Gli alleati di Hezbollah sono nel mirino degli Stati Uniti e il  “ Movimento Patriottico Libero” il M.P.L. non è più l’ago della bilancia

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Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Le sanzioni dell’amministrazione statunitense nei confronti di Hezbollah sono considerate da quest’ultimo un  sfoggio inutiledi potere privo di efficacia. Hezbollah e i suoi comandanti non hanno conti in banca né istituzioni all’estero e non dipendono da sostegni finanziari in occidente. Hezbollah ha inoltre posto delle restrizioni interne ai viaggi dei suoi comandanti, pertanto non dovrà fare i conti con un eventuale rifiuto dei visti o con limitazioni agli spostamenti. Gli Stati Uniti hanno attaccato il tessuto sociale in cui Hezbollah vive e agisce. Hanno attaccato i ricchi sciiti vicini a Hezbollah chiudendo le loro imprese, ne hanno imprigionato alcuni e hanno interrotto i loro affari all’estero, fuori dal Libano. L’amministrazione americana è andata anche oltre, esercitando pressioni sulla Banca Centrale Libanese, centro dell’economia del paese. Il Libano ha accusato il colpo ed è preoccupato, soprattutto in questo momento in cui il suo deficit è di quasi 80 miliardi di dollari.

Hezbollah è un’organizzazione composta soprattutto da famiglie povere e da membri che credono nella sua ideologia e nei suoi obbiettivi, convinti che il partito sia la loro unica fonte di protezione in una multi-etnica ( ma selettiva) società. Sentono, inoltre, il bisogno di essere protetti dalle aggressioni di Israele. Ma Hezbollah ritiene che i ricchi toccati dalle sanzioni americane abbiano tratto vantaggio dall’essere vicini al partito. E forse, in alcuni casi, anche se non legati all’organizzazione,  siano in grado di dimostrare al tribunale internazionale di essere degli imprenditori indipendenti che possono difendersi attraverso procedure legali. In fondo, una parte del danno collaterale subìto dalla comunità sciita deriva dal suo successo (Hezbollah fa parte di questa comunità)  e dal suo ruolo emergente in Libano.

Pertanto, gli Stati Uniti stanno mettendo in campo una nuova tattica: colpire o cercare di sottomettere gli alleati di Hezbollah in Libano. Il primo ministro Saad Hariri aveva preso una dura posizione sull’unificazione e legalizzazione delle università in Libano, che avrebbe obbligato l’ex ministro Abdel Raheem Marad (un alleato di Hezbollah, sunnita) a chiudere tutte le sue attività. Marad, a quel punto, andava dal ministro degli interni Nuhad Mashnouq (alleato di Hariri) che lo accompagnava da Hariri  per riuscire a trovare il modo di fargli continuare i suoi affari, mettendolo così in una posizione a metà strada tra Hezbollah e l’Arabia Saudita. E’  un fatto trascurabile paragonato a quello relativo al secondo alleato di Hezbollah : il Movimento Patriottico libero (MPL) presidiato da Jubran Bassil , ministro degli esteri ad interim.

Nel 2006, l’ex generale Michel Aoun, fondatore del MPL e suocero di Bassil, era decisamente a fianco di Hezbollah e firmava un accordo in cui appoggiava la strategia del gruppo. Aoun, nel 2011, sosteneva Hezbollah nonostante tutti gli appelli fatti al Libano ( e a Hezbollah) perchè evitasse di essere coinvolto nella guerra imposta alla Siria.

Il MNL aveva due obbiettivi essenziali : arrivare alla presidenza e difendere la sua esistenza in Libano. Infatti, al-Qaeda e i gruppi Takfiri dello “ Stato Islamico” consideravano la Mesopotamia nel 2003 e il Levante nel 2011 come la “ Terra della Jihad” mentre ritenevano il Libano “ Terra di Nusra “ (sostegno).

