L’atteggiamento di sfida di al-Golani nei confronti della Turchia fa sì che il governo siriano riprenda il controllo di Khan Sheikhoun.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Nella prima settimana di questo mese l’ex comandante dell’ISIS e oggi capo di Hay’at Tahrir al-Sham ( prima denominata Jabhat al-Nusra) Abu Mohammad al-Golani, ha tenuto una conferenza stampa nella città occupata di Idlib, nel nord della Siria. In questa occasione dichiarava di non essere preoccupato per il cessate il fuoco deciso da Turchia e Russia nei 13 incontri avvenuti ad Astana e sosteneva che essendo l’esercito siriano debole e bisognoso di parecchio tempo per riprendere fiato, un suo attacco nel breve periodo era da escludere. Golani inoltre respingeva le decisioni finali dell’incontro di Sochi ( il ritiro dalla zona demilitarizzata di 12-20 km) e infine confermava che i suoi jihadisti non se ne sarebbero assolutamente andati né avrebbero portato via di lì le loro armi anche se a chiederglielo fossero stati i loro amici (la Turchia). Qualche giorno dopo l’esercito siriano sferrava l’attacco per liberare la zona rurale settentrionale della provincia di Hama, in particolare la città di Khan Sheikhoun e i suoi dintorni. L’autostrada M5 passa attraverso Khan Sheikhoun ed è quindi inclusa nell’accordo sulla demilitarizzazione firmato dalla Turchia e dalla Russia. 

L’accordo di Astana tra Turchia e Russia che ha avuto la benedizione dell’Iran e della Siria, aveva stabilito anche che ci fossero dei punti di osservazione turchi a Morek, a sud di Khan Sheikhoun ( che di recente è teatro delle operazioni militari dell’esercito siriano). La Turchia sta mostrando un’insolita timidezza nei confronti delle operazioni militari in corso contro l’organizzazione di al-Golani e altri gruppi di ribelli e di jihadisti. Fonti vicine a chi prende le decisioni in Siria sostengono che “ la Turchia non è per niente sorpresa da questa manovra militare e dai suoi obbiettivi. L’accordo di Astana viene imposto con le armi a chi lo contesta.” 

E’ ovvio che il leader jihadista al-Golani, aveva informazioni poco attendibili sulle capacità dell’esercito siriano, era infatti convinto che Damasco fosse in ginocchio e impreparata ad uno scontro. E ha pure sovrastimato la sua forza sfidando la Turchia, supponendo di potersi opporre all’accordo accettato da Ankara e tranquillamente uscirne indenne. Il suo diniego a ritirare i jihadisti del suo gruppo dalla linea di demarcazione della zona demilitarizzata gli sta facendo perdere la città strategica di Khan Sheikhoun e sta scatenando la rabbia di migliaia di abitanti costretti a scappare verso Idlib. Ankara ha smesso di proteggerlo per fargli capire chi è che conduce il gioco nel nord-ovest della Siria anche se lui è a capo di migliaia di jihadisti. Aver sottovalutato l’esercito siriano ha fatto perdere a Golani una città che ha un grande valore strategico.

I cambi di alleanze e i rimescolamenti nelle amicizie e/o nelle inimicizie non sono una novità in Medio Oriente dove si pratica l’arte dell’impossibile. Infatti membri dell’intelligence di Ankara e Damasco continuano ad incontrarsi e tengono aperti i canali di comunicazione tra i due paesi. In molte occasioni e circostanze questi incontri sono avvenuti a Mosca, Teheran e Kessab. Gli alleati della Siria, l’Iran e la Russia, incoraggiano il dialogo tra la Turchia e la Siria quando se ne presenta l’occasione. 

La Russia e l’Iran sono alleati della Turchia contro la presenza degli Stati Uniti in Siria e la loro egemonia in Medio Oriente. Ma Teheran e Mosca non accettano il ruolo di Ankara in Siria cioè la sua occupazione del nord-ovest e i suoi piani di creare una zona di sicurezza nel nord-est in coordinamento con gli Stati Uniti. 

Alla Turchia non importa se i jihadisti di al-Golani, il gruppo dei Turchestani e i lealisti di al-Qaeda restano a Idlib e nella sua provincia insieme al gruppo pro-americano di Jaish al-Izzah e ad altri ribelli agli ordini di Ankara. Questi gruppi si sono insediati nella città e vi convivono malgrado lottino tra loro per averne il dominio. La Turchia permette a Hay’at Tahrir al-Sham di controllare i confini e di imporre tasse sulle merci per potersi finanziare e sopravvivere. Ma Ankara non batte ciglio quando la Russia bombarda i suoi alleati di Idlib in risposta ai loro attacchi alla base di Hmeymeen e alle violazioni del cessate il fuoco stabilito ad Astana. La Turchia cerca di mantenere un tranquillo status-quo e pertanto non consentirà che venga messa a rischio la sua presenza nel nord-est della Siria se e quando i jihadisti si rifiutano di rispettare gli accordi che lei ha fatto con la Russia. Ogni squilibrio che metta in pericolo questo status-quo spinge l’esercito siriano ad andare sempre più verso Idlib dato che Damasco è determinata a riprendersi tutto il suo territorio. 

Oggi l’esercito siriano controlla due terzi di Khan Sheikhoun e la sua vittoria sulla città è imminente. La partenza di quasi tutti gli abitanti ha esposto i jihadisti e scoraggiato chi è rimasto in città e nei villaggi vicini come Latamina, Kfar Zita e Morek. 

Dopo tanti anni di guerra, l’esercito siriano dimostra di essere in grado di liberare il suo territorio senza l’aiuto militare di Hezbollah, di saper prendere l’iniziativa avanzando velocemente sotto un fuoco intenso contro quei jihadisti che hanno occupato e fortificato le città per anni ( Khan Sheikhoun è occupata dal 2014).

Al-Golani forse ha dimenticato cosa è successo nel Ghouta (Damasco) quando l’Arabia Saudita e la Turchia tolsero il loro appoggio a migliaia di jihadisti e ribelli che vennero quindi sconfitti in breve tempo. Nel pantano siriano, gli attori di poco conto come al-Golani non possono dare ordini ai protagonisti. 

In Siria ci sono la Turchia e gli Stati Uniti nel nord e la Russia, l’Iran e Damasco nel resto del paese. Malgrado l’intesa con la Russia e l’Iran, la Turchia ne ha un’altra con gli Stati Uniti in contraddizione con l’obbiettivo russo-iraniano di liberare tutto il paese. Liberare tutta la Siria però è una priorità che dovrà attendere il dopo elezioni del 2020 negli Stati Uniti. 

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