Il lungo cammino per arrivare a decidere chi governerà a Baghdad

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da A.C. 

I partiti sciiti iracheni hanno rimosso le barricate, smontato le tende e deciso di sospendere i loro sit-in iniziati alcuni mesi fa all’entrata della “Green Zone” della capitale, Baghdad. Iniziano a partecipare al processo politico dopo aver accettato i risultati elettorali approvati dalla Corte Suprema Federale. E ciò avviene perché si sono intensificati gli incontri tra i loro leader. L’obbiettivo di questi incontri era quello di cercare di superare sia le divergenze createsi in seguito ai primi risultati che i diversi atteggiamenti nei confronti delle sfide future, in particolare la questione delle truppe statunitensi, la corruzione e le milizie armate. 

Molti partiti politici, con le elezioni, hanno perso un gran numero di seggi nel parlamento vedendo così diminuire la loro potenziale influenza nel prossimo governo ma non tra la gente. Il movimento sadrista, orgoglioso per aver vinto il numero più significativo di seggi (73) aveva grandi aspettative di guidare il nuovo governo. Ma il cammino che dall’annuncio dei risultati porta alla formazione del governo è ancora lungo e disseminato di numerosi ostacoli. E’ questo il motivo per cui il primo incontro si è tenuto a Najaf, dopo la riunione a Baghdad che aveva avuto la funzione di rompere il ghiaccio tra i leader sciiti dei partiti più influenti anche se mancava l’ex primo ministro Nuri al-Maliki (33 seggi). Questo ci informa che sebbene non ci siano ancora le intese e gli accordi politici tra i partiti sciiti per poter scegliere i governanti del paese tutti hanno comunque iniziato ad affrontare gli aspetti del problema in modo serio. 

Uno dei motivi di disaccordo che impedisce per ora la formazione del governo è come affrontare la questione delle truppe americane che restano nel paese con un’altra funzione (addestratori e informatori e non più truppe da combattimento). Il Grande Ayatollah sciita Sayyid Kadhemi Al-Haeri ha emesso una fatwa in cui chiede l’immediato ritiro delle truppe degli Stati Uniti e legittima la resistenza. Ha detto: ”è proibito mantenere nel paese militari americani anche se vengono definiti addestratori, consiglieri militari o usano come pretesto la lotta a quel terrorismo di cui in realtà sono i fomentatori”. Questa fatwa che vincola solo i seguaci di Al-Haeri è in armonia con il giuramento fatto dalle fazioni irachene di attaccare le truppe americane dopo il 31 dicembre 2021. Al-Haeri e le fazioni irachene chiedono che tutti i soldati americani ancora presenti in Iraq siano considerati occupanti a cui si deve resistere fino ad ottenere la loro espulsione. 

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