I messaggi di Sistani agli Stati Uniti, al Vaticano e alla Palestina dopo la visita del Papa in Iraq.

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da A.C. 

Due anni fa, ad Abu Dhabi,  Papa Francesco firmava, insieme al Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, un  documento storico, il “Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune”. Sua Santità, il Papa, avrebbe voluto firmarne uno simile con uno dei più illustri rappresentanti della comunità sciita a livello globale, il Grande Ayatollah Sayyed Ali Al-Sistani di Najaf. Ma non è stato possibile per varie ragioni. Come interpreta l’autorità religiosa irachena la recente visita  nonché il ruolo di colui che rappresenta più di un miliardo di Cristiani nel mondo? E qual è il messaggio che Sayyed Sistani consegna al Papa ma non solo, anche al mondo arabo, islamico e all’Occidente? 

Non c’è dubbio che la visita del Papa in Iraq sia un evento storico,  essenziale nel promuovere il dialogo e le relazioni interreligiose. Avrà sicuramente degli effetti positivi avendo fatto conoscere i vari aspetti, religioso, turistico, morale e politico, di un paese in cui le differenze politiche sono devastanti. La lotta per sconfiggere i takfiri e quella contro le forze d’occupazione americane non conosce ancora la parola fine. 

L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel dicembre 2018 si era recato nella base militare americana di Ayn al-Assad, nella provincia occidentale di al-Anbar, a bordo di un aereo “  spaventosamente buio “ le cui luci erano state spente nel timore che potesse essere preso di mira. Nonostante i problemi legati alla sicurezza persistano, Papa Francesco ha insistito per organizzare il viaggio, per poter incontrare, per la prima volta, i musulmani sciiti e aprirsi a questo mondo così come si era aperto a quello sunnita. Ed è andato a Baghdad, a Najaf, a Nassiriya, a Mosul e nel Kurdistan iracheno. 

Papa Francesco è andato in Iraq, la terra che ha dato i natali al profeta Abramo nella piana di Ur, a pochi chilometri da Nassiriya, ha viaggiato in un paese strettamente legato alla storia delle grandi tradizioni religiose del Cristianesimo, dell’Ebraismo e dell’Islam dove si pensa abbia attraccato l’arca di Noè. L’Iraq è la culla della civiltà, una civiltà che risale a migliaia di anni fa.  

Sua Santità ha potuto raggiungere i luoghi che ha visitato solo grazie ai sacrifici delle Forze di Mobilitazione Popolare (le PMF, conosciute anche come Hashd al-Shaabi). E per ogni chiesa distrutta o liberata a cui è passato accanto, dobbiamo ringraziare la fatwa “al-Jihad al-Kifaei” emessa nel 2014 da Sayyed al-Sistani per combattere l’ISIS che dopo aver occupato Mosul si stava rapidamente avvicinando a Baghdad. Sono le PMF, in cui militano iracheni sciiti ma anche altri che professano religioni differenti (in Iraq gli sciiti sono il 65-70%, i sunniti il 20% mentre i rimanenti fanno riferimento ad altre religioni) che hanno salvato l’Iraq, impedendone la disintegrazione. 

Gli sciiti vivono soprattutto a Baghdad e nel sud dell’Iraq, una zona ricca di petrolio. Non sorprende quindi che più di 11.000 sciiti siano stati uccisi durante la jihad che avrebbe liberato l’Iraq dall’ISIS. Sono stati uccisi nelle zone dove si concentrava la presenza del gruppo terroristico, nelle province settentrionali di Salahuddin e Ninive dove vivono sunniti, caldei, assiri, saiba, yazidi e altri ancora e nella provincia sunnita di Anbar. 

