Trump non sta preparando un’altra guerra in Medio Oriente

 Di Elijah J. Magnier:

Tradotto da A.C.

Che la personalità e le politiche del presidente Donald Trump siano assai discutibili sembra ormai assodato, in tutti questi quattro anni in cui è stato in carica è riuscito infatti a stupire costantemente l’Occidente e il Medio Oriente con il suo imprevedibile comportamento. Certamente non affine al Partito Democratico, Trump venne accolto in quello Repubblicano nel 2016. Nei quattro anni del suo mandato ha ricattato i suoi alleati europei e mediorientali ignorando completamente il linguaggio e l’approccio garbato, tipici della diplomazia, usati di norma nei rapporti internazionali. Ma nonostante abbia avuto il potere per anni, non è riuscito a  metter fine alla presenza delle truppe americane all’estero né a quelle guerre che prima George W. Bush e poi Barack Obama avevano iniziato. Indubbiamente come presidente Donald Trump si è rivelato ben diverso da quando era  candidato alle elezioni, ha mandato infatti  altri soldati in Afghanistan e ne ha schierati anche in Siria, dove  aveva accusato i suoi predecessori di avere truppe sul terreno. Ed ecco che adesso, silurando il segretario alla difesa Mark Esper, Trump riesce ad insinuare addirittura il sospetto di essere in procinto di scatenare una guerra prima di dover dare l’addio alla Casa Bianca il 20 gennaio 2021. Ma tutti i segnali smentiscono questo ipotizzabile scenario senza però indicare un possibile ritiro totale delle truppe americane dal Medio Oriente. 

E’ molto probabile che Trump accetti la sua sconfitta e la vittoria  del nuovo presidente eletto Joe Biden convinto forse di avere una seconda possibilità di poter diventare Presidente nel 2024. Oggi è un animale ferito, molto deluso dai risultati elettorali, suppergiù   nella stessa situazione in cui venne a trovarsi Hillary Clinton nel 2016 quando pensava che la vittoria su Trump fosse un gioco da ragazzi. Trump si rende conto che le sue probabilità di vincere contro Biden si sono assottigliate più che mai e che l’approvazione dei voti in tutti gli stati verrà annunciata prima del 14 dicembre. E questo è il motivo per cui ha intenzione di usare tutto il suo potere fino alla fine del suo mandato, e ha già iniziato a farlo licenziando il suo segretario alla difesa Mark Esper. 

Esper in realtà conosceva già le intenzioni di Trump prima che venissero annunciati i risultati del voto. Andandosene Esper  si augurava che il suo successore fosse in grado di dire di no al presidente quando necessario. E proprio questa frase detta da Esper ha dato libero corso, in Medio Oriente, a supposizioni e analisi relative ai preparativi di guerra di Trump, confermati dalviaggio del segretario di stato Mike Pompeo in sette paesi europei e mediorientali, una maratona apparentemente finalizzata a preparare gli alleati ad un possibile scenario di guerra nella regione. 

Ma una guerra necessariamente avrebbe bisogno dell’approvazione dell’amministrazione di Trump, di una campagna orchestrata dai mezzi di informazione in favore della guerra, di un valido pretesto accettato da tutti, di alleati pronti ad aderirvi e come minimo che (forse) venissero informate le Nazioni Unite.  Quello che però Trump si trova invece davanti sono dei mezzi di informazione estremamente ostili a lui e parecchi capi di stato europei ( il Regno Unito non è più considerato come parte dell’Europa) impazienti di avere a che fare con Biden e ansiosi di vederlo  uscire di scena il prima possibile. In più gli Stati Uniti, come d’altronde il resto del mondo, si trovano ad affrontare un elevatissimo numero di infezioni dovute al COVID-19, un disastro a livello economico causato dall’ “isolamento”, che ha interrotto in modo consistente l’andamento degli affari. Non c’è uno spostamento o un movimento di truppe tale da indicare dei preparativi per una guerra. Sarebbe quindi più saggio sospendere le previsioni e smettere di interpretare il siluramento di Mark Esper, il segretario alla difesa che si era rifiutato di mobilitare l’esercito per sedare le rivolte negli Stati Uniti e di utilizzare la legge sull’insurrezione del 1807 poiché la situazione non era così pressante come la dipingeva Trump e in più i governi dei vari stati non l’avevano richiesto. 

Un ritiro delle truppe americane da zone del mondo importanti per Washington danneggerebbe i suoi interessi strategici e i suoi obbiettivi di dominio. Lascerebbe un vuoto che verrebbe colmato dalla Russia, pronta più che mai ad avere un ruolo di primo piano in Medio Oriente. Permetterebbe inoltre alla Turchia di avere piena libertà di azione in quei paesi dove si trovano già le sue truppe cioè Siria, Iraq, Libia, Qatar e Azerbaijan. Entrambe, Russia e Turchia hanno sfruttato la presenza poco incisiva degli Stati Uniti per aumentare considerevolmente la loro. Non solo, Trump non è in grado di

 

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