L’America accetterà la sua sconfitta o sfiderà l’Orso Russo e il Drago Cinese? (3/3)

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Damasco – di Elijah J. Magnier

Traduzione: Alice Censi

La Russia ha fatto conoscere la Cina alla Siria durante la guerra, quando la marina cinese è arrivata nel Mediterraneo e ha raggiunto le coste di Tartous e Lattakia per mandare il messaggio all’ America e ai suoi alleati che il dominio monolitico del mondo era finito.

Ci sono migliaia di jihadisti cinesi che hanno combattuto con l’ISIS e al-Qaeda e Beijing era preoccupata, li voleva vedere tutti eliminati in Siria.  La cooperazione tra i servizi di informazione cinese e siriano veniva stabilita. Damasco ha un’esclusiva, ricchissima banca di informazioni riguardante i combattenti stranieri alla quale molti paesi vorrebbero poter avere accesso da quando combattenti stranieri di più di 80 nazionalità hanno potuto entrare in Siria nel tentativo non riuscito di rovesciare il regime instaurando uno “stato islamico”.

Ma Washington sta ancora cercando di proteggere la sua posizione, rifiutando di togliersi la corona del dominio sul mondo che porta da oltre un decennio ed è pronta a combattere contro l’ “asse che si oppone agli USA” usando altri mezzi fuori dalla Siria. La dirigenza americana e i suoi alleati stanno espellendo diplomatici russi e imponendo sanzioni alla Cina e all’Iran. La sconfitta degli Stati Uniti in Siria è ovviamente dolorosissima.

Quello che Washington finge di ignorare è che il mondo non crede più alla potenza militare degli USA e che ci sono due potenziali paesi, meno arroganti e desiderosi di creare alleanze piuttosto che fare i prepotenti con i paesi più deboli : Russia e Cina che stanno radunando sempre più alleati contro l’asse americana.

Gli Stati Uniti vivono ancora nel 1991, al tempo del collasso dell’Unione Sovietica. Il grande declino è continuato fino all’arrivo del presidente Vladimir Putin al potere nel 2000. Washington aveva capito che c’era una persona nuova al Cremlino, nel castello degli Zar, con l’intenzione determinata di ritornare alle antiche glorie. A quel tempo la Russia aveva solo armi nucleari e nient’altro ma la volontà dell’orso russo di svegliarsi dal suo letargo era forte.

Putin non dichiarò guerra all’America, ma le porse la mano cercando di costruire un’amicizia o almeno  evitare ostilità. Ma Washington vide in Mosca la possibilità di recuperare in un paio di decenni e si mise al lavoro per frenare il processo o, se possibile, per interromperlo. Ecco perché gli USA iniziarono a tirare dalla loro parte molti paesi dell’ex Unione Sovietica che si erano dichiarati indipendenti, includendoli nella NATO e nell’Unione Europea e circondando la Russia.

La Cina che conta sul lavoro a basso costo ed è in grado di clonare qualunque tecnologia commerciale e politica, percepiva, come la Russia, la paura americana del suo rapido sviluppo economico e della sua ricchezza. Così, il riavvicinamento tra Cina e Russia veniva sostanzialmente creato grazie all’aggressiva politica americana nei confronti dei due paesi e soprattutto perché gli americani sono concentrati esclusivamente sulla forza militare quando trattano con il mondo.

Washington ha incentrato il suo controllo navale sul mare meridionale cinese e lo stretto di Malacca, rispolverando memorie della sua presenza militare durante la seconda guerra mondiale, nel tentativo di intensificare la pressione su Beijing. Gli Usa sono coscienti della loro superiorità navale e sanno che la Cina ha bisogno del mare per i suoi commerci e per le sue scorte energetiche.

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La Cina ha iniziato a proteggersi istituendo l’ Organizzazione di Cooperazione di Shanghai nel giugno 2011, un’organizzazione politica ed economica, con lo scopo di focalizzarsi su iniziative economiche, aumentare la cooperazione militare e antiterroristica con la condivisione di informazioni. Questa Cooperazione include circa la metà della popolazione mondiale e gli stati ( inclusi cinque stati nucleari) della Cina, Russia, Kazakhstan, Tajikistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Mongolia, Iran, India e Pakistan e ha anche rifiutato la richiesta di Washington e Tokyo di essere semplici osservatori.

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La Cina è andata nei paesi colpiti dalla politica americana per stabilire un riavvicinamento. Inoltre ha creato il “filo di perle” di stati e isole che garantiscono  la protezione marittima accerchiando l’India, il Giappone e altri alleati americani. Nell’oceano indiano c’è il passaggio del 60% del commercio di petrolio proveniente dal medio oriente che rende indispensabile la protezione  dello stretto di Malacca da parte della Cina.  Pertanto Beijing ha stabilito relazioni con la Malaysia, Singapore, Myanmar, le isole Coco, il Bangladesh, lo Sri Lanka, il Pakistan e ha una sua presenza sulla costa africana, in Sudan e Kenya.

