L’Iran flirta con la guerra senza provocarla e impone la sua Regola d’Ingaggio : “occhio per occhio”

Di Elijah J. Magnier: @ejmalrai

Tradotto da: Alice Censi

L’Iran in questi mesi ha valutato attentamente le sue scelte politiche e i suoi obbiettivi militari nel Golfo e in ambito internazionale. Il suo parziale, graduale ritiro, tattico ma legale, dal Piano d’Azione Congiunto Globale (acronimo JCPOA) meglio conosciuto come accordo sul nucleare, segue un percorso stabilito. L’obbiettivo, chiaro, è quello di mettere alle strette il presidente degli Stati Uniti e i suoi alleati europei ma sembrerebbe anche che l’Iran si stia avviando verso un ritiro completo dal JCPOA. Nonostante l’effetto previsto delle sanzioni americane sull’economia iraniana e malgrado la volontà incontrovertibile di rifiutare l’egemonia degli Stati Uniti, la dirigenza iraniana ha accantonato pubblicamente l’offerta della Russia di sostenere le sue vendite di petrolio. 

In Iran, le fonti di informazione confermano che “la Cina ha respinto le sanzioni americane e la Russia si è offerta di vendere un milione di barili di petrolio iraniano e sostituire il meccanismo finanziario europeo con un altro sistema se fosse necessario. Ma perché l’Iran dovrebbe rendere la vita facile a coloro che hanno firmato l’accordo (l’Europa)? Se i paesi europei sono divisi tra loro e non in grado di poter onorare questo trattato perché mai l’hanno firmato a suo tempo? L’Iran si ritirerà gradualmente, come indicato nell’accordo sul nucleare, fino a raggiungere un ritiro completo. L’Iran è in recessione (probabilmente Trump verrà rieletto e questo la prolungherà) ma non in uno stato di povertà e non è per niente in ginocchio a livello politico e neppure a livello militare”. 

Malgrado le pesanti sanzioni, l’Iran sta inviando messaggi insoliti e paradossali, minimizzando gli effetti della crisi economica e mostrando quanto non siano per niente rilevanti le misure prese dall’amministrazione americana : ha congelato l’offerta della Russia, ideata per attenuare la sua pesante situazione finanziaria, di vendere un milione di barili di petrolio giornalieri e la sua proposta di rimpiazzare il meccanismo finanziario europeo. L’unica spiegazione plausibile potrebbe essere il suo desiderio e la sua determinazione di uscire dall’accordo sul nucleare se possibile senza sollecitare sanzioni a livello mondiale. Parallelamente i suoi passi a livello militare procedono al ritmo previsto. 

Nessun attacco avvenuto negli ultimi mesi è dovuto ad una risposta casuale o impulsiva, a cominciare dal sabotaggio a al-Fujairah per passare ai droni contro la stazione di pompaggio dell’Aramco e infine  alla petroliera giapponese. Il primo attacco non è stato rivendicato ufficialmente dall’Iran, il secondo lo hanno rivendicato gli Houthi yemeniti, il terzo, contro una petroliera giapponese, non si sa ufficialmente chi l’abbia compiuto.

Sta di fatto che l’Iran ha dichiarato di aver abbattuto un drone di sorveglianza americano e di aver catturato una petroliera britannica nel golfo dell’Oman obbligandola a raggiungere il porto di Bandar Abbas. Tutte le possibili reazioni degli avversari dell’Iran sono state prese in considerazione e sono state calcolate dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana (IRGC) e la preparazione di tutti questi attacchi è stata perfettamente pianificata e eseguita. Questo non significa che l’Iran non abbia messo in conto un possibile scenario di guerra in cui i missili potrebbero andare dappertutto. L’Iran è molesto, intraprendente, scherza con il fuoco (le minacce di guerra di Trump e Netanyahu),  procedendo così pericolosamente sull’orlo del precipizio. 

Molti leaders iraniani ripetono continuamente l’inequivocabile messaggio: nessuno potrà esportare il suo petrolio se non possiamo farlo noi. Sta anche dicendo ai paesi vicini che i loro tentativi di esportare il loro petrolio evitando lo stretto di Hormuz saranno impediti, proprio come è successo a al-Fujairah negli Emirati e all’Aramco in Arabia Saudita. Entrambi i luoghi erano potenziali sostituti per l’esportazione del petrolio mediorientale che avrebbero evitato il passaggio negli stretti controllati dall’Iran. 

L’Iran sceglieva di abbattere un drone senza pilota mentre avrebbe potuto abbattere un aereo spia americano che aveva a bordo 38 membri. Il presidente degli Stati Uniti (messo in imbarazzo dalla mancata reazione all’abbattimento del drone) ha dovuto ringraziare l’Iran per non aver abbattuto l’aereo spia con il personale a bordo. E’ stata un’azione da manuale: totale freddezza della leadership dell’IRGC di fronte a una decisione difficile.

Trump poteva giustificare benissimo la sua non-reazione dato che non c’erano state vittime ma in realtà ben sapeva che qualunque tensione a livello militare avrebbe potuto condannarlo a non essere rieletto : un momento calcolato dall’Iran attentamente. Trump non può illudersi e sperare in una guerra “limitata”.

