L’Iran è in Siria e ci resterà e la risposta di Damasco a Israele è solo posticipata

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da C.A. 

Ultimamente Israele ha affermato che l’Iran sta ritirando le sue forze dalla Siria a causa dei continui attacchi aerei che Tel Aviv effettua dal Libano e anche violando lo spazio aereo iracheno. In più in Israele sembra siano convinti che l’Iran non possa accettare di essere sfidato in Siria anche se è ancora ben lontano dal cercare la vendetta a breve. Ma non è altro che una pia illusione dato che il desiderio di Israele è proprio quello di trascinare l’Iran in un conflitto nei modi e nei tempi da lui scelti. Pare che questa tattica di cercare di coinvolgere l’Iran in una guerra incontri il favore degli Stati Uniti poiché potrebbe regalare al presidente Trump la vittoria alle prossime elezioni. Trump ne avrebbe bisogno come il pane dato che lui e la sua amministrazione si sono rivelati incapaci di gestire l’emergenza dovuta alla pandemia di COVID-19. Ma l’Iran non cadrà nella trappola. 

Fonti all’interno dell’ “Asse della Resistenza” pensano che “ se l’intenzione di Israele è quella di cercare di coinvolgerla in uno scontro, non è affatto scontato che i tempi e le circostanze gli siano sempre favorevoli. Israele vorrebbe dare il suo appoggio a Trump, sempre più oggetto di critiche, insieme alla sua amministrazione, per la faciloneria con cui ha affrontato la diffusione del virus che ha fatto registrare un numero record di decessi negli Stati Uniti. E spingendo l’Iran alla guerra Israele crede di potergli offrire l’opportunità di intervenire nel conflitto con successo sempre che l’Iran decida di rispondere. I bombardamenti israeliani in Siria si sono però limitati a colpire solo depositi di armi procurando intenzionalmente un basso numero di vittime proprio per evitare una reazione della stessa portata o maggiore. E comunque Israele sa che l’Iran non risponderebbe in modo diretto ai suoi attacchi ma lo farebbe tramite i suoi alleati lasciando la sua impronta al momento giusto”. 

“ Israele cerca di aiutare il presidente Trump tentando di modificare l’atteggiamento dei mezzi di informazione occidentali che in questo momento gli sono decisamente ostili e offrendogli, per le prossime elezioni un possibile conflitto con l’Iran. Teheran non è affatto disponibile a cadere in questa trappola e si limita a sostituire le armi che vengono danneggiate o che sono ormai obsolete, ha infatti enormi quantità di armi di vecchia generazione meno precise di quelle  attuali. Le nuove armi di cui dispone l’Iran sono effettivamente più moderne di quelle usate per colpire la base americana di Ayn al-Asad in Iraq. Ma la generazione più vecchia di missili è ancora utile nei bombardamenti di grandi città. Questi missili servono inoltre a creare danni notevoli e a deviare la mira di quelli di intercettazione consentendo così ai missili più precisi di passare e raggiungere i loro bersagli. Sta di fatto comunque che Israele riesce a colpire solo una piccola parte dei missili e delle armi destinate all’esercito siriano, all’Iraq e al Libano perché possano difendersi in caso di guerra con Israele. 

Il ministro della difesa israeliano Naftali Bennet aveva dichiarato che per un carico di armi bombardato, cinque riuscivano invece a passare indisturbati. E questa affermazione conferma quanto dice l’ “Asse della Resistenza” a proposito delle grandi quantità di armi in suo possesso  (riempiono ormai i depositi) e altresì l’incapacità di Israele di distruggerle tutte. 

