Haidar Abadi ha scelto di stare con gli Stati Uniti, sapendo di non poter ottenere un secondo mandato presidenziale….si è dato la zappa sui piedi!

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Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Non era difficile prevedere che la decisione del primo ministro Haidar Abadi fosse quella di attenersi alla decisione unilaterale americana di imporre le sanzioni all’Iran. Tuttavia finché la decisione non fosse stata ufficiale era possibile far finta che non sarebbe successo . Ma adesso lo stesso Abadi lo sta dicendo forte e chiaro : io sto con gli Stati Uniti contro l’ Iran. Questo non può che significare una sola cosa : il primo ministro sa perfettamente che non otterrà un secondo mandato da primo ministro.

Il partito Da’wa di Abadi , simpatizzanti e non simpatizzanti dell’ Iran, hanno tutti condannato la decisione del primo ministro di fermare tutti gli acquisti e gli scambi in dollari americani con l’Iran, una delle molte sanzioni imposte alla Repubblica Islamica dagli USA. Il governo iracheno ha inoltre deciso di non pagare più le somme dovute all’Iran per la fornitura in passato di elettricità a molte province del sud del Paese. La carenza di elettricità in quelle regioni e’ la causa principale dei continui disordini in Iraq. E non è tutto: in seguito alla decisione di Abadi e alla sua dichiarazione di aderire alle sanzioni americane, il membro del parlamento iraniano , Mahmoud Sadeghi ha richiesto il rimborso di 1,1 trilioni al governo iracheno come indennizzo per la guerra iniziata da Saddam Hussein il 22 settembre 1980.

Abadi e’ riuscito a mostrare ancora una volta la sua incapacità di prendere una decisione chiara, incapacità evidente in molti settori della sua governance. La sua dichiarazione ufficiale manifestava   opposizione a quelle che lui aveva definito sanzioni strategiche e sbagliate mentre contemporaneamente dichiara la propria volontà di attenersi a quelle stesse sanzioni “ per proteggere gli interessi del nostro (iracheno) popolo”. Alcuni, nell’entourage di Abadi dicono che il primo ministro. “ non intendeva dichiarare una guerra economica all’Iran, ma ha difficoltà ad andare contro gli USA soprattutto perché ha bisogno di ricostruire il paese con il denaro dei paesi vicini che solo gli americani  sono in grado di attirare”.

I rappresentanti degli Stati Uniti si incontrano regolarmente con Abadi nel suo ufficio o a casa sua nella “zona verde” di Baghdad promettendogli l’appoggio finanziario e politico dei paesi ricchi del Golfo. Sia gli USA che i paesi del Golfo vorrebbero vedere Abadi ottenere un secondo mandato ; hanno sostenuto lui e Moqtada al-Sadr nella speranza che potessero formare una nuova coalizione di governo ( sono necessari 165 membri del parlamento). Moqtada ha specificato 40 condizioni necessarie a qualunque primo ministro che voglia avere il suo appoggio : Abadi (certamente) non è in grado di soddisfarle.

Si sono levate molte voci contrarie alla decisione di Abadi di schierarsi contro l’Iran e il primo ministro e’ stato accusato di uso eccessivo della sua autorità e di non rappresentare il volere del popolo iracheno. I politici dicono che spetta al parlamento decidere se attenersi o no alle sanzioni unilaterali americane. Il comportamento provocatorio di Abadi mostra quanto bene lui sappia che i suoi giorni al governo sono contati.

Gli iracheni che prendono le decisioni a Baghdad dicono che “ Abadi non ha l’appoggio del Marjaiya perché è troppo debole quindi incapace di offrire in modo affidabile i servizi vitali che sono necessari alla ricostruzione di tutte le infrastrutture “.

“Il Marjaiya -e anche il partito Da’wa- non sostiene Abadi. Le varie dimostrazioni nel paese, inoltre, sono la reazione all’incompetenza del governo nell’affrontare questioni urgenti e nel rispondere alle richieste della popolazione che vorrebbe finalmente   vedere il ripristino, atteso da moltissimo tempo, dei servizi e delle infrastrutture . Abadi e’ apparentemente anche incapace di estromettere o processare i responsabili della corruzione all’interno del suo governo, in particolare quei ministri che sono membri del partito Da’wa. Il primo ministro e’ incapace di  attirare altri in una coalizione  che insieme al suo partito riesca a formare un nuovo governo con il numero richiesto di membri del parlamento . Inoltre, i principali gruppi sunniti, curdi, e i partiti chiave sciiti non vogliono assolutamente che Abadi ottenga un secondo mandato .

I politici iracheni dicono che Abadi preferisce andarsene dal governo in armonia e non in conflitto con l’Occidente,esattamente come il suo predecessore Nuri al-Maliki.

Haidar Abadi e’ convinto di lasciare il potere  dopo aver registrato molti risultati positivi legati alla sconfitta dello Stato Islamico (ISIS). Ma in realtà  è stato solamente il Marjaiya – il cui leader,il Grande Ayatollah Sistani aveva invitato ad una grande mobilitazione – a salvare Baghdad e a incoraggiare gli iracheni a prendere le armi per fermare e successivamente sconfiggere l’ISIS.

Il merito non è di Abadi. L’Iran tra l’altro è stato il primo a rispondere velocemente mandando armi e consiglieri in aiuto di Baghdad e Erbil  mentre l’amministrazione Obama guardava di buon occhio l’avanzata dell’ISIS, con l’apparente intenzione di vedere la Mesopotamia divisa in tre paesi : il Kurdistan,il Sunnistan (nazione sunnita) e lo Shiistan(nazione sciita).

Nonostante la mancanza di armonia tra l’Iran e Abadi, mai si sarebbe potuto pensare che  uno sciita in una posizione ufficiale si inchinasse davanti all’Iran o si opponesse a lui. Sembra che Abadi abbia deciso di chiudere il suo mandato da “eroe” almeno agli occhi degli Stati Uniti e con la solida reputazione di “colui che ha preso posizione” contro Tehran. Questa tattica lo porterà di sicuro fuori dalla “zona verde” e forse tornerà nel Regno Unito dove potrebbe vivere tranquillamente come cittadino britannico.

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