La pericolosa politica iraniana della deterrenza: scambio della petroliere e un altro ritiro parziale dall’accordo sul nucleare.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Nella partita aperta con l’Iran, il Regno Unito ha preso atto della sua prima sconfitta rilasciando la superpetroliera iraniana “Grace 1” catturata da un commando di 30 Royal Marines della Marina militare britannica (Royal Navy) nella prima settimana di luglio in seguito ad una richiesta degli Stati Uniti, un particolare, questo, rivelato dal ministro degli esteri spagnolo Josep Borrell. A seguito di questo rilascio l’Iran libererà la petroliera “Stena Impero” battente bandiera britannica, catturata dalle Forze Speciali del “Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane” (IRGC), entro mezzogiorno di sabato prossimo. Questo modo di rispondere per le rime adottato dall’Iran ha mostrato quanto sia determinata la politica della deterrenza di Teheran nei confronti dell’Occidente : l’Iran è pronto ad accettarne le conseguenze compresa una possibile guerra se necessario. 

Ma l’Iran si prepara anche ad un altro ritiro parziale dall’accordo sul nucleare tra tre settimane, una contromisura dovuta alle risposte insufficienti dei paesi firmatari dell’accordo e alla loro incapacità di opporsi efficacemente alle azioni illegali del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Gli Stati Uniti  decidevano di revocare unilateralmente l’accordo lasciandosi convincere dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu (anche se il suo capo di stato maggiore aveva riconosciuto che l’accordo funzionava). Il braccio di ferro tra l’Iran e l’Occidente sta trasformando il Medio Oriente in una polveriera pronta a esplodere alla prima difficile decisione da prendere. 

Quello che potrebbe ridurre le possibilità che ci sia una guerra nel Golfo Persico, sono le elezioni presidenziali del 2020 negli Stati Uniti. Infatti Trump sembra non abbia più voglia di sfidare l’Iran direttamente né di alzare pericolosamente il livello di scontro. Sta evitando di mettere gli Stati Uniti in prima linea contro l’Iran per almeno un altro anno, fino a quando non vedrà  i risultati elettorali a suo favore (alla fine del 2020). Nel frattempo l’amministrazione americana sta aumentando le sanzioni all’Iran e cerca di organizzare una forza navale che pattugli il golfo Persico contribuendo così ad aumentare la tensione. Israele è uscito allo scoperto nella sfida al suo nemico giurato, l’Iran, ha infatti offerto la sua partecipazione a questa missione navale nel golfo Persico proposta dagli Stati Uniti. Così Israele è già di fatto coinvolto nei piani americani per il golfo. Fonti di informazione che conoscono bene le dinamiche delle tensioni tra i paesi del golfo e l’Iran hanno affermato che “ Israele ha droni nella zona ed è presente in molti paesi vicini all’Iran a cui fornisce appoggio militare e logistico”. 

L’ “offerta” israeliana è vista come una chiara provocazione nei confronti dell’Iran. E’ un inequivocabile messaggio di sfida all’ “Asse della Resistenza” che aveva minacciato Israele in caso di guerra senza quartiere contro l’Iran. E’ anche la dimostrazione che Israele è pronto alla guerra con l’Iran nel momento in cui gli Stati Uniti o una coalizione guidata da loro decida di scatenarla, probabilmente dopo le elezioni dell’anno prossimo. Israele in ogni situazione conflittuale mette sul piatto della bilancia i vantaggi che potrebbe avere e le conseguenze. Ma questa volta la leadership israeliana dovrebbe spiegare ai cittadini la bontà di una guerra che causerebbe di sicuro una notevole distruzione delle infrastrutture e la perdita di vite umane. In caso di guerra Hezbollah promette di attaccare Israele e il capo della sua delegazione parlamentare ha affermato che “l’attore quasi-statale” è certo che si stia preparando una guerra contro il Libano. Una guerra in Medio Oriente di sicuro non va a favore della vicina Europa che purtroppo sta facendo ben poco per condizionare Trump o abbassare il livello di tensione che lui ha creato nella regione. 

Tra i paesi europei solo il Regno Unito ha accettato di unirsi agli Stati Uniti nel pattugliamento del Golfo allo scopo di  proteggere le petroliere che passano di lì. Il Regno Unito si sta allontanando dalla posizione presa dagli altri paesi europei nei confronti dell’Iran e addirittura sembra voler fare da scudo agli Stati Uniti per ottenerne i favori e l’ha dimostrato con il sequestro della “Grace 1”. L’amministrazione Trump fa sfoggio invece di maggiore saggezza tenendo la sua portaerei Abraham Lincoln e altre navi da guerra in Bahrein, lontano dalle acque del golfo Persico. 

L’Iran è più che mai determinato a proteggere i suoi interessi con il rifiuto delle dure sanzioni che gli sono state imposte e a ostacolare le esportazioni se gli viene impedito di vendere il suo petrolio sul mercato mondiale. E l’Europa sa perfettamente che c’è il rischio e la possibilità che si scateni uno scontro militare in cui non ci sarebbero vincitori ma solo perdenti. L’insistenza del Regno Unito a restare in prima linea  contro l’Iran mandando una terza nave da guerra nel golfo non prende evidentemente in considerazione il fatto che l’IRGC ( Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana) consideri le navi occidentali nella zona dei bersagli e delle bare galleggianti in caso di guerra. L’Iran ha abbastanza missili da crociera, missili anti-nave di precisione e droni armati per poter danneggiare e anche distruggere qualunque nave, anche se nascosta dietro un’isola, il Bahrein, nel golfo Persico. 

L’Iraq ha giocato un ruolo importante nel cercare di allentare la tensione tra l’Iran e il Regno Unito e nel rilascio delle due petroliere, la “Grace 1” e la “Stena Impero”. L’amministrazione degli Stati Uniti sta cercando il modo di aumentare la sua massima pressione sull’Iran nella speranza di mettere in ginocchio la sua dirigenza, un obbiettivo ben difficile da raggiungere. Baghdad non sarà in panchina in caso di guerra e gli alleati dell’Iran in Iraq, Libano, Siria e Yemen non se ne staranno fermi con le mani in mano. Si stanno preparando al peggio. La guerra delle petroliere è tutt’altro che finita, questo è solo l’inizio. 

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