I quattro punti del piano indicato dalla Guida Suprema dell’Iran per contrastare gli Stati Uniti

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

In un incontro privato con la leadership iraniana, la Guida Suprema della  Rivoluzione, Sayyed Ali Khamenei, ha proposto un piano d’azione articolato in quattro punti per riuscire a contrastare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e le loro minacce all’Iran. 

Per cominciare, Sayyed Ali Khamenei ha esortato i dirigenti a sviluppare le risorse del paese per ridurre al minimo le importazioni nei prossimi anni. Le importazioni dell’Iran oscillano tra i 40 e i 65 miliardi di dollari all’anno (nel 2010 ammontavano a 65,4 miliardi di dollari mentre nel 2017 a 51,6 miliardi). Queste importazioni riguardano soprattutto i macchinari, i computers, i dispositivi telefonici, i prodotti farmaceutici, le apparecchiature mediche, macchinari elettrici, grano, cereali e granturco, riso e semi di soia, veicoli da trasporto, ferro, laminati d’acciaio e prodotti chimici organici. Gli Emirati Arabi Uniti e la Cina sono i più importanti partners commerciali dell’Iran insieme alla Corea del Sud, la Germania e la Turchia. Il valore delle esportazioni europee in Iran è di circa 10 miliardi di dollari l’anno. 

La seconda raccomandazione della Guida Suprema è un invito ad un comportamento basato sul presupposto che il paese non abbia amici stabili e fidati. Sayyed Khamenei nell’incontro faceva notare come le relazioni con gli altri paesi dovrebbero basarsi su interessi reciproci piuttosto che sulle strategie. L’Iran dovrebbe contare esclusivamente sulle sue forze per difendere la sua esistenza e la sua continuità, senza isolarsi. I paesi potrebbero schierarsi con l’Iran per ottenere un reciproco vantaggio e per interessi in comune ma queste relazioni devono limitarsi alle circostanze e alle opportunità del momento e non bisogna darle per scontate. 

La terza raccomandazione è una sollecitazione ad alleggerire la pressione interna su tutti i partiti politici, inclusi i riformisti (Mehdi Karroubi, Mir Hossein Mousavi, Zahra Rahnavard ). La leadership iraniana ritiene che l’unità nazionale sia di primaria importanza in questo periodo di crisi che potrebbe durare per altri cinque anni se Donald Trump venisse rieletto. L’Iran, tra l’altro, ha assunto una posizione unanime contro le sanzioni americane; alcuni moderati come il presidente Hassan Rouhani e il suo ministro degli esteri Jawad Zarif hanno praticamente adottato la linea dura del Corpo delle Guardie della Rivoluzione, i Pasdaran. 

La quarta raccomandazione è un invito a dipendere sempre meno economicamente dalle esportazioni di petrolio. Il valore delle spedizioni annuali di petrolio greggio dell’Iran è di 678 miliardi di dollari e rappresenta il 4,3% della quota mondiale di mercato. Il leader iraniano suggeriva di aumentare e diversificare altre produzioni che l’Iran potrebbe esportare nei paesi vicini, ma non solo in quelli. Lo scopo è quello di attenuare gli effetti delle sanzioni degli Stati Uniti sulle esportazioni energetiche iraniane, sanzioni in vigore dal 1979, l’anno della “Rivoluzione Islamica”, imposte dalle precedenti amministrazioni, non solo da Trump. 

La leadership iraniana crede che gli Stati Uniti in realtà non puntino a indebolire seriamente l’Iran ma piuttosto usino le crescenti capacità militari di Teheran come scusa per poter aumentare la vendita di armi ai loro alleati mediorientali che si considerano anche loro nemici dell’Iran. 

Si ipotizza anche che gli Stati Uniti non sarebbero per niente contenti di vedere l’Iran pappa e ciccia con la Cina e la Russia che diventerebbero i suoi  principali partners strategici a livello commerciale e militare. Gli Stati Uniti preferirebbero piuttosto un accordo globale per avere la loro quota di mercato e relazioni in Iran. 

