L’Iran ha avvisato i paesi arabi che, in caso di guerra, potrebbero essere attaccati : “ gli Stati Uniti come il leone in una storia persiana”

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

L’Iran ha convocato l’incaricato d’affari degli Emirati Arabi Uniti a Teheran per protestare contro il permesso dato agli Stati Uniti di usare la base aerea di Al-Dhafra per lanciare il drone da ricognizione Global Hawk ( del valore di 130 milioni di dollari). Il drone è poi stato abbattuto la scorsa settimana, il 20 giugno, dal sistema missilistico di difesa aerea del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana (IRGC). Il messaggio iraniano e’ stato chiaro: questo non è un gesto diplomatico e una lamentela ma è un chiaro avviso a qualunque paese che ospita una base militare americana e permette un’azione militare contro l’Iran, che sarà attaccato così come la base degli Stati Uniti che si trova sul suo territorio. 

L’ Iran sta informando i paesi arabi che gli attacchi degli Stati Uniti che partono dai paesi del Medio Oriente verranno considerati atti di guerra non solo americani ma anche di questi paesi, sostiene un ufficiale importante dell’ IRGC. All’ IRGC ( recentemente definito organizzazione terroristica dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti) e’ affidata la protezione dello stretto di Hormuz  e in più opera a vari livelli in coordinamento con l’esercito regolare dell’Iran per affrontare gli Stati Uniti in caso di guerra.

Il Pentagono di recente ha annunciato di aver mandato uno squadrone di cacciabombardieri F-15E Strike Eagle (Aquila d’Attacco) nella regione come risposta all’attacco a due petroliere avvenuto all’ inizio del mese nel golfo dell’Oman. In risposta all’abbattimento del drone avvenuto il 20 giugno, Trump ha reso noto che imporrà quelle che definisce delle “significative sanzioni aggiuntive” contro il leader della rivoluzione Sayyed Ali Khamenei e ha inoltre preannunciato che sarà incluso anche il ministro degli Esteri iraniano Jawad Zarif, chiudendo cosi la strada alla diplomazia tra Stati Uniti e Iran.. Gli Stati Uniti hanno inoltre dichiarato di aver condotto un attacco informatico che apparentemente avrebbe disattivato i sistemi di controllo dei lanciamissili iraniani.

La fonte di informazioni all’interno dell’IRGC ha detto che la tensione “non si è per niente calmata, anzi, potrebbe cominciare proprio adesso a salire. Trump aumenta le sanzioni e quindi noi aumenteremo le tensioni. Vedremo dove tutto questo porterà gli Stati Uniti. Una cosa è certa : se non potremo esportare il nostro petrolio nessun paese lo farà “. 

La Guida Suprema Sayyed Ali Khamenei , durante un incontro privato, diceva ai leaders politici e militari: “ il nemico e i nostri amici, anche coloro tra i nostri alleati che hanno il cuore tenero, (che temono gli Stati Uniti) devono sapere che noi non siamo quelli che cercano la guerra, ma neppure quelli che hanno paura di scendere sul campo di battaglia. La gente deve sapere che noi e i nostri alleati siamo forti e abbiamo in serbo delle  sorprese per gli Stati Uniti. Nel 2006, in Libano, un gruppo di piccole dimensioni (Hezbollah ) riusciva a vincere contro una potenza acclamata perché Israele non aveva preso in considerazione le potenzialità della resistenza. Sembra che gli Stati Uniti ignorino le nostre capacità militari, però pare che Trump, come noi, non voglia la guerra. Comunque vada, se scoppiasse la guerra,  risponderemo a ogni attacco del nemico lanciandone dieci contro di lui”. 

Il Medio Oriente e’ seduto su una specie di barile di polvere da sparo con il fuoco che cerca di avvolgerlo da ogni lato. E’ solo una questione di tempo dopodiché o il fuoco si estingue o provocherà un’enorme conflagrazione. 