Le fonti sostengono che “la Siria non ha certo bisogno di aprire un altro fronte con Israele mentre gli Stati Uniti occupano il nord-est del paese e al potere a Washington c’è uno come Trump che guida un’amministrazione sempre schierata con Tel Aviv. E neppure insegue una politica di dissuasione anche se potrebbe farlo benissimo. La Siria potrebbe lanciare simultaneamente decine di missili contro obbiettivi israeliani ben selezionati per fermare le continue violazioni del suo territorio. Ma al momento il governo di Damasco ha altre priorità, prima di tutto la liberazione dei territori occupati dalla Turchia e dagli Stati Uniti e poi l’eliminazione dei jihadisti e la ricostruzione del paese e delle sue infrastrutture. E così uno scontro con Israele viene posticipato ma avverrà comunque”. 

In riferimento alle affermazioni sull’uscita delle forze iraniane dalla Siria, le fonti confermano che “ l’Iran ha ormai relazioni ben consolidate con Damasco. Il presidente Bashar al-Assad sta aumentando la collaborazione tra i due paesi a tanti livelli: militare, industriale, medico, petrolifero. Va anche detto che già più di un anno fa l’Iran aveva abbandonato parecchie delle sue postazioni in Siria spostandole in zone del paese meno esposte. E quindi Israele cerca di buttare fumo negli occhi raccontandoci di essere riuscito a mandar via l’Iran dalla Siria, ma in realtà mente. I suoi attacchi anche se danneggiano i depositi di armi sono più che altro uno spettacolo e neppure lontanamente riescono ad impedire che i militari, gli addestratori e le armi iraniane restino in Siria. Le relazioni tra Siria e Iran sono solide, stabili e più forti che mai dopo circa dieci anni di guerra alla Siria in cui l’Iran non ha mai smesso di appoggiare il governo di Damasco”. 

Trump sta scappando dalle sue responsabilità, dall’incapacità di proteggere il suo paese dal COVID-19 benché fosse stato informato mesi prima che il virus sarebbe arrivato in America. E adesso provoca la Cina e manda mercenari in Venezuela. E anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu segue le sue orme, anche lui incapace di affrontare il coronavirus ma anche Hezbollah. Nei loro scontri recenti Israele ha distrutto un veicolo appartenente a Hezbollah al confine con la Siria senza causare vittime. Hezbollah rispondeva tagliando la rete che segna il confine tra Libano e Israele in tre punti distanti tra loro. Il messaggio era un serio avvertimento a Israele perché tenga conto che, se scatena una guerra, i coloni che abitano nella zona dovranno convivere con l’incubo che migliaia di forze speciali ben addestrate e esperte di guerra possano invadere la Palestina occupata. E se Hezbollah, come pare, è in grado di attraversare il confine senza grandi difficoltà, la guerra non sarà più combattuta solo in Libano. 

Israele bombarda la Siria perché non è in grado di affrontare Hezbollah nonostante la sua enorme potenza di fuoco. Così la Siria è diventata l’unico posto in cui Israele può sfogarsi e tenere alto il morale del suo esercito. Hezbollah ha ribaltato la strategia della deterrenza imposta da Israele che ha armamenti e potenza di fuoco superiore riuscendo a imporne una nuova che però gli israeliani non sono in grado di sostenere o affrontare. 

Israele continua a essere pronto ad un’eventuale guerra con l’Asse della Resistenza. Ma si sta anche preparando ad una guerra con i droni simile a quella avvenuta a Idlib durante la battaglia di Saraqeb con la Turchia e per questa guerra incrementa e perfeziona la sua potenza di fuoco, i suoi missili di precisione, l’addestramento delle sue forze speciali. L’esercito siriano ha acquisito notevoli abilità nei dieci anni di guerra ed è pronto più che mai ad affrontare le sfide, anche a scontrarsi con Israele se arriverà il momento. Per cui tutte le affermazioni dei mezzi di informazione o di fonti ufficiali israeliane che parlano di distruzione delle capacità militari siriane e dell’intenzione dell’Iran di andar via dalla Siria non sono nient’altro che una vittoria di carta, inesistente nella realtà. Israele sta inseguendo una chimera. 

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