L’Iran e i Talebani: verso un rapporto migliore

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da A.C. 

Il Talebani hanno ripreso il controllo di 33 province afgane su 34 e della capitale Kabul. I paesi confinanti hanno così iniziato a osservare le decisioni che vengono prese e in base alle quali  stabiliranno come comportarsi nei confronti dei nuovi governanti dell’Afghanistan. Tra questi paesi c’è la “Repubblica Islamica dell’Iran” che condivide con l’Afghanistan un confine lungo 945 chilometri. Sorge quindi spontanea la domanda: il clima di ostilità che caratterizzava gli anni 90, quando cioè i Talebani erano al potere, resterà inalterato o invece i rapporti cambieranno? e se sì, in che direzione? 

Nel corso della sua storia il paese è stato bersaglio di invasioni straniere e anche teatro di lotte tra le varie tribù che lo abitavano. Situata tra Asia e Europa questa terra è stata conquistata, tra gli altri, da Dario I re di Babilonia verso il 500 AC e da Alessandro Magno nel 329 AC. Mahmud di Ghazna, il conquistatore che nell’undicesimo secolo creò un impero che si estendeva dall’Iran all’India, viene considerato il più importante tra gli invasori dell’Afghanistan.

Gengis Khan catturava la regione nel tredicesimo secolo ma la zona non fu unificata come stato fino al 18° e 19° secolo quando vi si radicò l’Islam. La Gran Bretagna per difendere il suo impero in India dalla Russia tentò di annettersi l’Afghanistan, una politica che portò ad una serie di guerre anglo-afgane pochi anni dopo la prima Guerra Mondiale. 

Dopo la sconfitta dei britannici nella terza guerra anglo-afgana (1919-1921), l’Afghanistan divenne uno stato indipendente. Preoccupato dal fatto che l’Afghanistan fosse rimasto indietro rispetto al resto del mondo, Ghazi Amir Amanullah Khan, sovrano del paese (1919) iniziò un’intensa campagna di riforme sociali ed economiche dichiarando l’Afghanistan un regno (e non un emirato) di cui si designò re. Lanciò un programma di riforme mirato a modernizzare il paese cercando di limitare il potere della Loya Jirga, la grande assemblea del popolo afgano. Ma c’era chi non vedeva di buon occhio le politiche riformiste di Amanullah così iniziarono le proteste che degenerarono in un vero e proprio conflitto nel 1928;  nel 1929 il re abdicò e lasciò il paese.   

Muhammad Zahir Shah diventò re nel 1933 riuscendo a dare stabilità all’Afghanistan, governò il paese per i successivi 40 anni. Nominò il cugino, il generale Muhammad Daoud Khan, primo ministro per avviare le riforme sociali tra le quali la concessione alle donne della presenza in pubblico. Ma Muhammad Daoud Khan detronizzò il cugino, si autoproclamò presidente e fondò una repubblica legata all’Unione Sovietica da solide relazioni. 

Nella prima metà del periodo della “Guerra Fredda” fino al 1987 l’Afghanistan fu sotto l’ombrello sovietico e lo Scià dell’Iran decise di dare il suo appoggio al presidente afgano Mohammed Daoud affinché si staccasse da Mosca. Ma la rivoluzione del 1987 rovesciava il presidente afgano e lo Scià dell’Iran era costretto alla fuga dalla rivoluzione islamica. Iniziava una nuova era in cui l’alleanza americano-saudita avrebbe sostenuto gli islamisti in Afghanistan dopo l’occupazione sovietica. 

Agli Stati Uniti piace l’idea, e la sostengono, di aver attirato  l’Unione Sovietica in una trappola come quella della  guerra del Vietnam . Apparentemente andò così, infatti l’Unione Sovietica  occupò l’Afghanistan nel 1979. E paradossalmente gli Stati Uniti iniziarono ad essere influenti in Asia Centrale. I servizi segreti pachistani, la Gran Bretagna, la CIA, la Cina e l’Arabia Saudita cominciarono ad appoggiare i mujaheddin afgani in Pakistan. I rifornimenti militari e il sostegno finanziario passavano attraverso il “Ponte dell’Amicizia” che collega i due lati del  fiume Amu Darya (confine tra Afghanistan e l’ex Unione Sovietica) finché i sovietici si ritirarono nel 1989. Iniziava così l’isolamento della “Repubblica Islamica” dell’Iran. 

