Sfide impegnative attendono il prossimo Primo Ministro iracheno 

Di Elijah J. Magnier 

Tradotto da A.C. 

Gli iracheni, così come quelli che vivono nella regione mediorientale e in altri paesi, sono in attesa dei risultati delle elezioni che si terranno domenica 10 ottobre, approntate per affrontare le sfide importanti e complesse che li attendono. La prima è la scelta del Primo Ministro che dovrà fare i conti con questioni vitali come la sicurezza, la lotta al terrorismo, la critica situazione economica del paese, il deficit e il ritiro delle truppe statunitensi previsto per la fine dell’anno. Ma non basta, il premier dovrà in qualche modo trovare un equilibrio tra l’Iran e gli Stati Uniti la cui problematica relazione si manifesta in Iraq e condiziona il paese e inoltre cercare di stabilire buoni rapporti con i paesi vicini, un obbiettivo a cui Baghdad tiene e punta.

Sebbene ci sia il sospetto che molti partiti politici abbiano intenzione di contestare i risultati delle elezioni di domenica, ciò potrebbe non succedere se i partiti più potenti avranno il loro tradizionale ruolo nel prossimo governo anche se con meno seggi di prima. Nessun partito politico si trova ad affrontare nuove difficoltà tranne quello guidato da Moqtada al-Sadr. Ed è un serio dilemma per l’autorità religiosa di Najaf che confida nell’elezione di nuovi candidati per contrastare i potenti partiti al potere. Ma è poco probabile che ciò avvenga perché i nuovi parlamentari difficilmente avranno peso nel nuovo parlamento. 

Alla vigilia delle elezioni la suprema autorità sciita di Najaf, Sayyed Ali al-Sistani, ha rilasciato una dichiarazione mirata a convincere tutti gli iracheni a partecipare al voto, poiché, come lui sostiene, sarebbe assolutamente necessario eleggere solo candidati meritevoli e non corrotti. Quello a cui Sistani aspira potrebbe essere definita come “ fatwa di jihad elettorale” paragonabile alla “Jihad Kifaei”. La “ Fatwa Kifaei” fu emessa per reagire all’occupazione, da parte dell’ISIS, del nord dell’Iraq nel 2014 e portò alla creazione delle “Forze di Mobilitazione Popolare”. 

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