Colloqui segreti tra le Nazioni Unite e Hezbollah, scambio di messaggi in Mesopotamia….e altro ancora….

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Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Colloqui segreti tra le Nazioni Unite e Hezbollah , minacce da parte dell’amministrazione americana ai leaders iracheni e a Hezbollah, scambio di messaggi tra il generale iraniano Qassem Soleimani e i rappresentanti degli Stati Uniti e un costante braccio di ferro…..Tutte queste consultazioni e altre ancora, sono avvenute – secondo fonti vicine a Soleimani –  negli ultimi quattro mesi in Iraq tra l’Iran e gli USA, Hezbollah e gli USA e tra gli USA e i leaders iracheni per assicurare  una dirigenza alla Mesopotamia nei prossimi quattro anni che affronti le inevitabili sfide. Queste sfide sono collegate a chi governerà l’Iraq, a come il paese si comporterà nei confronti degli Stati Uniti e se l’embargo unilaterale americano all’Iran verrà rispettato.

L’Iraq rappresenta una considerevole fonte di reddito per l’Iran e la salvezza per la sua moneta, in particolare durante le sanzioni americane .Tuttavia, quando il presidente Trump ha revocato il trattato nucleare imponendo le sanzioni all’Iran, la decisione non si è rivelata così pesante come le sanzioni imposte precedentemente dalle Nazioni Unite, a causa anche del rifiuto di molti paesi di seguire gli Stati Uniti nella loro lotta contro l’Iran. L’amministrazione americana ha creduto, e forse ancora crede, che il regime iraniano cadrà in virtù di queste nuove sanzioni imposte. Questo modo ingenuo di vedere le cose e’ stato comunicato ai leaders iracheni. Alcuni di loro erano convinti che l’egemonia americana sarebbe cresciuta a dismisura nel mondo e che quindi l’Iran sarebbe stato sconfitto.

Questa è la ragione per cui si è formata una squadra composta dal generale iraniano Qassem Soleimani e dal rappresentante in Iraq di Sayyed Hasan Nasrallah , Sheikh Mohammad Kawtharani. Questa non è la prima volta che i due partecipano direttamente  alla formazione di un governo in Iraq. Generalmente gli iracheni hanno difficoltà a trattare con gli inviati iraniani, mentre si trovano più a loro agio con Hezbollah anche se l’influenza iraniana e’ decisamente più importante. E ‘ una questione di cultura e di modi di comunicare. I leaders iracheni, come quelli libanesi, non sono riusciti a trovare il modo di comunicare tra loro e a raggiungere dei compromessi e un terreno comune per formare un governo nazionale. I poteri esterni, sia regionali che internazionali, giocano in conseguenza un ruolo essenziale che ovviamente limita la possibilità di questi paesi di acquisire una propria indipendenza .

Ovviamente l’amministrazione americana e’ riuscita ad influenzare personalità di spicco nella leadership irachena, tra cui Sayyed Ammar al-Hakim e Haidar Abadi, l’ex primo ministro . Abadi era circondato da persone che  credevano all’ egemonia  americana e alla caduta dell’Iran “ in brevissimo tempo”, un po’ come la caduta del presidente Bashar al-Assad in Siria che doveva avvenire in tre mesi o sei o al massimo in un anno. Infatti lui e’ ancora al potere : i guerrafondai sostenitori del cambio di regime hanno fallito clamorosamente nel cercare di raggiungere i loro obbiettivi anche dopo sette anni di guerra.

Queste persone hanno spinto Abadi ad annunciare spontaneamente che si sarebbe attenuto alle sanzioni americane contro l’Iran pensando che questo avrebbe accresciuto le sue possibilità di essere eletto di nuovo. Abadi e’ stato mal consigliato, ha accettato il consiglio e questo si è rivelato  il suo sbaglio più grande e il primo brutto colpo. L’inviato americano in Iraq ha fatto tutto quelloche poteva per promuovere Abadi ma non c’è l’ha fatta. Secondo coloro che prendono le decisioni a Baghdad , l’inviato americano avrebbe infatti minacciato l’Iraq se avessero avuto colloqui con il rappresentante di Hezbollah, considerato un “terrorista”.

Faleh al-Fayyad, capo della Sicurezza Nazionale e comandante di Hashd al-Shaabi si è incontrato con l’ambasciatore Brett McGurk informandolo che “ la lista del terrorismo americana si applica fuori dall’ Iraq e non certamente contro un cittadino iracheno ( Sheikh Kawtharani ha la doppia cittadinanza )”. Secondo le fonti l’inviato americano ha detto che lui non agiva contro nessuno, che non era sua intenzione colpire l’ Iran o l’Iraq alle spalle e che avrebbe voluto mandare un messaggio a Qassem Soleimani per comunicargli che gli Stati Uniti non cercano di fare pressione all’Iran in Iraq.

