L’ America accetterà la sua sconfitta o sfiderà l’Orso Russo e il Drago Cinese? (1/3)

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Damasco – di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

In seguito alla liberazione del Ghouta orientale dai jihadisti e alla loro partenza verso la città settentrionale di Idlib, sotto controllo turco e di al-Qaeda, la città di Duma sta negoziando con i Russi una via d’uscita per i militanti dell’”Esercito dell’Islam”(Jaish al-Islam). Questi militanti hanno combattuto contro molti ribelli e jihadisti e non hanno più, in conseguenza, degli amici nell’arena siriana. Questo negoziato, comunque, è diventato un dettaglio tattico perché la capitale, Damasco, è ormai in sicurezza e non più esposta, come prima della liberazione del Ghouta,  ai bombardamenti quotidiani.

Cosa accadrà dopo? 

Il campo di Yarmouk e al-Hajar al-Aswad:

L’eliminazione dello “Stato Islamico” (ISIS) e dei  rimasugli  di al-Qaeda nel campo di Yarmouk e nella zona circostante di al-Hajar al-Aswad , a sud di Damasco, è anch’essa un dettaglio tattico, non essendoci una via di fuga per questi militanti, intrappolati da ogni lato: la liberazione di questa zona non è un problema.

La steppa siriana (al-Badiya):

Nelle steppe siriane (al-Badiya) l’ISIS si trova ancora in una sacca e  si prevede che l’esercito siriano se ne occuperà la prossima estate. Anche questa zona è completamente assediata , l’ISIS non può andare da nessuna parte e, nell’attesa, la sua forza di volontà e il suo morale, si stanno deteriorando , riducendosi ai minimi livelli.

Idlib e al-Qaeda:

Per quanto riguarda la città di Idlib, dove si stanno moltiplicando le varie forze dell’opposizione e dei jihadisti, questi ultimi  continuano una lotta di potere perenne  in cui  ci si divora a vicenda. Non riusciranno a gestire  la presenza di diverse nazionalità e fedi religiose ,  in conflitto tra loro, in un’unica città. Il ruolo della Turchia perciò sarà cruciale nel manovrare il controllo della zona e prevenire le lotte intestine tra i jihadisti o anche eliminare quelli che non vogliono sottomettersi alle politiche di Ankara.

Le forze di occupazione turche:

La presenza turca nel nord-ovest e nel centro-nord è diventata inevitabile. Una battaglia a lunga scadenza  sebbene lenta e contraddittoria è prevista tra lo stato siriano e quello turco. E’ naturale, in queste circostanze, aspettarsi minacce e contro-minacce da parte di entrambi i governi.

Se Damasco decidesse di optare per una guerra contro la Turchia, dovrebbe affrontare la questione senza poter contare sui suoi alleati. Né la Russia, né l’Iran vogliono un confronto militare con l’esercito turco. La Siria ha il diritto di richiedere il ritorno dei suoi territori attraverso vie diplomatiche in primo luogo e facendo anche pressione su Ankara tramite i suoi amici e alleati. L’uso della forza militare come soluzione potrebbe essere deciso da Damasco come un tentativo in extremis  per riottenere il suo territorio.

La Russia potrebbe essere tentata ad intervenire diplomaticamente per trovare una soluzione tra Damasco e Ankara se effettivamente lo scopo di Mosca è quello che le sue forze coesistano con l’esercito siriano in una Siria pacificata.

Le forze d’occupazione americane a Deir-Ezzour e al-Hasaka:

Le forze americane rimangono nel nord-est ( circa il 24% del totale del territorio siriano sotto il controllo dell’esercito degli USA) e con una grande sacca in mano all’ISIS  protetta da Washington tuttora “per ragioni e obbiettivi non dichiarati”. L’ISIS  è schierato al confine tra l’Iraq e la Siria e conduce “una vita normale”, come ci mostrano i suoi mezzi di informazione e propaganda. I militanti dell’ISIS, tra l’altro, conducono attacchi contro gli eserciti siriano e iracheno da entrambi i lati di quel confine  con cui hanno grande dimestichezza.

Non è verosimile che le forze americane se ne vadano nel breve periodo a meno che non siano costrette da attacchi insurrezionali. Se  e quando l’ambiente circostante dovesse diventare ostile vorrebbero evitare perdite numerose.

Washington ha dimostrato di essere in grado di sopportare perdite in Iraq : e’ rimasta lì nonostante avesse perso circa 4.500 soldati e ufficiali. Come ha detto l’ex segretario di stato americano James Baker, “ l’America andrà in guerra in medio oriente se necessario per controllare le fonti di energia”.

