L’Europa dovrebbe assumere un ruolo di mediatore nella controversia marittima fra Libano e Israele

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Il Libano si prepara a ricevere il segretario di stato americano Mike Pompeo senza entusiasmo. Si prevede che questa visita non avrà un esito positivo per il paese. A questa conclusione sono arrivati molti dirigenti libanesi dopo che nelle precedenti visite, David Hill, assistente del segretario di stato, e David Satterfield, il vice segretario americano per il Medio Oriente hanno chiaramente minacciato il paese. Le minacce erano legate alla “lotta a Hezbollah e alla sua influenza in Libano” ma in realtà il loro vero scopo era quello di aumentare la sicurezza di Israele e soddisfare le sue richieste nella controversia del triangolo marittimo dove si trovano i giacimenti di gas e petrolio. Lo scopo quindi dell’inviato americano è spingere il Libano ad adattarsi  alle richieste di Israele e trovare una soluzione alla disputa.  

Siccome due delle tre compagnie che hanno ottenuto il contratto per lo sfruttamento dei giacimenti libanesi sono europee e dato che il Libano considera Donald Trump un fanatico sostenitore di Israele, gli Stati Uniti non possono essere considerati né un partner né un interlocutore valido. A questo punto non ha senso che le autorità del paese affidino la mediazione agli Stati Uniti, chiaramente di parte, anziché all’Europa. 

Le autorità libanesi considerano gli Stati Uniti un partner inadatto : “ Donald Trump ha offerto Gerusalemme a Israele, senza nessuna considerazione per i diritti dei palestinesi , quando ha trasferito lì l’ambasciata degli Stati Uniti . L’amministrazione americana disconosce il ruolo delle Nazioni Unite e sceglie scrupolosamente solo le risoluzioni che le fanno comodo . L’occupazione dell’Iraq, la guerra in Libia e l’occupazione della Siria, furono tutte decisioni unilaterali prese senza rispettare il volere delle Nazioni Unite.” 

Il sottosegretario del Tesoro degli Stati Uniti per il finanziamento del terrorismo Marshall Billingslea visitava il Libano lo scorso gennaio e  minacciava le autorità e le banche libanesi di sanzioni ancor più severe allo scopo di combattere Hezbollah e l’influenza iraniana nel paese . 

Lo scorso febbraio, l’assistente del segretario di stato americano David Hill visitava anche lui il Libano con lo stesso scopo, seguito poco dopo dal vice segretario americano per gli affari in Medio Oriente David Satterfield. Entrambi miravano a mettere il governo e il parlamento libanese con le spalle al muro minacciandoli, per fare pressione su Hezbollah e isolarlo. Ma il vero obbiettivo era aprire la strada a Pompeo e al suo sostegno degli interessi israeliani nella disputa per le risorse marittime. Gli americani, durante le visite in privato con alcuni dirigenti libanesi alleati di Washington, non nascondevano questa intenzione. 

Le autorità americane hanno deciso di ignorare il fatto che trattano con un presidente, parecchi ministri e un presidente del parlamento tutti alleati di Hezbollah, che inoltre si affidano ai suoi missili per difendere i confini, anche quelli marittimi in caso di aggressione da parte di Israele, anche se appoggiata dagli Stati Uniti. Non ci sono solo un presidente, 18 ministri e 73 membri del parlamento che appoggiano Hezbollah, anche decine di migliaia di appartenenti alle forze di sicurezza e ufficiali dell’esercito sono schierati con l’organizzazione . 

Le autorità libanesi sanno bene che con Trump Israele ha realizzato un sogno, lui è pronto a sostenere ciecamente qualunque desiderio di Tel Aviv, nessuno escluso, senza rispetto per le risoluzioni delle Nazioni Unite. L’amministrazione americana si considera al di sopra della legge e Pompeo lo ha detto chiaramente quando ha esortato  la Corte Penale Internazionale a non accusare nessun americano o israeliano di crimini di guerra commessi nel mondo. Con questo atteggiamento illegale, gli Stati Uniti si preparano a condurre le trattative sul triangolo di mare di 856 kmq per conto di Israele. 

In realtà, il primo mediatore americano, Frederic Hof, che aveva iniziato il negoziato tra le due parti, considerava che degli 856 kmq rivendicati dal Libano , un’area compresa tra 500 e 600 kmq appartenesse proprio a quest’ultimo e non a Israele. L’ipotesi di Hof non venne ufficialmente accolta da nessuna delle due parti. Hof venne sostituito da Amos Hochstein, assistente del segretario di stato americano alle risorse energetiche. Hochstein proponeva una linea di divisione (blue line) marittima simile alla linea di confine stabilita tra i due paesi nel 2000 dopo il ritiro israeliano da gran parte del Libano. Tuttavia, con la fine del mandato di Obama e l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, tutte le iniziative americane furono sospese per far posto alle minacce. 

