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La Russia è in medio oriente per porre fine alla guerra, non per partecipare al conflitto Iran –Israele.

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Damasco  di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Il ruolo della Russia nel medio oriente è oggetto di ricorrenti fraintendimenti che riguardano in particolar modo la sua presenza in Siria. Molti siriani vorrebbero vedere una  Russia all’ attacco di Israele o che fornisca al governo siriano tutte le sue armi più sofisticate, la tecnologia e gli aerei più moderni perché possano essere usati contro Israele, contro le continue violazioni israeliane dello  spazio aereo e l’invasione della sovranità siriana. Effettivamente vorrebbero vedere la Russia bombardare Israele o schierarsi nel conflitto tra l’Iran ( con i suoi alleati) e Israele e consegnare i sistemi avanzati anti-missile S-300 e anche gli S-400 alla Siria. Fino ad oggi, tutti quelli che si sentono anti israeliani non riescono a capire il ruolo della Russia ( in generale in medio oriente, ma soprattutto in Siria) e anche la natura delle relazioni che ha con Israele e anche con gli Stati Uniti. Si sentono accuse di “tradimento” lanciate contro la Russia e il presidente Vladimir Putin.

E’ arrivato il momento di far luce sul ruolo russo in medio oriente guardando alla storia recente del suo coinvolgimento nel Levante.

La Russia in Siria:

Fino a luglio del 2015 la Russia forniva armi e pezzi di ricambio all’esercito siriano. Molte navi passando nel mar mediterraneo approdavano in Siria  dove la Russia aveva mantenuto una base navale dagli anni ’70. L’Iran contribuiva generosamente al pagamento di questi carichi mentre la Russia offriva le armi ad un costo molto basso ( una metà veniva pagata e l’altra metà era gratis), perché a conoscenza dei bisogni del suo alleato nella lotta ai salafisti wahhabisti takferee nel Levante.

La Russia pensava che se le cose avessero preso una brutta piega, né i Takferee o al-Qaeda o lo “Stato Islamico” sarebbero riusciti a prendere il controllo di Lattakia, dove la base navale russa era collocata e il governo centrale sarebbe stato in grado di mettere in sicurezza la capitale, le province di Homs e Hama, Zabadani e Lattakia insieme ai suoi ( temporaneamente) alleati dell’ “Asse della Resistenza”.

Nel luglio 2015 l’Iran, con i suoi alleati, decideva di ritirarsi da tutte le zone rurali e concentrarsi nelle città principali per l’impossibilità di proteggere gli immensi territori controllati dai jihadisti. A quel punto l’Iran mandava il suo inviato speciale in Siria – il capo delle IRGC- Quds Brigade  generale Qassem Soleimani – a Mosca, seguito dopo poco tempo dall’ammiraglio Ali Shamkhani, per esporre la situazione militare e chiarire le difficoltà presenti sul campo. Soleimani si incontrò più di una volta con le più alte autorità russe spiegando che poteva essere troppo tardi per proteggere tutta la provincia di Lattakia dai razzi e missili dei jihadisti e la stessa base russa avrebbe potuto essere in grave pericolo.

L’Iran e i suoi alleati erano in grado di proteggere la capitale Damasco, la strada dell’aeroporto, l’area attorno a Sayyeda Zeinab, i confini tra il Libano e la Siria da Talkalakh a Zabadani e Tartous. Questi luoghi permettevano al governo centrale e  all’”Asse della Resistenza” di mantenere lo status quo con il presidente Bashar al-Assad al potere e consentivano che le forniture militari affluissero dall’aeroporto e dal porto siriano al Libano.

Dopo un lungo tentennamento la Russia prese la decisione di mandare la sua aviazione militare in Siria nel settembre 2015. Putin non era entusiasta di dichiararsi nemico degli Stati Uniti proprio su quello che gli americani ritenevano operativamente il loro parco giochi, il medio oriente. Gli Stati Uniti avevano investito miliardi di loro dollari e denaro dell’Arabia Saudita e del Qatar in Siria per cambiare il regime.

