Netanyahu può rischiare una “battaglia di missili” con la Siria?

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Quello del 27 febbraio è stato l’undicesimo ma anche il più importante incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L’ospite israeliano è stato informato dal padrone di casa, senza possibilità di fraintendimenti, di come Mosca non abbia  il potere né  di chiedere all’Iran di andarsene né  di fermare il flusso delle armi dirette a Damasco e quindi l’Iran resterà in Siria perché la Russia non ha voce in capitolo sulle relazioni siro-iraniane. Mosca ha messo al corrente Tel Aviv  della “ decisione di Damasco di rispondere a tutti i futuri bombardamenti e che la Russia non si sente implicata”.  

Secondo fonti ben informate a Damasco, “la visita del presidente Bashar al-Assad a Teheran è durata poche ore che sono però bastate per mandare messaggi in tutte le direzioni. Il primo messaggio è che questa visita si è svolta proprio prima dell’incontro programmato tra Netanyahu e Putin. Il secondo messaggio è quello di mostrare quanto siano solidi i rapporti tra Iran e Siria, immuni a ogni interferenza esterna americana o russa, e in più ribadire il diritto della Siria di scegliersi i suoi partners strategici. La segretezza che ha avvolto questa visita ( neppure la Russia ne era a conoscenza) la dice lunga sulle relazioni tra Siria e Iran”. 

“ La Russia aveva fatto pressione sul presidente Obama per evitare un  bombardamento americano di Damasco con il pretesto, falso, dell’uso di armi chimiche e schierava il suo apparato militare in Siria nel 2015. La Russia ha aiutato la Siria a vincere, ha imposto un dialogo politico e l’ha protetta nell’arena internazionale accelerando il ritorno dei rifugiati ( gli Stati Uniti avrebbero voluto usarli per ottenere delle concessioni che non erano riusciti a conquistare  con la guerra). C’è inoltre da dire che la Russia sta premendo su molti paesi affinchè partecipino alla ricostruzione della Siria e ristabiliscano le relazioni diplomatiche con Damasco. La Russia è un alleato strategico che però non ha potere di controllo sul governo centrale”, ha detto la fonte. 

Le relazioni strategiche tra Teheran e Damasco sono iniziate, nell’”Asse della Resistenza”, molto prima che iniziasse la guerra. Nel 2011, l’Iran correva in aiuto del governo centrale per sventare il piano di “cambiare il regime” orchestrato da Stati Uniti, Europa e paesi Arabi del Golfo. Fu così impedita la trasformazione della Siria in emirati islamici governati da jihadisti takfiri. Teheran ha fornito petrolio, appoggio militare e finanziario alla Siria in tutti i sette anni di guerra, rifiutando sempre qualunque proposta, anche proveniente dalla Russia, di sostituire il presidente Assad con un’altra personalità siriana, una richiesta  fatta più volte dagli Stati Uniti.  

La Russia ha ottimi rapporti con Israele e intende mantenerli tali. Dall’altra parte, invece, l’Iran è pronto alla guerra con Israele se Netanyahu decidesse di bombardare degli obbiettivi di grande importanza strategica in Siria. Il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’Iran, l’ammiraglio Ali Shamkhani, ha detto che l’Iran colpirà obbiettivi israeliani nel caso Israele bombardi la Siria.  Lo stesso avvertimento è stato pronunciato dall’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite che recentemente ha comunicato che il suo paese reagirà se verrà bombardata Damasco. 

Dopo questi ultimi avvertimenti Israele si è trattenuto dal violare la sovranità siriana ( c’è stato solo un insignificante bombardamento d’artiglieria contro una postazione dismessa nel sud della Siria). Gli ufficiali iraniani in Siria hanno risposto bruscamente ai loro omologhi russi che volevano sapere i luoghi esatti in cui erano schierati. Gli iraniani dicevano ai militari russi di informare Israele che le postazioni iraniane erano le stesse dell’esercito siriano su tutto il territorio e quindi ogni bombardamento dell’esercito siriano avrebbe colpito i consiglieri iraniani. 

In sostanza l’Iran chiedeva alla Russia di informare Israele che ogni suo attacco futuro avrebbe innescato una reazione poichè la presenza dei consiglieri iraniani nel Levante era dovuta ad una richiesta ufficiale del governo di Damasco. E’ legittimo che le forze alleate sotto attacco  rispondano alle aggressioni  con la stessa intensità. 

Sembrerebbe che Netanyahu abbia intenzione di bombardare la Siria ma se l’Iran e la Siria confermano la loro intenzione di contrattaccare, non sarà in grado di fermare i missili di precisione pronti per essere lanciati contro Israele. Il primo ministro israeliano non mira a rimuovere l’Iran dalla Siria, sa bene che è un obbiettivo irrealizzabile. Non può neppure sperare di distruggere le capacità militari siriane perché la Russia continua a rifornire Damasco di armi sofisticatissime. L’unico obbiettivo plausibile è quello elettorale,  allo scopo di evitare l’imminente incriminazione per corruzione. Un secondo mandato posticiperebbe la sua incriminazione prolungandogli l’immunità. 

Comunque, se il primo ministro israeliano decidesse di bombardare la Siria, la sua decisione provocherebbe un effetto boomerang soprattutto se i missili siriani andassero a colpire nel cuore di Israele rivelandosi letali. Netanyahu correrà il rischio di bombardare il suo futuro politico? Sta a lui decidere. 

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