L’ “Accordo del Secolo” non passera’: le divisioni interne palestinesi favoriscono Israele. 1/3

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Da più di un anno l’ “Accordo del Secolo” israeliano, relativo alla Palestina, è stato avallato dall’amministrazione degli Stati Uniti e oggi,  la vasta eco destata da questo progetto, sta raggiungendo tutti gli angoli del mondo. Il duo formato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e da suo genero Jared Kushner, entrambi alle prime armi per quanto riguarda la politica estera nonchè  manovrati da Israele, sta  cercando di promuoverlo negli stati arabi, in particolare in Arabia Saudita, Giordania e Egitto, i tre paesi che probabilmente concederanno dei territori per agevolare i piani di Israele in Cisgiordania e Gaza. E’ assai improbabile che Stati Uniti e Israele riescano ad imporre questo piano che si è materializzato sotto lo sguardo vigile ma impotente dell’Europa e delle nazioni arabe. 

Nonostante ci sia l’intesa  tra Stati Uniti, Israele e paesi arabi su questo “accordo”, l’ultima parola spetta ai palestinesi. Nonostante i battibecchi e le forti divisioni esistenti nella leadership palestinese, tutti ( incluso il presidente ad interim Mahmoud Abbas) si sono trovati d’accordo sul rifiuto dell’ “accordo” israelo-americano. Così, si prevede che l’ “Accordo del Secolo” non andrà a buon fine perché i palestinesi non ripeteranno lo stesso errore (del 1948) e resisteranno in difesa dei loro territori. Non accetteranno di rinunciare alla Palestina in cambio di un pezzo di terra in Egitto e Giordania come sta scritto nel piano, un’informazione trapelata dalla stessa amministrazione americana. 

Le autorità palestinesi hanno detto che l’ “Accordo del Secolo”è stato lanciato da Israele nel 1956 quando, per nove giorni, Israele ha massacrato i civili palestinesi e i rifugiati nella striscia di Gaza, in particolare a Khan Younis e Rafah, un’azione improntata al genocidio. L’obbiettivo, allora, era quello di spingere all’ esodo i rifugiati palestinesi per permettere a Israele di annettersi Gaza senza i profughi al suo interno. I palestinesi che avevano cercato rifugio a Gaza erano fuggiti nel 1948 da Akka, Haifa, Yafa, Safad, al-Led, al-Ramla, Nablus, al-Quds e Bir el-Sabe. Oggi il primo ministro Benyamin Netanyahu cerca di raggiungere quel traguardo che David Ben-Gurion, il fondatore dello “stato sionista “e suo primo ministro non era riuscito ad avvicinare”. 

“ Oggi Netanyahu è euforico grazie alla vittoria dell’estrema destra nelle ultime elezioni e di questi tempi l’estremismo la fa da padrone nella Knesset. Il partito tradizionalmente di destra ha la sua parte di potere  ma i centristi come il Labour sono scesi dai precedenti 42 seggi agli attuali 6. E’ chiaro che la maggioranza degli israeliani ha deciso di votare chi fa appello a quell’ estremismo che ormai è predominante  nella cultura del paese insieme alle forze armate. E’ tempo che l’ Autorità Palestinese (AP) si renda conto che Israele non ha alcuna intenzione di dare ai palestinesi uno stato, e non accetterà mai il loro diritto al ritorno. Nessuno, oggi, tranne il presidente Abbas, si attiene agli accordi di Oslo ( firmati da Israele e dall’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina nel 1993 a Washington). Quindi è ora di respingere tutti gli articoli di quel trattato e di rifiutare qualunque accordo con Israele. Il presidente Abbas (Abu Mazen) crede in una resistenza pacifica e nella “resistenza dialogante” alle Nazioni Unite e in Europa, entrambe impotenti di fronte ai piani di Israele e di Trump. Per questo motivo siamo convinti che la resistenza armata è l’unica via per riavere il nostro stato, dato che rifiutiamo qualunque accordo e qualsiasi scambio di territori” ha detto la fonte. 

Anche molti stati arabi stanno aderendo all’ “Accordo del Secolo” proposto da Israele. I paesi ricchi grazie al petrolio come l’Arabia Saudita e gli Emirati, stanno cercando di convincere le leadership palestinese, egiziana e giordana a barattare dei territori e facilitare così l’accordo per soddisfare le esigenze di Israele. 

