Qassem Soleimani e Donald Trump sono d’accordo su Al-Abadi Primo Ministro in Iraq nonostante il malumore di Ameri e Maliki. 

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Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da : Alice Censi

Si sta per formare una “coalizione dei cinque”, dal raduno dei più importanti partiti sciiti, sunniti e curdi, per scegliere il nuovo primo ministro in seguito ai risultati finali delle elezioni e sia il comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana –al Quds, il generale Qassem Soleimani che il presidente degli Stati Uniti sono in sintonia sul candidato: Haidar al-Abadi. Soleimani è in Iraq per qualche giorno dove ha incontrato tutti i capi dei gruppi che hanno ottenuto un sostanziale numero di seggi nel nuovo parlamento, incluso Moqtada al-Sadr che è stato descritto in modo esagerato dai mezzi di informazione  come il “king maker” (colui che crea il Re). Ciononostante, i principali alleati dell’Iran Hadi al-Ameri ( il capo del secondo gruppo più importante che ha avuto 47 seggi) e il suo alleato Nouri al-Maliki (25 seggi) continuano ancora a opporre resistenza a questa coalizione che Soleimani sta cercando di mettere insieme. Al-Ameri crede, a torto, di poter essere il nuovo primo ministro e sta cercando, insieme a Maliki di raggruppare quei sunniti e curdi che non vorrebbero vedere al-Abadi di nuovo al potere.

Nonostante quello che manifesta apertamente, Moqtada al-Sadr si sta incontrando con colui che si presume sia il suo “più acerrimo nemico” – Qassem Soleimani – per assicurarsi di non essere escluso dalla maggiore coalizione che verrà formata. Dall’annuncio dei risultati elettorali definitivi in Iraq, Moqtada al-Sadr (che ha 54 seggi in parlamento) cerca di dare l’impressione di essere lui ad avere il controllo della situazione politica e di essere l’unico in grado di decidere il destino politico dell’Iraq e quindi l’unico a poter scegliere il primo ministro : per questo ambasciatori e politici visitano Moqtada per congratularsi con lui di questa straordinaria vittoria, essendo riuscito a ottenere il più gran numero di seggi nel parlamento.

Con 54 seggi in parlamento, un gruppo come quello di “Sairoun”, guidato da Moqtada, non può, da solo, andare molto lontano: c’è bisogno di una coalizione che abbia come minimo 165 seggi, su un totale di 328, per formare il nuovo governo e scegliere il futuro primo ministro. Nel 2010 l’ex primo ministro Ayad Allawi aveva ottenuto 91 seggi, due in più del suo avversario Nouri al-Maliki non riuscendo però ad avere la maggioranza. Nonostante Allawi a quel tempo  godesse di un appoggio internazionale, l’Iran era riuscito a mettere insieme la coalizione più grande e aprire la strada alla conquista del potere da parte di al-Maliki.

Questa volta l’Iran è sicuro che al-Maliki non debba essere nuovamente primo ministro e neppure il suo più intimo alleato Hadi al-Ameri. Anche il Marjaijya di Najaf ne è convinto. Soleimani, prima delle elezioni aveva cercato di unire in un’unica coalizione al-Ameri e al-Abadi così da poter essere i più forti di tutti, ma al-Ameri in seguito all’incontro tra Soleimani, al-Abadi e al-Ameri ( con il dispiacere dell’Iran) aveva rifiutato e deciso di correre per conto suo. L’inviato iraniano – che ha una funzione ufficiale in Iraq di “consulente del governo iracheno” – voleva la garanzia del ritorno al potere di al-Abadi con un secondo mandato.

