L’ ISIS non tornerà a galla dopo il ritiro americano da Siria e Iraq.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

La Comunità d’Intelligence degli Stati Uniti ( 17 agenzie e organizzazioni del governo federale degli Stati Uniti d’America) sostiene che lo Stato Islamico (ISIS/ISIL) riapparirà entro 12 mesi dal ritiro americano dalla Siria riuscendo anche a imporre il proprio dominio su un vastissimo territorio. Nel 2014 l’ISIS occupava un’area grande come la Gran Bretagna e oggi alcuni esperti in analisi  sostengono che sarebbe in grado, nel giro di poco tempo, di riprendere il controllo di almeno la metà di questo territorio. Contemporaneamente il presidente Donald Trump annuncia, giustamente, che l’ISIS è pressoché sconfitto, mentre le fonti del Pentagono dichiarano che ci sono ancora da 20.000 a 30.000 combattenti dell’ISIS in Iraq e Siria. 

Queste affermazioni e previsioni prive di fondamento, vengono elaborate da esperti di analisi che per guadagnarsi il pane devono mantenere viva la paura dell’ ISIS. Ma la realtà sul terreno è ben  diversa. Infatti le forze curde in Siria sono travolte non dagli attacchi, bensì dalle centinaia di militanti dell’ISIS che si arrendono a loro e che, stanchi di combattere, preferiscono la prigione alla morte. In più, le loro famiglie ( donne e bambini), di diverse nazionalità, si stanno riversando nella zona desertica controllata dai curdi a est del fiume Eufrate, arrendendosi a loro volta. Affamate, umiliate, queste donne esternano a voce alta il loro sconforto, consapevoli della trappola tesa loro dal cosiddetto Stato Islamico, tranello in cui sono cadute anni addietro. Le forze della coalizione occidentale e l’artiglieria irachena hanno bombardato le ultime roccaforti dell’ISIS ad Arqub, BaghuzFoqani e BaghuzTahtani che si trovano in un perimetro di 7km sul confine siro-iracheno a est dell’Eufrate. 

Questi politologi di professione forse ignorano il fatto che qualunque guerra deve essere finanziata per poter aver successo. L’ex-ministro degli esteri del Qatar, Hamad Bin Jassem, ha dichiarato che in passato il suo paese ha investito 137 miliardi di dollari per rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad; la cifra spesa invece dall’Arabia Saudita per lo stesso scopo non la conosciamo ma sicuramente è simile. Oggi però coloro che sono stati più attivi nel finanziare gli sforzi per cambiare il regime in Siria, non sono più  interessati a quello che succede nel paese. Hanno perso la guerra, non hanno nessuna fiducia nei loro “proxies”e li hanno abbandonati al loro destino, sotto l’ala protettrice della Turchia. E non è tutto : molti paesi arabi e non arabi si stanno preparando a riaprire le loro ambasciate a Damasco e alcuni lo hanno già fatto nonostante gli Stati Uniti abbiano cercato di rallentare il processo. 

Bisogna inoltre aggiungere che gli Stati Uniti e l’Europa si sono organizzati per mettere sotto stretto controllo i flussi e i trasferimenti di denaro in arrivo da donatori, banche e istituzioni private che abitualmente  finivano nelle mani dell’ISIS e di al-Qaeda in Siria e Iraq. Molti trasferimenti di denaro, in realtà, avevano lo scopo di finanziare il terrorismo e inviare forniture  militari, il tutto ovviamente inteso a rovesciare il governo siriano e a dividere l’Iraq. 

Tra l’altro, l’ISIS e al-Qaeda hanno avuto accesso senza restrizioni per anni alle piattaforme dei “social media”. L’ISIS ha usato queste piattaforme per diffondere materiale di propaganda e reclutare volontari stranieri provenienti da tutto il mondo. I mezzi di informazione internazionali hanno fatto il gioco dell’ISIS promuovendo il “ cambiamento di regime”, pubblicando foto fasulle di atrocità secondo loro commesse soprattutto dal governo siriano e trasmettendo in tutto il mondo la propaganda del gruppo terroristico. Queste immagini, infatti, hanno attirato i combattenti stranieri che hanno trovato tutti i confini aperti al loro passaggio per raggiungere il Levante e la Mesopotamia. Oggi sia Twitter che Facebook censurano i jihadisti ( e anche i non jihadisti) disattivando decine di migliaia di profili che appartengono a militanti e sostenitori dell’ISIS. La tecnologia di oggi non è più al servizio dell’ISIS come era invece dal 2013 al 2016. 

