Il Medio Oriente è nell’elenco delle priorità di Joe Biden?

Di Elijah J. Magnier     @ejmalrai 

Tradotto da A.C. 

Al presidente americano Donald Trump non restano ormai che poche settimane prima che la Corte Federale annunci i risultati definitivi delle elezioni e dichiari Joe Biden il 46° presidente degli Stati Uniti d’America. Tutti gli occhi sono puntati sul nuovo eletto che entrerà in carica il 20 gennaio 2021, su come prenderà forma il suo programma e su quelle che verranno definite le  priorità. Il Medio Oriente sarà nella lista delle sue priorità già nei primi mesi o Biden ha altre urgenze da affrontare? 

Trump gli consegna un’eredità pesante che lui dovrà modificare ma che per certi versi gioca a suo favore. Grazie ai garbugli e alle complicazioni che il suo predecessore lascia dietro di sé  Biden pare sia convinto di potersi proporre come il salvatore del mondo, qualunque cosa faccia. Tanto per cominciare dovrà farsi carico del problema della stabilità interna, delle riforme necessarie a contrastare la crisi economica del paese, della gestione del COVID-19 nonché  dell’urgenza di curare e riconciliare la nazione. Per quanto riguarda la politica estera gli Stati Uniti si trovano ad affrontare la competizione con la Cina vista come una potenza economica da contenere in Asia, Medio Oriente e Europa. E poi c’è la Russia che si è risvegliata con la guerra in Siria e adesso ha una presenza militare in Libia, in Iraq e in Siria. La presenza russa in Medio Oriente ha una forza decisamente superiore a quella che aveva al tempo dell’Unione Sovietica e  rappresenta ovviamente una sfida alla sempiterna politica di espansione e supremazia degli Stati Uniti. 

Ricostruire ponti con l’Unione Europea e tornare agli accordi internazionali che Trump e la sua amministrazione hanno fatto saltare negli ultimi anni sono obbiettivi che sicuramente Biden dovrà mettere in cima ai suoi programmi. E per quanto riguarda Israele, è e rimarrà sempre il principale alleato strategico degli Stati Uniti in Medio Oriente, per chiunque risieda alla Casa Bianca, a prescindere dalla sua collocazione politica. Lavorare per il benessere di Israele è, senza se e senza ma, l’obbiettivo di tutti i presidenti degli Stati Uniti. Solo l’intensità e il livello di supporto possono cambiare. 

Il Medio Oriente e tutte le sue complicatissime vicende come l’accordo sul nucleare iraniano, la presenza delle truppe americane in Iraq e in Siria, i curdi (sia in Iraq che in Siria), i rapporti con la Turchia e la disastrosa guerra in Yemen causata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati: sono tutte questioni scottanti che non necessariamente però potrebbero essere delle priorità per la nuova amministrazione. 

Né va dimenticato il Libano anche se non sembra proprio che compaia nella lista delle urgenze  di Biden. Non ci sarebbe da stupirsi se a trattare con il paese dei cedri fossero consiglieri e assistenti di secondaria importanza all’interno dell’amministrazione americana. Tuttavia il  problema Hezbollah resta, come sempre, in cima alla lista delle priorità per il semplice fatto che l’organizzazione rappresenta un pericolo per la sicurezza di Israele. 

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