I Mujaheddin continuarono la resistenza contro il regime del presidente Dr. Muhammad Najibullah sostenuto dai sovietici e eletto come capo del loro governo fantoccio nel 1986. I combattenti afgani nominarono invece Sibghatullah Mojaddedi capo del governo in esilio per due mesi (da aprile a giugno 1992). Con l’aiuto di forze governative passate dalla loro parte, I Mujaheddin e altri gruppi ribelli, entrarono a Kabul e tolsero il potere a Najibullah. Ahmed Shah Massoud, il leggendario leader della guerriglia guidò le truppe verso la capitale. Le Nazioni Unite diedero protezione a Najibullah. Intanto i Mujaheddin che avevano già iniziato a dividersi tra i vari signori della guerra combattevano per il futuro dell’Afghanistan e formavano uno stato a predominanza islamica diretto dal presidente Burhanuddin Rabbani (dal 1992 al 2001). 

I Talebani, la milizia islamica appena formatasi, comandata dal mullah Mohammad Omar, andarono al potere con promesse di pace. Sfiancati da anni di siccità, carestie e guerra, moltissimi afgani aderirono ai valori tradizionali islamici di cui i Talebani erano portatori. Proibirono la coltivazione e il commercio del papavero da oppio, fermarono la criminalità e misero delle limitazioni all’educazione e al lavoro delle donne. Le donne dovevano essere velate dalla testa ai piedi e non potevano uscire dalle loro case. La legge islamica venne fatta rispettare attraverso pubbliche esecuzioni o amputazioni. Gli Stati Uniti si rifiutarono di riconoscere l’autorità dei Talebani. 

L’otto agosto 1998 i Talebani occuparono la provincia di Mazar-i-Sharif abitata dagli sciiti afgani Hazara e arrestarono 11 diplomatici iraniani del consolato e un corrispondente dell’IRNA. Si pensa siano poi stati uccisi viste le conferme delle dichiarazioni del portavoce dei Talebani che riteneva che “un gruppo fuori controllo avesse compiuto il gesto senza avere ordini dalla leadership”. Questo episodio causò la forte e lunga (nel tempo) ostilità tra l’Iran e i Talebani. 

La “Repubblica Islamica dell’Iran” appoggiava gli Hazara in Afghanistan, i Tagiki ( contro i Pashtun, ovvero la maggioranza) e gli Uzbeki in forma limitata all’inizio, un sostegno che portò alla formazione della cosiddetta”Alleanza del Nord“. E anche il  Pakistan giocava un ruolo importante in Afghanistan, grazie alle sue relazioni con i Talebani favorì gli Stati Uniti cercando di  rendere sicuro il passaggio dal Pakistan al Turkmenistan allo scopo di contenere l’Iran.

L’Iran, dopo l’uccisione dei suoi diplomatici, appoggiò gli  Hazara (gli sciiti afgani) insieme a tutte le forze anti-Talebani e  mobilitò le sue truppe sul confine. Si presentava come alleato a quel tavolo a cui partecipavano i 6 + 2, un gruppo organizzato dalle Nazioni Unite (Cina, Iran, Pakistan, Turkmenistan, Tajikistan, Uzbekistan + America e Russia) che includeva i paesi confinanti con l’Afghanistan. L’Iran riuscì a convincere l’America a imporre sanzioni ai Talebani (e ad al-Qaeda) contro il volere del Pakistan che non le rispettò.  

Il vice ministro degli esteri Javad Zarif  collaborò con l’inviato americano a quel tempo, James Dobbins, su questioni legate all’Afghanistan mentre la brigata al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC) dava il suo sostegno. Era il generale Ismail Qaani quello che comandava la brigata al-Quds in Afghanistan. E dopo l’assassinio del suo comandante, Qassem Soleimani, avvenuto a Baghdad nel 2020 è diventato il capo supremo della brigata. Qaani è rimasto in Afghanistan decine di anni riuscendo a stabilire ottimi rapporti con gruppi del paese. 