Gli Stati Uniti stanno cercando di mettere in ginocchio l’Iran ma per ora sono riusciti solo a unire i suoi partiti politici e la popolazione, soprattutto quando il drone americano e’ stato abbattuto. L’Iran ha dimostrato di non aver paura degli Stati Uniti, di non cercare di evitare la guerra se fosse necessaria e considera le minacce americane alla stregua di quelle di qualunque altro paese nonostante gli Stati Uniti vengano considerati una superpotenza. Sfidando l’apparato militare americano e i suoi droni spia, l’Iran ha compattato la sua popolazione e il suo esercito. Prima delle ultime severe sanzioni imposte dagli Stati Uniti, la società iraniana si lamentava a causa dei miliardi che venivano spesi per gli alleati (Hezbollah in Libano, Iraq, Siria e Yemen). Gli iraniani mugugnavano per la scelta fatta dalla leadership di far uscire dal paese grosse somme di denaro proprio quando l’Iran era gravato dalle sanzioni. Le recenti tensioni hanno invece confermato i vantaggi ottenuti dall’Iran grazie alla rete dei suoi alleati in Medio Oriente. Di fronte alle minacce di guerra di Trump, gli iraniani sono ben contenti di non essere isolati. Il presidente degli Stati Uniti sa perfettamente dell’esistenza di questi alleati e sa anche che un conflitto si estenderebbe ben oltre il territorio iraniano andando a coinvolgere molti partners di Teheran. 

Nel caso della Siria, gli Stati Uniti hanno offerto questo paese all’Iran su un piatto d’argento. Il successo dell’Iran nell’appoggiare il governo siriano contro i jihadisti sostenuti dagli Stati Uniti (ISIS e al-Qaeda) ha creato un legame fortissimo senza precedenti con il presidente Bashar al-Assad e la popolazione locale. 

Per oltre 40 anni, inoltre, l’Iran e’ riuscito a sostenere, finanziare, addestrare e dare stabilità a un alleato straordinario in Libano, apparso sulla scena politica dopo l’invasione di Israele del paese ( appoggiata dagli Stati Uniti) nel 1982. Hezbollah e’ diventato uno degli eserciti non statali più forti del Medio Oriente. 

L’ Iran può contare su questi alleati e continuerà a sostenerli perché le tensioni sono solo all’inizio. Se le sanzioni non vengono tolte oppure i firmatari dell’accordo sul nucleare non trovano una via d’uscita, l’Iran sicuramente farà sì che un attacco degli Stati Uniti contro di lui trascini nella guerra l’intero Medio Oriente. La guerra però deriverà solo da errori di calcolo dato che entrambi i paesi la vogliono evitare. 

Infatti l’Iran aveva deciso di non abbattere il P-8 Poseidon, l’aereo spia americano con 38 militari a bordo la mattina del 20 giugno perché la leadership iraniana non voleva mettere Trump con le spalle al muro e lasciargli come unica scelta la guerra. Sembra che Teheran  voglia dare l’opportunita’ a Trump di essere il primo a dar fuoco alle polveri così da poter rispondere in modo adeguato. Non sembra che l’Iran abbia paura delle minacce americane e questo indica che la crisi non finirà molto presto. 

Trump sembra non ricordare il prezzo pagato dai suoi predecessori nello scontro con l’Iran. La sua confusione e’ comprensibile. Comunque si sa che la storia si ripete. Trump sta seguendo i passi fatti a suo tempo dall’ ex presidente Jimmy Carter, che non era stato  rieletto proprio a causa del conflitto con l’Iran.

La Guida Suprema Sayyed Ali Khamenei ha ricordato ai leaders iraniani quello che aveva detto l’ Imam Khomeini durante la crisi tra Iran e Stati Uniti degli anni ’80 : “ il comportamento degli Stati Uniti può essere paragonato alla storia di un leone nei racconti persiani. Molto probabilmente Carter non conosceva questa storia. Anche se mi addolora paragonare Carter a un leone, la storia gli si addice perfettamente. Quando un leone incontra un nemico ruggisce e scoreggia per impaurirlo. Alla fine scuote la coda sperando nell’arrivo di un mediatore. Oggi gli Stati Uniti imitano il comportamento del leone : le urla e le minacce ( il ruggito) non ci spaventano e i continui annunci di nuove sanzioni sono come le scoregge del leone”.

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