Dopo che i“Royal Marines” del Regno Unito atterravano sulla superpetroliera iraniana “Grace 1” per catturarla ( malgrado il fatto che né l’Iran né la Siria sono membri dell’Unione Europea su cui applicare e ratificare le sanzioni) l’Iran dava la possibilità all’inviato francese Emmanuel Bonne di trovare una via d’uscita alla crisi. Quando il Regno Unito però decideva di trattenere la “Grace 1” un altro mese , le forze speciali dell’IRGC catturavano (usando lo stile “taglia e incolla” per salire a bordo) la petroliera britannica “Stena Impero”  nel momento di maggior debolezza del governo di Londra, mentre il suo primo ministro stava lasciando l’incarico. Ancora per l’Iran una mossa pianificata attentamente e un rischio ben calcolato. 

Gli Stati Uniti hanno spinto il Regno Unito a scontrarsi con l’Iran ma sono poi rimasti fermi a guardare l’umiliazione subita dall’ex “Impero Britannico” che indirettamente dominava l’Iran all’epoca dello Scià, prima dell’avvento al potere dell’Imam Khomeini nel 1979. 

L’Iran sequestrava la petroliera nel golfo dell’Oman offrendo un pretesto poco credibile uguale a quello usato dai britannici per catturare la “Grace 1” a Gibilterra. L’Iran sta dicendo ai britannici che finora non c’è stato uno scontro militare né si sono registrate perdite umane anche se il Medio Oriente è in una situazione di guerra, una guerra economica condotta dagli Stati Uniti contro l’Iran. 

Finora non ci sono state vittime nonostante i tanti importanti eventi che includono gli atti di sabotaggio, l’abbattimento di uno dei più sofisticati e costosi droni americani, la cattura di due petroliere e l’avvertimento  ad un aereo spia statunitense che ha evitato i missili iraniani per un pelo. 

La Guida Suprema Sayyed Ali Khamenei ha ordinato all’IRGC di continuare a sviluppare il programma missilistico a cui ha dato miliardi di dollari. Khamenei criticava il presidente Hassan Rouhani e il ministro degli esteri Javad Zarif per aver siglato un accordo con gli Stati Uniti e l’Unione Europea che sono alleati tra loro e non meritano fiducia. Quindi l’unica via d’uscita sembra essere la strada intrapresa dall’Iran, soprattutto con un’Europa così divisa. Il Regno Unito si appresta a eleggere un leader simile a Trump, Boris Johnson, il candidato preferito del presidente americano. La nazione si trova in una situazione critica, una “Brexit senza accordo” (Brexit dura) con la comunità europea indebolirebbe il paese isolandolo e certamente Trump non si preoccuperebbe di andare in suo aiuto. 

Adesso l’Iran rivela la sua politica : occhio per occhio. E’ preparata alla guerra esattamente come gli Stati Uniti sono pronti al “peggio assoluto” (l’ha detto Trump). Gli Stati Uniti stanno potenziando le loro capacità militari con la riapertura della base aerea in Arabia Saudita, (Prince Sultan Air Base) quella base che hanno usato nella guerra contro Saddam Hussein nel 1990. L’Iran si dà da fare con i suoi alleati, i gruppi palestinesi, gli Hezbollah libanesi, diversi gruppi iracheni e gli alleati yemeniti, fornisce loro i missili adatti a una lunga guerra, se mai ce ne fosse la necessità, ovviamente senza fare niente per scatenarla. 

L’Iran continuerà la sua guerra nell’ombra infastidendo i paesi dell’Occidente e trascurando quelli arabi di modo che questa guerra non prenda una connotazione settaria. Gli abitanti del Medio Oriente osservano i pericolosi litigi che stanno avvenendo e si rendono conto che l’Iran ha il dito sul grilletto. Il dito è tenuto ben stretto, non ci sarà esitazione a far fuoco sul nemico o sui nemici, chiunque essi siano, quando arriverà il momento.

Gli Stati Uniti dovranno forse aspettare e riflettere con molta attenzione sulle loro prossime mosse, specialmente sulla creazione di una coalizione marittima che controlli il golfo per proteggere le navi nelle sei ore necessarie al transito dello stretto di Hormuz. Più la presenza militare dell’Occidente è vicina all’Iran più vengono offerti bersagli da colpire all’IRGC e diventa più facile per Teheran scegliere il bersaglio preferito, in caso ovviamente di guerra, senza dover lanciare i suoi missili a lungo raggio contro le basi americane in Medio Oriente o contro altri obbiettivi distanti.  

Washington non andrà alla guerra se l’esito non è chiaro, come minimo per lei. E con un nemico come l’Iran non ci possono essere certezze su come andrà a finire. L’Iran è consapevole della debolezza degli Stati Uniti e ci gioca. Sta dimostrando a tutti che l’Occidente, a dispetto dei grossi muscoli che mette in mostra è fragile e anche vulnerabile. 

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