 Un rappresentante delle Nazioni Unite in Iraq, a questo punto, si incontrava con l’inviato di Hezbollah per ammorbidire questa situazione così tesa. Kawtharani lo informava che “ il nostro candidato e’ Abu Mahdi al- Muhandes, se gli Stati Uniti vogliono imporre un loro candidato, vedremo chi riuscirà a prendere il potere”. Un incontro tra un rappresentante delle Nazioni Unite e uno di Hezbollah significa il riconoscimento del ruolo di Hezbollah in Iraq e indica lo stato di disperazione americana , indubbiamente gli Stati Uniti temono vada al potere un leader fortemente ostile a loro.

Iran e Stati Uniti non sono comunque gli unici attori : la Turchia voleva Usama al- Nujeifi come presidente del parlamento invece di Mohammad al-Halbusi. Khamis Khanjar ha dovuto andare ad incontrare il presidente Recep Tayyip Erdogan per informarlo che Nujeifi aveva stretto un’alleanza con gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. A questo punto il presidente turco accettava Halbusi scaricando Nujeifi.

Non c’e’ dubbio che l’Iraq e’ nell’occhio del ciclone : gli interessi dell’ Iran, degli Stati Uniti e della Turchia influenzano in maniera essenziale l’elezione e la selezione dei leaders iracheni . Gli obbiettivi americani erano chiari: Abadi era il candidato perfetto . L’ex primo ministro ha fatto tutto quello che poteva per servire la politica americana in Iraq e in Siria. E’ lui che ha impedito a Hashd al- Shaabi di liberare Deir- Ezzour / al -Qaem dietro richiesta americana. Gli Stati Uniti avevano bisogno di un tempo sufficiente a permettere ai curdi di raggiungere Deir-Ezzour e l’est dell’Eufrate, pertanto Abadi bloccava l’appoggio di Hashd alla Siria consentendo agli USA di occupare il nord-est della Siria.

Abadi si è messo contro Soleimani , duramente, in più di quattro occasioni, ordinando anche il controllo del suo bagaglio nell’atterraggio a Baghdad, un modo iracheno di sferrare un colpo basso e “ tirare le orecchie a Soleimani “. Abadi ha lasciato Soleimani in attesa fuori dal suo ufficio in molte occasioni e voleva rimuovere Abu Mahdi al-Muhandes dalla carica che aveva. Inoltre, quando l’ex primo ministro ha visitato il quartier generale di Hashd al-Shaabi ha contestato la presenza dei ritratti del Grande Ayatollah Siatani, di Imad Mughnniyeh e di altri, sostenendo di non sapere chi fossero. Era questo il suo modo di imporre la propria autorità , un’ autorità che in realtà non ha mai avuto e che l’ ha portato a perdere il secondo mandato e ha impedito a tutti i membri del partito Da’wa di essere al potere a meno che in futuro non avvengano delle serie riforme.

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Il ruolo dell’ Iran nelle elezioni irachene:

Mesi prima delle elezioni , l’ Iran era determinato ad appoggiare Abadi. Qassem Soleimani , infatti , aveva cercato di imporre Abadi nei giorni antecedenti alle elezioni, quando andò a trovare il primo ministro e Hadi al-Ameri per creare un’alleanza. Al-Ameri, che era riuscito a ottenere 48 seggi nel parlamento ( ad Abadi ne erano rimasti solo 12) rispose no ai desideri di Soleimani . Non è stata un’ idea molto astuta puntare tutto su Abadi prima delle elezioni : una volta che i risultati vengono alla luce la situazione cambia completamente .

Abadi infatti prendeva posizione contro l’ Iran convinto che ” il regime iraniano sarebbe caduto”. Soleimani quindi cambiava candidato e sosteneva Adel Abdel Mahdi come primo nome e Faleh al-Fayyad come seconda possibilità ( tra l’altro, se Adel non riuscisse a formare il governo resta questa possibilità ).

Abadi , sostenuto da USA e Arabia Saudita pertanto non avrebbe dovuto diventare il futuro primo ministro .