Le forze speciali americane e la CIA portavano avanti programmi di addestramento in Giordania, Qatar e Turchia con questo stesso scopo. Il Regno Unito investiva, con gli USA, decine di milioni per addestrare i jihadisti all’uso di falsa propaganda attraverso i “ social media”con lo scopo di  orientare l’opinione pubblica mondiale a favore del “cambio di regime”, dipingendo una realtà basata sulla menzogna: “ anche se diamo aiuto ai jihadisti di al-Qaeda, si sappia che sono il male minore e Bashar al-Assad deve essere eliminato”. Non c’era nessuna strategia, nessun piano per affrontare un eventuale “stato fallito”. Il mondo si allineava a questa strategia e i principali mezzi di informazione facevano la loro “ parte sporca”allontanandosi da quello che è lo spirito della loro funzione e dal dovere di informare la gente sulla realtà di un conflitto piuttosto che sul prendervi parte. Il mondo intero diventò vittima di questi resoconti giornalistici di parte senza fonti affidabili. La dottrina e la strategia americana che usa il cambio di regime per “promuovere” la pace è ovviamente controproducente, infatti promuove una sola cosa : l’egemonia americana.

Putin non si sentiva pronto ad immergersi nel pantano in Siria. Troppi paesi ne erano coinvolti e l’ombra dell’Afghanistan ancora perseguitava la dirigenza russa. Ma le “ conseguenze involontarie” della politica americana nei confronti dell’Ucraina e il tentativo con la Comunità Europea di buttar fuori la Russia dal paese per bloccare le sue enormi entrate economiche dovute alla vendita di gas all’Europa , furono motivo sufficiente per l’orso russo a tuffarsi nel Levante.

Putin stanziava più o meno il budget annuale del Ministero della Difesa, destinato all’addestramento e allo sviluppo di armi, alla Siria, e coglieva l’occasione d’oro di giocare sullo scacchiere mediorientale per far capire agli USA che la Russia non era più debole ma capace di proteggere i suoi interessi al di fuori del suo territorio e della sua zona di sicurezza. Il messaggio della Russia agli Stati Uniti era chiaro : se volete giocare nel nostro giardino in Ucraina, noi giocheremo nella vostra foresta in medio oriente.

La Russia è andata in Siria non per vincere una guerra ma per fermarla, per evitare che i jihadisti avessero la meglio e per proteggere i suoi interessi e quelli dei suoi alleati. La Russia ambiva ad eliminare tutti i jihadisti del Caucaso che si erano uniti all’ISIS e ad al-Qaeda affinchè non tornassero a casa( e/o ne reclutassero altri) e desiderava altre tre cose: 1) assicurarsi la presenza a lungo termine della sua base navale a Tartous, 2) che tutte le parti in conflitto arrivassero al tavolo dei negoziati 3)  impedire l’obbiettivo americano del cambio di regime. La Russia ha anche in mente di sfruttare i ricchissimi giacimenti di gas e petrolio siriani e proteggere il suo gasdotto verso l’Europa.

Per la Russia –diversamente dall’Iran – non era essenziale proteggere Assad : era la stabilità del governo siriano ad avere la priorità. La Russia era pronta al compromesso ( sebbene l’Iran fosse completamente contro la rimozione di Assad e rifiutasse qualunque compromesso a riguardo) e a chiedere ad Assad di andarsene scegliendo un altro Alawita al suo posto se questo doveva essere il prezzo per fermare la guerra. L’obbiettivo di Mosca non era di sconfiggere Washington a tutti i livelli in Siria e c’era quindi spazio per compromessi e negoziati. Putin apparentemente si ispirava a Yasser Arafat che aveva detto : tengo un ramo d’ulivo in una mano e nell’altra l’ Ak-47.

Mosca voleva che il canale della diplomazia con gli americani restasse aperto ed era pronta a usare un “potere morbido” ma non voleva arrivare al punto di inimicarsi la dirigenza americana. Fu solo quando la Turchia abbattè un aereo russo alla fine del 2015 che la Russia capì quanto gli Usa erano pronti ad andarle contro e farne crollare la reputazione. Putin rifiutava di cadere nella stessa trappola americana in cui era caduto Leonid Breznev mandando l’esercito sovietico in Afghanistan nel 1979.

