Nubi che si addensano sul Medio Oriente : guerra oppure no 2/2?

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Negli ultimi anni Israele ha dimostrato di essere in grado di valutare con accuratezza la situazione politico-militare in Medio Oriente, grazie anche alla sua capacità di saper leggere tra le righe, riuscendo così a sfruttare tempestivamente tutte le opportunità di colpire i suoi nemici in Siria e Iraq. Il sostegno di cui gode in Israele e nella regione mediorientale il primo ministro di estrema destra Benjamin Netanyahu, unito a quello senza limiti che gli hanno accordato gli Stati Uniti, ha consentito al suo apparato militare di raggiungere i suoi avversari nella regione, e cioè la Siria, l’Iraq, Hezbollah e i bersagli iraniani, nei momenti in cui erano più deboli, senza che ci fosse una sostanziale risposta da parte loro. Oggi più che mai le possibilità che scoppi una guerra crescono, una guerra che potrebbe essere scatenata da Israele e dagli Stati Uniti in conseguenza delle dure sanzioni imposte all’Iran e ai suoi alleati, gli Hezbollah libanesi, e che certamente assesterebbe un duro colpo alle economie libanese e iraniana. In più, e questa è la cosa più importante, qualunque segno di debolezza manifestato dagli avversari, se non venisse attentamente preso in considerazione, potrebbe dare il via ad una provocazione israeliana nei confronti di Hezbollah in Libano e dei suoi alleati tale da condurre inevitabilmente ad una guerra. 

Le aggressioni israeliane al Libano non sono una novità. Le reazioni nel paese alla notizia – pubblicata la settimana scorsa e diventata di dominio pubblico – di un incontro privato della leadership di Hezbollah e l’analisi critica della situazione, potrebbero anche in questo caso fornire delle indicazioni sbagliate a Israele, segnalandogli che sarebbe un buon momento ( Israele potrebbe percepirlo come un momento di debolezza) per attaccare i paesi vicini. Sta di fatto che, se questi segni e/o segnali dovessero portare ad una guerra, questa sarebbe sicuramente devastante per il Libano (ancora più distruttiva della guerra del 2006) ma presumibilmente anche per Israele sarebbe devastatrice, ad un livello mai sperimentato dopo il 1973. 

La reazione che c’è stata in Libano alla notizia di un’eventualità di una guerra in estate, malgrado sia stata smentita dal leader dell’organizzazione perché non corrisponde alla sua propria opinione personale ma a quella del suo commando militare di alto livello, , è significativa. I libanesi non sono più disposti a pagare il prezzo di un’altra guerra (dopo quella del 2006 e gli otto anni di quella in Siria scatenata per abbattere il regime 2011-2019). 

La reazione che hanno avuto in molti ha messo in luce altri problemi di fondo, assai delicati : il numero di vittime che Hezbollah ha avuto e che non è più disposto a mettere in conto; le sue relazioni pessime con i paesi arabi ricchi grazie al petrolio che non investirebbero in una eventuale ricostruzione del Libano devastato da una guerra iniziata da Israele (come nel 2006); le durissime sanzioni imposte all’Iran che lo obbligano a fare i conti con entrate ridotte, destinate perciò in gran parte ad un uso interno, a scapito dei suoi partners, che in caso di ricostruzione dopo le distruzioni causate da una guerra con Israele non potrebbero fare affidamento su un suo adeguato sostegno finanziario; l’impossibilità dell’Iran di rifornire di armi Hezbollah a quella velocità a cui era stato abituato dal 2006 al 2018; la superiorità dell’apparato militare israeliano che danneggerebbe pesantemente il Libano ritenuto nel suo complesso complice di Hezbollah; la capacità degli amici e/o alleati di Israele a fornire armi e denaro per la ricostruzione di quello che Hezbollah potrebbe danneggiare nell’ “improbabile” evento di una guerra. Tutti questi fattori non diminuiscono le possibilità che avvenga un conflitto in Medio Oriente, bensì sono presagi di pericolo che ne aumentano le probabilità.  

La dichiarazione personale del leader di Hezbollah su una “improbabile” guerra in estate è sostanzialmente corretta per quanto riguarda la tempistica, perché l’iniziativa è stata sempre presa da Israele. Tuttavia un leader militare e politico prende sempre in considerazione la peggiore delle ipotesi. Dire cose diverse o diffondere un ottimismo illusorio potrebbe creare una sensazione sbagliata di benessere. Questo eviterebbe certo i conflitti interni ma potrebbe rappresentare un’evasione dalla situazione reale e in prospettiva, da una realtà ancora più tetra. Il Libano sta già faticando a causa delle sanzioni e gli Stati Uniti non perdono nessuna occasione per aumentarle andando a colpire Hezbollah e i suoi ricchi e generosi donatori e uomini d’affari. 

