L’Iran, ingannato, non ha più fiducia nell’Europa e va verso un ritiro totale dall’ accordo sul nucleare.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Da più di 14 mesi l’Europa non offre soluzioni in grado di alleviare le opprimenti sanzioni imposte dagli Stati Uniti all’Iran non fornendo così alla “ Repubblica Islamica” nessun motivo valido per continuare ad attenersi al JCPOA ( accordo sul nucleare ). La Guida Suprema, Sayyed Ali Khamenei aveva avvertito i dirigenti iraniani di non fidarsi ne’ degli Stati Uniti ne’ dell’Europa. Dal punto di vista dell’Iran, gli Stati Uniti sono schietti, rivelano chiaramente la loro animosità nei confronti del paese non nascondendo le loro cattive intenzioni e i loro piani per metterlo alle strette. Secondo l’Iran Washington e’ “il cattivo poliziotto”.  l’Europa invece “ si comporta peggio, assume il ruolo del bravo poliziotto, dice belle frasi, ha la pretesa di essere attenta e interessata ma in realtà non ha  nessuna intenzione di comprare il petrolio iraniano”. L’Iran oggi si sente ingannato, nel 2012 ha rinunciato ad arricchire l’uranio a un livello superiore e alle sue molte centrifughe per poi non ottenere nient’altro che sanzioni senza precedenti. Questo è il motivo che sta spingendo l’Iran verso un “ graduale, parziale ritiro nel corso dei prossimi mesi fino ad arrivare ad un ritiro totale e a chiedere all’ IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) di lasciare il paese l’anno prossimo”. L’Iran potrà così recuperare le sue capacità nucleari senza doversi preoccupare degli Stati Uniti e dell’Europa e non necessariamente le userà per produrre bombe atomiche. 

Le autorità iraniane hanno detto che “il presidente Putin consigliava all’Iran di rimanere nell’accordo sul nucleare e disapprovava la tendenza del paese a ritirarsi parzialmente. Putin credeva che l’Europa, unendosi alla Cina e alla Russia, avrebbe potuto soddisfare le richieste iraniane e alleggerire le pesanti sanzioni unilaterali. Oggi però il presidente russo sa che l’Europa ha ben poco da offrire e in realtà  chiede solo più tempo e ulteriori proroghe. L’Europa non è nella condizione di poter abbandonare i suoi commerci con gli Stati Uniti  per fare affari con l’Iran. Anche se desiderassero farlo, i leaders europei  non sono in grado di compensare le sanzioni americane all’Iran”. 

Fonti di informazioni iraniane che si occupano dell’accordo sul nucleare hanno detto: “ le critiche europee al ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo non possono tradursi in fatti . Per più di un decennio ci siamo trovati in situazioni simili e sappiamo bene che l’Europa non è nelle condizioni di poter comprare petrolio iraniano. Il sistema monetario INSTEX non è stato creato per facilitare la vendita dei 2,5-2,8 milioni di barili di petrolio al giorno necessari all’economia iraniana ma per comprare medicine e cibo, merci che gli stessi Stati Uniti hanno escluso dalle sanzioni. L’Europa sa bene che Trump sta spingendo l’Iran fuori dal trattato sul nucleare per avere sostegno politico anche se in Iran non c’e’ un programma nucleare legato agli armamenti. L’Iran aderisce al Trattato di Non-Proliferazione Nucleare che gli permette di usare la tecnologia nucleare per la ricerca e per scopi medici ed energetici. Ma quello che vuole Trump e’ un mondo schierato con gli Stati Uniti, contro l’Iran, come nel 2012. 

“ Quello che gli Stati Uniti sembrano non realizzare e’che nel 2012 l’Iran  era molto più debole di oggi, aveva poche risorse e un’economia fragile. Le sanzioni non hanno impedito all’Iran di arricchire l’uranio e il numero delle centrifughe. Abbiamo capito perfettamente di essere stati ingannati e privati di molte nostre potenzialità nucleari ottenendo in cambio soltanto dure sanzioni. Pertanto l’Iran non ha nessun interesse a rimanere nell’accordo sul nucleare. Ma non c’e’ fretta, il ritiro non è imminente”. 

L’ Europa sostiene di non avere l’influenza necessaria per indurre le compagnie europee a lavorare o trattare con l’Iran pertanto non viola l’accordo. L’Iran sostiene che non sta violando il JCPOA ma mettendo in pratica gli articoli 26 e 36 che gli permettono di ritirarsi parzialmente o permanentemente dal trattato se qualcuno lo revoca o vengono imposte delle sanzioni. Gli Stati Uniti chiedono all’Iran di attenersi all’accordo evitando di “giocare con il fuoco” mentre loro impongono sempre più sanzioni anche alla Guida Suprema e al ministro degli Esteri. 

L’Iran non ha certo dimenticato la storia degli ultimi decenni mentre i consiglieri della Casa Bianca non sembrano aver imparato la lezione dai loro colleghi delle precedenti amministrazioni. 

