Il Libano ha bisogno di un sistema di difesa aerea : molteplici attacchi alla Siria durante il vertice arabo a Beirut.

Da Beirut,  Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Aerei israeliani hanno condotto numerosi attacchi e lanciato in tutto 45 missili sulla Siria domenica scorsa, prima di giorno e poi ,dopo mezzanotte, per ben 55 minuti. L’attacco israeliano a parecchi  obbiettivi avveniva nel primo giorno del vertice della Lega Araba per lo Sviluppo Economico e Sociale a Beirut. Israele è  famosa per i suoi messaggi occulti e ambigui e non è certo un caso che abbia violato lo spazio aereo libanese e bombardato la Siria proprio durante il vertice arabo. La debolezza del sistema politico libanese, ostaggio degli umori e delle minacce arabe e internazionali, impedisce al paese di avere un suo sistema di difesa aerea in grado di proteggerlo e preservarne la sovranità: sarebbe anche più difficile, in questo caso, colpire la Siria. 

Fonti di informazione sul posto dichiarano che “ la Siria ha risposto sparando cinque missili di precisione contro numerosi obbiettivi militari israeliani ma solo uno è stato intercettato dal sistema di difesa israeliano Iron Dome. Questo spiegherebbe gli  intensi attacchi israeliani ( i primi di questo tipo) contro numerosi bersagli a caso.”

Proprio mentre i rappresentanti dei paesi arabi pranzavano a Beirut, Israele volava sul Libano e bombardava svariati obbiettivi nei pressi dell’aeroporto di Damasco con il pretesto di “ mirare a bersagli iraniani in Siria”. Il messaggio di Israele è chiaro e gli stati arabi non hanno condannato, ma neppure mostrato una benché minima reazione a questa aggressione al Libano ( la violazione del suo spazio aereo) o al bombardamento della Siria, un paese arabo a cui viene impedito il ritorno nella Lega Araba e di giocare un ruolo fondamentale in Medio Oriente. 

Ci potrebbe essere un ulteriore messaggio in questi attacchi condotti alla Siria proprio durante il vertice arabo : Israele non è il nemico di molti di quelli che  vi partecipano. Israele, infatti, ha relazioni alla luce del sole, ma anche celate, con molti paesi mediorientali poco propensi a schierarsi contro Tel Aviv e che vedono una resistenza anti-israeliana come un’impresa senza speranza e, in pratica, considerano l’”Asse della Resistenza” il nemico principale.

Il Libano fa la sua parte in questa situazione : molti suoi dirigenti politici si rifiutano di dotare l’esercito di armi sofisticate soprattutto di un sistema di difesa aerea che contrasti le violazioni ormai quotidiane di Israele del suo spazio aereo, del suo territorio e del suo mare. Russia e Iran si erano offerti di fornire batterie missilistiche più che adeguate all’esercito libanese, ma alla fine non se ne è fatto nulla. Gli Stati Uniti e il Regno Unito offrono generosamente vari tipi di addestramento alle forze di sicurezza interna, all’esercito, agli ufficiali della Sicurezza Nazionale e alle Forze Speciali e forniscono al Libano attrezzature “ non letali” e armi sufficienti per il combattimento in contesti urbani all’interno del paese. Questi, (USA e UK) premono sui leaders libanesi affinchè rifiutino i regali o le armi a basso costo russe e/o iraniane che potrebbero rappresentare una minaccia alla supremazia militare di Israele e ovviamente al suo strapotere. 

Il Libano su questo problema è diviso, ma può comunque fare poco. L’élite politica libanese ha rapporti  complicati con l’Occidente e con i paesi arabi. Da un punto di vista politico, i suoi leaders sono psicologicamente non-indipendenti, preferiscono non irritare gli amici, soprattutto l’amministrazione americana e l’Arabia Saudita, una stretta e compiacente alleata degli Stati Uniti. Entrambi questi paesi considerano la resistenza libanese, ovvero Hezbollah, un’organizzazione terroristica dato che rappresenta un pericolo per i piani espansionistici di Israele in Palestina e Libano ed ha un efficace ruolo, nella regione, nel distruggere gli obbiettivi di “ cambiare il regime” in Siria, di dividere l’Iraq e di permettere il controllo saudita sullo Yemen. 