L’ Iraq e la Siria prendono molto sul serio le minacce dell’ISIS e gli effetti degli interventi stranieri a sostegno del gruppo terroristico alla luce delle enormi devastazioni causate da quest’ultimo in entrambi i paesi. Gli iracheni e i siriani che hanno vissuto dove ha governato l’ISIS hanno toccato con mano di cosa sia capace la “Dawla” (“lo Stato”, così l’ISIS è chiamato  da chi vive sotto il suo dominio), come abbia mentito a loro e anche ai Muhajereen (i combattenti stranieri) venuti in Siria e Iraq. Il minimo che uno “stato” dovrebbe offrire è stabilità e sicurezza ai propri abitanti, elementi essenziali che l’ISIS non è stato in grado di fornire. Ha perso tutti i suoi territori nel giro di un paio d’anni. 

L’ISIS raccoglieva soldi vendendo petrolio, imponendo tasse sulle merci, sull’ agricoltura, sui veicoli che transitavano nel suo territorio, trafugando e rivendendo antichi reperti archeologici. Tutto questo è finito perché i paesi che hanno sponsorizzato l’ISIS oggi non vogliono più che ciò succeda. Non ci sono più finanziatori che possano permettere all’ISIS di ricostruire il suo “stato” anche se il leader iracheno Abu Bakr al-Baghdadi molto probabilmente ha nascosto soldi e armi proprio come aveva fatto Saddam Hussein prima dell’invasione americana dell’Iraq nel 2003, inutilmente. 

L’ISIS continua ad avere la capacità di condurre attacchi a volte anche su larga scala sia in Siria che in Iraq. Coloro che lo negano sono ingenui. Attacchi terroristici hanno colpito New York, Bruxelles, Parigi, Madrid e altre città in Europa e in Medio Oriente. Al-Qaeda è stata in grado di colpire incessantemente nel cuore dell’Iraq proprio mentre centinaia di migliaia di soldati americani erano lì;  solamente anni dopo la creazione delle milizie al-Sahwa ( milizie sunnite “del risveglio” che hanno combattuto al-Qaeda in Iraq) nel 2005-2007,  gli Stati Uniti hanno iniziato a manipolare molti membri e leaders dell’ISI ( lo Stato Islamico in Iraq). 

Elementi a favore dell’ISIS probabilmente esisteranno sempre, con armi e denaro nascosti in varie parti della Siria e dell’Iraq. Entro un paio di anni dalla sua perdita totale di territori , è prevedibile che l’ISIS possa essere più attivo che mai proprio per dimostrare di essere ancora in vita anche se i suoi leaders e i suoi militanti sono stanchi e in fuga, ricercati e cacciati dappertutto. L’ISIS non può più agire alla luce del sole, né a Ramadi né a Falluja e sicuramente non a Raqqah o a Deir-Ezzour. 

E’ comprensibile che l’amministrazione americana e gli analisti che ne sostengono la politica, continuino a diffondere paure esagerate sul ritorno dell’ISIS. Molti, nella dirigenza americana ( a differenza di Trump) vorrebbero rimanere in Siria (e in Iraq) per molto più tempo del previsto (4 mesi). Questi esperti in analisi considerano la sopravvivenza dell’ISIS la fonte del loro stipendio. Trascurano dei fattori essenziali ( inclusi quelli citati prima) che impediscono a forze non governative di condurre un mini-stato e la sua difesa militare. Lo Stato Islamico non è riuscito ad ottenere l’appoggio della società e soprattutto non è assolutamente riuscito a conquistare il cuore e l’anima della popolazione. Ha governato con il potere delle armi, suscitando paura e terrore nella popolazione, quella popolazione che avrebbe potuto spalleggiarlo se avesse agito diversamente. Esattamente come il “ Libero Esercito Siriano”, al-Qaeda e molti altri gruppi legati all’ Arabia Saudita o alla Turchia, l’ISIS si è dimostrato incapace di governare le zone sotto il suo controllo. 

Oggi il mondo è diviso in due : da una parte gli americani che cercano di imporre la loro egemonia militare a tutti e dall’altra la Russia e la Cina ( insieme a tutti quelli che si oppongono all’egemonia americana) che cercano di promuovere lo sviluppo economico e il benessere nei paesi senza aggredirli militarmente. Non c’è assolutamente posto per l’ISIS e nessuna speranza che possa riuscire di nuovo a occupare e conservare dei territori in Siria come in Iraq. Continueremo a sentire notizie di  sporadici atti terroristici compiuti dall’ISIS ma il gruppo con il suo “Stato” è ormai relegato nel posto che gli compete: la pattumiera della storia. G

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