Conflitto Stati Uniti-Israele in Sudan: colpo di stato o un riaggiustamento del partenariato?

Di Elijah J. Magnier  

Tradotto da A.C. 

Nel 1992, nel suo ufficio a Khartoum, chiesi al presidente (Speaker) del Consiglio Nazionale di Transizione , Mohamed Al-Amin Khalifa: chi governa il Sudan, Omar al-Bashir o Hasan al-Turabi? In quel periodo al-Turabi, durante un incontro a casa sua nella capitale sudanese, mi aveva detto che pensava che ” un ufficiale (al-Bashir) alla guida del paese avrebbe accontentato l’Occidente”. Ma al-Amin Khalifa mi disse: “Dio è quello che governa tutti noi”. Sono passati circa tre anni dal colpo di stato militare che ha rovesciato  Bashir e il Sudan non ha un parlamento né un suo presidente. E oggi sono di nuovo al potere i militari che si sono rivoltati contro i membri civili del governo. 

Il regime di Omar al-Bashir venne rovesciato nel’ aprile 2019, e il generale Abdel Fattah al-Burhan prese le redini del paese in nome di un “consiglio sovrano di transizione” composto di civili e di militari. In questo governo di transizione il cui obbiettivo era quello di preparare le elezioni nel 2023 , il primo ministro Abdallah Hamdok e i suoi ministri si sono ritrovati intrappolati nella morsa dei militari, l’unico vero governatore del Sudan era in realtà il generale al-Burhan. L’arresto del primo ministro e di altri membri del suo gabinetto ( il ministro degli Esteri Mariam al-Sadiq al-Mahdi è tra i pochi non agli arresti) è avvenuto solo un’ora dopo un suo elogio del generale Al-Burhan. Hamdok è accusato di “sedizione e razzismo, mirati a portare la guerra civile nel paese, a sabotare la rivoluzione e a colpire le forze armate”. 

Il generale Al-Burhan ha emesso l’ordine di imprigionare il primo ministro Hamdok e molti dei suoi ministri nonché alcuni leader politici. I militari hanno fatto irruzione nella sede della televisione e radio di stato a Omdurman. E Al-Burhan ha licenziato sei ambasciatori del Sudan negli Stati Uniti, Unione Europea , Qatar, Svizzera e Cina, critici nei confronti del suo operato. 

Israele sostiene il governo militare guidato da Al-Burhan. Sebbene gli Stati Uniti appoggiassero il 15o primo ministro del Sudan, Hamdok, il comando dell’esercito lo ha imprigionato salvo poi metterlo agli arresti domiciliari. Gli è stato concesso di rispondere ad una telefonata del segretario di stato americano Anthony Blinken e di ricevere a casa sua dei diplomatici occidentali. L’intervento degli Stati Uniti ha fatto sì che fosse temporaneamente rilasciato ma non ha potuto ricevere gente del posto e la sua casa è circondata da guardie armate. Molti paesi appoggiano questo colpo di stato ma molti altri no. 

Paesi della regione come Egitto, Arabia Saudita ed Emirati  che considerano il governo dei militari  come uno dei pochi governi non islamici e che, non va dimenticato, hanno buoni rapporti con Israele, aspirano a escludere dal potere gli islamisti e la sinistra rappresentata dal primo ministro. Preferiscono, esattamente come Israele, un governo militare forte. Gli Emirati a l’Arabia Saudita hanno dato al consiglio militare sudanese aiuti per 3 miliardi di dollari . Temono infatti gli islamisti appoggiati dal Qatar e dalla Turchia e li vedono come una minaccia alle loro monarchie, in più l’Egitto considera la Fratellanza Musulmana un gruppo terroristico. Sfruttando la situazione economica che nel paese è decisamente peggiorata, hanno appoggiato il colpo di stato militare del generale al-Burhan dotato del potere di cambiare il “documento costituzionale” in modo arbitrario, senza consultazioni. 

Negli anni 90 durante la presidenza di Omar al-Bashir, il Sudan ospitò Osama Bin Laden e attraverso il paese passavano le armi fornite dall’Iran ai palestinesi di Gaza. Nel novembre 2020 quando al potere c’era il generale al-Burhan per la prima volta una  delegazione israeliana  si recò in Sudan per discutere di una possibile collaborazione in vari settori: sicurezza alimentare, rete idrica, agricoltura e sanità. E l’anno scorso il generale al-Burhan si è recato a Entebbe in Uganda dove ha incontrato il primo ministro israeliano  Benjamin Netanyahu dopo che “Dio gli aveva dato un segnale positivo” di approvazione dell’incontro. 

Il 5 ottobre una delegazione israeliana è andata a Khartoum per incontrare il generale al-Burhan, alcuni suoi consiglieri e varie autorità, lunghi incontri in preparazione di altri mirati a consolidare i rapporti. Tel Aviv aveva mandato carichi di farina a Khartoum del valore di cinque milioni di dollari a sostegno del suo “nuovo amico”.Il 10 ottobre Abdel Rahim Dagalo, fratello dell’influente comandante delle “Forze di Supporto Rapido” dell’esercito sudanese e vice capo del consiglio sovrano del Sudan, generale Mohamad Hamdan Dagalo, conosciuto anche come Hemedti, si 

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