Leggete questo attentamente concentrandovi sulla data: 

Nel 2012 l’ IAEA ( agenzia internazionale per l’energia atomica) dichiarava che le strutture per l’arricchimento dell’ uranio (FFEP) di Fordow e Natanz avevano raggiunto il 19,75 per cento di uranio a basso arricchimento, LEU, ( oggi all’Iran e’ permesso di raggiungere il 3,67 per cento). I ministri degli esteri europei decidevano di fermare le loro importazioni di petrolio dall’Iran escludendo il paese dal sistema monetario SWIFT con sede in Belgio. L’ Iran non riuscendo a convincere l’Arabia Saudita a non aumentare la sua produzione di petrolio per compensare il mercato, dichiarava che avrebbe chiuso lo stretto di Hormuz alla navigazione se non avesse potuto esportare il suo petrolio e minacciava gli aerei americani se avessero violato il suo spazio aereo. La moneta locale si  svalutava perdendo addirittura il 40% del suo valore. 

L’amministrazione americana a questo punto era convinta che il regime sarebbe caduto in pochi mesi e le strade si sarebbero riempite di manifestanti pronti a far cadere il regime a causa delle pesanti sanzioni. Le esportazioni di petrolio crollavano, da 21 miliardi di dollari si riducevano a 11-12 miliardi. 

Allo stesso tempo le scorte di uranio arricchito arrivavano a 8.271 kg (la soglia di 300 kg di esafluoruro di uranio imposto oggi all’Iran è stata progettata per mantenere l’Iran a una distanza da 1.500 kg di uranio arricchito al 3,67% che sarebbe necessario per una singola arma nucleare se l’uranio venisse ulteriormente arricchito al 90% ), c’erano  12.699 centrifughe IR-1 a Natanz, 2088 a Fordow e il progetto era di installarne 2.952 IR-2. 

 Israele decideva di prendere di mira e assassinare gli scienziati iraniani, gli Stati Uniti, il Regno Unito e Israele attaccavano l’Iran a livello elettronico per creare disturbo al suo programma nucleare, il mondo intero accettava di imporre le sanzioni all’Iran, incluse le Nazioni Unite, la Russia e la Cina. L’Iran dichiarava che avrebbe presto raggiunto dal 60 al 90% di uranio arricchito, la percentuale necessaria alla produzione della bomba nucleare. 

Relatives of Iranian scientist Darioush Rezaie who was shot dead by a motorcyclist mourn at his coffin in Tehran July 24, 2011. A senior Iranian official on Sunday blamed the United States and Israel for the killing of the Iranian scientist, who the deputy interior minister said was not linked to Iran’s nuclear programme as reported by media. REUTERS/Yalda Moayeri (IRAN – Tags: POLITICS OBITUARY)

Israele rendeva nota la sua intenzione di bombardare l’Iran che a quel punto dichiarava che avrebbe bombardato Israele e le basi americane. Hassan Fairouz Abadi, il comandante di stato maggiore interarmi avvisava che Teheran avrebbe risposto con una “punizione a sorpresa” portando lo scontro al cuore degli Stati Uniti. Il segretario generale di Hezbollah diceva: “ una guerra contro l’Iran significa che tutta la regione prenderà fuoco”. 

E quello fu il momento in cui il presidente Barack Obama decise di sedersi al tavolo dei negoziati. Non per paura della guerra ma perché l’Iran si stava adattando alle sanzioni: sosteneva la Siria contro il disegno americano di cambiare il regime nel paese finanziando ( nonostante le pesanti sanzioni) il suo esercito e le sue infrastrutture, trovava il modo di vendere il proprio petrolio e sviluppava il suo programma nucleare( senza il controllo di agenzie internazionali) per produrre bombe nucleari anche se non aveva mai detto che puntava a produrle. 

La situazione oggi non è molto diversa. Ma Trump e la sua amministrazione hanno evidentemente poca memoria. Oggi l’Iran non è per niente isolato ed è molto più forte che nel 2012. Ha capacità militari superiori mentre le Nazioni Unite, la Russia e la Cina sono dalla sua parte. 

L’Iran ha delle carte da giocare contro l’Europa. Come è stato detto ai leaders europei in messaggi privati, la “Repubblica Islamica” può dare libertà di movimento ai trafficanti di droga afgani abbassando le misure di sicurezza che impediscono loro di esportarla in Europa. L’Iran può smettere di cooperare in materia di terrorismo e annullare i suoi durissimi provvedimenti in grado di  fermare l’immigrazione illegale verso il vecchio continente. 

In questi giorni che precedono la scadenza del 7 luglio, l’Europa molto probabilmente non riuscirà a fare una magia per trovare una soluzione ma si limiterà invece ad osservare l’uscita parziale dell’Iran dal JCPOA, fino al ritiro totale previsto tra meno di un anno. 

Il presidente Obama,diversamente da Donald Trump, si rifiutava di ascoltare il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu che voleva bombardare l’Iran. Se Trump non dovesse affrontare una campagna elettorale, i suoi consiglieri guerrafondai lo avrebbero già spinto a dichiarare guerra. E’ contro gli interessi dell’Europa trovarsi nella situazione in cui un Trump rieletto, incurante dei costi di un’avventura ispirata da Israele, decida di bombardare l’Iran. Non è ancora troppo tardi, ma è ora che l’Europa si prepari per prevenire il disastro. 

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