Abu Bakr al-Baghdadi si nasconde a Baghuz? E adesso l’ISIS dove andrà?

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice censi

Il presidente Donald Trump non potrà dichiarare di aver sconfitto l’ISIS nei prossimi giorni perchè ci sono ancora tra i 1.000 e i 1.500 militanti nonché emiri a Baghuz, una città vicina al fiume Eufrate. E’ chiaro che questi militanti non sono ancora propensi alla resa , probabilmente combatteranno fino all’ultimo a meno che non ci sia un accordo ( come è avvenuto a Jarablus, Raqqah e Dabiq) per trasferirli da un’altra parte. Ci sono segnali che indicano la presenza di leaders del gruppo a Baghuz, incluso Abu Bakr al-Baghdadi. 

Dopo un accordo stipulato tra l’ISIS e le forze americane a Baghuz, i militanti curdi impegnati nella lotta contro l’ISIS nella zona, hanno concesso ai civili, alle famiglie dei militanti, ai feriti e ai combattenti stessi dell’ISIS disposti ad arrendersi di lasciare la città assediata. 

Secondo quanto dice un ufficiale di alto livello dei servizi di intelligence iracheni, “ ci sono forti sospetti che in città si trovino leaders importanti e probabilmente anche Abu Bakr al-Baghdadi”. 

Le informazioni si basano su notizie raccolte da iracheni a Baghuz che collaborano con i servizi di intelligence del loro paese. Secondo la fonte “ c’è mancanza di cibo e medicine in città, cosa che obbliga la leadership dell’ISIS a cercare di convincere i civili e le famiglie dei militanti ad andarsene  dato che sarebbero un peso ulteriore. I 1.000 o 1.500 militanti potrebbero resistere per più tempo razionando quello che resta, tenendo conto che sono pronti a combattere all’ultimo sangue. Questi combattenti sono abituati ai bombardamenti, hanno  una sufficiente esperienza nello scavare gallerie sotterranee e nel predisporre dei rifugi sotto terra per la leadership  e per loro nell’attesa di un assalto di fanteria”. 

L’uscita dei civili darà il via libera ai bombardamenti dell’artiglieria e dell’aviazione in quanto esclude la possibilità che possano esserne vittime. Nei prossimi giorni dovrebbe completarsi la loro uscita dopodiché riprenderà l’attacco alla città. 

La fonte di informazioni riferisce che è da agosto del 2018 che al-Baghdadi non diffonde messaggi audio. Se non fosse in città, probabilmente manderebbe messaggi  per incoraggiare e sostenere i suoi uomini che hanno deciso di resistere e combattere fino alla morte. Se invece fosse  stato ucciso o ferito o fosse impossibilitato a muoversi da un eventuale nascondiglio non potrebbe mandare alcun messaggio e anche ovviamente se fosse tra gli accerchiati nella città di Baghuz. 

I mezzi di informazione hanno dato la notizia che la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha trovato i corpi di donne Yazide decapitate nei dintorni di Baghuz, probabilmente schiave sessuali catturate in Iraq. Un tale omicidio di massa non può che essere stato ordinato dalla leadership religiosa dell’ISIS che ha deciso di bruciare e uccidere tutto quello che potrebbe distrarre i militanti dalla lotta o per paura di vedere le donne che considerano di loro proprietà rivendicate dal nemico. Si dice che durante la Jahiliyyah ( periodo dell’ignoranza, l’Arabia prima dell’Islam) gli arabi seppellissero le loro donne vive ( la parola in arabo è “wa’ed) prima di una guerra per paura che venissero catturate dal nemico. Perciò l’uscita delle famiglie dei militanti da Baghuz incentiverebbe i combattenti dell’ISIS a combattere fino alla morte, liberi di muoversi tra le varie postazioni e di stare tra loro senza il bisogno di andare a controllare  cosa è successo nelle loro case dopo i bombardamenti. 

Le famiglie dell’ISIS hanno detto ai giornalisti che “ si aspettavano che le Nazioni Unite si prendessero cura di loro dopo l’uscita da Baghuz, invece, uscendo,hanno trovato i combattenti curdi che si sono occupati di loro e le hanno poi trasferite a Qamishli per sottoporle a esami minuziosi e interrogazioni. 