A quel punto Putin prese dei provvedimenti finanziari duramente punitivi ( ma non militari) contro un membro della NATO, la Turchia, ben sapendo che il presidente Recep Tayib Erdogan non era l’unico attore in questa sfida. Cosa era successo allora era chiaro: c’erano voluti 16 secondi  perché la difesa aerea turca sparasse al Sukhoi russo e lo abbattesse mentre il pilota si avvicinava ai confini virtuali tra Siria e Turchia bombardando i jihadisti pro-turchi a Kessab. In realtà in pochissimo tempo, l’ufficiale con il grado più alto nella base della difesa aerea  aveva informato il capo della aviazione militare turca o la sala operativa del MOD (ministero della difesa) turco, poi era stato informato il capo dello staff e a seguire il ministro della difesa e il presidente Erdogan. La Turchia stava aspettando l’aereo turco con il dito sul grilletto. La Russia normalmente informa gli americani di tutti i piani giornalieri come parte di un accordo  di “de-confliction” per prevenire  incidenti in cielo poiché sia la Russia che gli USA operano nello spazio aereo siriano.

La Russia ristabilì i suoi rapporti commerciali con la Turchia dopo parecchi mesi di interruzione, quando ne ebbe l’opportunità e diventò conveniente a Erdogan, il quale subodorava un possibile coinvolgimento americano –o perlomeno ne era venuto a conoscenza- nel colpo di stato contro di lui. Da quel momento la diplomazia americana intervenne molto velocemente. Il segretario di stato americano John Kerry riuscì, dopo mesi di negoziati a ottenere un accordo con il suo omologo russo Sergei Lavrov per creare delle linee di demarcazione tra le città, mantenere uno status quo su tutti i fronti con la fine dei raid dell’aviazione siriana. Tutti i militanti avrebbero mantenuto il comando sui territori che controllavano. La stessa cosa sarebbe stata valida per i territori controllati dall’esercito siriano. La Russia sarebbe stata soddisfatta di fermare la guerra nello stato in cui era allora.

Gli obbiettivi dell’Iran e della Siria, non erano uguali a quelli russi, ma avevano molti punti di incontro. Tehran e Damasco erano determinate a liberare l’intera Siria. Erano felici di vedere una superpotenza – la Russia- che interveniva in Siria affrontandone un’altra, gli USA.

L’Iran non era in grado di gestire da solo la situazione, anche con i suoi alleati. Il sostegno economico, l’addestramento militare e gli strumenti che i jihadisti ricevevano, richiedevano l’intervento dell’esercito iraniano : era una possibilità che Tehran aveva esaminato se la Russia si fosse rifiutata di entrare nella palude siriana. Il costo sarebbe stato altissimo, peggiore di quello della guerra tra Iran e Iraq. A quel punto l’Arabia Saudita e gli Emirati avrebbero anche loro mandato le truppe in Siria, il Qatar avrebbe contribuito finanziariamente e una guerra mediorientale molto più estesa avrebbe bussato alle porte del Levante e Israele e gli USA con gioia avrebbero preso parte allo “show” contro Siria ed Iran.

Per l’Iran, la caduta di Bashar al-Assad significava la sua stessa caduta e quella del suo alleato strategico Hezbollah, con l’Iraq in seguito. Tehran era pronta a rischiare tutto- e ancora lo è finora. Non era così per la Russia. La strategia russa è quella di tenere in piedi il governo siriano e fermare il successo dei jihadisti ad ogni costo.

Soltanto quando il Pentagono disapprovò il piano di Kerry, in accordo con la Russia per fermare la guerra, Mosca decise di continuare a combattere e liberare Aleppo. La Russia sa che la sua aviazione militare può fare poco senza truppe sul terreno che siano affidabili, ben addestrate e motivate. I jihadisti avevano imparato a proteggersi dagli attacchi aerei mentre erano barricati nelle città. Fu allora che Hezbollah e le Forze d’èlite Tigre entrarono in campo insieme ad altre truppe siriane qualificate. La Russia capì che non era da sola nella guerra e naturalmente non poteva avere l’ultima decisione in tutto.