I Takfiri attaccavano gli sciiti, i cristiani,  gli Yezidi e tutte le minoranze, inclusi i sunniti che non erano d’accordo con i loro obbiettivi, l’ISIS attaccava al-Qaeda, che ha la stessa ideologia, e i Talebani che combattono contro gli Stati Uniti in Afghanistan.

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I cristiani libanesi, che oggi vivono come minoranza tra i mussulmani ( sciiti e sunniti), sono convinti di essere il bersaglio principale dei Takfiri e quindi che la loro esistenza sia minacciata. E’ una delle principali ragioni per cui il MPL ha appoggiato Hezbollah durante la sua presenza in Siria.

I cristiani sono convinti che l’occidente debba sostenerli e proteggere la loro esistenza, per questo avevano mandato i loro inviati a chiedere protezione e aiuto. Con loro grande sorpresa, avevano ricevuto la proposta di essere spostati in altri paesi : apparentemente l’occidente è contento di dar loro permessi di residenza affinchè abbandonino i loro averi e la terra dei loro antenati!

L’ex generale e attuale capo della sicurezza interna, Abbas Ibrahim, uno sciita, andò in Vaticano a spiegare perché fosse importante proteggere i cristiani e la loro esistenza in Oriente, in Libano, Siria e Iraq, dove avevano sempre vissuto in armonia con tutti gli altri gruppi religiosi. Ibrahim spiegava come la soluzione non fosse quella di sostenere l’esodo dei cristiani, ma quella di fermare i Takfiri.

Hezbollah ha il potere militare per proteggere i cristiani e le altre minoranze in Libano e ovviamente anche la sua stessa esistenza. Al tempo in cui gli sciiti di Hezbollah difendevano i cristiani, i sunniti, i drusi e altre minoranze ( e la loro stessa sopravvivenza), il mondo attaccava Hezbollah. L’occidente e i paesi arabi si schieravano con i Takfiri, in Siria. Il supposto “mondo democratico” riteneva che eliminare il presidente Bashar al-Assad fosse l’obbiettivo primario,  senza minimamente preoccuparsi di chi avrebbe  governato la Siria dopo il crollo del governo e del sistema. Un dominio dei Takfiri o uno “stato fallito” apparivano come  due scelte accettabili.

Quello che è successo in Afghanistan, dove i Talebani controllano oggi 52 province a dispetto della presenza americana, non è stato apparentemente un esempio sufficiente a dimostrare quanto  siano  fallimentari  gli interventi militari americani negli altri paesi. Neppure l’intervento in Libia è servito a insegnare al mondo che bisogna smettere di fare danni in Medio Oriente, e finirla con interventi che creano soltanto conseguenze catastrofiche non solo lì ma anche in Europa.

I mezzi di informazione, i “think-tanks”( commissioni di esperti), l’intellighenzia accademica, con poca, o meglio, nessuna esperienza di guerra in prima linea , hanno incessantemente promosso la guerra in Medio Oriente e il cambiamento di regime. Evidentemente ambivano a veder scorrere fiumi di sangue e inoltre sostenevano ciò che premeva ad Israele : avere l’Isis e al-Qaeda sui suoi confini ( come ha detto chiaramente il ministro della difesa Moshe Ya’alon) piuttosto che l’Iran o Hezbollah o anche gli stessi soldati di Assad che, guarda caso, proprio lì non hanno mai sparato un colpo dal 1973!

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Il governo di Assad era inaccettabile, lui era accusato di essere un dittatore. Come se tutti gli alleati strategici e fanatici degli Stati Uniti nella regione fossero paesi democratici che permettono  ai loro cittadini di godere di democrazia e libertà di espressione e come se fossero  in grado di consentire loro una visita tranquilla al proprio consolato senza correre il rischio di essere fatti a pezzi!

