Le alture del Golan occupate vengono concesse a Israele ma l’indignazione è solo a parole, nient’altro

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che è arrivato il momento di riconoscere le alture del Golan siriane come territorio israeliano. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ,sotto attacco in Israele in quanto accusato di corruzione e frode, ha accolto con evidente entusiasmo questo regalo.

Il momento è perfetto per Netanyahu che tra mille difficoltà sta cercando di racimolare la maggioranza dei voti alle prossime elezioni . I suoi antagonisti del partito Blu e Bianco si presentano all’elettorato   come un’alternativa relativamente di centro a Netanyahu nonostante i loro leaders, l’ex capo di stato maggiore Benny Gantz e l’ex ministro delle finanze Yair Lapid  siano ben lungi dall’essere dei moderati . 

Che reazioni si avranno nel mondo? Qualcuno si opporrà alla decisione illegale di Trump? 

Non c’è da aspettarsi proprio niente se non qualche dichiarazione di sdegno in arrivo dalle Nazioni Unite e dall’Europa. Neppure si prevede che gli stati arabi, soprattutto quelli alleati degli Stati Uniti che stanno anche intrecciando rapporti più o meno espliciti con Israele, facciano qualche passo importante. Molto probabilmente non ci saranno risposte concrete tranne qualche bandiera data alle fiamme. 

Durante un’intervista alla televisione Fox News, interrogato a proposito di una eventuale relazione tra il momento dell’annuncio e le elezioni politiche, Trump si è contraddetto . “ Neanche lo sapevo (delle elezioni in Israele), non ne ho idea”. Ma poi ammetteva di essere a conoscenza delle elezioni dicendo “ so che se la sta cavando bene”. 

E’ da decenni che i presidenti americani intervengono nelle elezioni in Israele sostenendo un primo ministro contro i suoi rivali politici oppure mettendogli i bastoni tra le ruote se ci sono screzi, come ha fatto George Bush nel 1991 (una sola occasione) rifiutando un prestito di 10 miliardi di dollari al governo del primo ministro Yitzhak Shamir. Shamir perse poi le elezioni che vinse invece Yitzhak Rabin. 

Da quando è in carica, Trump ha fatto la bellezza di 7.645 affermazioni false o fuorvianti. Una in più non gli toglierà certamente il sonno. In sostanza l’amministrazione americana non si preoccupa di quello che dice il mondo, a meno che non sia in accordo con le sue politiche e i suoi obbiettivi. Gli Stati Uniti si sentono autorizzati a violare le leggi perché sono i più forti e a quanto pare possono fare tutto ciò che vogliono. 

Infatti nel 2003 occupavano l’Iraq senza il consenso delle Nazioni Unite. La Libia venne bombardata prima che ci fosse una decisione da parte delle Nazioni Unite e le truppe americane sono schierate nell’est della Siria e sui confini tra Siria e Iraq come forze d’occupazione, senza un mandato delle Nazioni Unite. 

Trump ha inoltre spostato la sua ambasciata a Gerusalemme definendo la capitale della Palestina proprietà di Israele senza fare caso allo sdegno del mondo che non approvava la sua decisione. Gerusalemme è la prima Qibla dei mussulmani, la direzione verso cui i mussulmani in tutto il mondo si dirigevano per pregare, prima della Mecca. Le popolazioni arabe sono infuriate per questa decisione mentre i loro leaders sono conniventi e cercano di intrattenere delle relazioni cordiali con Israele. Così non c’è nessun motivo per cui Trump o Netanyahu debbano preoccuparsi per aver violato le risoluzioni 242, 338 e 497 ( e anche di quello che ne sarà delle forze UNDOF cioè le forze di disimpegno degli osservatori delle Nazioni Unite e della sicurezza del Golan) che chiedono il ritiro di Israele dalle alture occupate del Golan, da Gaza e dalla Cisgiordania. Perché Trump e Netanyahu dovrebbero preoccuparsi se gli arabi sono così divisi e la Russia, la Cina e i paesi europei che protestano per questa decisione non scateneranno di certo una guerra per recuperare le alture occupate del Golan? 