L’Iran, senza il sostegno russo andò verso al-Badiyah (la steppa siriana) e continuò verso al-Tanf e poi albu-Kamal. Le forze iraniane aspettarono le “ Forze Tigre” per tre settimane per terminare la battaglia di Deir ezzour con l’ISIS. Diventato impaziente, Soleimani ordinò l’assalto all’ISIS a albu Kamal. Vedendo la determinazione dell’Iran e dei suoi alleati, l’aviazione russa decise di dare una mano alle truppe di terra iraniane dopo l’inizio dell’allontanamento dell’ISIS dalla provincia di Deir ezzour.

La Russia inoltre non era d’accordo con l’Iran e i suoi alleati a liberare Beit Jinn e Mazraat Beit Jin ( al confine con la linea del cessate il fuoco del 1974) e a liberare Daraa e Quneitra. La Russia ha fatto un accordo con Israele e gli USA per tenersi lontana dalla zona di confine affinchè Israele non sia colpito direttamente dalle forze russe in Siria.  Eliminare i jihadisti takferee e accorciare la durata della guerra era già uno svantaggio per Israele. Tel Aviv aveva infatti offerto, scandalosamente, aiuto logistico, medico e di intelligence insieme alla sua aviazione e alla sua artiglieria, ad al-Qaeda e ai simpatizzanti dell’ISIS ( Jaish Khaled Bin al-waleed) al confine con la Siria.

Nei fatti, la Russia e Israele hanno buone relazioni nonostante le loro divergenze in Siria. Israele ha  disperatamente bisogno della Russia proprio per la sua presenza in Siria. La Russia può trattenere per un po’ le aspirazioni di Tehran e Damasco in Siria e porre loro dei limiti fino alla fine della guerra. L’assenza della Russia nel Levante significherebbe decine di migliaia di alleati iraniani al confine con Israele. La Russia, pertanto, può anche decidere un cambiamento nella fornitura di armi all’esercito siriano. Israele è già scontentissimo a causa della fornitura di missili anti-nave (Yakhont) alla Siria. Israele sa che lo stock di missili a guida laser anti-carro “Kornet”sono arrivati ad Hezbollah nel 2006 e hanno fermato i Merkava israeliani durante la seconda guerra ( più di 55 carri sono stati distrutti e danneggiati) . Si pensa che i missili Yakhont siano già in possesso di Hezbollah.

La Russia non va contro del tutto ai bisogni di Israele di sicurezza anche se in sostanza sta aiutando la Siria. Ma questa è la condizione: se Israele gioca con il fuoco in Siria e continua a lanciare missili vicino agli ufficiali russi che si trovano su tutto il territorio siriano con i loro alleati, le cose potrebbero cambiare e Israele lo sa.

L’Iran, come il governo centrale di Damasco, non è stato d’accordo con tutti i piani militari e politici russi ma ha capito che solo Mosca può far leva a livello internazionale per fermare la guerra di modo che l’ISIS e al-Qaeda possano essere eliminati. Il sostegno americano ad al-Qaeda (con quello della Turchia, dell’Arabia Saudita e del Qatar) è stato un vero dilemma per le forze siriane e i loro alleati, essendo una loro priorità eliminarli. Quando la Russia è entrata in gioco decidendo di eliminare i gruppi terroristici, L’ISIS si è ritrovato orfano e senza aiuto. In seguito Iran e Siria si sono trovati d’accordo nel cercare un’ intesa politica per cui i ribelli che rimanevano fossero lasciati  sotto il controllo della Turchia nel nord della Siria.

Il comportamento della Russia mostra che non è venuta in Siria per iniziare una terza guerra mondiale. Ha usato moderazione quando la Turchia ha abbattuto il suo aereo, quando gli USA hanno ucciso decine di contractors russi a Deir ezzour, quando gli USA hanno lanciato la prima ondata di 59 missili-cruise su di lei contro l’aeroporto militare di Shuay’raat e quando il Pentagono ha ammorbidito la decisione di Trump di lanciare la seconda ondata, qualche mese dopo, di 100 missili-cruise contro obbiettivi siriani che erano stati evacuati (dopo che la Russia era stata informata dell’ora precisa dell’attacco e di tutti gli obbiettivi).

