Israele colpirà di nuovo il Levante e Nasrallah, il portavoce dell’”asse della resistenza” in Siria, risponderà….di nuovo.

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Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice censi

Le forze militari siriane si stanno preparando a liberare le zone nel sud della Siria dopo aver completamente liberato la capitale, Damasco, da al-Qaeda e dall’ISIS a Yarmouk, Hajar al-Aswad e dintorni, mentre le zone rurali delle province di Homs e Hama sono state completamente liberate. L’esercito siriano e i suoi alleati si stanno anche preparando ad eliminare l’ISIS a sud di Deir al-Zour , l’ultima sacca rimasta in mano a questa organizzazione nei territori sotto il controllo siriano. La città meridionale di Daraa, peraltro, sta valutando la sua posizione nei confronti di Israele, la cui paura più grande è la liberazione del sud  e una futura richiesta da parte del governo centrale della Siria di restituire le alture del Golan occupate. I sette anni di guerra imposti alla Siria hanno favorito la formazione di gruppi locali di combattenti addestrati e esperti che ora fanno parte dell’”asse della Resistenza”, la più grande paura di Israele.

Questo indurrà i governanti di Tel Aviv – che non vogliono restituire i territori occupati alla Siria – ad imbarcarsi in una nuova avventura militare per “ tastare il polso” e mettere alla prova la reazione dell’ “asse della resistenza”. Tutto ciò è inevitabile, soprattutto dopo che il leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah stesso ha annunciato le nuove regole di ingaggio (Rules Of Engagement, ROE) stabilite dopo il recente attacco di Israele alle posizioni dell’esercito siriano.

L’annuncio fatto di persona da Sayyed Nasrallah delle nuove ROE è da prendere in considerazione : è lui che ha indicato il numero, il tipo e la quantità (55) dei razzi e dei missili lanciati sulle alture occupate del Golan e anche i bersagli israeliani. Le connotazioni dell’annuncio  sono significative perché lui usa un linguaggio che Israele capisce, avendo conosciuto Hezbollah in 36 anni di conflitti su vari fronti e lo stile delle sue risposte. Come suo solito, Sayyed Nasrallah non prende scorciatoie e non spinge Israele a perdere il controllo dall’inizio : prima avverte, fa intendere ciò che dice e colpisce dopo gli avvertimenti.

Israele non è riuscito a far cadere il presidente Bashar al-Assad né a eliminare l’”asse della resistenza” dai suoi confini con la Siria e non è riuscito a limitare o contenere le capacità militari e l’arsenale di Hezbollah che è invece cresciuto notevolmente. I ripetuti attacchi aerei di Israele alle unità di trasporto delle armi di Hezbollah e ai centri di addestramento di migliaia di militanti siriani organizzati in gruppi con varie denominazioni (inclusi gli Hezbollah siriani) hanno indotto l’Iran a creare e sviluppare laboratori per la produzione di missili in Siria invece di trasferirli ai propri alleati nel Levante attraverso altri paesi.

La Siria ha introdotto una nuova equazione (già presente in Libano) “ l’esercito, il popolo e la resistenza”che indica l’armonia e la necessità di una piena collaborazione tra le tre componenti come strategia di difesa nazionale per liberare l’intero territorio siriano. Il governo centrale di Damasco, ha creato delle forze locali di difesa nazionale che sono presenti in tutti i villaggi e le città e persino al confine con Israele.

Ciononostante Israele non ha riconosciuto la realtà imposta dai sette anni di guerra in Siria. Infatti è andato nella direzione opposta bombardando consiglieri iraniani che si trovavano nei meandri del deserto siriano in appoggio alle forze siriane e russe che cercavano di prevenire il “cambio di regime”.

Israele ha aspettato la “ risposta iraniana” che è venuta dalla Siria ed era stata annunciata, nei dettagli, dal segretario generale di Hezbollah che imponeva una nuova regola di ingaggio ad Israele: “ Ogni attacco futuro, a seconda della sua portata, avrà una risposta nelle alture del Golan e potrebbe colpire al di là delle alture del Golan, anche al di là ( lo ha detto due volte) e raggiungere il cuore del paese”. E’ un genere di discorso che è stato (e ancora è) usato da Sayyed Hassan Nasrallah durante la seconda guerra in Libano nel 2006 per mostrare le sue potenzialità a livello militare e per mettere in guardia gli israeliani dalla prossima risposta che potrebbe essere più dura se le cose si spingono troppo oltre e se loro non interrompono le provocazioni.

