La campagna elettorale di Netanyahu a suon di bombe potrebbe sfociare in uno scontro: la Siria e Hezbollah hanno il dito sul grilletto.

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Israele ha attaccato la Siria parecchie volte nei sette anni della guerra subita dal paese. Ha infranto  regole e tabù per provocare l’”Asse della Resistenza” sempre attento però a non far infuriare Hezbollah in Libano. Tuttavia gli ultimi attacchi hanno superato il limite della sopportazione. Così il presidente Assad si è preparato ad affrontare una battaglia con Israele sapendo che potrebbe durare settimane. Ma il presidente della Siria non sarà solo : Assad e il segretario generale di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah condurranno la battaglia contro Israele quando la decisione di iniziarla sarà presa.

Ultimamente Israele ha bombardato l’esercito siriano e ha distrutto gli uffici e le basi del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) in Siria senza causare vittime. Parallelamente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è messo sullo stesso piano del generale Qassem Soleimani della brigata IRGC-Quds sfidandolo sui mezzi di comunicazione sociali (“social media”). Netanyahu di fatto è caduto nella stessa trappola che il generale aveva teso al presidente Donald Trump. Soleimani aveva chiesto al presidente iraniano Hassan Rouhani “di  evitare di rispondere a questo teppista (Trump) che non è degno di te” lasciando che fosse lui (Soleimani) a rispondere alle provocazioni di Trump all’Iran. Così Soleimani, un semplice ufficiale delle forze di sicurezza iraniane, affronta i capi di stato e anche un arrogante primo ministro al comando di quello che lui considera il miglior esercito del Medio Oriente nonché  uno dei più forti al mondo. Ma lo stile di Soleimani è completamente diverso da quello di Netanyahu. Tanto per cominciare, non ha un profilo Twitter, passa il suo tempo sul campo di battaglia e in riunioni con i capi di organizzazioni, con varie autorità e qualche volta anche con presidenti e primi ministri. Soleimani è un uomo paziente, ma c’è da aspettarsi che prima o poi risponda alle provocazioni. 

Fonti ben informate dicono che l’Iran sia poco propenso a tollerare le continue aggressioni israeliane alla Siria e alle postazioni delle IRGC. L’”Asse della Resistenza” sa bene che Netanyahu cerca di spingerla allo scontro proprio mentre le truppe americane si trovano nel nordest della Siria e prima che inizi l’incontro di Varsavia organizzato da Trump in funzione anti-Iran. Per l’Iran è sicuramente un momento delicato in cui non sarebbe opportuno reagire, ma questo non esclude che lo possano fare i suoi alleati. 

Come ho sottolineato in un articolo precedente, riguardante la decisione del governo di Damasco di stabilire una nuova regola di ingaggio contro i ripetuti attacchi israeliani, la Siria si preparava a rispondere a eventuali attacchi futuri israeliani. Questa decisione da parte siriana avveniva prima dell’annuncio di Trump di voler ritirare le sue truppe dal paese. L’annuncio dava tempo alla Siria e ai suoi alleati per riflettere sul modo migliore in cui farlo. 

Tel Aviv sa quali sono le restrizioni dell’Iran in questo momento critico e sa anche che l’ “Asse della Resistenza” preferirebbe un ritiro americano piuttosto che reagire ai continui attacchi di Israele. Tuttavia, per la Siria e i suoi alleati, l’ultimo attacco ha oltrepassato ogni limite sopportabile. Netanyahu dichiarava pubblicamente le sue responsabilità nei molteplici bombardamenti in Siria, un’ inedita violazione del protocollo israeliano del silenzio, e usava l’esercito come strumento di propaganda per le prossime elezioni. 

Forse il primo ministro israeliano non si rende conto che Soleimani non risponderà alla sua provocazione in Siria perché gli obbiettivi iraniani  non sono stati bombardati in Iran. Damasco rispondeva all’attacco lanciando dei missili contro Israele, facendogli perdere il controllo, per cui bombardava decine di bersagli per evitare un’ulteriore recrudescenza. Ciò nonostante,  l’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, Bashar al-Jaafari, dichiarava che l’aeroporto di Tel Aviv sarebbe stato bombardato se Israele avesse ripetuto gli attacchi alla Siria. Quello che al-Jaafari non ha detto è che il presidente Assad era preparato a combattere Israele, sapendo che una tale battaglia avrebbe potuto durare settimane. 

