Perché il comandante della fregata britannica “HMS Montrose” ha evitato di far fuoco sull’IRGC? Chi in Iran ha dato l’ordine di catturare la “Stena Impero”?

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Gli Stati Uniti hanno chiesto ufficialmente all’Europa, in particolare a Regno Unito, Francia, Germania e Italia di schierare una forza navale nello stretto di Hormuz allo scopo di proteggere le navi che vi transitano, una forza il cui comando e controllo potrebbe essere gestito dagli europei e non dagli Stati Uniti. Washington vorrebbe trascinare il vecchio continente in prima linea nel caso in cui ci fosse uno scontro militare con l’Iran. E’ chiaro a tutti che gli Stati Uniti sono la causa delle tensioni esistenti in Medio Oriente, tensioni generate dal loro ritiro unilaterale e illegale dal Piano d’Azione Congiunto Globale (acronimo JCPOA) meglio conosciuto come accordo sul nucleare. Sta di fatto però che finora l’Europa ha rifiutato di seguire la strada indicata dagli Stati Uniti, scombussolando il loro progetto.

Gli Stati Uniti ovviamente vorrebbero che fosse coinvolta maggiormente. Ma l’amministrazione Trump non sta cercando la guerra anche se l’Iran ha puntato i suoi missili contro la nave “HMS Montrose” della marina militare britannica e contro i cacciatorpediniere statunitensi ( quando il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana confiscava la petroliera Stena Impero battente bandiera britannica). Proprio per questo motivo il comando britannico decideva di non intervenire a protezione della petroliera, evitando così uno scontro a livello militare. 

“Vi ordino di non interferire nell’operazione. La petroliera è sotto il nostro controllo. Non mettete in pericolo le vostre vite”. Questo è quello che l’ufficiale della marina dell’IRGC diceva al comandante della Foxtrot 236 quando le forze speciali iraniane stavano per calarsi a bordo della “Stena Impero”. Ma perché avrebbe dovuto avvertire la nave britannica di “non mettere a rischio le loro vite”? 

I radar della marina britannica mediante i loro sistemi di identificazione avevano scoperto che i missili iraniani erano diretti contro di loro, pronti per essere lanciati da diverse piattaforme in modo da poter creare un attacco missilistico molteplice, una potenza di fuoco in grado di azzerare le difese della nave ed eventualmente distruggerla. I missili iraniani erano pronti per essere lanciati se il comandante della nave britannica avesse deciso di affrontare le barche veloci iraniane. 

Le piattaforme iraniane per il lancio dei missili che si trovano lungo tutta la costa affacciata sullo stretto di Hormuz avevano ben in vista le quattro navi statunitensi e quella britannica ed erano pronte ad entrare in azione. C’erano droni armati iraniani in cielo, anche loro pronti a colpire, in attesa di ordini per scendere in picchiata sui bersagli stabiliti. L’Iran non ha ancora svelato altri tipi di missili più sofisticati che ha già prodotto e che potrebbe utilizzare in caso di guerra. 

Il comandante della Foxtrot 236 decideva di lasciare la “Stena Impero” nelle mani dell’IRGC demandando alla diplomazia del suo governo il recupero della nave proprio per evitare le ineludibili vittime che un confronto militare avrebbe provocato. 

Tuttavia il governo britannico continua a cercare di salvare la faccia, pertanto è obbligato a non accettare uno scambio di petroliere. La marina militare britannica ha sequestrato all’inizio di luglio una superpetroliera iraniana, la “Grace 1” a Gibilterra. Londra ha poi ulteriormente esasperato lo scontro con l’Iran quando la Corte Suprema   di Gibilterra ha allungato la detenzione della nave di un altro mese in seguito alla richiesta degli Stati Uniti. 

L’unica soluzione possibile è che la Corte Suprema di Gibilterra eviti di aggravare la crisi e metta fine al sequestro della Grace 1 allo scadere di questo ulteriore mese. Permetterebbe così il rilascio della Stena Impero dal porto di Bandar Abbas chiudendo questo capitolo. 

Perché l’ufficiale delle Guardie della Rivoluzione Iraniana ordinava al comandante della HMS Montrose di stare alla larga anche se la fregata britannica era a distanza ravvicinata insieme ad altre quattro fregate statunitensi, tutte ben armate e potenzialmente pronte allo scontro? 

L’ autorità britannica, decidendo di continuare l’arresto della Grace 1, troncava sul nascere l’iniziativa di Emmanuel Bonne ( l’inviato presidenziale francese) di cercare di ottenere il rilascio della superpetroliera iraniana. La decisione del Regno Unito di compromettere l’intervento del suo partner europeo, aderendo così alla politica degli Stati Uniti, dimostrava quanto sia fragile e vulnerabile l’unità dell’Europa. Londra accettava di essere uno strumento utile alla politica di Trump. 

