Israele e Hezbollah: la conferma della politica della deterrenza

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da C.A. 

Dal 2006, l’anno della guerra e della sconfitta di Israele, la leadership di Tel Aviv non ha mai smesso di cercare di cambiare le Regole d’Ingaggio (ROE) con Hezbollah nella speranza, mai abbandonata, di eliminare l’organizzazione che ha raggiunto ormai capacità militari equivalenti a quelle di uno stato (non solo a livello militare, ha infatti appena dimostrato la sua preparazione e prontezza a livello medico nella lotta al virus COVID-19 in Libano). Israele ha cercato di colpire  in Siria tentando di fermare i convogli diretti in Libano carichi di armi sempre più sofisticate. Ma dopo molti anni relativamente tranquilli in cui non ha imbastito provocazioni ai danni di Hezbollah, Israele mesi fa decideva di tentare un attacco a sorpresa nella capitale libanese, Beirut, usando i droni nella speranza di introdurre una nuova ROE e colpire l’organizzazione sciita. Hezbollah rispondeva a questa sortita mettendo in imbarazzo e addirittura ridicolizzando Israele e il suo esercito. Sembra però che questa reazione non sia bastata a scoraggiare Israele che continua a cercare il modo di infrangere le attuali Regole d’Ingaggio. La violazione è avvenuta sul confine settentrionale. Questa tensione significa che ci sarà presto una “escalation” tra Israele e Hezbollah? 

Dall’inizio della guerra in Siria nel 2011, guerra alla quale Hezbollah decideva di partecipare nel 2013 schierando le sue unità su tutto il territorio del paese, Israele non ha mai causato vittime nelle file dell’organizzazione libanese tranne in due casi. La prima volta è successo nel 2015 quando ha colpito due macchine che giravano nella zona di Quneitra e le alture occupate del Golan: venivano uccisi un ufficiale delle Guardie della Rivoluzione Iraniana e colui che era responsabile della protezione dei VIP (le autorità) di “Hezbollah”, Jihad Imad Mughniyeh, insieme ai loro accompagnatori. Hezbollah rispondeva colpendo un convoglio israeliano nella zona delle fattorie di Shebaa, un attacco in cui morivano un capitano e un sergente dell’esercito israeliano e sette militari venivano feriti. Tel Aviv prendeva atto di questa rappresaglia e tutto finiva lì. 

Nello stesso anno Israele assassinava Samir al-Quntar a Damasco. Al-Quntar aveva il compito di organizzare e reclutare combattenti tra i drusi di Suweida e del Golan occupato. In seguito a questi due episodi, ogniqualvolta Israele avesse deciso di colpire un carico diretto in Libano avrebbe prima bombardato la strada davanti al camion per fermarlo e dare il tempo all’equipaggio di allontanarsi a una distanza di sicurezza e poi lo avrebbe colpito. Era diventata una Regola d’Ingaggio accettabile per entrambi, Israele e Hezbollah, dato che evitava  che ci fossero vittime e solo il carico veniva teoricamente distrutto, un carico che avrebbe potuto poi essere sostituito.

 Al ritorno da un viaggio a Washington il ministro della difesa israeliano, Naftali Bennet,  ammetteva che “ Israele colpisce un camion pieno di armi mentre lascia che ne passino cinque senza riuscire a intercettarli”. In questa dichiarazione c’era l’ammissione da parte di Israele di non essere in grado di ridurre le capacità di Hezbollah così come di impedire che gli venissero consegnate armi e anche missili di precisione. Israele vorrebbe far scomparire definitivamente Hezbollah e continua a impegnarsi a fondo perché ciò avvenga ma senza trovare il modo di spezzare quell’ “equazione della deterrenza” che gli è stata imposta dal segretario generale Hassan Nasrallah e senza scatenare un conflitto di grandi proporzioni per il quale non sarebbe pronto. 

L’ultimo tentativo è avvenuto alla fine di agosto 2019 quando Israele ha mandato i suoi droni nella periferia sud di Beirut. Uno dei droni esplodeva mentre l’altro, inesploso, veniva sequestrato da Hezbollah. Questa violazione così insolita richiedeva una risposta da parte di Hezbollah e infatti ci fu la promessa, fatta dal suo segretario generale , Hassan Nasrallah, che l’organizzazione avrebbe colpito non solo attorno alle Fattorie di Shebaa ma lungo tutti i 125 km del confine tra il Libano e Israele, una decisione mai presa prima. 

