L’Iran darà l’addio a Vienna alla fine del mese se Biden non revoca tutte le sanzioni

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da A.C. 

Tutte le delegazioni che partecipano ai negoziati hanno fatto ritorno nelle loro rispettive capitali dopo l’ultimo giro (il terzo) di consultazioni a Vienna e l’ottimismo traspare dalle dichiarazioni dei loro portavoce. Il vice-ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha diffuso informazioni, positive, in merito ad una probabile  revoca delle sanzioni  che gli Stati Uniti hanno da tempo imposto sull’energia, su vari settori economici, su spedizioni, trasporti, banche nonché di quelle che vanno a colpire molte personalità iraniane. I negoziati hanno raggiunto una fase in cui è prevista l’elaborazione di testi complessi. Si è anche discusso del rilascio di oltre 90 miliardi di dollari trattenuti dagli Stati Uniti e di altri 20 miliardi congelati in Iraq, Corea e Cina, entrate derivanti dalla vendita del petrolio. Ma non si è parlato degli interessi maturati da queste somme bloccate ormai da parecchi anni a causa delle sanzioni americane. 

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Nei colloqui è stato anche affrontato il tema dei prigionieri, ci sarebbe la possibilità di uno scambio tra 18 iraniani detenuti in America (di cui 7 in condizioni di salute critiche) e alcuni reclusi in Iran che hanno la doppia nazionalità, iraniana e americana (o britannica) e sono accusati di spionaggio. E’ una richiesta su cui l’Iran insiste da tempo per cercare di risolvere la questione in modo definitivo. 

Tuttavia, dopo la revoca delle sanzioni contro gli individui e l’accettazione di tutte le richieste, il problema più scottante resta l’esigenza da parte dell’Iran di assicurarsi che l’annullamento delle sanzioni venga applicato in un lasso di tempo definito. Secondo un calendario concordato in precedenza Teheran vuole essere certa che tutti i beni congelati ritornino alla Banca Centrale. E che a tutti i paesi sia permesso di avere rapporti con l’Iran, a tutti i livelli,  senza intimidazioni di sorta. 

L’Iran non ha mai chiesto il ripristino delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, quello che vuole è la revoca delle sanzioni, quelle sanzioni che il presidente Barack Obama aveva dichiarato di voler cancellare. In più rivendica l’annullamento di tutte le altre sanzioni imposte da Trump nel 2018 contemporaneamente alla sua decisione di stracciare l’accordo. 

I negoziati hanno raggiunto un discreto livello sebbene l’Iran continui a rifiutare un incontro diretto con gli Stati Uniti poiché non fanno più parte  del JCPOA e i colloqui potrebbero saltare in qualsiasi momento. La bandiera degli Stati Uniti è stata tolta dalla sala dei negoziati su richiesta dell’Iran. La delegazione iraniana ha anche insistito sulla necessità che il delegato degli Stati Uniti non sia presente nell’hotel dove avvengono i negoziati almeno fino a quando la Casa Bianca non annuncerà la fine di tutte le sanzioni. E solo  così gli Stati Uniti potranno tornare ad essere un partner del JCPOA. 

Un decisore in Iran ha detto che “ la guida suprema della rivoluzione, Sayyed Ali Khamenei non concederà un illimitato tempo e spazio ai negoziati di Vienna. Questo è l’ultimo mese prima dell’annuncio della fine definitiva dell’accordo sul nucleare (JCPOA), ovviamente se non vengono accettate tutte le condizioni poste dall’Iran”. Sempre la fonte asserisce che “l’Iran non si adatterà all’ambiguità americana che potrebbe prendere in considerazione l’alleggerimento delle sanzioni togliendo quelle relative al nucleare ma prevedendone contemporaneamente altre legate alle capacità missilistiche dell’Iran, alle Guardie Rivoluzionarie e ad altri settori, tutte da discutere in eventuali futuri negoziati. O tutte le sanzioni spariscono o con gli Stati Uniti non ci sarà accordo perché una loro soluzione di comodo non viene contemplata. 

Ci sono molti indizi che evidenzierebbero l’intenzione da parte degli Stati Uniti di voler concludere l’accordo con l’Iran onorando gli impegni presi e firmati nel 2015. E Israele è preparato a questa mossa dopo gli incontri che il direttore del Mossad Yossi Cohen, il consigliere per la sicurezza nazionale Meir Ben-Shabbat e altre figure di spicco militari e della sicurezza israeliane hanno avuto con le autorità statunitensi. Gli israeliani  non sono riusciti a convincere gli Stati Uniti ad abbandonare l’accordo con l’Iran. 

L’amministrazione guidata da Biden ritiene l’accordo sul nucleare necessario alla protezione di Israele perché impedirebbe all’Iran di arricchire l’uranio al 90% e quindi di poter avere la bomba atomica. Ma il  sogno di Israele è che l’Iran continui a essere sottoposto a durissime sanzioni e potersi dedicare al sabotaggio del suo reattore nucleare. 

L’Iran possiede i missili balistici e di precisione che gli permettono di attaccare le basi americane in Medio Oriente nel caso ci fosse una guerra. Inoltre può contare sulla forza dei suoi alleati a Gaza, in Libano, Siria, Iraq e Yemen pronti ad entrare in guerra se ce ne fosse bisogno. Per cui fare la guerra all’Iran non è possibile. Questo lascia agli Stati Uniti pochissime opzioni: la migliore sarebbe quella di rispettare l’accordo, togliere le sanzioni e assicurarsi che l’Iran non arrivi a capacità nucleari militari. E’ la logica di Biden che garantirebbe la sicurezza di Israele e gli interessi degli Stati Uniti. L’Iran ha dimostrato di saper imporre le sue condizioni agli Stati Uniti e di trattare con loro alla pari perché ha delle ottime carte da giocare. 

Israele non può andare alla guerra da solo, vorrebbe portare con sé gli Stati Uniti. Ma l’Iran ha rimpiazzato la sua strategia della pazienza con quella della dissuasione. Molti attacchi l’hanno dimostrato e anche i  messaggi veicolati dai missili nello stretto di Hormuz e nel Mar Rosso. L’Iran non starà fermo di fronte alle trasgressioni israeliane, molti segnali importanti ormai lo indicano. Inoltre proprio mentre il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu si presentava come la potenza alternativa agli Stati Uniti in Medio Oriente e diventava una superpotenza, un missile colpiva Israele cadendo a poca distanza dal reattore nucleare di Dimona. Indubbiamente Israele può importunare l’Iran in Siria con la guerra informatica e gli assassinii. Ma è anche vero che l’Iran è in grado di arrecare un simile disturbo a Israele. 

E’ un mese cruciale in cui si capirà in che direzione andranno i negoziati tra l’Iran e l’America. E’ interesse di entrambi riuscire a raggiungere un accordo ma tutti i segnali indicano che l’Iran non si sposterà di un millimetro dalle sue posizioni, solo se tutte le sue richieste verranno accolte tornerà a considerare gli Stati Uniti un partner del JCPOA. Adesso la palla è nel campo di Biden anche se il tempo non gioca a suo favore. 

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