Israele ha cercato di addolcire la nuova “equazione del Golan” imposta dall’”asse della resistenza” cercando di minimizzare la risposta siriana (sono stati sparati 55 razzi e missili contro dei precisi  bersagli militari israeliani). I mezzi di informazione locali, israeliani, hanno tuttavia detto molto francamente :” Le alture del Golan erano illuminate ( dai missili e i razzi che cadevano) come un albero di Natale”: quel giorno, infatti, i residenti di Tiberiade, della Galilea e della costa di Haifa sono corsi nei rifugi per la prima volta dopo decenni.

Non c’è dubbio che Israele abbia il maggior potere militare di tutto il Medio Oriente, ciononostante, dopo la risposta da parte siriana, ha espresso la sua reticenza a farsi coinvolgere in una nuova guerra, ha capito il messaggio di Nasrallah e ha frenato il suo entusiasmo nel voler fermare la “ risposta militare progressiva” dell’”asse della resistenza”.

Israele, infatti, ha cercato di minimizzare l’effetto dei razzi e missili siriani in risposta ai suoi ripetuti attacchi e la sua versione ufficiale parla di “ solo 20 razzi hanno colpito il Golan (occupato)”. Sulle televisioni israeliane, comunque, è apparso un lanciarazzi il cui contatore indicava il lancio di 36 razzi e confermava perciò che la versione ufficiale di Israele era falsa e soggetta alla censura militare che cercava di attenuare la portata del colpo subito. Ma tutti in Israele –e sicuramente l’ “asse della resistenza”- sa che essere pronti per una guerra non è una opzione reale quando i risultati sono imprevedibili e il fronte interno non è pronto ad affrontare una risposta massiccia : più di 2,5 milioni di israeliani non hanno rifugi e non sarebbero al riparo da una guerra devastante.

Israele capisce oggi che i suoi ripetuti attacchi preventivi (100 attacchi israeliani durante la guerra in Siria) non sono riusciti a evitare la presenza dell’ “asse della resistenza” sulla linea del cessate-il-fuoco del 1973. Israele ha goduto di un assoluto potere aereo e navale e della capacità di schierare gli Stati Uniti al suo fianco in una possibile guerra futura. Oggi Israele sa che la sua superiorità aerea non basta a evitare rischi quando va a fare il “picnic”in Siria a causa dei sistemi anti-missile presenti nel Levante. La sua marina e le sue piattaforme petrolifere non sono immuni dai missili superficie-superficie (SSM) russi e iraniani. Israele sa anche che la popolazione ama il benessere e non può permettersi le conseguenze di una lunga guerra.

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La strategia israeliana delle “battaglie tra le guerre”- come ama definirla il suo comando militare – non è riuscita a :

  • Impedire la crescita delle capacità militari della resistenza;
  • Fermare il diffondersi di molti gruppi come Hezbollah in Siria;
  • Separare l’asse libanese dalle alture del Golan;

Israele, infatti, ha vissuto momenti di panico totale soltanto a causa di “venti razzi” (nella versione ufficiale) sparati contro il Golan.

Israele ha spinto l’Iran ad aumentare i suoi investimenti nell’industria militare in Siria producendo missili a lungo raggio nel Levante.

Israele ha anche spinto la Siria a migliorare le prestazioni delle sue Forze Nazionali di Difesa (NDF) e a far sì che le forze locali dell’esercito siriano si addestrassero sul modello di Hezbollah beneficiando della sua lunga esperienza nel combattere Israele.

L’ “asse della resistenza” sta sviluppando le abilità che le consentano di tenere il passo con le capacità militari israeliane. Gli osservatori, nonostante ciò, pensano che Israele proverà di nuovo a “tastare il polso” cercando di colpire nuovamente la Siria per vedere se quest’ultima risponderà.

Sembra che Israele abbia difficoltà a capire che il progetto “il nuovo Medio Oriente” non è più fattibile e che chi dirige la risposta militare ha esperienza sui metodi di rispondere. Israele sa anche che Sayyed Hassan Nasrallah è un avversario che sa come articolare le risposte militari,politiche e psicologiche.

In poche parole, Israele non ha più l’iniziativa in Siria. Tutti i suoi sforzi per sostenere al-Qaeda e l’ISIS (l’esercito Khaled bin al-Waleed), per indebolire l’Iran in Siria e tutti i suoi attacchi all’esercito siriano hanno causato l’espansione dell’influenza del suo peggior nemico : Sayyed Hassan Nasrallah e l’asse della resistenza adesso si sta dirigendo verso le alture del Golan occupato.

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