretario di stato per gli affari del Vicino Oriente, di David Hill il sottosegretario per gli affari politici, dell’ambasciatore David Satterfield, vice segretario americano per il Medio Oriente e di Mike Pompeo, il segretario di stato. Tutti apparentemente a caldeggiare “ la lotta a Hezbollah e alla sua influenza in Libano”. In realtà hanno discusso soprattutto la sicurezza di Israele e come trovare una soluzione alle sue richieste sulla zona di mare contestata. Ci sono tra i 500 e i 600 chilometri quadrati che Israele dichiara come suoi confini marittimi e che il Libano invece controlla e considera suoi. Gli Stati Uniti sono pronti a ignorare le attività di Hezbollah e a togliere tutte le sanzioni se ci fosse un accordo soddisfacente con Israele, hanno detto fonti interne al gruppo di decisori e negoziatori libanesi che si sono incontrati con gli americani negli ultimi mesi. 

Recentemente Bellingslea ha detto che “ Hezbollah e’ un cancro per cui bisognerebbe ridurlo alla fame. Il sistema politico libanese deve unirsi contro Hezbollah e la minaccia che rappresenta per la democrazia  e per la sicurezza del governo libanese”. Gli è sfuggito il fatto che Hezbollah fa parte del governo libanese e del sistema politico!

Ha inoltre detto che “gli Stati Uniti e i loro alleati non devono prendersi la responsabilità di fermare Hezbollah , e’ compito dei libanesi proteggere la democrazia nel loro paese”. 

Bellingslea forse non sa che la maggioranza dei libanesi sta con Hezbollah. Non c’e’ dubbio che ci siano libanesi all’interno del sistema politico che non hanno potere ma sono fedeli agli Stati Uniti. Hezbollah parla e agisce a nome di quelli che lo hanno votato nelle ultime elezioni parlamentari. 

Nessun governante tra quelli che sono alleati di Trump in Medio Oriente rappresenta una vera democrazia. Forse Billingslea vuole trasformare il Libano in un sistema più simile a quello dei suoi vicini. La pressione americana sul Libano affinché si pieghi agli interessi di Israele non è certo un atto democratico. L’incoerente narrativa di Billingslea rivela i veri scopi e obbiettivi degli Stati Uniti in Libano. 

Washington dimostra di essere poco creativa cercando di limitare il Libano e molti dei suoi ricchi abitanti invece di attaccare direttamente Hezbollah o il suo finanziatore, l’Iran. 

Hezbollah sa bene che gli Stati Uniti e i loro alleati cercano di ottenere in un tempo di relativa pace quello che non hanno potuto riscuotere con le loro guerre in Libano (2006) e in Siria ( dal 2011 ad ora) fatte per mettere un freno all’ “Asse della Resistenza “. La forza di quest’ Asse si e’ palesata in Palestina, Libano, Siria, Iraq e Yemen. La pressione degli Stati Uniti sul Libano potrebbe ritorcersi contro di loro e innescare una sgradevole, inaspettata situazione che la stessa Washington potrebbe non essere pronta ad affrontare. Hezbollah sta riflettendo su come rispondere agli Stati Uniti e ai loro alleati. Come poter difendere gli sciiti libanesi, peraltro non collegati a Hezbollah, che stanno pagando cara l’interferenza degli Stati Uniti. 

Grazie in anticipo a tutti coloro che, dopo aver letto questo articolo, vorranno contribuire, anche solo con un euro, alla continuità delle informazioni!!

Advertisements

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.