Il Regno Unito deve rilasciare la petroliera iraniana; una delegazione degli Emirati a Teheran.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Prima di incontrare il presidente Hassan Rouhani, Emmanuel Bonne, l’inviato speciale del presidente francese in Iran, prometteva di occuparsi della crisi tra Iran e Regno Unito relativa alla “Grace I”. L’Iran considerava la confisca da parte britannica della sua superpetroliera, con un carico di due milioni di barili di petrolio, un atto illegale di pirateria e minacciava di vendicare l’attacco della Marina Britannica alla nave che aveva avuto il permesso di entrare nelle acque di Gibilterra per fare rifornimento e per i pezzi di ricambio. Grazie all’intervento francese il capitano e i marinai venivano rilasciati. In cambio la diplomazia iraniana prometteva “ di non attaccare navi del Regno Unito in navigazione nel golfo Persico o in quello dell’Oman” in attesa del rilascio della superpetroliera “Grace I” e del permesso di continuare a navigare verso la sua destinazione, come hanno confermato fonti di alto livello a Teheran. Se il rilascio e il permesso non avverranno presto, il Regno Unito dovrà aspettarsi delle conseguenze. 

La Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) perlustra le acque del golfo Persico e ispeziona di routine le navi non  necessariamente con l’intenzione di fermarle. Questa attività di routine e’ stata interpretata dai britannici come un tentativo di sequestro delle loro navi e ha fatto aumentare le preoccupazioni inerenti alla sicurezza della navigazione nel golfo Persico. 

Fonti di informazione interne all’ IRGC hanno detto “ se l’Iran avesse voluto colpire degli obbiettivi o delle navi britanniche, non l’avrebbe fatto in modo così diretto, il messaggio sarebbe stato trasmesso in modo più velato. E potrebbe succedere se il Regno Unito non rilascia la nostra superpetroliera trattenuta a Gibilterra che ha il diritto legale di andare dovunque. L’Europa non ha l’autorità per decidere in quali paesi l’Iran può o non può mandare il suo petrolio. Noi abbiamo il potere di intercettare e bloccare le navi del Regno Unito e imporre loro un’ispezione. Questa procedura potrebbe innescare uno scontro militare che entrambi i paesi invece vorrebbero evitare. E’ ora che il Regno Unito si comporti come un paese europeo e non come una colonia americana”. 

Le autorità iraniane sono convinte che gli Stati Uniti abbiano voluto mandare un messaggio all’Iran dato che l’amministrazione Trump si è  imposta sul governo britannico affinche’ fermasse la “Grace I”. Il messaggio degli Stati Uniti e’ una risposta all’abbattimento di uno dei loro droni più sofisticati avvenuto in Iran. Londra farebbe meglio a non sposare la politica unilaterale, bellicosa e illegale che gli Stati Uniti portano avanti in Medio Oriente, in particolare nei confronti dell’Iran e così eviterebbe le sue azioni vendicative. Le autorità europee si lamentano già con quelle iraniane della politica indipendente e autarchica portata avanti dal Regno Unito che tuttavia continua a far parte dell’ Unione Europea. 

“L’Iran ha già assestato parecchi colpi agli Stati Uniti: il presidente Rouhani si rifiutava di prendere in considerazione 12 richieste per incontrare il suo omologo Donald Trump, la Guida Suprema Sayyed Ali Khamenei offendeva Trump rifiutando di aprire la sua lettera recapitata  dal primo ministro giapponese Shinzo Abe e l’IRGC, che è definita organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, abbatteva un drone americano, azione contro cui gli Stati Uniti non erano in grado di reagire. Trump avrebbe voluto colpire degli obbiettivi non importanti in Iran per salvare la faccia. Si è trovato davanti un Iran determinato a contrattaccare, a colpire obbiettivi americani e mediorientali, in particolare quei paesi in cui ci sono le basi militari degli Stati Uniti” ha detto la fonte. 