Le relazioni tra l’Iran e gli Stati Uniti si deteriorarono quando Washington accusò Teheran di  aver dato ospitalità a Guilbuddin Hekmatyar (dopo che il Pakistan l’aveva abbandonato ai Talebani nel 1995). L’Iran  negò avendo relazioni con il macellaio di Kabul tutt’altro che rosee. E gli Stati Uniti dissero anche che membri importanti di al-Qaeda avevano trovato rifugio in Iran. Ma erano invece in Pakistan, dove poi fu trovato e ucciso Osama bin Laden.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver intrappolato l’Unione Sovietica nel pantano afgano ma sembra che Washington non riesca ad imparare dalla storia e sia caduta nella stessa trappola con l’invasione dell’Afghanistan del 2001. Euforico per la rapida vittoria e per l’occupazione di Kabul, il presidente George Bush aveva piani ancor più grandiosi, occupare sette capitali musulmane in cinque anni, compresa quella dell’Iran. 

Nel 2002 il presidente americano decideva di mettere la “Repubblica Islamica dell’Iran” nell’ Asse del Male, sceglieva l’alleanza con il Pakistan (invece che con l’Iran) e occupava l’Iraq nel 2003, bussando alla porta occidentale dell’Iran.

Dopo aver firmato un accordo di collaborazione strategica con il presidente Hamid Karzai nel 2005, Bush imponeva il distacco di quest’ultimo dall’Iran accusato di fornire armi sofisticate ai Talebani e di sostenere l’”Alleanza del Nord” capeggiata da Ahmed Massoud (figlio di Massoud Shah, detto il Leone del Panshir , assassinato da al-Qaeda nel 2001). Il giovane Massoud oggi controlla l’unica provincia che non si è arresa ai Talebani e sta negoziando con loro per avere un ruolo nel governo). 

L’Iran cercava di evitare che i Talebani e al-Qaeda colpissero le minoranze e voleva proteggere il suo lungo confine con l’Afghanistan. Il suo messaggio fu chiaro: ogni incursione in territorio iraniano proveniente dall’Afghanistan avrebbe avuto  come conseguenza una battaglia con gli Stati Uniti in territorio afgano. I timori dell’Iran sono aumentati dopo l’occupazione americana dell’Iraq nel 2003  per la continua presenza delle truppe degli Stati Uniti in Mesopotamia. 

Gli Stati Uniti e il Pakistan hanno segretamente appoggiato i militanti terroristi di Jaish al-Adl (Esercito della Giustizia) che hanno proclamato l’indipendenza della provincia di  Sistan e Beluchistan nel sudest dell’Iran. Ma in seguito alle vittorie dei Talebani e all’appoggio iraniano contro le forze d’occupazione americane (che guidano 30 paesi della NATO) i rapporti tra l’Iran e il movimento talebano si sono sviluppati positivamente.  Ci sono notizie di un ufficio aperto a Zahedan, in Iran, vicino al confine con il Pakistan anche se gli iraniani negano. 

Mentre i Talebani avanzavano nelle province afgane Teheran annunciava di “ non avere un’indole vendicativa (riferendosi all’uccisione dei suoi 11 diplomatici a Mazar-i-Sharif) ma di voler appoggiare qualunque soluzione intesa a metter fine al conflitto afgano”. 

E’ un fatto da tenere a mente che un leader influente del gruppo terroristaJundullah (un ramo di Jaish al-Adl) conosciuto come Amir Narawi, sia andato ad incontrare i Talebani qualche  settimana dopo che una loro delegazione era stata in Iran. Dopo si è saputo che Narawi è stato decapitato. E’ un messaggio all’Iran, chiarisce che ai Talebani interessa la  sicurezza dei suoi confini orientali. Per l’Iran i Talebani non saranno mai quelli degli anni 90. Le ostilità tra l’Afghanistan e l’Iran sono finite e i confini sono sotto controllo. La  risposta ufficiale è arrivata in poco tempo dal portavoce del ministro degli esteri iraniano Saeed Khatibzadeh: “I Talebani appartengono al futuro dell’Afghanistan”. 

Dopo la liberazione della città di Herat vicino al confine tra Iran e Turkmenistan, avvenuta nei mesi scorsi,  l’Iran chiedeva ai Talebani di assicurare la protezione ai suoi diplomatici nel consolato. Il giorno dopo Khatibzadeh diceva: “I diplomatici iraniani stanno bene e sono in sicurezza. Non hanno mai lasciato il consolato per andare a Kabul, sono rimasti in città e la loro missione diplomatica è al lavoro e protetta dai Talebani”. 