Secondo quanto riferiscono fonti molto ben informate, l’ “Accordo del Secolo” offrirebbe all’Egitto una somma tra i 65 e i 100 miliardi di dollari in cambio di una parte del Sinai (Sheikh Zuweid, Rafah e al-Aresh) da dare ai profughi palestinesi di Gaza. La Giordania invece darebbe al-Baqoura e al-Ghamer ai palestinesi della Cisgiordania in cambio della Zona C ( zona della Cisgiordania sotto controllo israeliano dopo gli accordi di Oslo). Ad Amman verrebbe data una cifra tra i 50 e i 60 miliardi di dollari. Si prevede che l’Arabia Saudita offrirà alla Giordania una parte di Haql e di Magna in cambio delle isole egiziane di Tiran e Sanafir ( i sauditi hanno già pagato per avere queste isole ma un tribunale egiziano ha bloccato il trasferimento della proprietà ). E’ probabile che i palestinesi che rimarranno in Palestina ricevano, secondo l’accordo, decine di miliardi di dollari per “migliorare la loro vita”. Inoltre si pensa che Giordania, Siria e Libano riceveranno una gran quantità di miliardi di dollari affinché diano la cittadinanza ai rifugiati palestinesi a condizione che non tornino mai più in Palestina. 

Quanto detto sopra, sui dettagli dell’ “Accordo” conferma che quest’ultimo non andrà a buon fine per molte ragioni: il Libano e la Siria non naturalizzeranno mai i profughi palestinesi. Quando ai ragazzi palestinesi che vivono in Libano o Siria viene chiesto da dove provengono, immediatamente rispondono : “ io sono di Haifa, di Yafa, di Nablous, di Quds, di Safad…..” Non dicono mai, anche se sono nati in Libano o in Siria che appartengono al paese in cui i loro genitori o nonni sono stati obbligati ad emigrare. Non hanno mai rinunciato al loro diritto a tornare e conservano la chiave delle loro case appesa al muro per non dimenticare, mai, da dove vengono. 

I leaders giordani e egiziani non si azzarderebbero mai a concedere dei territori per venire incontro ai piani di Israele perché la popolazione si rivolterebbe e i loro regimi in conseguenza  potrebbero cadere. Queste e molte altre ragioni conducono a una sola conclusione : l’ “Accordo del Secolo” è già morto prima ancora di nascere. 

Al centro degli sforzi degli Stati Uniti per promuovere l’accordo, c’è il tentativo di strangolare economicamente alcuni paesi mediorientali cioè la Siria, il Libano, la Giordania, l’Egitto e Gaza che stanno attraversando una pesante crisi economica. Le truppe americane occupano il nord-est della Siria, una zona ricca di gas e petrolio e con una agricoltura fiorente. Sempre le truppe americane bloccano la frontiera tra Siria e Iraq al valico di al-Tanf per impedire il commercio tra i due paesi  rendendo insicura la zona, con lo scopo di mettere in ginocchio il governo siriano. L’amministrazione americana sta anche facendo pressione sugli stati arabi del golfo ed è riuscita a evitare che riprendessero le relazioni con la Siria, prevenendo così una loro possibile  partecipazione alla ricostruzione del paese. Israele e gli Stati Uniti sono sicuri che questo sia il modo migliore per obbligare la Siria a sedersi al tavolo dei negoziati, ma non sarà così. 

Il Libano attraversa una grossa crisi economica ma non accetterà mai di naturalizzare i palestinesi per varie ragioni. Numero uno, la causa palestinese non morirà finché Israele rifiuterà uno stato palestinese che vada incontro alle aspirazioni dei palestinesi. Come seconda cosa, la naturalizzazione sovvertirebbe l’equilibrio demografico a scapito dei cristiani che alla fine verrebbero emarginati all’interno del Libano. 

Neppure la Giordania scambierebbe mai il territorio anche se ha bisogno dei miliardi di dollari che le verrebbero offerti. Accettando il denaro la monarchia perderebbe il paese. 

L’Egitto ha rifiutato il tentativo, tipico di Trump, di usare il ricatto per far accettare l’ “Accordo del Secolo”. Gli Stati Uniti hanno minacciato l’Egitto a causa del suo accordo militare con la Russia; in realtà queste minacce avevano lo scopo di indurre Sisi ad accettare l’ “Accordo”. 

Tutti questi paesi del Medio Oriente sanno bene che la geografia è quella che determina la loro storia e cambia i regimi. Questo “accordo” non è affatto una novità. E’ iniziato nel 1956 e nel corso degli anni Israele ha escogitato il modo di creare le condizioni per farlo accettare. E’ esattamente quello che il segretario di stato Condoleezza Rice sosteneva nel 2006 annunciando la creazione di un “Nuovo Medio Oriente”. Per far procedere questo progetto gli Stati Uniti invadevano l’Iraq nel 2003, Israele dichiarava guerra a Hezbollah nel 2006 e metà del mondo si univa, fallendo, per cambiare il regime in Siria attraverso i terroristi. La sua recente vittoria politica incoraggia Netanyahu ad approfittare di un presidente che dalla Casa Bianca obbedisce ai suoi voleri e a spingerlo ad appoggiare il suo “Accordo del Secolo”. Il momento è quello giusto, dal punto di vista israeliano per far accettare  l’accordo. Questa insistenza israeliana, però, non fa altro che indirizzare i suoi vicini verso la conclusione opposta: è la prova, per l’ “Asse della Resistenza”, che in Medio Oriente non può esserci soluzione se non attraverso la resistenza. 

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