Trump e Soleimani baratteranno l’Iraq con la Siria?

Da Beirut, Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Trump ritirerà le sue truppe in 30 giorni…. Trump adesso non le ritira più….Trump se ne andrà tra quattro mesi…. Le truppe americane hanno cominciato a portar via le attrezzature militari ma non il personale… Trump manterrà una zona cuscinetto profonda 20 miglia in Siria…..

Tutti questi annunci contradditori arrivati dalla Casa Bianca più o meno in questo ultimo mese, dimostrano la mancanza di esperienza in politica estera dell’attuale inquilino della residenza presidenziale o l’incapacità di controllare la sua amministrazione. Nessuno in Medio Oriente crede a Trump. Soltanto il presidente Erdogan ha confermato la serietà delle intenzioni degli Stati Uniti di ritirarsi dalla Siria, ma è stato aggredito dalla minaccia di Trump di “ paralizzare l’economia turca nel caso la Turchia attaccasse i curdi”. Ma subito dopo aver minacciato Erdogan, Trump cambiava ancora idea, annunciando il piano per creare una zona cuscinetto “a protezione dei curdi”, i peggiori nemici della Turchia nel Levante. Trump appare proprio letteralmente confuso sull’ intenzione di restare o meno in Siria. 

Non importa se il mondo non capisce quale sia il piano di Trump. Non ha alcun senso cercare di analizzare o prevedere la sua prossima mossa perché pare davvero che lui per primo non sappia  cosa fare. Si sveglia al mattino deciso a fare una cosa ma ore dopo o il giorno successivo sembra cambiare idea. 

Tuttavia, il continuo cambiamento dei piani di Trump non impedisce al suo avversario, il generale iraniano Qassem Soleimani, ( a capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nella brigata al-Quds che è responsabile del sostegno a tutti i movimenti delle popolazioni oppresse nel mondo, soprattutto gli Hezbollah libanesi, i gruppi iracheni, palestinesi e afghani, ma anche altri) di fare i suoi piani per contrastare Trump in Siria e in Iraq. 

Fonti ben informate dicono che “ Soleimani si sta incontrando con vari gruppi alleati in Medio Oriente per opporsi alle forze americane e riuscire a mandarle via dall’Iraq e dalla Siria”. Secondo queste fonti, né l’Iran né la Russia credono alle intenzioni dichiarate da Trump di ritirarsi ed entrambi sono convinti che se non tutte, almeno una parte delle truppe americane resterà nel Levante. Soleimani sta progettando di agire più aggressivamente insieme ai suoi alleati dopo che l’ultima roccaforte dell’ISIS, a est dell’Eufrate, sarà riconquistata. L’ISIS continua a mantenere sotto il suo controllo un’area di circa 15 Kmq con dei villaggi lungo l’Eufrate ed è, in questo momento, sotto attacco da parte delle forze curde appoggiate dalla coalizione occidentale a guida statunitense.

Il presidente Bashar al-Assad ha concordato,con il consigliere della sicurezza nazionale irachena Faleh al-Fayyad, di far ripartire il coordinamento tra i gruppi tribali del nord-est della Siria e le forze militari irachene. “ Assad ha dato il via libera all’Iraq di coordinarsi con le tribù arabe in Siria e di far entrare nel paese le forze di sicurezza irachene se e quando sarà necessario eliminare definitivamente l’ISIS in caso gli Stati Uniti non siano disposti a finire velocemente il lavoro”. 

Un tale accordo ha dei potenziali svantaggi di cui sia l’Iraq che la Siria sono consapevoli. Le forze d’occupazione americane nel nord-est siriano potrebbero attaccare le forze siro-irachene mentre combattono l’ISIS nelle zone che quest’ultimo controlla, proprio come hanno fatto in passato. L’anno scorso, aerei israeliani bombardavano la sede del comando e controllo di Hashd al-Shaabi al confine con la Siria e ben due volte gli aerei americani annientavano le forze siriane impegnate contro l’ISIS, un gruppo mentre attraversava l’Eufrate e l’altro mentre avanzava verso al-Tanf. 

“ Nel caso gli Stati Uniti attaccassero le truppe irachene, questo atto di aggressione spingerebbe  il governo dell’Iraq a chiedere il ritiro completo delle truppe americane dal paese. Se ciò non accadesse, si potrebbe fare in modo che queste truppe siano continuamente minacciate. Ci sono tanti gruppi in Mesopotamia ostili agli Stati Uniti e determinati a vedere il loro paese liberato dalla presenza di truppe straniere, in particolare da quelle americane, considerate la fonte di tutti i guai mediorientali” dicono le fonti. 

E’ così che l’ “Asse della Resistenza” sta organizzandosi per fronteggiare l’egemonia americana nel Levante e in Mesopotamia. L’Iraq e la Siria non sono amici di Washington e mai si comporteranno come i monarchi del golfo, tenuti in piedi dalla protezione degli Stati Uniti. Se l’amministrazione americana decidesse di restare in Siria continuando l’occupazione del paese o stabilendo una “zona cuscinetto”, le carte verrebbero di nuovo rimescolate.

Se questo succedesse, la Turchia, considerata finora amica della Russia, potrebbe diventare sua nemica occupando il nord-est siriano e schierando le proprie forze nella zona cuscinetto proposta da Trump. Se mai la Turchia agisse in questo modo, passerebbe nel campo ostile poiché si opporrebbe ai piani della Russia di proteggere l’integrità della Siria. Un tale accordo con gli Stati Uniti aiuterebbe la Turchia a realizzare il suo sogno di occupare parte della Siria ma a questo punto, come nemica, subirebbe gli attacchi dei siriani appoggiati da Damasco. Le tribù arabe del posto e i curdi saranno armati a sufficienza per difendersi e contrattaccare le forze turche o i loro alleati a al-Hasaka. 

I curdi e Damasco avranno a quel punto lo stesso obbiettivo : il ritorno del nord-est della Siria sotto il controllo dell’esercito siriano e non invece sottoposto al controllo turco o a un’intesa turco-americana. E l’Iran combatterà gli Stati Uniti tramite i suoi alleati in Medio Oriente, Iraq incluso. Quello che non è chiaro è come mai il Fronte Siriano Democratico (SDF- a guida curda) abbia annunciato di essere pronto a sostenere la creazione di una zona di sicurezza, una zona per cui la Turchia sta mobilitando più di 80.000 uomini sperando di controllare circa 420km di lunghezza e 32km di profondità nelle province controllate dai curdi di Raqqa e al-Hasaka.

L’amministrazione americana ha chiesto agli iraniani di mediare con i Talebani per risparmiare attacchi mortali alle sue truppe e ha inoltre chiesto all’Iran di non attaccare quelle che ha in Iraq. Il sì a queste richieste ci sarà se gli Stati Uniti rispondono favorevolmente a una richiesta importante dell’ Iran : ritiro totale dalla Siria. Se non è in grado di farlo, il presidente americano potrebbe abbondantemente sudare freddo nel corso di questo nuovo anno. 

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