Non si prevede un ritiro delle truppe americane dalla Siria entro l’anno.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Malgrado il presidente Donald Trump abbia annunciato di aver raggiunto un accordo con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan per il ritiro delle truppe statunitensi da alcune posizioni in Siria, nella parte occupata del nord-est ( che lascerebbe peraltro i curdi siriani al loro destino), la partenza dei militari americani dal paese appare “estremamente improbabile”. Gli Stati Uniti hanno impiantato parecchie basi militari e aeroporti che danno appoggio logistico e operativo ai militari americani in Iraq e all’aviazione israeliana. Rinunciare ad occupare il nord-est siriano significherebbe cedere una posizione strategica in Medio Oriente, un passo che presumibilmente l’amministrazione americana non farà quest’anno. C’è da dire comunque che il supporto internazionale di cui godono i curdi ( in Siria e Iraq) li proteggerebbe ampiamente da un attacco di jihadisti e militanti pro-turchi, osservati con attenzione da tutti. Tuttavia per gli Stati Uniti il loro alleato nella NATO ha la priorità sui curdi siriani, quei curdi che, come ha spiegato Trump, hanno combattuto e sono stati pagati per i loro servizi con denaro e attrezzature militari. Tutto fa pensare ad una operazione turca limitata ferme restando tutte le difficoltà e i conflitti di interesse esistenti tra la Turchia e i suoi alleati, la Russia e l’Iran. 

Gli Stati Uniti sono sempre stati molto chiari sul fatto che i loro interessi prevalgono su quelli di qualunque altro paese o gruppo. Loro hanno dei partners in affari e non degli alleati strategici. In questo contesto pertanto sarebbe normale per l’amministrazione americana scaricare i curdi siriani. In fin dei conti sembra che Trump dia per scontato che  abbiano svolto il loro ruolo : sono mercenari e come tali sono stati pagati per il lavoro fatto ( eliminare l’ISIS ). 

I curdi siriani però minacciano di non fare più i custodi di oltre 50 prigioni in cui sono rinchiusi circa 11.000 militanti dell’ISIS. Controllano anche il campo di Al-Hol dove si trovano più di 80.000 familiari di militanti del cosiddetto “Stato Islamico”. Quindi questa mossa in realtà non avverrà mai: i curdi verrebbero sterminati proprio dai militanti dell’ISIS se questi fossero messi in libertà. La base aerea al-Basel a Raqqa è già stata colpita martedì notte da due attacchi suicidi seguiti dal tentativo, da parte di circa 50 jihadisti, di catturare la base. L’ISIS non ha più il controllo delle città ma è ancora attivo in Siria e Iraq dove usa tattiche di guerriglia. Pertanto i curdi non si daranno la zappa sui piedi liberando i membri dell’ISIS: al momento lo scopo della loro dichiarazione è quello di fare pressione sul mondo, in particolare l’Europa, perché impedisca il ritiro degli Stati Uniti. 

Quello che ci si attende è un attacco turco ( lanciato insieme ai gruppi alleati dell’opposizione siriana) su due fronti, Tel Abyad e ras al-Ain, in seguito ad un ritiro tattico parziale degli Stati Uniti dalla zona. Il territorio che la Turchia cercherà di conquistare è lungo 100km e ha un’area di circa 300-400kmq. Quello che sorprende è che la leadership curda non abbia abbassato le sue pretese nei negoziati con il governo di Damasco per cercare di formare una federazione nel paese. Davanti a negoziatori russi e iraniani, i curdi hanno comunicato a Damasco di voler continuare ad avere il controllo sui ricchi giacimenti di petrolio e di gas che si trovano in poco meno di un quarto del territorio siriano che occupano. In più hanno chiesto di gestire da soli l’enclave, rifiutato la presenza dell’esercito siriano se non come guardie di frontiera con la Turchia! Damasco non vuole essere solo il guardiano dei confini, aspira a riprendere il controllo di tutto il territorio del paese e a metter fine a tutto quello che i curdi offrono agli Stati Uniti e a Israele in termini di strutture e servizi come succedeva in Iraq. 

Mosca e Teheran rifiutano l’idea che l’occupazione americana venga sostituita da quella turca. Anche se Russia, Iran e Siria sono convinte che la presenza turca sarebbe meno dannosa di quella degli Stati Uniti, Damasco e i suoi alleati non vogliono sentir parlare di occupazione di qualsiasi parte della Siria, per loro l’unico che deve avere il controllo del territorio e delle sue risorse energetiche è il governo siriano. 

Nonostante il fatto che il presidente Erdogan potrebbe chiudere un occhio sul destino di Idlib permettendo così al governo siriano di riprendersi la città e la sua provincia ( che porterebbe all’eliminazione dei jihadisti, inclusa al-Qaeda), il presidente siriano insiste a volere il controllo dell’intera Siria. 

I negoziatori turchi si sono incontrati con funzionari russi e iraniani per discutere di Idlib e per cercare di scambiarla con al-Hasaka e Qamishli. Assad ha rifiutato qualunque progetto di questo tipo con la Turchia e “ affronterà il problema dell’occupazione del nord-est della Siria quando il Medio Oriente sarà più tranquillo”. 

L’accordo sul nucleare iraniano e le sue conseguenze sono in ballo e hanno la priorità. La situazione in Iraq è preoccupante, mostra come gli Stati Uniti e i loro alleati siano in grado di rimescolare le carte in Medio Oriente e sfruttare le legittime richieste della popolazione ( giuste riforme e posti di lavoro ) per innescare delle provocazioni. 

La Turchia sa che la Russia e l’Iran potrebbero armare i curdi siriani se Ankara decidesse di occupare il nord-est della Siria. Una tale mossa farebbe sprofondare la Turchia nella palude siriana. E’ troppo presto per raggiungere questo livello di relazioni tra alleati (Iran, Russia e Turchia) e ci si aspetta che la Turchia si muova in un’area limitata nel nord-est siriano. 

I curdi restano gli eterni sconfitti. Quello che è successo ad Afrin è un ottimo esempio : i curdi hanno abbandonato la loro città ma non hanno permesso al governo siriano di controllarla. La battaglia di Afrin ha mostrato la loro incapacità di difendere da soli il loro territorio. La lotta per la sopravvivenza li ha spinti a fuggire e ad abbandonare le loro case. Se le forze d’occupazione non raggiungeranno un accordo con Damasco, e anche in poco tempo, ci saranno pochi posti per loro di riferimento o in cui cercare riparo. Il presidente Assad è pronto ad accogliere i curdi a braccia aperte se si affrancassero dalla protezione degli Stati Uniti. 

Brett Mc Gurk, l’ex inviato del presidente ( prima Obama e poi Trump) in Iraq e Siria ha detto: “ entrambi i presidenti hanno sviluppato e considerato la possibilità di collaborare con l’opposizione appoggiata dalla Turchia che sfortunatamente è piena di estremisti, molti legati ad al-Qaeda”. La testardaggine dei curdi siriani li acceca e non fa trovar loro soluzioni; incapaci di imparare dalla storia insistono a cercare di costruire uno stato… sulla sabbia! 

I curdi iracheni perdevano tutti i loro privilegi proprio quando cercavano di dichiarare uno stato indipendente. Trump credeva che i curdi siriani fossero “ mercenari “ e adesso non gli servono più…..ma i curdi continuano a non voler vedere la realtà. C’è un virus ( alcuni lo definirebbero una maledizione) che attacca tutti quelli che si immischiano negli affari del Medio Oriente o che vi combattono e che colpisce soprattutto gli americani…..e adesso i curdi : si chiama “rifiutarsi di imparare dal passato”. 

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