Vertice Stati Uniti-Israele: quando è prevista la risposta di Hezbollah?

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da A.C. 

L’ultima volta in cui il generale americano Mark Milley, capo dello stato maggiore congiunto, è stato in Israele, risale a poco tempo prima dell’assassinio del brigadiere generale iraniano Qassem Soleimani, avvenuto all’aeroporto di Baghdad. Pochi giorni fa il generale Milley vi è tornato e si è incontrato con il ministro della difesa Benny Gantz, con il capo di stato maggiore Aviv Kochavi e con il direttore del Mossad Yossi Cohen. L’incontro, durato alcune ore e imperniato su come “ affrontare l’Iran e i suoi alleati in Medio Oriente, soprattutto la minaccia rappresentata dall’organizzazione libanese Hezbollah” sembrerebbe annunciare un prosieguo dell’estate ancora più rovente. L’argomento principale è stato l’Iran ma anche i rapporti critici tra Hezbollah e Israele, ad alto rischio di escalation. Israele ha allontanato le sue truppe dal confine libanese e ha schierato i carri armati e le brigate di artiglieria. Ma lo ha fatto come atto di intimidazione o per precauzione? E’ possibile che gli Stati Uniti e Israele stiano meditando di  scatenare una guerra e cambiare le regole d’ingaggio? Sono misure adottate per difendersi o è invece una mossa offensiva? E quando avverrà la ritorsione di Hezbollah, la scelta di chi  uccidere all’interno delle Forze di Difesa Israeliane (IDF)?

Lunedì Israele sparava nelle fattorie occupate di Shebaa sospettando un’infiltrazione nemica ma in realtà questo timore nasceva unicamente dallo stato di apprensione in cui vivono le truppe israeliane schierate lungo il confine libanese e anche dalle loro eccessive misure di sicurezza. E’ inevitabile che un esercito nervoso, in attesa di essere attaccato, che sa che il suo governo accetterà le perdite subite voltando poi immediatamente pagina, spari su un nemico che in realtà non esiste. Hezbollah ha detto: “ Israele ha sparato contro un nemico immaginario e sarà ritenuto colpevole per aver danneggiato una casa di libanesi durante i suoi tiri di artiglieria indirizzati al Libano, tiri provocati solo dalla sua paura di una ritorsione di Hezbollah”. Il comunicato di Hezbollah finisce con queste parole dirette a Israele: “ aspettatevi la punizione”. 

Essendo l’incidente così imbarazzante, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, chiedeva “a tutti i ministri di evitare di rilasciare dichiarazioni relative all’evento”. Netanyahu aveva dichiarato precedentemente che “ avrebbe ritenuto  il Libano e la Siria responsabili di tutti gli attacchi” e che sarebbe stato “pronto a rispondere nel caso fossero stati colpiti dei soldati”.

E il ministro dell’intelligence Eli Cohen diceva: “ ogni azione che violerà la nostra sovranità avrà una dura risposta. Suggeriamo ai nostri nemici di non metterci alla prova”. Il capo di stato maggiore Kochavi recatosi al confine con il Libano comunicava ai comandanti della brigata 91 (che, insieme alla brigata Golani, si stanno preparando in vista di una possibile ritorsione) che “la  tensione continuerà ad esserci anche nei prossimi giorni e che Hezbollah agirà prima di Eid al-Adha”, la festa del sacrificio celebrata dai musulmani questo giovedì (30 luglio). 

Ma quello che ha detto Kochavi è soltanto una supposizione: chi prende la decisione è Hezbollah, non certo Israele. Il capo di stato maggiore cerca di rassicurare i soldati israeliani convincendoli che lo stato di allerta che li tiene rinchiusi e nascosti nelle caserme non durerà a lungo. Secondo una fonte ben informata, la risposta di Hezbollah

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Mandando il messaggio tramite l’UNIFIL Israele ha non solo riconosciuto la superiorità di Hezbollah ma anche perso del tutto l’equilibrio della deterrenza, forse per sempre. Ha ammesso di essere incapace di imporre le sue regole d’ingaggio e di essere in balìa del terrore imposto da Hezbollah. L’attività dei suoi droni e dei suoi aerei sempre più intensa non è altro che un tentativo, a livello psicologico, di dissuadere Hezbollah dal colpire “comodamente” e di evitare che il fronte si scaldi. Ma la fonte, che ha alle spalle anni e anni di esperienza, ritiene che “quando la decisione di colpire Israele verrà presa tutte queste misure non conteranno nulla.

 Per ora Hezbollah ha deciso di….tacere”. 

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