La dichiarazione di Nasrallah riusciva ad umiliare Israele e il suo leggendario esercito che indietreggiò infatti per ben 5km dal confine evacuando tutte le sue postazioni militari e i suoi punti di osservazione. Non solo, temendo l’attacco di Hezbollah, Israele posizionava anche dei finti bersagli per cercare di alleviare l’ “angoscia” che in quel momento avvolgeva Tel Aviv e togliere così dall’imbarazzo la sua leadership politica e militare. 

Questo riuscì a creare un equilibrio che avrebbe scoraggiato efficacemente Israele: non avrebbe osato attaccare Hezbollah dopo una tale umiliazione. Hezbollah cercava ovviamente di impedire che si instaurasse una nuova equazione, il vero obiettivo di Israele, vale a dire l’inizio di operazioni condotte attraverso i droni contro più obiettivi. Questo nuovo corso falliva prima ancora di essere messo in pratica. 

Poco tempo fa a Jdeidet Yabous, in territorio siriano, una jeep Cherokee appartenente a membri di Hezbollah la cui unità è operativa a Quneitra si fermava davanti alla stazione di Al-Haidari. Non è escluso che Israele abbia colpito la strada davanti al veicolo per avvisare i passeggeri e permettere loro di evacuarlo. Un altro metodo che Israele ha usato spesso è quello di accedere ai telefoni cellulari (violandoli) di coloro che si trovano nel veicolo per mandare un messaggio in arabo che li invita ad abbandonarlo prima che venga distrutto. La macchina, appunto, veniva fermata davanti alla stazione e i passeggeri scendevano senza farsi prendere dal panico data la loro familiarità con i metodi usati da Israele da anni che mirano a non causare vittime proprio per non scatenare una risposta equivalente. 

Dopo aver confermato che tutti i passeggeri avevano lasciato il veicolo, con i loro effetti e le armi personali, l’operatore del drone lanciava un missile per distruggerlo. Il missile non colpiva direttamente il veicolo a causa del forte vento presente in quel momento nella zona, al confine tra Siria e Libano. 

Hezbollah che non ha ancora ufficialmente annunciato il suo coinvolgimento nell’operazione si è astenuto dal commentare. Sta di fatto però che il giorno dopo Israele constatava che c’erano tre aperture nella rete di confine con il Libano, una rete che risultava tagliata in tre punti distanti tra loro e sorvegliati da tre differenti battaglioni israeliani. E in più erano state lasciate dall’altra parte del reticolato,  proprio perché gli israeliani le trovassero, tre borse chiuse di colore blu contenenti cavi elettrici. 

Lo scopo non era certo quello di vedere i tiratori scelti israeliani impegnati a sparare alle borse ( si è poi scoperto che contenevano un vecchio aspirapolvere, una scatola vuota e un sacchetto di plastica pieno d’acqua). Ma neppure quello di vedere droni e robot alle prese con queste borse sospette. E’ più credibile che l’operazione volesse comunicare che i tunnel scavati sotto il confine, che Israele ha scoperto l’anno scorso, potrebbero non essere di vitale importanza. Hezbollah ha quindi dimostrato che attraversare il confine in superficie è un’impresa semplice e facile, che è possibile farlo in parecchi punti anche sotto gli occhi dei dispositivi per la sorveglianza elettronica e delle sensibilissime telecamere installate da Israele proprio a due passi da dove la rete è stata tagliata. 

Ma c’è un secondo messaggio molto chiaro: qualunque provocazione ai danni di Hezbollah avrà una risposta all’interno di quel territorio che Hezbollah chiama “ Palestina occupata” e non avverrà solo nelle fattorie libanesi di Sheeba occupate da Israele. 

E ce n’è anche un terzo : ogni tentativo di trasformare le minacce in opportunità per cambiare le ROE riceverà una risposta della stessa portata dell’attacco israeliano. Inoltre ogni aggressione israeliana in futuro avrà come conseguenza un probabile attacco agli insediamenti nelle vicinanze o saranno adottate altre misure già pronte, pianificate e preparate incluse nella lista degli obbiettivi stilata da Hezbollah. 

Hezbollah ha dimostrato di avere degli assi nella manica, molte opzioni tra cui può scegliere la risposta adeguata alle aggressioni israeliane. Il prezzo della jeep Cherokee colpita da Israele si aggira sui 4000 dollari mentre il costo del missile sparato insieme a quello delle misure necessarie a trovare i tagli nella recinzione è assai più alto. 

Pensa veramente Israele di essere una superpotenza in grado di far fronte alla diffusione del coronavirus mentre attacca la Siria, il Libano e l’Iraq (nel bel mezzo della sua crisi interna) e, con un fronte interno impreparato, di riuscire ad affrontare anche la forza di Hezbollah che cresce grazie alla sua esperienza e alle sue capacità sempre più avanzate? Se è così allora Israele sbaglia. 

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