La notizia che è trapelata dell’incontro tra i comandanti di Hezbollah e il loro capo, non è stata ben accolta dalla gente. La reazione che c’è stata delinea quanto il paese sia fortemente diviso tra sostenitori e oppositori di Hezbollah. Dà anche la misura di quanto effetto abbiano i mezzi di informazione, locali e mediorientali, su chi prende le decisioni, quando vanno all’attacco di Hezbollah e delle sue visioni politico-militari e come sia fragile l’allineamento alla sollecitudine di Hezbollah nel rispondere ad una guerra. Come ultima cosa, sottolinea come i sostenitori di Hezbollah non siano affatto preparati ad accettare la scomparsa del loro leader in caso di guerra, un destino su cui nessuno ha voce in capitolo. 

Tutti questi messaggi vengono letti dagli amici di Hezbollah, dai suoi membri e comandanti ma anche dai suoi nemici. Anche Israele, responsabile di aver iniziato tutte le guerre inflitte al Libano, esamina il flusso di informazioni fornite involontariamente dalla reazione delle persone e della leadership di Hezbollah. La leadership israeliana deve però tenere in considerazione che, se Hezbollah venisse messo con le spalle al muro, svuoterebbe tutti i suoi depositi facendo piovere su Israele ogni razzo e missile in suo possesso, mettendo così da parte quelle “regole di ingaggio” che sono state tacitamente approvate da entrambe le parti in caso di guerra. 

Siccome Hezbollah non avrebbe niente da perdere in caso di guerra, potrebbe benissimo dar fondo al suo arsenale giocando le sue carte fino alla fine. Viene spontanea la domanda: anche se Israele ha l’appoggio dei mezzi di informazione mondiali, amici ricchi e potenti a livello militare, è però pronto a sostenere una lunga, tremenda guerra al solo scopo di eliminare tutti i missili e razzi di Hezbollah? Se è questo l’obbiettivo di Israele, le sue probabilità di successo non sono alte. Hezbollah fa parte della società in cui vive e non può esserne rimosso a meno che centinaia di migliaia di persone, in Libano, vengano eliminate, cioè tutti quelli che lo proteggono e ne fanno parte. Perché mai gli Stati Uniti e/o Israele dovrebbero dichiarare guerra quando le sanzioni finanziarie sono ben più efficaci e costano molto meno, anzi niente? 

L’Iran, principale alleato di Hezbollah, va verso l’ignoto. Gli Stati Uniti hanno annunciato la loro intenzione di ridurre a zero le sue esportazioni di petrolio, mettendo fine alle deroghe concesse ai loro alleati. Sebbene sia impossibile raggiungere questo obiettivo perché molti paesi come Cina Turchia e Iraq non rispetteranno le sanzioni, è sicuro che l’Iran non potrà più esportare i suoi due millioni di barili quotidiani (Iran produce 3.45 milioni di barili al giorno). Gli Stati Uniti non hanno imposto un esplicito embargo all’Iran, che sarebbe considerato un atto di guerra degno di una risposta militare da parte di Teheran e dei suoi alleati. Gli Stati Uniti stanno cercando di imporre le sanzioni economiche ai paesi che comprano il petrolio iraniano, mettendo così con le spalle al muro il finanziatore principale di Hezbollah. 

È una guerra fatta per strangolare il nemico che si dimostra efficace a breve e medio termine. Sebbene questa guerra sia stata condotta, e abbia dato frutti iniziali, contro la Siria a livello microeconomico, potrà funzionare ad un livello più ampio? E quale sarà la reazione dell’Iran e dei suoi alleati se messi alle strette? È difficile dare una risposta oggi mentre le nuvole si ammassano sopra il Medio Oriente. 

Grazie in anticipo a tutti coloro che, dopo aver letto questo articolo, vorranno contribuire, anche solo con un euro, alla continuità delle informazioni!!

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One thought on “Nubi che si addensano sul Medio Oriente : guerra oppure no 2/2?

  1. I’m sorry for you, Elijah, but the war will be; no matter what consideration you analysts can do, on the ground or out of the ground.

    It will be, and “Israel”, that illegitimate and cancerous entity, will cease to exist.

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