Le PMF non sono mai state composte esclusivamente da sciiti, nelle loro file ci sono iracheni di tutte le religioni. Sono le potenze occidentali e i principali mezzi di informazione che le hanno demonizzate definendole “ milizie sciite affiliate all’Iran”. Ci sono molte brigate tra cui le PMF del “Consiglio degli Studiosi del Sacro Ribat di Maometto” e del “Consiglio per Combattere il Pensiero Takfiri” della Sunna di Falluja e Anbar. E c’è anche la brigata cristiana caldea guidata da Rayan al-Kildani che era tra coloro che hanno accolto il Papa. Papa Francesco gli ha offerto un dono simbolico. 

L’ISIS mirava a dividere o occupare tutto l’Iraq. Iniziò nel 2003 quando Abu Musab al-Zarqawi fece esplodere un’autobomba che provocò la morte, tra gli altri, di Sayyid Muhammad Baqir al-Hakim proprio davanti alla moschea dell’Imam Ali Ibn Abi Talib a Najaf. Gli sciiti, per espresso volere di Sayyed Sistani non reagirono. Così al-Zarqawi non riuscì nell’intento di scatenare una guerra settaria tra sciiti e sunniti. Zarqawi però ci riuscì nel 2006 quando fu distrutta la moschea degli Imam al-Askariyeen a Samarra. Nel 2010, sei attentatori suicidi attaccarono la Cattedrale cattolica di “Nostra Signora della Salvezza” a Baghdad uccidendo i fedeli presenti alla messa. Nel 2014, l’ISIS distruggeva il monastero di Sant’Elia a Mosul, uno dei monasteri più antichi dell’Iraq. Lo scopo del gruppo terroristico era quello di rimuovere i Cristiani il cui numero scese da 2.400.000 a 320.000. Successe la stessa cosa in Siria dove, nel ventesimo secolo, i cristiani rappresentavano il 25% della popolazione mentre oggi sono solo l’1,6%. 

Il messaggio che il Papa ha voluto mandare ai Cristiani del Medio Oriente, che sono parte integrante della regione, è che dovrebbero rimanere ancorati alla loro terra e avere come riferimento i loro governi, non gli stati dell’Occidente. I Cristiani del Medio Oriente non fanno parte dell’Occidente, sono padroni  dei loro territori e dovrebbero convivere con i loro problemi cercando di risolvere le loro differenze e sofferenze. 

Ma Sayyed Sistani che ha ricevuto Sua Santità il Papa nella sua abitazione a Najaf con grande rispetto e gratitudine, non ha apprezzato il fatto che il Pontefice non abbia dimostrato attenzione per gli sciiti dell’Iraq, un’attenzione che invece lui aveva avuto a suo tempo per i Cristiani. Il Grande Ayatollah aveva infatti espresso più volte la sua vicinanza ai Cristiani dell’Iraq quando erano esposti agli attacchi dei takfiri dicendo loro “ Siete parte di noi”. 

Fonti a Najaf hanno riferito “ Sayyed Sistani non ha voluto che ci fosse il suo fotografo e neppure che fossero presenti ad Al-Rasoul Street  (dove lui ha ricevuto Sua Santità il Papa) i chierici sciiti e i direttori del suo ufficio”. Secondo le fonti il Vaticano “ non ha rilasciato alcuna dichiarazione e neppure preso posizione a favore degli sciiti  che sono stati uccisi durante la lotta all’Isis mentre difendevano anche i Cristiani della Mesopotamia. Così Sayyid Sistani non ha ritenuto necessario rilasciare un “ documento congiunto” che il Papa invece avrebbe voluto firmare così come aveva fatto con lo Sceicco di Al-Azhar ad Abu Dhabi”.  