L’obbiettivo di Hezbollah era  quello di fermare i Takfiri ad ogni costo, tenendo lo scontro esterno al Libano. E questo è un obbiettivo che l’organizzazione raggiungeva insieme ai suoi alleati iraniani e russi sul campo di battaglia. Il progetto “ il nuovo Medio Oriente” preparato per i Takfiri, perché potessero governare questa parte del Medio Oriente ( Iraq, Siria e Libano) falliva. I cristiani libanesi avevano raggiunto il loro primo obbiettivo.

Il secondo (obbiettivo) era che Michel Aoun ottenesse la presidenza. Hezbollah ha dovuto usare tutto il suo peso politico per imporlo come nuovo presidente , incurante della pressione interna e internazionale. Il segretario generale di Hezbollah aveva promesso ad Aoun che lo avrebbe appoggiato completamente e si sarebbe schierato con il leader cristiano , come lui ,Aoun, era stato   dalla parte degli sciiti sfollati all’interno del paese (e rifugiati in Siria) durante la seconda guerra con Israele del 2006.

Era una promessa senza riserve  perché Aoun confidava nella triplice equazione essenziale per la protezione del Libano : “ il Popolo, l’Esercito e la Resistenza”. Questa equazione dà legittimità al diritto della resistenza di combattere l’aggressione israeliana in qualunque guerra futura o in qualunque violazione del territorio libanese, che sia via terra, via mare o aerea.

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Nell’ottobre 2016 Aoun diventava presidente, portando al potere anche suo genero, Jibran Bassil, il presidente-ombra a cui veniva data la carica di ministro degli esteri. Bassil faceva parte degli alleati di Hezbollah prima che Aoun arrivasse al potere e ne riceveva ogni genere di sostegno, come d’altronde tutti gli alleati.

Adesso che è ufficialmente al potere, Bassil sta cercando di cambiare posizone, dicendo quello che nessuno in Libano oserebbe dire e formando alleanze che sono in realtà contro gli interessi di Hezbollah. Bassil, al potere, ha preso una nuova, sorprendente direzione. Il nuovo leader del MPL,  si è avvicinato all’occidente, senza abbandonare la posizione strategica nella triplice equazione, per poter così usufruire della protezione ufficiale della resistenza.

Fonti di informazione in Libano hanno detto : “lo scopo di Bassil, se sarà presidente, è quello  di portare il suo partito più vicino all’occidente, per paura di essere incluso, come gruppo politico (Hezbollah) sulla lista dei terroristi stilata dagli Stati Uniti . Bassil non ha mai avuto problemi ad essere indicato come alleato principale di Hezbollah e gli andava bene essere nella lista dei terroristi con Hezbollah, ma prima, quando ancora non aveva raggiunto i suoi due principali obbiettivi.”

Infatti Bassil ha mostrato la sua nuova posizione politica durante le elezioni parlamentari, formando  un’alleanza con le “ Forze Libanesi” di Samir Geagea, pensando, erroneamente, di poter guidare tutti, o almeno una gran parte dei cristiani in Libano. Ha fatto promesse a Geagea che poi  dopo i risultati  delle elezioni non ha mantenuto, per evitare che quest’ultimo potesse disporre di importanti ministeri aumentando così la sua popolarità.

Bassil, inoltre, è stato la causa del mancato seggio sciita che Hezbollah sosteneva a Biblo (Hussein z’ayter) a costo di perdere lui stesso, lì, i suoi candidati (Rabei’ Awwad) a vantaggio di Geagea (Mustafa al-Husseini).

Bassil, in più, portava la società cristiana sulla strada dell’estremismo usando il linguaggio tipico di Bashir Gemayel, uno stretto alleato di Israele prima del suo assassinio a settembre del 1982. Parla di confederazioni e di “ assenza di differenze nell’ideologia con Israele”. Ha anche proposto di costruire una scultura che simboleggiasse “ il ritiro dell’occupante siriano dal Libano”. Sembra che ignori che i leaders cristiani (Pierre Gemayel, Kamil Chamoun e Suleiman Franjiyeh) storicamente sono stati i primi ad appoggiare l’idea dell’intervento siriano a loro favore in Libano contro l’OLP ( Organizzazione per la Liberazione della Palestina) nel 1976 .