Il 17 ottobre del 1973 furono gli arabi a usare il petrolio come arma per mettere a dura prova gli Stati Uniti quando l’OPEC ( Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) iniziò l’embargo. Oggi invece il petrolio è al servizio degli Stati Uniti, serve a proteggere i ricchi leaders dei paesi arabi e le loro monarchie. L’unica possibile opposizione a Trump è una mobilitazione popolare, una forza di resistenza, soprattutto siriana. Comunque, per il momento, il governo siriano non pare disposto ad iniziare una battaglia contro Israele. La riconquista delle alture occupate del Golan potrebbe avvenire solo con l’intervento della resistenza locale, con attacchi contro l’occupante, una mossa audace e onerosa che il presidente Bashar al-Assad potrebbe non essere in grado di intraprendere in questo momento mentre la guerra in Siria è ancora in corso. Il governo siriano ha bisogno che avvenga la riconciliazione tra i siriani e deve iniziare a rimettere in piedi l’economia sofferente del paese e le sue infrastrutture , una situazione che non permette di affrontare un’altra guerra con Israele. Il nord-ovest di Idlib (controllato dalla Turchia e dai jihadisti) e il nord-est ( occupato dalle forze americane) sono ancora occupati. 

Ma c’è anche da aggiungere che : se Trump considera le fattorie di Shebaa libanesi come parte del suo regalo delle alture occupate del Golan a Netanyahu, la situazione potrebbe prendere un’altra piega poiché Hezbollah pare sia determinato a continuare la campagna militare per riottenere queste fattorie. A meno che Israele non voglia prendersi il Golan e ritirarsi dalle fattorie di Shebaa, Hezbollah potrebbe dirigere le sue operazioni contro Tel Aviv proprio nel Golan, ovviamente con il permesso del presidente Assad. 

Un altro problema è rappresentato dalle forze russe che pattugliano la linea di divisione del Golan per prevenire gli attacchi a Israele. Ed è anche importante sottolineare che per oltre 30 anni il presidente Hafez e poi Bashar al-Assad non hanno mai attaccato Israele su questo fronte. Pertanto non si può escludere che Israele faccia affidamento proprio su questo insieme di elementi per imporre la sua autorità su un territorio siriano che occupa da decenni, confidando tra l’altro su una resistenza di poco conto nei suoi confronti. 

Bisogna riconoscere che Israele ha giocato bene le sue carte in Siria già dall’inizio della guerra 8 anni fa. Sebbene nei fatti abbia sostenuto in sordina al-Qaeda, l’ISIS e altri gruppi armati takfiri presenti in Siria, non ha avuto grandi condanne da parte dell’opinione pubblica occidentale dato che i governi occidentali hanno fatto la stessa cosa. Ha adottato una linea di condotta politico-militare per avere vantaggi dalla situazione e c’è riuscito sempre, incluso quando ha bombardato la Siria, distrutto l’esercito siriano e gli obiettivi militari iraniani. Ha condotto gli attacchi scegliendo con accuratezza il momento, dando così l’impressione di poter arrivare dappertutto. E si è ben guardato dal provocare Hezbollah in Libano per evitare una ritorsione ( in 8 anni di guerra  si sono registrati solo alcuni scontri ). 

Netanyahu è riuscito a portare l’amministrazione americana dalla sua parte al punto che il presidente degli Stati Uniti appoggia pubblicamente la sua rielezione con il dono delle alture del Golan adesso, nonostante Netanyahu abbia in programma una visita a Washington la prossima settimana. Trump ha salvato Netanyahu da una seria minaccia al suo futuro politico in patria e quindi si aspetta che lui  ricambi il favore quando ci saranno le elezioni negli Stati Uniti. In tutto questo i paesi arabi restano a guardare, privi di potere. Obbediscono agli ordini di Trump avvicinandosi a Israele e stringendo con lui cordiali rapporti e frenano la ripresa delle relazioni diplomatiche con Damasco. Il regalo fatto a suo tempo di Gerusalemme a Israele fu un vero e proprio shock e dimostrò l’impotenza dei leaders arabi. 

Con tutte le bugie che ha detto, Trump potrebbe essere comunque considerato il presidente americano più onesto da decenni perché tutti quelli che lo hanno preceduto hanno nascosto le loro vere intenzioni : hanno orchestrato le relazioni tra Israele e i paesi arabi di nascosto, preparato le mosse contro il diritto al ritorno dei palestinesi e la loro autorità e approvato il controllo dei territori occupati da parte di Israele. Adesso che è stato tolto il velo e gli Stati Uniti pubblicamente autorizzano l’insolente apartheid di Israele e senza ambiguità ne sostengono il radicalismo, l’arroganza , le violazioni delle leggi internazionali e della sovranità dei paesi vicini, le nazioni arabe, per tutta risposta, non faranno proprio niente. 

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