I “partiti balena” hanno il coltello dalla parte del manico nelle elezioni in Iraq : da che parte sta Sistani? I vincitori sono tenuti in pugno dall’Iran? Da che parte stanno gli USA?

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di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Non molti anni fa, l’analista americano – pioniere nel suo campo –  Bruce Hoffman, aveva predetto, come molti altri analisti la vittoria dell’ISIS in Mesopotamia e la divisione del paese. Questo non perché gli Stati Uniti avevano fallito nello sconfiggere l’ISIS ma perché c’era bisogno della presenza a lungo termine del gruppo terroristico per svariate ragioni che però non sono il soggetto di questo articolo. Nessuno aveva predetto il ruolo speciale del Marjaiya a Najaf né il desiderio iraniano di sconfiggere i Wahhabisti Salafisti Takferee in Iraq, Siria e Libano affinchè questi non si avvicinassero a Tehran.

Oggi il popolo iracheno ha pagato per la sua libertà con il suo stesso sangue e con grandi  sacrifici. Oggi – e certamente non l’occupazione americana nel 2003 -, è il vero giorno dell’indipendenza per gli iracheni che hanno sconfitto l’ISIS grazie al Marjaiya, rappresentato dal Grande Ayatollah Sayyed Ali Sistani.

Tuttavia, la strada è ancora lunga prima che gli iracheni ottengano una reale rappresentanza nel parlamento perché la Mesopotamia è ancora sotto il controllo dei “partiti balena” ( gruppi e organizzazioni più forti) che formeranno il nuovo parlamento e successivamente un governo con una maggioranza politica alla guida del paese.

24 milioni di iracheni ( su 36 milioni) sono ammessi a votare in 18 province per  329 seggi nel parlamento e per eleggere il loro Primo Ministro, lo Speaker e il Presidente. Ci sono 9 seggi destinati alle minoranze ( Cristiani, Sabia, Yazidi, Shabak e Curdi Fayli). Le province sono : Baghdad (71 seggi), Nineveh (34 seggi), Basrah (25 seggi), Dhi-Qar (19 seggi) Soleimaniyeh (18 seggi), Babil (17 seggi), Erbil (16 seggi), Anbar (15 seggi), Diyala (14 seggi), Kirkuk (13 seggi) Salahoddine (12 seggi), Najaf (12 seggi), Duhuq (12 seggi), Waset (11 seggi), Diwaniyeh (11 seggi) Karbala (11 seggi), Misan (10 seggi) e Muthanna (7 seggi).

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Qual’è la posizione di Sayyed Sistani?  

Nessuno può discutere su chi ha salvato l’Iraq : il grande Ayatollah Sayyed Ali Sistani e la sua Fatwa di “Jihad al-Kifa’ei” che ha mobilitato  la popolazione per la Jihad. Non sono stati né gli Stati Uniti né l’Iran. Certamente è ancora impresso nella memoria degli iracheni il ricordo del presidente Obama che intenzionalmente aveva ritardato nel 2014 ogni tipo di sostegno al governo centrale iracheno quando l’ISIS occupava Mosul ed era in prossimità di Baghdad. L’ISIS si era fermato solo perché i suoi militanti erano rimasti senza carburante, se no la strada verso Najaf e Karbala avrebbe, a quel tempo, opposto poca resistenza. Comunque gli USA ebbero un ruolo positivo più tardi usando la loro intelligence, l’aviazione e l’appoggio militare per sconfiggere l’ISIS in Iraq, ma solo per evitare di vedere il paese cadere tra le braccia dell’Iran. Infatti l’Iran era stato il primo a rispondere alla richiesta di Baghdad ed Erbil rifornendo il governo centrale e il Kurdistan di armi, consiglieri, addestramento e intelligence. L’Iran è stato anche partner,con gli Hezbollah libanesi, della vittoria irachena sul terrorismo.

Ciò nonostante il Marjaiya percepisce come ingiusta la legge elettorale che assegna il vantaggio ai “partiti balena” ( chiamati dagli iracheni Ahzab al-Hitan) rispetto ai piccoli gruppi o a persone stimate. Sayyed Sistani ha chiesto a tutti gli iracheni di votare senza suggerire chi andare a votare. Una gran parte della popolazione lo biasima avendogli chiesto di suggerire un nome o un gruppo da poter sostenere. Sayyed Sistani non vuole assumersi la responsabilità di raccomandare una persona o un gruppo, sa che prevalgono incompetenza e corruzione. Sayyed Sistani rifiuta il ritorno al potere di ogni forma di dittatura anche se ci fosse “ un dittatore positivo,  immacolato,che scende direttamente dal cielo ”. Il grande ayatollah vorrebbe vedere una legge elettorale che dia ad ogni singolo cittadino il diritto ad avere un seggio in parlamento senza necessariamente doversi unire ad un “gruppo balena”.