Sempre secondo le fonti a Najaf, il Grande Ayatollah ha colto l’opportunità della visita del Papa per mandare un messaggio molto chiaro a tutti gli iracheni, a tutti i leader del Medio Oriente e all’Occidente. Il suo comunicato conteneva anche un implicito messaggio indirizzato al Papa e tanti “NO”: 

  1. No all’assedio delle popolazioni: è una posizione presa contro gli Stati Uniti, una critica alla loro condotta che  impone un assedio economico alle popolazioni attraverso le  sanzioni e punta a ridurre i paesi alla fame per metterli in ginocchio. Sayyed Sistani ha quindi rivelato di essere contrario alla politica degli Stati Uniti, ha messo fine a tutte quelle voci che sostengono che gli iracheni vogliono la presenza degli Stati Uniti nel paese malgrado ci sia una decisione del parlamento che ne chiede l’uscita. 
  • No alla violenza: è anche questo un messaggio, secondo le fonti, diretto agli Stati Uniti che bombardano e uccidono gli iracheni. Ma è anche indirizzato al governo iracheno che ha l’obbligo di rispettare la popolazione e di evitare il ricorso alla violenza.  
  • No all’ingiustizia: un messaggio per i leader iracheni che sembrano ignorare le ingiustizie patite dalla popolazione fin dai tempi di Saddam Hussein e poi dell’occupazione americana (hanno detto le fonti): mancanza di servizi, di posti di lavoro e la corruzione all’interno dell’amministrazione. E’ anche questo un messaggio per le forze statunitensi che usano nel mondo due pesi e due misure, soprattutto in Medio Oriente dove i palestinesi soffrono l’occupazione israeliana e i siriani e gli iraniani sono vessati da ingiuste sanzioni. 
  • No alla normalizzazione dei rapporti con Israele: le fonti riferiscono che il comunicato di Sayyed Sistani cita “ sradicamenti, guerre, atti di violenza, embarghi economici e l’assenza di giustizia per i palestinesi, soprattutto quelli che vivono nei territori occupati”. E questo ci dice che l’Iraq non normalizzerà i rapporti con Israele, che appoggerà invece la causa palestinese che addolora gli iracheni. Nel messaggio si parla anche di come paesi come l’Iran e lo Yemen siano assediati dagli Stati Uniti che apparentemente sono solo capaci ad usare “il linguaggio della guerra” (lo riporta il documento) a scapito di qualunque preoccupazione per la giustizia sociale. 

“Sayyed Sistani ha indirizzato il suo messaggio al Papa dicendo, nella sua dichiarazione, che i grandi leader religiosi e spirituali dovrebbero cercare di limitare le tragedie” e ha accennato al ruolo di “questi leader nei confronti delle grandi potenze” (Stati Uniti) affinché prevalga la ragione e la saggezza, l’attenzione ai diritti e al reciproco rispetto tra i fedeli delle varie tendenze religiose. E qui Sistani invoca un ruolo più attivo del Vaticano a favore del Medio Oriente che soffre a causa delle ingiustizie create e amplificate dalle superpotenze (Stati Uniti e Occidente). E a questo proposito Najaf è convinta che il Vaticano non si spenda abbastanza. Si capisce che Sayyed Sistani non ha apprezzato il silenzio del Vaticano sulla morte di migliaia di sciiti che hanno combattuto per difendere i cristiani (ma anche altri iracheni), uomini a cui il Papa non ha concesso la minima attenzione o un riconoscimento ufficiale per il loro sacrificio in tutti questi anni”. 

“Il Grande Ayatollah ha ricordato il suo ruolo nel “proteggere tutti coloro che hanno subito ingiustizie e a cui è stato fatto del male quando i terroristi (ISIS) occupavano vaste zone dell’Iraq”, per dire a colui che guida i Cristiani Cattolici in tutto il mondo che in futuro dovrebbe anche lui esercitare questo ruolo vocale e dinamico” ha detto la fonte. 

E’ certamente una visita di importanza storica quella di Papa Francesco, che ha permesso a Sistani di mandare un messaggio a livello regionale e anche internazionale nel quale ha precisato la posizione in Medio Oriente dell’Iraq, la sua politica futura e il suo rifiuto del ruolo e del comportamento degli Stati Uniti nel mondo. Il Grande Ayatollah non lascia spazio ad alcun dubbio: l’Iraq non si schiererà con gli Stati Uniti ma favorirà la stabilità in Medio Oriente cercando di evitare le ingiustizie ai suoi abitanti, Palestinesi inclusi. 

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