La scure delle sanzioni economiche cala non solo sull’Iran ma anche sull’ ”Asse della Resistenza”: è la guerra che agli Stati Uniti costa meno in assoluto.

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da A.C. 

L’amministrazione americana ha cambiato la sua strategia in Medio Oriente senza comunque modificare i suoi fini e la sua pretesa di egemonia nella regione. Uno scontro militare con la Siria e il Libano non è più un’opzione praticabile in quanto il suo costo (materiale e in vite umane) non può essere accettato. Non c’è quindi più la necessità di una corposa presenza militare e di un intervento nei vari paesi del Medio Oriente. Così la guerra che porta avanti adesso è basata sulle sanzioni e sull’insurrezione. Pare che strangolare i paesi economicamente abbia più successo delle guerre fatte dagli Stati Uniti e da Israele (sostanzialmente fallimentari) in passato, soprattutto quelle in Libano, Siria, Iraq e Afghanistan. 

L’Iran è stato in grado di resistere a quarant’anni di sanzioni senza sottomettersi, sopravvive dal 1979 (anno in cui sono iniziate) grazie alla sua capacità di rendersi autonomo in vari settori fondamentali. E la sua produzione di missili strategici di precisione ha protetto il paese e i suoi alleati da eventuali attacchi militari contro il suo territorio. Proprio per questo motivo gli Stati Uniti hanno deciso di colpire gli alleati di Teheran dell’ “Asse della Resistenza” che hanno economie più deboli e maggiormente vulnerabili. 

Benché sostenuta a livello finanziario da Teheran, l’ “Asse della Resistenza” non è in grado di raggiungere il livello di autosufficienza dell’Iran in vari settori. I suoi membri sono posizionati in ambienti meno omogenei perciò non possono contare su un consenso sociale che sostenga le loro scelte. Per fare un esempio, l’intervento di Hezbollah in Siria non è approvato da molte componenti della società libanese e inoltre il Libano è in preda ad una crisi economica non indifferente. In Iraq, Hashd al-Shaabi è soggetta ad attacchi interni e le casse della Mesopotamia sono tristemente vuote. In Siria abbiamo al-Qaeda, la Turchia e gli Stati Uniti che occupano il nord del paese e impediscono che l’energia primaria e i rifornimenti alimentari raggiungano il 70% del paese controllato dal governo. 

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