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Per di più , la Cina ha rimesso in uso la più vecchia rotta via terra del mondo per il commercio, risalente alla dinastia Han, chiamata “la via della seta”. La moderna via della seta cinese procurerà un collegamento di Beijing con il mondo per commerci che si pensa del valore di un trilione di dollari ( per 900 progetti diversi). La” via della seta” raggiunge 11 città in Europa e altre in Africa attraverso ferrovie e gasdotti e si prevede che raggrupperà sette paesi asiatici sotto lo slogan “ una cintura (di infrastrutture), una via”. Offrirà alla Cina gas e commerci e andrà a coprire il 70% della popolazione del pianeta.

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La Cina fa anche parte del gruppo dei BRICS, fondato nel 2009 che include il Brasile, la Russia, l’India, la Cina e il Sud Africa e rappresenta circa il 40% della produzione mondiale.

E dulcis in fundo, nel 2013 la Cina ha presentato la “Asian World Bank”(AIIB) istituita per colpire in modo diretto l’America e che raduna 57 paesi – inclusi molti stati europei – ma con l’esclusione di Stati Uniti e del Giappone, il suo fidato alleato.

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La banca internazionale asiatica – con 100 miliardi di dollari – punta a eliminare il controllo finanziario americano sull’economia mondiale. Washington ha considerato questo passo provocatorio, finalizzato a trovare alternative al suo controllo sull’economia e sulla finanza  mondiale che gli USA hanno controllato per decenni senza alcun rivale.

Con le sue sanzioni superficiali ma continue, Washington si crede capace di prevenire l’unione euroasiatica ( che si estende dall’oceano atlantico all’oceano indiano, includendo sei grandi stati che contengono i 3/4 dell’energia mondiale ) per disturbare la Russia e infastidire la Cina.

Inoltre gli USA pensavano di creare una “NATO del medio oriente per contrastare la “mezzaluna sciita” e la “minaccia iraniana”. Questa idea è stata cancellata in seguito alla disastrosa guerra in Yemen dell’Arabia Saudita e perché i paesi mediorientali sono incapaci di unirsi politicamente,economicamente o militarmente.

Mentre gli USA combattono e perdono in Siria, la maggior parte dei paesi che hanno rifiutato l’egemonia americana si stanno raggruppando in un modo o nell’altro. C’è una cooperazione tra questi paesi – come abbiamo visto prima – per liberarsi dal dominio, dall’arroganza e dalla distruttiva politica estera di Washington.

Gli Usa credono nel cambio dei regimi  direttamente – o attraverso i loro “proxies”-per occupare o controllare i paesi imponendo loro  pesanti  compensi in denaro con la scusa di proteggerli  ed evitare la caduta delle monarchie mediorientali ( come l’Arabia Saudita, a detta dello stesso Donald Trump). La dirigenza americana sta anche manipolando i giovani utilizzandoli come “ attivisti per la libertà” per guidarli verso stati in fallimento, permettendo agli estremisti (Libia e entrambi Iraq e Siria) di farla franca.

L’America sta installando missili dovunque abbia basi militari nel mondo e non ha mai pensato di usare la sua energia e il suo potere a sostegno dell’economia e della pace. E’ solo concentrata sul controllo degli stati e delle fonti di energia incurante delle conseguenze perché non ha l’obbligo  di rendere conto delle sue azioni.

Il fallimento è ovunque : il piano di Washington non è riuscito – come ha detto il generale Wesley Clark, generale a quattro stelle dell’esercito americano ormai ritirato e comandante supremo del comando alleato della NATO durante la guerra di Yugoslavia nel 1999 – nell’ occupare sette paesi ( Iran, Iraq, Siria, Libano , Libia, Somalia e Sudan) e ha inoltre fallito in Afghanistan, Iraq e Siria in quanto ha sottostimato la reazione alla sua politica estera.

L’America è riuscita, comunque, enormemente, a seminare odio tra la popolazione mussulmana, cambiando l’obbiettivo di al-Qaeda ( colpire il nemico lontano, cioè gli USA) e  rimpiazzandolo con quello dell’ISIS (  colpire il nemico vicino, cioè le minoranze e altri mussulmani), rianimando un’animosità tra i mussulmani vecchia di 1400 anni. Oggi la maggioranza della popolazione occidentale crede che la guerra in medio oriente sia “tra mussulmani. Lasciamo che si ammazzino l’un l’altro…che importa?”.

Mentre gli USA vendono armi per 100 miliardi di dollari all’Arabia Saudita per uccidere sempre più yemeniti e minacciare i suoi vicini (Qatar, Siria e Iran), la Russia ha firmato contratti per 10 anni con la Cina del valore di 600 miliardi di dollari e con l’Iran per 400 miliardi di dollari. La Cina ha anche firmato contratti con l’Iran del valore di 400 miliardi di dollari. Questi contratti vanno nella direzione di una cooperazione economica e di scambio di energia; promettono un futuro economico avanzato per quei paesi lontani dal dominio americano.

Gli USA credono di poter mettere all’angolo la Russia, la Cina e l’Iran : la Russia ha 7.000 km di confine con la Cina, l’Iran non è l’Iraq e la Siria non è l’Afghanistan. Il destino di un mondo comandato dall’unilateralismo si è concluso in Siria.  Il mondo va verso il pluralismo.

Resta la domanda : è preparata Washington ad accettare la sua sconfitta e riconoscere di aver perso il controllo del mondo e uscire così dalla Siria?

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