L’ “Accordo del Secolo” (2) : gli Stati Uniti vorrebbero negoziare con l’Iran e allontanarsi dalla Palestina.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Israele sta cercando di intrufolarsi nell’ “Accordo del Secolo”, attraverso l’amministrazione degli Stati Uniti, per permettere al primo ministro Benjamin Netanyahu di occupare ufficialmente la zona C della Cisgiordania (zona attualmente sotto il controllo israeliano). Questa azione andrebbe a violare gli accordi di Oslo firmati nel 1993 e renderebbe legali tutti gli insediamenti israeliani. I paesi direttamente interessati all’ “accordo del secolo” (Giordania, Egitto, Libano e Siria) non sono intenzionati a dar via una parte dei loro territori. Israele però è riuscito a fare un gran baccano su questo “accordo” per poter distogliere l’attenzione di tutti da quello che sta facendo in Palestina (di fatto è già in corso l’attuazione dell’ “Accordo del Secolo”), dato che non ha intenzione di aspettare i risultati dei negoziati americani in Medio Oriente. 

Il presidente Donald Trump non ha prestato molta attenzione a quello che ha detto degli Stati Uniti il presidente palestinese ad interim Mahmoud Abbas in occasione della decisione di consegnare a Israele quello che non gli appartiene , Gerusalemme, : “ un partner non più valido e inadatto a fare da mediatore in qualsiasi colloquio di pace tra Palestina e Israele”. I palestinesi ritengono che gli Stati Uniti oggi recitino la parte del giudice e anche quella del carnefice, assolutamente faziosi nel favorire Israele e senza il minimo rispetto delle risoluzioni adottate dalle Nazioni Unite. 

La Palestina è andata perduta nel momento in cui Yasser Arafat firmava gli accordi di Oslo. Lui credeva che Israele avrebbe rispettato l’accordo, soprattutto quello che riguardava le zone B e C della Cisgiordania. Israele, incurante degli accordi di Oslo e del Wye River Memorandum ( accordo firmato da Israele e dall’autorità palestinese nel 1998 in Maryland, mediato dagli Stati Uniti) dava ai palestinesi meno del 2% di quel 13% che era stato garantito nei due accordi. 

Un rapporto dell’ OCHA ( Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari) conferma che Israele ha confiscato il 35% di Gerusalemme già prima che ci fosse il “regalo” di Trump e che, in Cisgiordania, 5.773 strutture sono state demolite, hanno lasciato senza casa 9.033 persone e hanno inciso su 51.491 palestinesi nella zona C. Israele ha stabilito che solo un 1% fosse concesso allo sviluppo palestinese sempre secondo il rapporto dell’ OCHA. 

Infatti l’ex primo ministro Ariel Sharon diceva : “Tutti devono muoversi, correre e prendere più colline palestinesi possibili per ingrandire gli insediamenti ebraici perchè quello che noi riusciamo a prendere adesso resterà nostro per sempre… tutto quello che non prendiamo andrà a loro”. 

Israele può anche impadronirsi di tutta la terra che riesce a prendere ma i palestinesi, inclusi Fatah e il presidente Abbas non rinunceranno alla Palestina, indipendentemente dalla somma che viene loro offerta. Quindi i paesi arabi, incapaci ad affrontare le prepotenze di Trump (Arabia Saudita, Giordania e Egitto) sono obbligati a fare affidamento sul rifiuto palestinese dell’ “Accordo del Secolo”. 

Fare affidamento sull’Europa non ha molto senso poiché sta dimostrando di non avere il coraggio di opporsi e di agire contro le prepotenze degli Stati Uniti. Lo si è visto a proposito del trattato nucleare con l’Iran, prima ha reagito contestando la decisione degli Stati Uniti ma poi non ha fatto i passi necessari per tener fede agli impegni, per paura delle loro ritorsioni . C’è anche da dire che quando Trump ha annunciato la consegna delle alture del Golan e di Gerusalemme a Israele, l’Europa è riuscita soltanto ad esprimere la sua “disapprovazione”, perdendo così il ruolo di possibile partner nel processo di pace (se mai ne sia rimasto qualcosa ). La Giordania, direttamente coinvolta nell’ “Accordo del Secolo”, sta allargando i suoi orizzonti verso la Siria e l’Iraq.

