L’esplosione a Beirut : chi è responsabile?

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da C.A. 

Martedì 4 agosto una devastante esplosione nel porto di Beirut, nel cuore della capitale libanese, causava un gran numero di vittime e distruzioni di proporzioni gigantesche. Più di 140 persone perdevano la vita all’istante, 80 sono ancora oggi date per disperse sotto le macerie e più di 5.000 risultano ferite. Oltre 300.000 abitazioni distrutte e molte altre danneggiate. 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio (NA), (l’equivalente di 1.000 tonnellate di TNT)  prendevano fuoco provocando la più grande esplosione che si sia mai verificata dopo la seconda guerra mondiale. Nella capitale libanese circolano e si diffondono rapidamente diverse teorie, chi accusa Hezbollah, chi Israele o anche la CIA. Ma qual’è la verità? E a chi giova questo disastro? 

La Rhosus, una nave battente bandiera moldava partiva dalla Georgia alla volta del Mozambico con un carico di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio (e altre merci) destinato alla Fabrica de Explosives, un carico pagato dal Banco Internacional de Mozambique. Faceva sosta a Beirut il 20 novembre 2013 per scaricare macchine agricole e caricare merci destinate alla Giordania da consegnare nel viaggio di ritorno dal Mozambico. Ma un’ispezione nel porto della capitale libanese riteneva la nave non in condizioni di poter continuare la navigazione per cui  veniva bloccata dalle autorità portuali. Il carico veniva immagazzinato nell’hangar 12 del porto e in seguito le autorità portuali confiscavano la nave non avendo ricevuto i pagamenti delle tasse portuali dal proprietario. 

Il nitrato d’ammonio ha diversi impieghi, in particolare viene usato come componente nelle miscele esplosive (Mellor, 1922; Elvers, 1989; Suslick,1992). Puro è una sostanza molto stabile e dovrebbe soddisfare i requisiti di qualità specificati per poter essere usato nella produzione di esplosivi industriali. Secondo l’Associazione Europea dei Fabbricanti di Fertilizzanti, non esplode facilmente, ha bisogno di un sostanziale stimolo per detonare. Deve essere immagazzinato in un posto asciutto e ben ventilato, in un’area di stoccaggio sigillata. Inoltre qualunque installazione elettrica nell’area di stoccaggio deve essere resistente ai vapori dell’ammoniaca. 

Per più di sei anni le 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio sono rimaste nel deposito in Libano senza che ci fosse nessun progetto per spostarle oppure venderle. Va anche detto che l’area di stoccaggio è soggetta ai cambiamenti climatici del paese tra cui il caldo soffocante dell’estate. Questa area di stoccaggio era di metallo e non ventilata come avrebbe dovuto. 

L’anno scorso, il capitano Naddaf che lavora al porto, nel servizio di sicurezza nazionale, informava il suo superiore della presenza di un “ carico pericoloso al capannone n.12”. Il suo superiore, il generale A., gli chiedeva di scrivere un rapporto e fare delle foto del capannone e del suo contenuto. Il capannone presentava uno squarcio così grande che avrebbe potuto passarci una persona e quindi avrebbe potuto verificarsi anche un furto. 

Il porto di Beirut è controllato da una specie di mafia locale composta da ufficiali di alto grado, direttori doganali, amministratori e ufficiali della sicurezza. Ognuno di questi è stato messo lì da un leader politico che garantisce ai suoi uomini immunità e protezione. Il porto genera un’immensa quantità di denaro e le tangenti sono all’ordine del giorno per chi conduce le danze al suo interno. Di fronte ad una simile corruzione, quello che (secondo gli studi fatti) può succedere al nitrato d’ammonio immagazzinato e le condizioni in cui vengono conservate 2.750 tonnellate, contano ben poco. In realtà molti di quelli che lavorano lì non hanno le competenze per svolgere quel lavoro, un lavoro ottenuto grazie ai favoritismi e ai legami politici. E’ questo il caso del direttore della dogana e dell’intelligence dell’esercito, il generale S., responsabile dei movimenti e di ciò che c’è nel porto ma è anche il caso di molti altri. Ma quando c’è un problema o avviene un disastro, proprio come è successo martedì, è molto difficile trovare i responsabili. Come si è arrivati all’esplosione del nitrato d’ammonio? 

Alle 15, ora di Beirut, un fabbro doveva chiudere le falle del capannone per evitare eventuali furti. Al fabbro non era stato detto cosa c’era dentro né di prendere delle precauzioni per evitare la diffusione di particelle metalliche che avrebbero potuto innescare un incendio. Lavorava a una distanza di pochi centimetri dai sacchi di nitrato d’ammonio messi sul pavimento da cui fuoriusciva una sostanza. Una volta finito il lavoro tra le 16,30 e le 17, iniziava ad uscire fumo dal deposito. 

Venivano chiamati i pompieri per domare un eventuale fuoco. Alle 18,08 avveniva la prima esplosione seguita da una seconda un minuto dopo. Dopo la prima esplosione il fuoco si sprigionava all’interno del deposito. Il fuoco generava calore sufficiente a far esplodere il nitrato d’ammonio e a creare un vuoto (pressione negativa). E proprio la pressione dell’esplosione è stata la causa delle vittime e della grande distruzione in città. 

Chi ha chiamato il fabbro e stanziato la spesa per il lavoro? Era stato informato del pericolo insito nel fare una saldatura vicino al nitrato d’ammonio? Perché 2.750 tonnellate di questa sostanza sono state lasciate per più di sei anni in un magazzino non in sicurezza senza una buona ragione? 

A chi giova questa deflagrazione? La zona in cui è avvenuta appartiene a chi non è propriamente amico di Hezbollah. Pertanto non sarebbe nell’interesse di Israele né degli Stati Uniti bombardare e causare un danno così enorme alle proprietà e agli affari dei loro amici. Distruggere questa parte di Beirut per far nascere un “nuovo Medio Oriente” o un “nuovo Libano” non ha senso perché  gli anti-Hezbollah ne vengono indeboliti e non certamente in grado di affrontare il movimento sciita. La Francia e gli Stati Uniti non sarebbero nella migliore condizione per influenzare la popolazione come vorrebbero. 

Hezbollah è attualmente in attesa del verdetto del tribunale speciale per l’assassinio dell’ex primo ministro Rafic Hariri. Così gli Stati Uniti, per far piacere a Israele, cercano di eliminare  l’influenza di Hezbollah in Libano, ma senza successo. Infatti gli Stati Uniti e Israele hanno fatto di tutto in Siria, Iraq e Libano senza riuscirci. Washington sta imponendo sanzioni durissime alla Siria e al Libano ( impedendo ai paesi del Golfo e all’Europa di aiutare il paese dei cedri devastato dalla crisi finanziaria) ma il risultato è sempre lo stesso: Hezbollah non si piegherà. 

Congetture su un fantomatico deposito di armi di Hezbollah all’hangar 12 sono ridicole perché la zona è controllata da telecamere visionate dalle forze di sicurezza. Hezbollah non immagazzinerebbe mai le sue armi in un posto ostile che non controlla. 

Le varie teorie del complotto non si sposano con la realtà dei fatti. Ignoranza, incompetenza, favoritismi e burocrazia sono le cause della perdita di così tante vite umane e della spaventosa distruzione di una capitale in cui la gente non ha ancora imparato a stare insieme. E’ una tragedia nazionale. I libanesi hanno proprietà all’estero, in Occidente come in Oriente. Non hanno il senso di appartenenza ad un paese espropriato delle sue ricchezze da quei politici,  eletti, che si sono impadroniti del potere passandolo poi ai propri figli. 

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