La Russia non ha intenzione di prendere parte ad una guerra tra Israele e Hezbollah o tra Israele e l’Iran. La Russia infatti aveva puntato ad abbassare la tensione per promuovere la fine della guerra in Siria. La Russia non fa parte del conflitto tra Iran e Israele. Non ha senso definire il conflitto tra Iran e Israele un conflitto arabo-israeliano. L’inimicizia tra mussulmani e israeliani in medio oriente, infatti, si è ridotta oggi all’Iran con i suoi alleati contro Israele. L’Arabia Saudita ( il principe ereditario Mohammad Bin Salman e i “media” sauditi) sta “flirtando” apertamente con Israele eliminando tutti i tabù e scambiando visite ufficiali.

Israele e la Russia hanno buoni rapporti, ma la loro relazione è ampiamente fraintesa da molti analisti. Non è accurato dire che Putin ha invitato Netanyahu al “Giorno della Vittoria” “per mandare un messaggio alla Siria”. Sia Damasco che Tehran conoscono la natura delle relazioni tra Mosca e Tel Aviv e viceversa.

Né l’Iran né la Siria accetteranno un ultimatum russo o israeliano. La Russia non avrebbe ottenuto nulla in Siria senza gli alleati iraniani e le loro truppe di terra ed è vero anche il contrario.

L’Iran e la Siria capiscono il legame russo-israeliano e non pretendono né cercano di romperlo. La Russia, inoltre, è consapevole delle relazioni siro-iraniane e ha fallito più volte nel tentativo di modificarle. La Russia ha anche bisogno di entrambi, Siria e Iran, come leaders in prima linea nella campagna contro il dominio unilaterale americano nel mondo, non solo come partners commerciali o nelle fonti energetiche.

Cosa è riuscita a fare la Russia in Siria? Alcuni dei suoi successi:

La Russia non fa più compromessi su Assad : Mosca non mira più alla eliminazione del presidente siriano ma sostiene libere elezioni monitorate dalle Nazioni Unite nel 2019. La Russia è completamente consapevole  che le relazioni tra Iran e Siria sono molto più solide e strategiche oggi, dopo sette anni di guerra. Destino, geografia, il nemico comune, gli alleati strategici (Hezbollah), tutto si fonde in un destino, in un obbiettivo : proteggere il regime siriano che considera l’Iran come il suo partner più leale. La Siria ha aperto i suoi depositi ad Hezbollah nel 2006 e Hezbollah è venuto in Siria offrendo migliaia di uomini per proteggere l’”asse della resistenza”.

Le IRGC (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica), inoltre, sono in Siria dal 1982 e non se ne andranno a meno che non venga loro richiesto dal governo siriano. Le IRGC sono venute a sostegno di Assad anni prima della Russia offrendo denaro, uomini e armi senza avere promesse o garanzie di successo. La Russia è venuta dopo e conosce le dinamiche e le relazioni tra Iran e Siria.

La Russia cercherà, fino alla fine della guerra in Siria, di mantenere l’equilibrio nelle sue relazioni con Israele, la Siria, la Turchia, gli USA e l’Iran. Contemporaneamente non cercherà di attaccare gli Stati Uniti bensì accetta di condividere lo stesso spazio (in Siria) a patto che ogni forza resti nella sua zona ( che non è necessariamente il piano di Damasco e Tehran).

Quello che la Russia ha offerto alla Siria è molto di più di quello che può essere citato in un articolo. Tuttavia la lotta non è finita e c’è ancora molta strada da fare. Quello che molti dimenticano è che la Russia non è un’appendice dell’esercito siriano o di quello iraniano e neppure è parte dell’”asse della resistenza” anche se non è molto lontana da alcune delle loro battaglie e obbiettivi. Comunque, senza l’”asse della resistenza” la Russia non può andare molto lontano.

Senza la Russia probabilmente avremmo bombe che volano per tutto il medio oriente tra Iran e Israele, tra Hezbollah e Israele e Siria e Iraq e molto probabilmente alcuni paesi arabi potrebbero essere in fiamme soprattutto con un presidente americano che prende decisioni di guerra davanti ad un pezzo di torta al cioccolato….e non sa distinguere tra Iraq e Siria .

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