La dirigenza libanese riferisce che “ non c’è la minima intenzione di obbedire al bullo della Casa Bianca. Il Libano non è pronto a sottostare alle richieste di Pompeo o dei suoi inviati tese a destabilizzare la società libanese e neppure è disposto a rinunciare ai suoi diritti marittimi”. 

I diritti per lo sfruttamento dei blocchi 8, 9 e 10 sono stati assegnati alla compagnia francese Total, a quella italiana Eni e a quella russa Novatek. La Total dovrebbe iniziare con il blocco 4, nel nord, alla fine del 2019 e si prevede proceda verso il blocco 9 successivamente. La Total ha raggiunto un compromesso quando il suo presidente per il Medio Oriente e il Nord Africa Stéphane Michel ha detto che la trivellazione nel blocco 9 (1742 kmq) inizierebbe a 25 km di distanza dall’area contestata. Non è escluso comunque che Total, pressata dagli Stati Uniti, possa decidere di rinunciare, pagando una multa, se Israele e il Libano non trovano una soluzione . 

Il Libano non sta prendendo una posizione netta nei confronti degli Stati Uniti; non si è appellato alle Nazioni Unite e all’Europa affinché  intervenissero in un arbitrato internazionale per risolvere la disputa. Ci sono più di 22 miliardi di metri cubi di gas e un miliardo di barili di petrolio al largo delle coste libanesi, siriane, palestinesi (Gaza), israeliane e egiziane. Tutti questi paesi hanno bisogno dell’Europa come cliente per il gas e il petrolio in eccedenza dato che l’Europa è l’unico cliente ricco geograficamente vicino. 

Questa situazione rafforza l’Europa . I paesi europei possono prendere liberamente delle decisioni non necessariamente in linea con gli interessi americani. Nei mesi recenti l’Europa si è opposta a Trump confermando il rispetto del trattato nucleare con l’Iran e ha messo a punto un nuovo meccanismo per il trasferimento del denaro alternativo al sistema Swift, anche se ancora poco efficace. 

Anche Israele ha bisogno dell’Europa . Un nuovo progetto da 7 miliardi di dollari, il gasdotto EastMed, trasporterà 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno estratti dai giacimenti israeliani nel Mediterraneo fino in Europa passando attraverso Cipro e la Grecia. Lo scopo è quello di offrire un’alternativa al gas russo con tariffe più basse. Questo piano non prende ovviamente in considerazione la capacità della Russia di modificare i prezzi nel caso si trovasse ad affrontare una seria competizione .

Ma la Russia è anche presente in Libano con la Novatek che ha firmato un accordo per l’esplorazione e la produzione per i blocchi 4 e 9. La possibilità che Mosca prenda piede in Libano accentua la ferocia americana. Gli Stati Uniti possono esercitare poca pressione su un paese in cui i loro alleati libanesi sono diventati la minoranza nel governo attuale e nel parlamento . 

Morale della favola : se l’Europa rifiutasse di sporcarsi le mani cioè di mediare sulla questione dell’appartenenza dei giacimenti, tra Israele e Libano, perderebbe importanza nella regione. Il Libano non ha nessun intento ostile nei confronti degli Stati Uniti ma, dopo le loro politiche distruttive in Iraq, Libia e Siria e la loro continua faziosità a favore di Israele, le autorità libanesi preferirebbero avere a che fare con un vero partner. Gli Stati Uniti sottraggono le ricchezze del Medio Oriente, i loro clienti danno loro il petrolio in cambio di armi perché gli abitanti della regione possano ammazzarsi a vicenda. E’ stato così in Yemen, in Libia e in Siria. Gli Stati Uniti usano le ricchezze degli arabi contro gli arabi. Non possono essere un partner affidabile. 

Il vuoto lasciato dagli Stati Uniti può essere colmato solo dall’Europa che ha pagato il prezzo delle guerre in Medio Oriente con l’arrivo dei profughi e con il terrorismo, fenomeni che vanno a colpire la stabilità del vecchio continente e della sua ormai grande comunità mediorientale. La sicurezza energetica mediorientale è legata a doppio filo alla sicurezza europea. 

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