Questo faceva sì che la Guida Suprema dell’Iran, Sayyed Ali Khamenei ordinasse al comandante dell’IRGC, Hussein Salameh di fermare una  nave britannica, una rappresaglia che segue la regola dell’azione reciproca, il cosiddetto “pan per focaccia”. Dopo aver passato in rassegna attentamente tutte le navi che circolavano nella zona, Salameh veniva informato della presenza della Stena Impero ma anche di quella delle cinque navi militari che si trovavano in prossimità. Il comandante dell’IRGC, a questo punto,  informava Sayyed Khamenei che , secondo una fonte ben informata, rispondeva: “ Vai, hai la benedizione di Dio, non temere. Non si azzarderanno ad attaccarci”. 

E in questo modo è stata presa la decisione, al livello più alto della dirigenza iraniana; la leadership spirituale, militare e politica si compattava per “ proteggere gli interessi della nazione e la sicurezza del paese”. 

Malgrado la posizione del Regno Unito, l’Europa non cadrà nella trappola degli Stati Uniti che vorrebbero imporle il coinvolgimento in una guerra e utilizzarla come loro scudo. Le compagnie petrolifere del Regno Unito stanno cambiando la registrazione delle loro navi che non battono più bandiera britannica per poter passare in sicurezza attraverso lo stretto di Hormuz. La BP, il colosso petrolifero britannico, la prima compagnia a seguire questa procedura, sta evitando di mandare navi nella regione, affidandosi ad altri per il trasporto. E’ una plateale dimostrazione di come non abbia fiducia nelle decisioni del suo governo che non fa gli interessi del Regno Unito ma si inchina servile alle scelte politiche dell’amministrazione Trump. 

Gli armatori delle petroliere pagano un premio aggiuntivo alle assicurazioni per il rischio di guerra quando navigano nel golfo Persico. Oggi pagano 185.000 dollari in più per le superpetroliere in seguito agli attacchi degli ultimi mesi. 

L’IRGC ha mandato tanti messaggi con l’abbattimento del drone americano, il sabotaggio e poi la cattura di una petroliera. Tutti questi messaggi si riassumono in uno solo: se l’Iran non può esportare il suo petrolio, nessuno potrà farlo. L’arrivo di una nuova nave militare britannica, la HMS Duncan, non cambierà nulla: andrà ad aggiungersi alla lista degli obbiettivi presi di mira dagli iraniani nel golfo Persico in caso di guerra. La decisione degli Stati Uniti di stracciare l’accordo sul nucleare non solo ha reso il Medio Oriente più insicuro ma è riuscita ad aumentare la presenza della Russia nelle acque della regione: l’Iran ha annunciato esercitazioni navali congiunte con la Russia nei prossimi mesi. L’Iran sta portando i russi in quello che è sempre stato il “parco giochi acquatico” degli Stati Uniti. E’ chiaro come la strategia della “massima pressione” di Washington stia fallendo e non riesca a produrre quei risultati che gli americani pronosticavano. 

Finché Trump sarà al potere la situazione in Medio Oriente non si stabilizzerà. Non erano numerosi nel mondo quelli che hanno creduto alle parole del segretario di stato Mike Pompeo quando diceva che le sanzioni avrebbero paralizzato l’Iran al 95% e che l’influenza di Teheran in Medio Oriente sarebbe stata compromessa  dalle misure prese nei suoi confronti. 

L’Iran si oppone all’egemonia degli Stati Uniti ed è pronto alla guerra, sfida apertamente Washington e Londra. Dà il benvenuto al sostegno dei russi e dei cinesi e sviluppa le sue capacità missilistiche per compensare la sua inferiorità navale e aerea. 

L’Iran fa affidamento sui suoi missili per imporre le sue regole d’Ingaggio sfidando così una superpotenza, gli Stati Uniti, e il Regno Unito con la sua tradizione imperiale. 

Gli Stati Uniti non possono più permettersi il lusso di dettar legge all’Iran e di cercare di spuntare i suoi artigli. Teheran sta sviluppando sempre più la tecnologia legata ai missili e le sue capacità nucleari. E’ pronta al prossimo passo che comporterà un ulteriore parziale ritiro dall’accordo sul nucleare malgrado gli sforzi fatti da Francia e Germania per affermare la loro presa di distanza dal comportamento degli Stati Uniti. Il mondo continuerà a concentrare l’attenzione su questa parte del mondo e a seguire con ansia gli sviluppi dello scontro tra Stati Uniti e Iran. 

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