Infatti, in Siria, ci sono risorse energetiche (petrolio e gas) sotto controllo americano che ammontano a circa il 13% del totale delle scorte siriane. In più la presenza degli USA rende più facile a Israele l’uso dell’aeroporto americano creato nel nord-est della Siria come hub sul confine siro-iracheno.

Gli Stati Uniti possono anche rimescolare la situazione in Iraq, Siria e Turchia, minacciando tutti questi paesi con un potenziale “stato curdo” essendo i curdi del luogo i loro protettori  che agiscono come “proxies” americani.  Questo pare  uno scenario improbabile poiché si prevede che ad un certo punto i curdi  verranno abbandonati dalle forze americane e lasciati in futuro al loro destino.

Gli obbiettivi degli USA nel territorio occupato in Siria vanno comunque contro gli interessi dei paesi confinanti e ciò potrebbe influenzare la durata della presenza americana. Non c’è dubbio che l’occupazione di territorio siriano da parte americana sia di grande disturbo all’asse anti-americana e venga considerata una “spina velenosa” nel Levante.

La presenza dell’ISIS, d’altra parte, è pure diventata un piccolo dettaglio, in quanto è assediato. Può muoversi liberamente nell’enclave americana ma con cautela nei confronti dei suoi nemici : gli eserciti siriano e iracheno. Pertanto l’ISIS non ha orizzonti strategici specialmente da quando la carta islamista è stata fallimentare nel tentativo di cambiare il regime sia in Iraq che in Siria. Il “caos creativo” installato dai dirigenti americani e titolato “il nuovo medio oriente” ha fallito pure lui nell’effetto sperato.

Daraa e Quneitra:

Ciò non significa che la Siria sia liberata e che il controllo dello stato siriano sia esteso sul suo intero territorio. C’è però una battaglia importante che sta emergendo nel sud della Siria, nelle province di Daraa e di Quneitra.

Perché questa battaglia è importante e più importante della sacca dell’Isis  a Yarmouk o nella steppa siriana o addirittura più importante della città di Idlib dove al-Qaeda e altri gruppi si sono radunati negli ultimi due anni?

Il grande dilemma rimane per le due province meridionali :Daraa e Quneitra. Queste due province sono al confine con Israele nella zona di de-escalation concordata tra gli Stati Uniti,la Giordania e i russi.

Ma Damasco insiste nel volerla liberare, con o senza l’approvazione russa. Al governo siriano piacerebbe anche liberare la zona sotto il controllo di al-Qaeda,dei ribelli e in più quella controllata dai militanti pro-ISIS di “Jaish Khaled bin Walid”.

E, naturalmente appena parliamo dell’esercito siriano che libera un territorio controllato da al-Qaeda, possiamo come sempre aspettarci una valanga di accuse da parte dei mezzi di comunicazione internazionali in cui la zona verrà raffigurata come “abitata esclusivamente da più di mezzo milione di civili, tutti in difesa delle loro case”.

La manipolazione dei mezzi di informazione e da loro condotta è andata avanti dal tempo delle battaglie di Qusseyr, Qalamoun, Aleppo, Madaya e infine con la battaglia del Ghouta.

Washington ha incaricato la CIA, il Pentagono e il Dipartimento di Stato americano di usare strumenti civili, con le Organizzazioni Non Governative a causare preoccupazione sui diritti umani solo contro quelle nazioni che avevano rifiutato il dominio americano. Questo è successo dal primo giorno in cui la Russia ha messo piede in Siria, nel settembre 2015 ,in una situazione compromessa,  fino a quando è cambiata, sul terreno,  in favore del governo siriano e da lì sono iniziati pesanti critiche e attacchi contro la Russia  e contro gli alleati di Damasco in Siria.

Per queste precise ragioni Daraa deve essere la priorità da risolvere per il governo di Damasco. Deve iniziare i negoziati per sgomberarla da tutti i militanti disposti ad essere scaricati a Idlib – il “cestino dei rifiuti”in cui tutti i jihadisti vengono mandati da tutte le zone liberate della Siria.

 

Gli USA hanno perso la “battaglia estremista”- sono stati incapaci di raggiungere l’obbiettivo del “cambio di regime” in Siria. Quello è stato il risveglio dell’orso russo da un lungo letargo  dopo aver capito come gli Stati Uniti  stavano cercando di metterlo con le spalle al muro. Mosca ha inoltre potuto contare sul sostegno del drago cinese con cui condivide gli obbiettivi di eliminare tutti gli estremisti e i terroristi jihadisti che sono in Siria.

Entrambe, Russia e Cina, stanno lavorando a stretto contatto per mettere fine alla superpotenza unipolare e  chiudere il periodo di dominio americano nel mondo.

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