Sayyed Sistani sa che ogni iracheno è in primis interessato a “Dabbat Ghaz” ( serbatoi di stoccaggio del GPL) Tanakat Naft ( carburante), acqua, elettricità e sicurezza. Lui crede, peraltro, che sia necessario un piano politico e finanziario per tenere insieme il paese, stabilire buone relazioni con tutti i vicini, liberi da influenze straniere, e che ci sia un governo non corrotto con la volontà di offrire servizi di base e ricostruire le infrastrutture distrutte dalla guerra.

Il Marjaiyah  teme il giorno in cui “ la gente non ascolterà più”.

“ Verrà un tempo in cui avremo bisogno di mettere il nostro turbante in una valigia e andar via ( nhot al emama bi ‘allaga wa nushrud), crede il Marjaiya.  Gli iracheni hanno seguito il grande ayatollah Sistani alla lettera su base religiosa e ideologica quando hanno risposto alla sua richiesta di difendere l’Iraq. Proprio questa ideologia ha fatto sì che gli iracheni abbiano accettato di avere anche 6 martiri nella stessa famiglia ( fratelli e anche il padre tutti uccisi in battaglia contro l’ISIS). La gente comunque, vuole che Sayyed Sistani ordini loro di votare per uno o più candidati e questo è il dilemma perché Sistani non crede in nessuno di loro. Il Marjaiya ha chiesto agli iracheni di “ usare il cervello per eleggere i candidati più adeguati”.

Un giorno ho chiesto a Sayyed Sistani perché non consigliava un candidato a primo ministro e lui mi ha risposto: “dove possiamo trovare qualcuno che sia più accettabile? C’è un candidato che sia migliore? Maku (non si può trovarne uno). Questo è quello che abbiamo a disposizione”.

C’è un detto iracheno : “ Voglio del pane appena cotto, caldo, ma vecchio e secco” e questo indica che trovare la persona giusta è praticamente un obbiettivo impossibile.

Abu Muntazar al-Najafi mi ha detto di aver votato oggi per un candidato la cui famiglia si trova in città, è ricco e lavora sodo ma ruba meno degli altri. “Tutti sono corrotti”mi ha detto. Si va alla ricerca di qualcuno che rubi meno degli altri e che allo stesso tempo offra dei servizi alla gente. Pertanto gli iracheni cercano ” il meno peggio” tra i cattivi!

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Muntazer al-Zaidi, the Iraqi journalist who chucked two shoes at then President George W. Bush in protest of US military presence in Iraq is running for parliament in the Iraqi elections.

Ma l’Iran controlla i principali candidati?

Non c’è dubbio che l’Iran e l’Iraq abbiano in comune delle forti relazioni. La maggioranza degli iracheni è sciita e ciò impone vincoli e collegamenti tra i due paesi per la presenza degli Imam sciiti- connessi al profeta Maometto- sia in Iran che in Iraq. Il turismo religioso è importante e rappresenta miliardi di dollari in entrate per entrambi i paesi.

Gli iracheni considerano l’amore per l’Iran come mangiare pesce (un detto iracheno): “Ma’qul…Mazmoum” che significa che ti piace, lo mangi ma vuoi buttar via i suoi avanzi velocemente.

La Mesopotamia non offrirà obbedienza all’Iran anche se combatte con la sua spada. Questo è un accenno ai capi dei gruppi sciiti :

Il Grande Ayatollah Sistani: Il Marjaiya di Najaf rifiuta ogni interferenza iraniana negli affari iracheni, in particolare nella scelta del primo ministro. Sayyed Sistani ha scritto una lettera,in una rarissima occasione, dichiarando di non voler vedere Nuri al-Maliki a capo del governo per un terzo mandato, dando così lo spazio ad un altro candidato di farsi avanti. Il Marjaiya ritiene che l’Iran abbia commesso molti errori in Iraq a causa di una mancanza di comprensione delle dinamiche irachene. Ciò nonostante Sayyed Sistani non ha preso decisioni contro gli interessi strategici dell’Iran, come gli altri primi ministri in carica. Il grande Ayatollah vorrebbe che l’Iran e gli USA togliessero le mani dall’Iraq completamente.

Haidar al-Abadi: il primo ministro ha dovuto affrontare il capo delle IRGC (corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane) Qassem Soleimani il giorno in cui è stato eletto. Soleimani voleva sostituirlo e rifiutava la sua nomina. Anche un anno dopo Soleimani provava a rimpiazzarlo non segretamente. La tensione era alta tra i due fino a quando, qualche mese fa, Soleimani si è convinto che Abadi doveva essere eletto per la seconda volta.