Trump non vuole che le famiglie dell’ISIS e i militanti restino sotto la protezione delle sue forze d’occupazione. Quelli fuggiti da Baghuz sono circa 20.000.  All’Iraq invece non dispiace riprendersi i suoi. Il tribunale iracheno ha a che fare con l’ISIS e i suoi famigliari molto spesso, ne ha condannati molti a morte o all’ergastolo a seconda del loro coinvolgimento nel gruppo e dei crimini commessi contro gli iracheni. Migliaia di questi militanti sono stranieri provenienti da più di 64 paesi. L’ISIS ha commesso crimini di massa contro iracheni e siriani , per citare due casi :il massacro di Camp Speicher in cui 1.700 cadetti iracheni furono uccisi dalle tribù locali unitesi all’ISIS dopo la caduta di Mosul e il massacro a Raqqah dove vennero trovati più di 3.500 corpi . L’ISIS ha ucciso decine di migliaia di iracheni e siriani negli ultimi quattro anni del suo dominio. 

L’Unità di Intelligence Irachena allestita per l’eliminazione dell’ISIS è molto attiva in Iraq. Negli ultimi giorni ha arrestato dei leaders di alto livello dell’ISIS e ha smantellato una sua rete finanziaria che gestiva centinaia di milioni di dollari. L’ISIS investe in varie imprese per disporre di denaro da impiegare in una nuova  sollevazione al momento opportuno. 

La battaglia per sconfiggere l’ISIS  finirà quando l’ISIS perderà la sua ultima roccaforte in Siria. E’ vero che l’unità di anti-terrorismo irachena, l’esercito iracheno, la polizia federale, il servizio di intelligence iracheno e al- Hashd al-Shaabi sono oggi più forti che mai e in allerta per quanto  riguarda un possibile ritorno dell’ISIS o simili schegge impazzite o gruppi nuovi. Sono finiti gli anni dal 2010 al 2014 quando i vari servizi di sicurezza erano troppo tranquilli e disorganizzati e anche gli ambienti che offrivano riparo all’ISIS non sono più così compatti e pronti a cadere di nuovo nella  trappola.

Tuttavia i servizi di intelligence iracheni si sono accorti che parecchi membri dell’ISIS uccisi o arrestati, erano diretti verso la città di Mosul a nord, dove iniziò la prima sollevazione nel 2014 e dove tutti i gruppi sunniti, non solo l’ISIS, avevano allontanato le forze del governo iracheno. Si trova a Mosul la moschea al-Had’ba’dalla quale Abu Bakr al-Baghdadi annunciava il suo cosiddetto califfato. 

Anche se Baghdadi venisse ucciso il gruppo non smetterebbe di esistere. Abu Musab al-Zarqawi e poi Abu Omar al-Baghdadi guidarono in passato il gruppo e vennero uccisi. Un altro leader comparirà anche se il gruppo ha bisogno di un po’ di tempo per radunare quello che resta della leadership e eleggere un nuovo capo sempre che lo stesso Baghdadi non abbia già suggerito lui un nuovo nome. 

La fine di Baghdadi a Baghuz consegnerà a Trump la vittoria che lui e la macchina della propaganda attorno a lui sfrutteranno anche se non lo meritano. L’ISIS si era impadronito di territori nel sud della Siria, a Suweida, a Yarmouk, al confine tra Siria e Libano, nel Qalamoun, nella zona rurale di Hama, a Palmyra, in al-Badiya, a Deir-ezzour,al-bu Kamal e lungo la riva occidentale dell’Eufrate: in tutte queste zone è stato rimosso e sconfitto dall’esercito siriano e i suoi alleati. A est del fiume Eufrate l’ISIS ha potuto contare su un rifugio sicuro per anni , controllato dall’occhio attento delle forze della coalizione e approvato da Abu Ivanka al-Amriki (conosciuto anche come Donald Trump). A est dell’Eufrate i curdi hanno sacrificato migliaia di martiri per ripulire la zona dalla presenza dell’ISIS. Non si può dire quindi che la vittoria sull’ISIS appartenga all’amministrazione americana perchè ha avuto solo un piccolo ruolo nel combatterlo in Siria. 

Ma l’ISIS è sconfitto? Le donne dell’ISIS che escono da Baghuz parlano apertamente ed è impressionante vedere quanto siano fiere;  escono dall’ultima roccaforte più sprezzanti che mai e usano in pubblico lo stesso linguaggio che userebbero nel califfato. Lo slogan “Baqiya” (restare) è sulle loro labbra e la fiducia in una possibile vittoria dei loro uomini è forte. Continuano a rispettare l’ideologia dell’ISIS, un’ideologia che non morirà con Baghdadi ma che facilmente sarà presente negli anni a venire. 

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