L’amministrazione americana giustifica la non-consegna di armi sofisticate al Libano con la paura che cadano nelle mani di Hezbollah. Hezbollah, a differenza dell’esercito libanese, è un esercito non nazionale motivato e organizzato ideologicamente, altamente addestrato a qualunque tipo di guerra, dotato delle armi più sofisticate inclusi i missili terra-terra a combustibile solido e i missili terra-aria necessari per veloci spostamenti e schieramenti in caso di guerra con Israele. In passato ha occupato Beirut in poche ore e riconquistato un territorio più grande del Libano negli anni della guerra in Siria. Non ha senso paragonare i due eserciti data la grande differenza a livello di equipaggiamento, di competenze e di ideologia. Ciò che sostengono gli Stati Uniti sembra non avere fondamento, ma è finalizzato alla protezione di Israele così da permettere al suo esercito di sconfinare, indisturbato, nel territorio del suo vicino. 

L’arrogante condotta americana nei confronti delle autorità libanesi, si è manifestata, in questo mese, con la visita del sottosegretario agli affari politici americano David Hale in Libano al posto del segretario di stato Mike Pompeo che invece visitava numerosi stati arabi in Medio Oriente. Hale dichiarava, pretestuosamente, il successo americano nell’eliminazione dell’ISIS mentre in realtà chi ha sconfitto il gruppo terroristico e al-Qaeda in Libano e al confine con la Siria è stato Hezbollah, con la presenza e il contributo simbolico dell’ esercito libanese. Hale non ha avuto esitazioni ad attaccare Hezbollah come “ milizia che non rende conto alla popolazione libanese” dimenticando che il gruppo è costituito da una gran parte di quella stessa popolazione ed è appoggiato da più della metà di essa : sciita, sunnita e anche cristiana e drusa. 

Hale non ha esitato a interferire nelle scelte del governo libanese agitando lo spettro di ulteriori oneri economici se Hezbollah ( presente con decine di membri e appoggiato dai due terzi del parlamento) sarà incluso nel prossimo governo. L’organizzazione ha chiesto il ministero della salute e non nasconde l’intenzione di voler ridurre il prezzo delle medicine per abbassare le  spese e di poterle fabbricare sul posto per ridurre la corruzione che devasta lo scenario libanese. Gli Stati Uniti non vogliono che Hezbollah si installi nei ministeri, pensando che questo potrebbe rafforzare la sua immagine e aumentare il suo consenso tra la gente. Parrebbe che gli Stati Uniti ignorino che Hezbollah non è staccato dalla comunità sciita del Libano, ma ne fa parte. 

Hale ha fissato un tetto irraggiungibile dichiarando la capacità degli Stati Uniti di “ espellere anche l’ultimo stivale iraniano dalla Siria”. L’Iran è stato invitato in Siria dal governo di Damasco per fermare i piani per cambiare il regime e ridimensionare l’enorme presenza di jihadisti nel paese. E’ stato anche invitato dal governo di Baghdad ( ed è presente nella sala operativa della capitale, insieme alla Russia) per sostenere la lotta all’ISIS. Gli Stati Uniti non possono dettare le regole e far ritirare i consiglieri iraniani dall’Iraq. Al contrario, sia gli ufficiali iraniani che quelli americani operano a poche centinaia di metri gli uni dagli altri ed entrambi offrono informazioni utili alla lotta all’ISIS.

In Siria la situazione è diversa : il Levante confina con Israele, per cui è indubbia la priorità americana di appoggiare Tel Aviv nelle alture del Golan assecondando la sua paura dell’”Asse della Resistenza” così vicina al confine, sebbene il presidente Assad ( il padre prima e adesso il figlio) non abbia mai sparato un solo proiettile al di là della frontiera nei 30 anni antecedenti il 2011. Gli Stati Uniti, a differenza dell’Iran, non sono stati invitati in Siria e non vogliono andar via dal valico di al-Tanf tra Siria e Iraq nonostante non ci sia nel luogo la presenza dell’ISIS. Trump, inoltre, ha espresso la volontà di ritirarsi solo per far entrare un altro occupante, la Turchia, nelle province di al-Hasaka e Raqqa dove sono schierate le forze americane. 

L’amministrazione americana sta premendo sui paesi della Lega Araba affinchè smorzino l’entusiasmo per il ritorno della Siria al loro interno e frenino l’impegno nella ricostruzione, sta organizzando l’occupazione turca del nordest siriano, si sta imponendo in Libano con la minaccia di nuove sanzioni nel tentativo di contrastare Hezbollah ma senza alcun risultato, sta impedendo al Libano di avere un sistema di difesa missilistico che fermi i bombardamenti israeliani sulla Siria. L’intenzione è chiara ed è quella di continuare a tenere il Levante in ebollizione e quindi instabile: tutto a beneficio di Israele le cui autorità hanno palesemente affermato di preferire l’ISIS alla Siria sul confine. 

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