Hadi al-Ameri: ha combattuto nella guerra Iran-Iraq tra i Pasdaran.  Al-Ameri si è schierato comunque contro Hezbollah apertamente il giorno in cui è stato raggiunto un accordo con l’ISIS in cui Hezbollah e la Siria approvavano il trasferimento di 30.000 militanti a Deir-ezzour. Oltretutto Ameri rifiutava la richiesta di Soleimani di unirsi ad Abadi in un’unica lista prima delle elezioni per evitare di avvantaggiare il primo ministro e forzargli la mano nei negoziati conseguenti ai risultati delle elezioni.

Nouri al-Maliki: E’ stato erroneamente considerato per tanti anni l’uomo dell’Iran. In realtà questa considerazione è decisamente sbagliata. L’Iran ha accettato al-Maliki solo perché aveva una forte personalità ed era in grado di tener testa alla dirigenza americana e chiedere al presidente americano di andarsene dalla Mesopotamia. Adel Abdel Mahdi o Ayad Allawi non erano così.  Al-Maliki, nonostante avesse approvato all’inizio l’unione di tutti i gruppi sciiti in un’unica coalizione e la condivisione del potere, si era poi rimangiato le sue promesse venendo quindi disprezzato sia dagli sciiti che dai sunniti. L’Iran era felice di vedere le truppe americane fuori dalla Mesopotamia, inconsapevole del fatto che si sarebbero preparate a rientrare attraverso una porta secondaria, usando l’ISIS come scusa. Inoltre al-Maliki ( che si considera il “padre di Hashd al-Sha’bi) si è sentito tradito da Soleimani quando il comandante iraniano  ha chiesto ad al-Ameri di unirsi ad al-Abadi, eliminando ogni possibilità che lui, al-Maliki, potesse diventare primo ministro.

Moqtada al-Sadr: nonostante la sua fuga in Iran per paura di essere assassinato dagli Stati Uniti nel 2006, Moqtada non si è mai sottomesso a Soleimani. Non ha mai accettato ordini o istruzioni dall’Iran. Al contrario, quando era a Qom, era andato in Arabia Saudita ad incontrare il principe Bandar bin Sultan, con la totale disapprovazione di Soleimani. Moqtada andava in visita all’Arabia Saudita e negli Emirati nel momento in cui le relazioni tra Iran e gli stati del golfo vivevano il loro momento peggiore. Le relazioni di Moqtada con Hezbollah, inoltre, sono di poco conto, lui viene considerato un ribelle senza una strategia.

Sayyed Ammar al-Hakim: è il figlio del Marjaiya ( Sayyed Abdel Aziz al-Hakim e prima di lui Sayyed Mohsen al-Hakim). E’ convinto che l’Iran abbia diviso al-Majlis al-A’la quando BADR ha deciso la scissione per correre da solo. Lui considera anche l’Iran responsabile di averlo isolato e fa conto sulla reputazione della sua famiglia.

Si pensa che le liste “al-Nasr” di Haidar al-Abadi, “Al-Fateh” di Hadi al-Ameri, “Sairoun” di Moqtada al-Sadr, “Dawlat al-Qanoun”di Nouri al-Maliki, “al-Hikma” di Sayyed Ammar al-Hakim e “Iraqiya” per Ay’ad Allawi, forse in questo ordine, saranno quelle a raccogliere la maggioranza dei voti sciiti.

Non ci saranno liste individuali in grado di raggiungere un minimo di 80 dei 329 seggi del parlamento. Tutti i capo-lista, quindi, saranno obbligati ad unirsi con una o più liste tra quelle sciite o forse tra le 4 sunnite o le 4 curde per aver diritto al posto di primo ministro. Anche se Abadi riesce ad avere 50-60 seggi, ha bisogno di altri capo-lista che si uniscano a lui. I giochi non sono orientati a favore di Al-Maliki o Al-Ameri o Abadi.  Abadi in realtà non viene considerato colui che ha liberato l’Iraq : è il Marjaiya che viene considerato tale. Inoltre a causa del suo attacco ai curdi Abadi è considerato anche peggiore di al-Maliki riguardo a Kirkuk e a tutti i posti di frontiera. Qui al-Maliki è in posizione di vantaggio. Per quello che riguarda le preoccupazioni americane, nessuno prende in considerazione ciò che piace o non piace agli USA, infatti molti leaders  iracheni pensano che le interferenze americane nel dialogo post-elettorale saranno controproducenti per qualunque candidato sostenuto dagli americani.

Nell’attesa dei risultati di questi negoziati post-elettorali ( certamente con una partecipazione inferiore al 50%) tutti gli occhi sono puntati sulla Mesopotamia, un paese con un ruolo chiave nelle tensioni montanti in medio oriente. Oggi il medio oriente è una zona la cui principale e più pericolosa caratteristica è l’assenza di una rete di sicurezza di qualsiasi tipo che possa proteggerlo dalle più estreme possibilità.

 

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