Non c’è dubbio (la leadership iraniana è d’accordo) che Teheran potrebbe col tempo accettare una richiesta degli Stati Uniti di sedersi al tavolo dei negoziati e affrontare la questione della presenza iraniana in Siria e la sua influenza su altri paesi mediorientali (Afghanistan, Iraq, Libano e Yemen). Niente comunque potrà succedere prima che Trump tolga le sanzioni e riconosca l’accordo sul nucleare.

L’Iran sa comunque che Trump non può tornare sulle sue decisioni per ragioni elettorali. Il presidente americano si è arrampicato su un albero da cui non trova il modo di scendere. L’Iran può aiutare Trump se lui fa finta di non vedere che Teheran vende due milioni di barili di petrolio al giorno, proprio come sta già facendo con gli oltre 30 milioni di metri cubi di gas che l’Iran sta di fatto vendendo all’Iraq. I leaders dell’Iran stanno seguendo il precetto di Deng Xiaoping : “ non importa se il gatto è bianco o nero, basta che catturi i topi”. Se Trump concederà di meno l’Iran non lo aiuterà a vincere il secondo mandato nel 2020 ma piuttosto contribuirà al suo fallimento. 

Nonostante la disponibilità dell’Iran a trattare e ridurre le tensioni, pare che ci siano cose non negoziabili: la sua capacità di continuare a sviluppare i missili e il suo obbligo ad appoggiare gli alleati in Libano, Siria, Iraq, Yemen e Afghanistan. 

Il 7 luglio scadranno i 60 giorni (concessi ai rimanenti firmatari per proteggere l’accordo) e l’Iran si sta già preparando al ritiro graduale dall’accordo sul nucleare. L’Europa finora non sembra in grado di intervenire e contrastare l’egemonia statunitense e le sanzioni. E’ poco probabile che i leaders del vecchio continente scelgano di mettersi contro gli Stati Uniti per uno scambio commerciale con l’Iran del valore di 10 miliardi di dollari. Ma la questione non riguarda solo il lato finanziario: sarebbe la prima volta che i paesi europei, che a differenza degli Stati Uniti professano l’aderenza alle norme della legge e della giustizia, non rispettano un accordo fatto da loro e revocano un trattato internazionale firmato dai loro leaders. Per di più l’INSTEX, il meccanismo monetario creato per facilitare i commerci tra l’Europa e l’Iran evitando le sanzioni americane, non è ancora entrato in funzione. L’Iran ha espresso il suo scontento nei confronti della mancanza di impegno da parte dell’Europa. 

Yukiya Amano, il capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ha annunciato che l’Iran sta aumentando la produzione dell’ uranio arricchito  e l’Iran ha confermato. Le sanzioni americane stanno portando l’Iran ad accumulare centrifughe (a causa della mancanza di diritti di esportazione); l’Iran le sta potenziando passando dalle IR-1 alle più veloci IR-6 e minaccia di costruire “ cascate di IR-8”. Sebbene gli Stati Uniti dichiarino di essere disinteressati all’accordo sul nucleare e l’abbiano abbandonato in modo unilaterale amareggiando gli altri paesi firmatari e scatenando tensioni militari in Medio Oriente, l’ambasciatore degli Stati Uniti a Vienna, Jackie Wolcott, ha avuto il coraggio di accusare l’Iran di “violare l’accordo, causando a tutti grande preoccupazione”. 

Tutto sta ad indicare che l’estate mediorientale sarà molto calda anche se una guerra non pare probabile. Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran quasi certamente continuerà con nessuna delle due parti intenzionata a fare un passo indietro per alleggerire le tensioni. Il 7 luglio non è molto lontano e porterà con sé sicuramente delle nuove sorprese. E’ l’Iran che può prendere l’iniziativa, Trump e i suoi neoconservatori non possono far altro che aspettare la prossima mossa. 

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