L’Iran ha incontrato varie volte i Talebani a Teheran ed è stato capace di tessere buone relazioni con loro anche dopo la guerra degli anni 90. E’ un segnale che indica chiaramente quanto oggi sia diverso l’approccio dei Talebani nei confronti dell’Iran e degli afgani di ogni genere e potrebbe estendersi a tutto il mondo.

Durante i riti dell’Ashura all’inizio del mese corrente del Muharram si è verificato un piccolo problema quando alcuni  Talebani hanno tolto le bandiere dell’ Ashura nella città di Mazar-i-Sharif. Si sono però scusati velocemente. Non solo,  alcuni loro membri importanti hanno partecipato ai consigli dell’Ashura e fatto un sermone alla folla. L’Ashura è stata commemorata anche a Kabul dopo l’arrivo dei Talebani e questo è un segnale rassicurante per l’Iran e gli Hazara afgani, indica che le cose sono cambiate e che i Talebani del 2021 possono diventare un movimento in grado di costruire uno stato. 

Quello che è importante per l’Iran è la sicurezza dei suoi confini, rimuoverne i pericoli e combattere il traffico della droga che l’Afghanistan produce e che rappresenta il 90% delle sue entrate. I Talebani hanno protetto gli sciiti dell’Afghanistan e espulso tutte le forze d’occupazione la cui presenza sui confini è una minaccia per l’Iran. Teheran sta per raggiungere uno dei suoi obbiettivi più significativi, annunciato dal Wali al-Faqih (la Guida Suprema) al funerale di Qassem Soleimani, quello di “espellere l’America dall’Asia Occidentale”.  

Questa settimana, su richiesta della leadership talebana, l’Iran si è affrettato a fornire petrolio e gas all’Afghanistan per coprire i bisogni del paese. Le esportazioni di petrolio iraniano in Afghanistan si aggirano sui 20.000 barili al giorno e si pensa che raddoppieranno nei prossimi mesi con i Talebani al governo. I Talebani hanno deciso di abbassare le tasse sulle merci iraniane del 70%. I trasporti tra Iran e Afghanistan si fanno sempre più intensi e i guidatori dei camion iraniani dicono di essere stati trattati benissimo dai Talebani. 

La minaccia talebana si è trasformata in un’opportunità per l’Iran, la Russia e la Cina. Questi paesi sono felici di includere l’Afghanistan nell’ “Asse della Resistenza” in contrapposizione alle sanzioni che gli Stati Uniti hanno cominciato a mettere sui fondi afgani per impedire che i Talebani ne vengano in possesso. Quando verrà annunciato il nuovo governo, dopo la partenza delle truppe straniere, si prevede che Cina, Russia e Iran non perdano tempo e collaborino con lui includendo l’Afghanistan nel progetto della   Via della Seta . E i Talebani probabilmente combatteranno la minaccia rappresentata dai takfiri (Stato Islamico, ISIS, e altri estremisti) che i paesi vicini temono. La Russia, la Cina e l’Iran sono attirate dalla ricchezza di minerali presenti in Afghanistan. Ma tutto sarà possibile solo se i Talebani riusciranno a estinguere i fuochi che ancora bruciano nello stato settentrionale del Panjshir . 

L’America ha lasciato l’Afghanistan e sta aspettando di uscire dall’Iraq (sempre che rispetti gli impegni presi) così i paesi che rifiutano l’egemonia statunitense potranno rilassarsi, in particolare la “Repubblica Islamica” dell’Iran. Ci sono anche segnali che indicano che i Talebani risponderanno picche alle imposizioni americane o straniere. Però vogliono mantenere relazioni commerciali con l’Occidente e non chiudergli la porta in faccia. E’ prevedibile che i Talebani proteggano il loro “Emirato Islamico dell’Afghanistan” tenendo lontane le forze straniere ma allo stesso tempo mettano in piedi relazioni con la comunità internazionale necessarie per governare un paese logorato da decenni di guerra con bisogni disperati in tutti i campi.  

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