Il re Abdullah II  sta cercando di dare impulso all’economia del paese ristabilendo rapporti commerciali con la Siria nonostante la pressione degli Stati Uniti che vorrebbero mantenere chiusi i confini. Per quanto riguarda i suoi rapporti con l’Iraq, Baghdad è d’accordo a costruire un oleodotto (che richiede un investimento di10 miliardi di dollari) che colleghi Bassora ad Aqaba, oleodotto che fornirebbe 150.000 barili di greggio al giorno al Regno Hashemita. A sua volta la Giordania fornirebbe all’Iraq quell’elettricità di cui ha enorme bisogno e vorrebbe un regime di franchigia doganale tra i due paesi. Il re Abdullah è anche andato in Turchia allo scopo di agevolare le relazioni commerciali con la revoca dei dazi che erano stati di nuovo imposti l’anno scorso sulle importazioni turche. E’ anche prevista una sua visita nei paesi del Golfo per bilanciare le relazioni con tutti i paesi vicini, a beneficio dell’economia giordana. 

La Giordania ha perso la sua posizione privilegiata di intermediaria quando Benyamin Netanyahu ha reso ufficiali le sue relazioni con l’ Arabia Saudita, l’Oman, gli Emirati e il Bahrein. La sua importanza, per l’amministrazione degli Stati Uniti, si è ridotta e ha spinto Netanyahu a proporre lo scambio di territorio giordano con l’Arabia Saudita e la Palestina all’interno dell’ “Accordo del Secolo” (vedi parte 1) 

Le differenze esistenti tra gli arabi e tra gli stati mussulmani hanno fatto sì che Netanyahu potesse prendere l’iniziativa in Palestina e appropriarsi di tutto il territorio possibile. E’ infatti riuscito a distogliere l’attenzione degli arabi che si è concentrata sull’Iran, visto come “il nemico più pericoloso da sempre “. Così la causa palestinese è stata sostituita dalla “minaccia” rappresentata dall’Iran, nonostante Teheran non abbia mai condotto attacchi contro i paesi vicini dal lontano 1979. 

Israele e gli Stati Uniti mandano messaggi bellicosi a Hezbollah e all’Iran (anche a Hamas a Gaza). In realtà quello che vorrebbero gli Stati Uniti è l’Iran seduto al tavolo dei negoziati, dimenticando la Palestina e la causa palestinese. Infatti Brian H. Hook, il rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Iran e consulente del segretario di stato Mike Pompeo ha scritto un articolo dal titolo: “ Non è ora di abbandonare le politiche che mantengono separati iraniani e americani dal 1979? I cittadini degli Stati Uniti e dell’Iran dovrebbero avere rapporti diplomatici. Potremmo prevedere una nuova ambasciata americana a Teheran che rilasci visti ai turisti, a chi viaggia per affari e agli insegnanti “. Trump ha cercato di incontrare il presidente Hassan Rouhani otto volte senza riuscirci. L’Iran, prima di accettare un incontro chiede che  venga onorato il trattato nucleare che è stato firmato . 

La domanda è : come può l’Iran essere considerato il Nemico Numero Uno degli Stati Uniti, di Israele, dell’Arabia Saudita (e compagnia cantante) se le sue forze di sicurezza (IRGC) sono sulla lista dei terroristi ma allo stesso tempo il dipartimento di stato americano ( che non prende alcuna iniziativa senza l’approvazione del presidente) vuole aprirgli le porte degli Stati Uniti? 

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