La liberazione di Idlib : la Turchia è d’intralcio mentre la Russia ci va piano.

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Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

La Turchia sta continuando a mandare truppe, unità speciali e carri armati nella città di Idlib  e attorno ad essa con un obbiettivo specifico: ostacolare l’attacco contro la città pianificato dall’esercito siriano e i suoi alleati con l’appoggio della Russia. Ankara ha certamente a suo favore il fatto che la Russia sta rallentando la sua strategia per liberare la città dai jihadisti ( inclusa al-Qaeda) a causa delle minacce americane di bombardare l’esercito siriano e le forze governative con la scusa dell’ “uso di armi chimiche”. Queste “armi chimiche” sono diventate ormai parte integrante della battaglia di Idlib, usate come lo strumento ad hoc per dichiarare guerra alla Siria proprio nel momento in cui la guerra sta per concludersi.

La Russia considera i rinforzi militari turchi una violazione degli accordi di Astana tra Turchia, Russia e Iran che avevano posto un limite ai punti di osservazione e alla presenza militare attorno alla città e nelle zone rurali della provincia di Idlib. La Russia è inoltre convinta che la Turchia non sia in grado di rispettare l’impegno preso di metter fine completamente alla presenza dei jihadisti, soprattutto il gruppo di al-Qaeda che si trova in città e nei dintorni, infatti il presidente turco Erdogan aveva chiesto di poter disporre di più tempo per soddisfare le richieste russe e iraniane relative a Idlib. Questa richiesta di ritardare le operazioni, è stata rifiutata dal governo di Damasco, i cui leaders credono sia controproducente per gli interessi del paese (cioè liberare l’intera Siria) e inoltre confermerebbe la riluttanza del presidente russo, apparentemente dovuta alla minaccia americana.

I responsabili delle decisioni a Damasco hanno detto : “ la Turchia ha offerto alla Russia di proteggere la sua base militare a Hmaymeem da qualunque futuro attacco con i droni. La base russa ha subito ben più di 55 attacchi di droni armati, tutti abbattuti dal sistema di difesa aerea  russo collocato attorno alla base che si trova sulla costa siriana. La stessa Russia però è pronta ad attaccare la zona rurale di Lattakia proprio per creare una zona di sicurezza attorno alla sua base e eliminare la presenza dei jihadisti che hanno rivendicato una gran parte degli attacchi, perciò ha rifiutato l’offerta turca chiedendo ad Ankara di attenersi all’accordo di eliminare i jihadisti dalla città usando la sua influenza per evitare l’attacco. Damasco è convinta che la Turchia voglia annettersi Idlib e quindi sta rifiutando qualunque accordo con la Turchia al di là di quello già firmato ad Astana che consiste nell’impegno a “eliminare” tutti i jihadisti.

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Tra l’altro, secondo le fonti, la Turchia “ha promesso di includere Jabhat al-Nusra, cioè Hay’at Tahrir al-Sham in un unico esercito a Idlib per soddisfare le richieste russe e mostrare il proprio controllo sui jihadisti. Ankara sta aumentando il personale militare – nella versione della Turchia – per sostenere tutti i “proxies” turchi nella battaglia contro i jihadisti che non vogliono arrendersi o unirsi agli altri gruppi. Secondo informazioni recenti fornite dall’intelligence turca alla Russia e all’Iran, l’esercito turco è pronto ad attaccare qualsiasi gruppo che rifiuti di sottomettersi alla Turchia. Sembra inoltre che centinaia di jihadisti abbiano lasciato la Siria per un’altra destinazione. Ankara sta promuovendo l’uscita – o altro – di tutti i jihadisti, se no dovranno combattere e morire a Idlib”.

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La Turchia sta chiedendo più tempo per ritardare l’attacco a Idlib, nello stesso tempo, gli alleati della Siria sono determinati a prendere il controllo della zona rurale attorno a Idlib, incluse le zone rurali di Hama e Latakia. A questo scopo e temendo un possibile attacco da parte dei jihadisti ad Aleppo per sviare l’offensiva delle forze siriane, gli alleati stanno mandando un gran numero di uomini attorno ad Aleppo con scopi difensivi.

Gli alleati della Siria e la stessa Damasco ritengono che la Russia abbia rallentato e fatto un passo indietro permettendo così alla Turchia di creare una universale preoccupazione nei confronti dell’attacco a Idlib. La Turchia ha incoraggiato gli USA a prendersi il tempo necessario per preparare la loro lista di obbiettivi (bersagli) in Siria, nel caso decidessero di bombardarla, ha anche pressato la comunità internazionale, specialmente l’Europa, a intervenire per evitare il possibile “flusso di rifugiati e jihadisti verso l’Europa in caso ci fosse l’attacco a Idlib”. Oggi le due superpotenze (Russia e Stati Uniti) hanno condotto delle manovre militari nel Mediterraneo davanti alla costa siriana e in Siria (Tanf). Stanno davvero “camminando sull’orlo del precipizio” mentre mostrano i muscoli l’uno all’altro.

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Secondo le mie fonti, la Turchia “sta chiedendo più tempo per risolvere la situazione a Idlib evitando il combattimento e propone anche di risolvere il problema di decine di migliaia dei suoi “proxies” siriani quando la riconciliazione politica sarà matura. Tutto questo indica chiaramente che la Turchia non ha intenzione di lasciare la Siria”.

Mosca ha con Ankara degli importanti interessi strategici (scambi commerciali, armamenti, in più agevolazioni e vendita di energia), e vice versa, così come con Teheran (commercio e scambio di energia- conseguenza del rifiuto turco di applicare le sanzioni unilaterali americane all’Iran).  Il presidente Erdogan usa queste relazioni strategiche per fermare la battaglia di Idlib. Nonostante ciò, sia la Russia che l’Iran hanno una relazione molto più profonda a livello strategico con la Siria e il desiderio di mettere fine alla guerra e vedere tutta la Siria liberata è decisamente più forte.

“Per adesso non c’è un piano per attaccare la città di Idlib” dicono le fonti. La liberazione delle zone rurali delle province di Hama, Latakia e Idlib sono i principali obbiettivi. Non si prevede che i circa due milioni di civili siriani andranno in Turchia o in Europa. Sono invitati a lasciare tutte le zone controllate dai jihadisti (soprattutto da al-Qaeda e i suoi partners o sostenitori armati) e spostarsi nella città di Idlib sotto il controllo turco.

Quello che finora si sa con certezza è che il presidente Assad non è pronto a rinunciare a Idlib e a consegnarla al presidente Erdogan. Assad potrebbe iniziare l’attacco fra qualche settimana, anche da solo, ciò che trascinerebbe tutti quelli dietro di sé sul campo di battaglia.

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