Oggi Abadi è la scelta di entrambi : Iran e USA. E’ decisamente insolito che questi nemici si incontrino sullo stesso terreno e siano in sintonia sulla stessa persona come primo ministro. Nel 2010 Soleimani aveva rovinato i piani americani di avere Allawi come “premier” spingendo al-Maliki al suo posto. Nel 2014 Abadi era arrivato al potere solo perché ufficialmente il Marjaiya di Najaf – con una mossa decisamente insolita – aveva rifiutato il ritorno di al-Maliki, scontentando lo stesso Soleimani. Oggi Sayyed Sistani non garantisce per Abadi ma non ostacola il suo cammino. Sebbene Abadi, a torto, creda fermamente di avere il sostegno del Grande Ayatollah Sayyed Ali Sistani, il Marjaiya nei fatti non può appoggiare nessun candidato adeguato per l’Iraq. Sayyed Sistani è convinto che nessuno dei candidati presenti sia pronto a liberare il paese dalla corruzione e dal controllo dei mega-partiti (“ gruppi balena”) che dominano l’Iraq dal 2003. Sayyed Sistani, comunque, è contrario all’interferenza dell’Iran in Iraq e non appoggia né al-Maliki né al-Ameri.

Questa volta, anche  l’Iran non è favorevole ad al-Maliki e al-Ameri  e vorrebbe vedere di nuovo al potere Abadi. Il primo ministro nel 2014 si era trovato a governare un Iraq con 13 province e, grazie alla “fatwa” di Sayyed Sistani che ha mobilitato la popolazione contro l’ISIS, adesso l’Iraq ne ha di nuovo 15. L’Iran, inoltre, non sta cercando lo scontro con gli USA se non è necessario e non ha problemi ad essere in accordo con loro su Abadi se è lui il candidato, visto che non è andato contro gli interessi iraniani nei quattro anni del suo mandato precedente. Nei quattro anni in cui è stato al potere, le relazioni tra Abadi e Soleimani sono state spesso estremamente travagliate. Grazie al pragmatismo di Soleimani e al suo approccio positivo nei confronti di Abadi le relazioni sono tornate alla normalità tra i due.

Haidar al-Abadi è anche la scelta di Moqtada al-Sadr. Il leader sadrista ha un pregiudizio contro Soleimani, responsabile di aver finanziato e promosso –dal 2008- la separazione dei gruppi sadristi che oggi sono oppositori di Moqtada. Durante il suo incontro con Soleimani, comunque, Moqtada ha chiesto di “ non essere escluso dalla coalizione dei cinque” : Abadi, Ameri, Maliki, Hakim (19 seggi) e Allawi. Nel caso si unisse Moqtada, avrebbe la sua quota nel governo equivalente ai 54 seggi parlamentari che controlla. Generalmente ogni ministero equivale ad un numero di seggi. Per esempio, quello di primo ministro equivale a 45-50 seggi mentre un ministero degli esteri equivale a 20 seggi. I numeri vengono concordati tra tutti i gruppi che formano la coalizione più grande cioè che hanno il diritto a formare il governo. In caso Moqtada rifiutasse, i suoi deputati siederebbero con i gruppi dell’opposizione in parlamento.

Oggi su nessuno dei politici è stato posto il veto. L’incontro di Soleimani con Ayad Allawi – assolutamente non un candidato a primo ministro – rappresenta un passo enorme che l’Iran fa per mettere insieme tutti i più importanti gruppi nella più grande coalizione possibile. Questa volta non ci sono serie complicazioni nei confronti di Abadi, smanioso di avere una seconda opportunità per tornare al potere. Abadi è l’intermediario tra tutti i gruppi con l’eccezione di Masoud Barzani che crede di essere stato umiliato e politicamente distrutto da lui.

Non c’è nessun “king maker” oggi in Iraq. Soleimani e Trump sono d’accordo – senza ovviamente aver avuto contatti diretti o averlo scritto – sulla stabilità dell’Iraq adesso che l’Isis è stato sconfitto e Moqtada al-Sadr non è certamente colui che decide – sebbene farà parte di coloro che prendono le decisioni se entra nel governo – anche se ha cercato di far credere a tutti che questo è il suo ruolo in seguito alla sua euforica vittoria di 54 seggi. Tutto fa credere che verrà data a Haidar al-Abadi una seconda possibilità di tenere insieme il paese e di assolvere i compiti più difficili che si presentano : l’unità degli iracheni, la ricostruzione del nord e dell’est del paese distrutti, il ripristino delle infrastrutture e soprattutto la quasi impossibile lotta alla corruzione.

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