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Secondo fonti ben informate, si pensa che Bassil “ aumenterà la distanza tra il suo partito e Hezbollah usando la scusa della “paura delle sanzioni americane”. La sua animosità nei confronti del presidente del parlamento Nabih Berri è ben conosciuta e lui crede di essere nella posizione di spingere Hezbollah a prendere le distanze da lui  (che è anche il leader del movimento Amal). Ancora ignora che Hezbollah non accetterà mai di avere un qualunque scontro con Berri o con Amal e non accetterà mai di riprodurre uno scontro tra sciiti come nel 1988 quando lo sceicco Subhi Tfeili, sbagliando, lo avviò, una pagina oscura nella storia degli sciiti in Libano.

Tutti gli sforzi di Bassil di arrivare alla presidenza – dopo Aoun – scavalcando Hezbollah, potrebbero fallire. Il braccio di ferro sul ministro sunnita ha luogo sostanzialmente perché insieme, Aoun e Bassil, hanno undici ministri che equivalgono a un terzo più uno del totale del consiglio. Significa che Bassil si troverà a dover congelare o sospendere il consiglio dei ministri – un hobby che ha praticato in passato – ogni volta che una decisione non gli andrà a genio, avendo questo ministro in più che gli dà il potere di farlo. Non è un problema di scontro tra Hezbollah e Hariri e una competizione con lui per la leadership sunnita. Hariri ha la maggioranza dei sunniti e un ministro in più che non sia di suo gradimento non comprometterà certamente la sua popolarità.

Dall’altra parte, Hezbollah non ha esitato a dare la sua benedizione quando il suo principale alleato, Suleiman Franjiyeh proponeva di incontrarsi col suo vecchio nemico Samir Geagea, accusato dell’assassinio della sua famiglia decenni fa. Oggi Geagea sa che l’iniziativa di Franjiyeh non è solo sua, Franjiyeh ha detto a Geagea che avrebbe rispettato la sua parola riferendosi alla promessa non mantenuta da Bassil dopo i risultati delle elezioni parlamentari.

Hezbollah informava Franjiyeh che “è fidato, onesto e in grado di perseguire i propri obbiettivi” ( per riconciliarsi con Geagea, un vecchio nemico di Hezbollah a causa del suo ruolo nella guerra civile del 1975, le sue passate relazioni con Israele e il suo attuale collegamento diretto con Stati Uniti e Arabia Saudita).

L’alleanza tra Franjiyeh e Geagea è fonte di preoccupazione per Bassil e potrebbe rimescolare il campo cristiano un’altra volta. Sayyed Nasrallah ha mantenuto gli impegni con Aoun, ma non ha obblighi di questo tipo con Bassil. La decisione su chi diventerà presidente del Libano in futuro  sembra appartenere all’alleanza “8 marzo” e Franjiyeh vuole conquistare il sostegno dei cristiani del Monte Libano. Si è unito a Geagea per allontanare Bassil, ovviamente con la benedizione di Hezbollah.

Così come Hezbollah aveva imposto Aoun come presidente,  oggi impone Franjiyeh come futuro ministro del lavoro e si aspetta che il presidente, Aoun, metta un ministro sunnita nel suo gabinetto  per poter così governare per il resto del suo mandato. Aoun e Bassil sono ben lontani dall’essere i perdenti in tutte queste equazioni : nel prossimo consiglio avranno i ministeri della difesa, dell’energia, della giustizia,dell’industria e degli esteri, insieme al potere di scegliere e nominare il capo di gabinetto.

Questa è la porta – creata dalle differenze tra gli alleati e dalla corsa alla presidenza – attraverso cui l’amministrazione americana sta progettando di passare per attaccare Hezbollah, poiché tutti gli altri mezzi che ha usato e i tentativi che ha fatto sono falliti.

Funzionerà? L’ultima parola spetta ai cristiani del Libano.

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