“Il sabotaggio delle petroliere avvenuto ad al-Fujairah e nel golfo dell’Oman potrebbe portare ad una concentrazione di forze navali statunitensi e della coalizione nel golfo. Se succedesse, significherebbe che Stati Uniti, Europa e altri farebbero la ronda nelle sue acque. Per noi sarebbe una benedizione: invece di prendere di mira obbiettivi che si trovano molto lontani da noi, li avremmo a breve distanza dai nostri missili. Per esempio se una portaerei viene inviata nelle nostre acque, viene vista come una bara galleggiante con migliaia di uomini a bordo. Se ci fosse una guerra contro il nostro paese, i missili costruiti in Iran sono in grado di  distruggere qualsiasi bersaglio. Pertanto non temiamo le forze navali della coalizione perché qualunque loro errore scatenerà conseguenze più gravi e di dimensioni maggiori” conferma la fonte. 

Nelle ultime settimane dirigenti di alto livello degli Emirati Arabi Uniti si sono recati a Teheran per discutere una nuova politica per il Medio Oriente. Gli Emirati hanno deciso di modificare la loro bellicosa politica nei confronti dello Yemen e dell’Iran e vorrebbero evitare che il loro paese venisse colpito. 

“ Gli Emirati vorrebbero escludere la possibilità di trasformarsi in un campo di battaglia in cui si scontrano Stati Uniti e Iran, soprattutto se Trump venisse rieletto. Le autorità emiratine hanno notato che gli Stati Uniti non hanno risposto alla rappresaglia iraniana nel golfo, in particolare all’abbattimento del loro drone. Questo indica che Teheran e’ pronta allo scontro e metterà in pratica le sue minacce esplicite di colpire quei paesi da cui partono gli attacchi degli Stati Uniti all’Iran. Vogliamo starne fuori, completamente” ha detto un rappresentante degli Emirati al suo omologo a Teheran. 

L’Iran ha promesso di parlare con i dirigenti dello Yemen perché evitino di colpire Dubai e Abu Dhabi, purché gli Emirati ritirino le loro truppe dal paese mettendo fine a questa inutile guerra. Il principe Mohammad Bin Salman  si trova così impantanato in un conflitto che non potrà mai vincere e in più senza poter contare sul suo principale alleato emiratino. Gli Houthi dello Yemen, sempre più intraprendenti, hanno colpito molti punti strategici in Arabia Saudita. A  questo punto Riad non ha certo degli obbiettivi che possano essere realizzati e pare aver perso le motivazioni per continuare questa guerra.

Ma i sauditi non sono gli unici in difficoltà: l’Europa e’ divisa su quale politica adottare nei confronti dell’Iran. Il governo britannico da un lato  dichiara di essere contro il ritiro unilaterale e illegale degli Stati Uniti dal JCPOA (l’accordo sul nucleare) ma dall’altro agisce come un loro vassallo sequestrando la superpetroliera Grace I.  Tedeschi e francesi sono contrari al comportamento britannico e vorrebbero che l’Iran rispettasse l’accordo sul nucleare; cercano infatti di proporre un efficace canale finanziario, l’ “INSTEX” che li distanzierà soprattutto dagli Stati Uniti. 

L’Iran sta esportando il suo petrolio incurante delle minacce e delle sanzioni americane. La Russia ha promesso di intervenire nel caso l’Europa non dovesse soddisfare le aspettative di Teheran con il suo sistema INSTEX.  La Cina sta comprando il petrolio iraniano dando una bella batosta alle sanzioni americane. Gli Emirati in questo momento chiedono la protezione dell’Iran o comunque un trattato di non belligeranza. Trump si troverà a dover affrontare esattamente quello che l’amministrazione Obama aveva capito: le sanzioni non hanno mai funzionato e l’Iran e’ sopravvissuto a loro dispetto. Anche se la motivazione di Trump e’ quella di opporsi a qualunque accordo firmato da Obama, in poco tempo capirà che la sua “massima pressione” non funziona, che non riuscirà a portare l’Iran al tavolo dei negoziati. E’ un risultato controproducente che verrà usato dai suoi oppositori per denigrarlo nella campagna elettorale del 2020. Trump si è votato ad una causa persa e non potrà uscire incolume da questa situazione, anche in caso di rielezione. 

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