Infatti una lunga battaglia tra Siria e Israele metterebbe fine alle probabilità di Netanyahu di essere rieletto. Mai in Israele è stato eletto un primo ministro che abbia messo in pericolo il suo paese e la vita dei suoi cittadini. 

Ma come è possibile che la Siria risponda se, come sostiene Israele, tutti i depositi siriani e iraniani sono stati bombardati e distrutti insieme alle migliaia di missili che contenevano? Come può Hezbollah essere d’aiuto se, come dichiara Israele, tutti i suoi convogli in transito tra Siria e Libano sono stati neutralizzati? Come è possibile rifornire il Libano se gli Stati Uniti, occupando il valico di al-Tanf tra Siria e Iraq, si presume fermino il flusso di armi tra Teheran e Beirut? 

Nel 2006 Israele pagò a caro prezzo la sua convinzione di aver compromesso l’arsenale militare di Hezbollah, infatti scoprì, con il massacro dei Merkava a Wadi al-Hujeir e con il bombardamento dell’ imbarcazione Saar-5, che le informazioni che aveva sui missili di Hezbollah e l’appoggio siriano erano scadenti. Tel Aviv credeva, erroneamente, che avrebbe potuto facilmente realizzare il sogno americano di creare quel “nuovo Medio Oriente”annunciato dal segretario di stato Condoleezza Rice. Nessuno in Israele si aspettava la resistenza di Hezbollah con i suoi missili Kornet anticarro e i missili anti-nave cinesi. 

Oggi l’ Asse della Resistenza, (Siria e Hezbollah nel Levante), non solo ha una maggiore esperienza di guerra, ha anche dei missili antinave più moderni (Yakhount) e altre sorprese letali come i missili di precisione in grado di colpire qualunque bersaglio in qualunque zona di Israele. 

Hezbollah inoltre, ha numerose basi per i suoi missili strategici sul confine siro-libanese. L’organizzazione non avrà alcuna riserva ad usarli abbondantemente contro Israele se quest’ultimo attaccasse la sua alleata Siria. Ma presumibilmente Hezbollah non limiterà il suo appoggio alle armi. Sayyed Hassan Nasrallah non è solo un maestro di oratoria con abilità di guerra psicologica ma è anche un meticoloso comandante e stratega militare. E’ sempre stato presente nella sala operativa per ogni battaglia contro Israele e ha partecipato a tutte le iniziative prese dai suoi uomini contro Israele nel 2006 e da lì in avanti. L’organizzazione, il comando e il controllo logistico, tecnico e militare tra Hezbollah e la Siria oggi avvengono insieme. Nasrallah sa come combattere Israele, quanta potenza di fuoco usare e quando. Assad e Nasrallah condurranno la guerra in futuro contro Israele quando la decisione di intraprenderla verrà presa. 

La Russia è a conoscenza della determinazione dell’Asse della Resistenza di rispondere e dei pericoli che ne deriverebbero per tutti nel Levante. I russi hanno suggerito alle IRGC di evacuare le loro basi di comando e controllo prima che fossero attaccate da Israele. Il comando militare russo chiedeva alle IRGC dove sarebbero state poste le nuove basi e la risposta è stata che “ le basi, da oggi in avanti saranno dappertutto in Siria, insieme all’esercito siriano, in tutte le caserme”. 

Questa risposta ha fatto sì che la Russia chiedesse a Israele più chiaramente di smettere di bombardare la Siria. La Russia non potrebbe sopportare di trovarsi nel bel mezzo di uno scambio di missili tra Siria e Israele che volano sopra la sua testa nel Levante. 

L’arroganza di Netanyahu l’ha spinto ad abbandonare la politica israeliana di non ammettere le proprie responsabilità delle aggressioni, confondendo il comando militare. Il primo ministro ha portato i suoi pettegolezzi elettorali dentro la direzione militare; preferisce diventare una stella dei “social media” piuttosto che seguire la condotta discreta dei suoi predecessori. 

Se Netanyahu vuole essere rieletto deve evitare una guerra con la Siria il cui esito non è in grado di controllare : la strategia vincente sarebbe quella di tacere fino alle votazioni.  

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