La Turchia, un attore importante oggi in Medio Oriente, con due consolati uno a Bassora e l’altro a Mosul e truppe stanziate nel nord dell’Iraq voleva Usama al-Nujeifi come presidente del parlamento e l’Iran non intendeva scontrarsi con il presidente Erdogan . L’ alleanza tra Iran e Turchia e’ importante ma la Turchia doveva venire a conoscenza del fatto che il suo candidato era anche quello sostenuto da Stati Uniti e Arabia Saudita. Ecco perché Khamis Khanjar – un uomo d’affari vicino al Qatar e alla Turchia – diventava una figura importante. Saleh al-Mutlaq stavolta non si era unito all’alleanza iraniana ,diversamente da come aveva fatto nel precedente governo e Khanjar e’ diventato il sostituto di Mutlaq come leader dei sunniti in Iraq. Per l’Iran e’ una buona cosa che Mutlaq si sia unito al campo opposto poiché rappresenta solo se stesso e non è più alla guida di 20 membri del parlamento come nel precedente governo . L’Iran, così ,non ha più obblighi nei confronti di Mutlaq che avrebbe chiesto di fare il vice primo ministro in cambio dell’abbandono del campo americano-saudita.

Quando il presidente Erdogan si è convinto che Usama al-Nujeifi non era più schierato con lui, ha appoggiato Halbusi che, dopo le elezioni e’ andato a trovarlo per ringraziarlo del suo sostegno . E’ anche riuscito a ottenere l’approvazione di Erdogan per avere più acqua del fiume Tigri in Iraq, data la scarsità , soprattutto a Bassora.

L’Iran, soddisfatto per l’elezione di Halbusi si è mosso verso il passo successivo cioè l’elezione del nuovo presidente . Qui Soleimani si è trovato di fronte a un vero dilemma : la sua scelta era Barham Saleh che aveva promesso di stare dalla parte dell’ Iran come “aveva fatto Mam Jalal (Talbani )”. Non era però ammissibile turbare Masood Barzani e lasciarlo andare tra braccia degli americani : il leader curdo e’ vendicativo, ancora arrabbiato per la perdita di Kirkuk e il fallimento del referendum . Soleimani non voleva essere colui che dà il colpo di grazia a Barzani e che rifiuta il suo candidato Fuad Hussein.

Il giorno dell’elezione, Fuad Hussein e Barham Saleh erano uno di fronte all’altro in parlamento . Soleimani era rimasto a lato e i membri del parlamento votavano tranquillamente . Dopo il primo round Barham Saleh era riuscito ad ottenere 112 voti dei 220 richiesti. A quel punto molti membri ricevevano delle telefonate che chiedevano loro di andare contro Saleh e appoggiare Fuad Hussein. Soleimani a quel punto mandava un messaggio a Barham Saleh chiedendogli di spegnere il cellulare per evitare qualunque pressione esterna per farlo ritirare mentre veniva chiesto ai membri parlamentari di al- Bina di appoggiare Saleh che così otteneva il mandato.

L’ultima carica , ma la più importante era quella di primo ministro . Adel Abdel Mahdi era stato rifiutato come tale da Nuri al-Maliki fino all’ ultimo. C’e’ voluta tanta insistenza e un grande sforzo da parte di Soleimani e Kawtharani per convincere al-Maliki che il partito Da’wa aveva perso questa posizione ( mantenuta fino al 2006) e che era ora di andare avanti con una persona accettata dal Marjaiya e dalla maggior parte dei partiti politici . Ottenuto il si’ di Maliki, la strada era spianata per Adel.

Il Grande Ayatollah Sistani mandava un messaggio a Moqtada al-Sadr tramite suo figlio Sayyed Mohammad Reza chiedendo al leader sadrista di permettere a Adel di formare il governo. “ Ti sento e obbedirò “ rispondeva Moqtada. Alla fine della giornata, Moqtada scaricava Abadi e non ascoltava Sayyed Ammar al-Hakim che promuoveva un alleato americano, il capo dei servizi di intelligence iracheni, a primo ministro . Moqtada e’ arrabbiato con gli iraniani ma non al punto di seguire i nemici dell’ Iran. Ha fatto un passo indietro e ha scaricato Abadi.

Le alte cariche americane in Iraq hanno negato di aver fatto pressione o minacciato direttamente o indirettamente i politici iracheni per favorire il successo del loro candidato Haidar Abadi. Nessuna lista promossa dagli Stati Uniti e’ riuscita a candidare un suo primo ministro . Gli americani sostengono di aver appoggiato Halbusi , Saleh e Abdel Mahdi. Alla fine della fiera,

se gli Stati Uniti e l’ Iran sono entrambi arrivati alla stessa conclusione significa che per la Mesopotamia si apre un periodo di prosperità e progresso.

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