Siria, il Caesar Act e i suoi effetti sul Libano: Israele nel mirino. 3/3

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da C.A. 

L’entrata in vigore della “Caesar’s Law”, le nuove sanzioni americane destinate a “ punire gli individui, i gruppi, le compagnie e i paesi che trattano con il governo di Damasco”  apparentemente vuole colpire la Siria ma in realtà punta a soggiogare il Libano e la sua popolazione per soddisfare le richieste di Israele. Hezbollah in Libano fa parte dell’ “Asse della Resistenza” ed è in aperto conflitto con Israele. E Tel Aviv ha una serie di esigenze non certo trascurabili: arrestare il flusso delle armi che passa attraverso il confine che separa il Libano dalla Siria, disarmare Hezbollah, imporre le sue condizioni sui confini terrestri e marittimi con il “paese dei cedri” e spingerlo ad accettare un trattato di pace con lui così come hanno fatto altri paesi del Medio Oriente. Ma ovviamente Hezbollah ha altri piani, far rispettare una nuova ROE (regola di ingaggio) e prepararsi ad attaccare anziché optare per una risposta difensiva. La sua è una strategia della dissuasione simile a quella adottata da Hamas, un altro membro dell’ “Asse della Resistenza” che mira a colpire Israele se (e quando) vengono imposte sanzioni economiche. 

Il timore di Israele, tutt’altro che infondato, è che in una futura guerra in Medio Oriente ci siano vari fronti e il coinvolgimento di tutti i membri dell’ “Asse della Resistenza” all’unisono. Non deve sorprendere la possibilità che tutti i membri dell’ “Asse della Resistenza”( Gaza, Siria, Libano e Iraq inclusi) si sincronizzino e facciano le prove avendo agito di concerto tra loro in  scenari di guerra per oltre un anno. E non è da escludere che Israele, accorgendosi della reazione dell’ “Asse della Resistenza” alle imminenti sanzioni chieda agli Stati Uniti di allentare la tensione per evitare una guerra a tutto campo. L’ “Asse della Resistenza” ha studiato parecchi scenari, tutti pronti per essere attuati e tutti sicuramente dolorosi per Israele. 

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L’ “Asse della Resistenza” capisce perfettamente i motivi che stanno dietro alla “Caesar’s Law” e dovrà affrontare Israele in quanto ispiratore delle decisioni degli Stati Uniti nel Levante. Non mancano le opzioni e alcune saranno simili alle risposte date da Hamas : 

Scenario numero 1: il Libano rivendica le fattorie di Sheeba e i sette villaggi libanesi (Terbikha, Saliha, Malkiyah, Nabi Yusha, Kades, Hunin e Ibli Qamh) occupati da Israele. Quindi qualunque attacco contro le truppe israeliane in questi villaggi oltrepassando la recinzione al confine o un bombardamento di obbiettivi sempre in queste terre libanesi, sarebbe considerata un’azione legittima e riconosciuta dal governo del Libano. 

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La palla è nel campo americano ed è quasi certo che questa amministrazione metterà molti politici libanesi, cristiani e musulmani sulla sua lista dei terroristi prima di ottobre di quest’anno per creare dei problemi a una futura amministrazione e impedirle di togliere le sanzioni senza difficoltà. Siccome gli Stati Uniti non agiscono secondo il programma che hanno scelto e nel rispetto degli interessi nazionali, la loro comprensione di quello che dovrebbe o non dovrebbe essere fatto ha delle pecche o perlomeno dei limiti. 

Ad un certo punto, quando la reazione di Hezbollah sarà palese, Israele potrebbe anche prendere in considerazione di “ispirare” Washington a smettere di far pressione sul Libano, come è successo a Gaza, così da evitare le conseguenze. 

Israele potrebbe anche pensare che la guerra sia un’opzione perché le sue azioni potrebbero non essere state analizzate a fondo! Israele ha ucciso leader di Hezbollah, scienziati iraniani, comandanti di Hamas, comandanti iracheni e in conseguenza l’ “Asse della Resistenza” si è rafforzata. Imparare dalla storia non è mai stato un punto di forza né di  Israele né  degli Stati Uniti. 

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Washington potrebbe non voler spingere Hezbollah a reagire e quindi dovrà affidarsi ai suoi alleati in Libano. Pertanto, attraverso il Fondo Monetario Internazionale potrebbe dare al Libano due miliardi di dollari all’anno così il governo libanese non prenderebbe più in considerazione la possibilità di una guerra contro Israele e anche i rifornimenti a livello commerciale e energetico dall’Iran. 

Tutte le possibilità sono sul tavolo. Che i paesi del Golfo riconoscano e appoggino Israele non cambia niente riguardo l’eventualità di una guerra dato che in tutte le guerre contro Hezbollah proprio i paesi del Golfo sono stati i primi a schierarsi con Tel Aviv e il loro appoggio non ha fatto pendere la bilancia in suo favore. I mesi a venire, prima della fine del 2020 saranno quasi sicuramente molto critici per il Medio Oriente. 

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